giovedì 31 marzo 2011

5/MAIGRET E LA NOTTE DE "LE BAL ANTHROPOMETRIQUE"

Spècial-Maigret. Per tutta questa settimana dedicheremo il post di ogni giorno al personaggio del commissario Maigret che proprio quest'anno festeggia l'ottantesimo anniversario dal suo lancio
 

 Nelle discussioni tra Simenon e Fayard che precedettero l'uscita delle inchieste di Maigret, uno degli argomenti di contrasto fu cosa fare per lanciare la serie. Simenon a questo proposito aveva le idee ben chiare. Nessuna conferenza stampa per gli addetti ai lavori, nessuna presentazione ordinaria... non voleva che un personaggio, e quella nuova fase della sua vita letteraria, esordissero con una colonnina di recensione nella pagina culturale dei quotidiani, letta da pochi e ignorata da molti e che già il giorno dopo veniva coperta da altre notizie. No, lui voleva realizzare qualcosa di cui si occupasse anche anche la stampa mondana e che se ne parlasse per almeno per una settimana.
Per raggiungere questo obiettivo, pensò di organizzare una grande festa.
Si trattò del Bal Anthropométrique (letteralmente antropometrico, come le misure del corpo che la polizia prende prima di incarcerare qualcuno), un rendez-vous in uno dei più eccentrici locali di Montparnasse, il dancing la Boule Blanche, solitamente frequentata dagli antillesi di Parigi e dove solitamente si ballava la beguine. Lì avrebbe invitato il meglio e il peggio della società cittadina per la serata "più carceraria" di Parigi.
Ovviamente Fayard non era affatto d'accordo, anche e soprattutto per le spese, visto che Simenon gli aveva detto di aver già contattato per l'allestimento e la creatività della serata artisti come Paul Colin, Marcel Vertés e Don. Tre nomi che da soli già facevano pensare all'editore al fiume di soldi che sarebbe potuto scorrere.
Ma Simenon era irremovibile. Non aveva nessuna intenzione di sprecare quell'occasione. E infatti alla fine, pur di spuntarla, acconsentì di pagare una buona metà delle spese della serata.
E così spedì un gran numero d'inviti per il 20 marzo 1931, inviti che altro non erano che dei "mandati di comparizione".
Davanti all'entrata de la Boule Blanche, al 33 di rue Vanvin, quella sera dalle dieci in poi ci fu una gran fila all'ingresso. All'esterno c'erano dei figuranti per rendere tutto ancor più stravagante, una finta prostituta e il suo protettore e dei poliziotti che prendevano le impronte digitali prima di far entrare gli invitati. Non tutti stettero al gioco, alcuni protestarono, non volendo farsi trattare da delinquenti, come una vecchia conoscenza di Simenon, l'editore di Paris Soir, Eugene Merle (quello de la Cage au verre), che aveva subito analoghi trattamenti durante la
sua gioventù da estremista di sinistra. Circa trecento persone si accalcarono nella sala decorata dagli artisti con uno stile definito molto... Quai des Orfèvres, manette, corpi sanguinanti, ma anche grandi punti interrogativi... Non solo una gran folla quindi con molti rappresentanti della Parigi che conta, ma anche artisti, scrittori, gente qualsiasi e forse anche dei poliziotti in incognito. Si poteva incontrare Philippe de Rothschild, ma anche la cantante Suzie Solidor, la scrittrice Colette e pittori come Derain, il critico d'arte Florent Fels e Raymonde Machard, femminista e redattrice-capo de Le Journal de Femmes. L'orchestra antillese faceva scatenare la folla e un'aria di follia sembra impadronirsi della festa. Alle quattro la sala era ancora piena e la festa la suo culmine, spogliarelli, più o meno integrali, docce allo champagne, promiscuità, divertimento e trasgressione. Era quello che voleva Simenon affinchè la stampa ne parlasse a lungo. Lui nel frattempo non aveva smesso un attimo di scrivere dediche, su nella galleria, per i primi due Maigret lì presentati, Monsieur Gallet décédé e Le Pendu de Saint Pholien. E ne fece talmente tante che non smetteva mai di scrivere, c'era infatti chi lo prendeva in giro dicendo che stesse già scrivendo il prossimo Maigret.
Verso le sette di mattina la festa andò morendo, ma lasciò un'eco proprio come voleva il suo organizzatore. Oltre ad una buona critica per quello che riguardava i romanzi, l'evento tenne banco sui giornali parigini come l'avvenimento mondano più divertente e trasgressivo, come da molto tempo non se ne organizzavano più.
Lanciati i Maigret, lanciato anche Simenon, con il suo vero nome, quella sera diverrà una data storica nella sua vita non solo letteraria. 

4/SPÉCIAL-MAIGRET. DA SIM A SIMENON

Spècial-Maigret. Per tutta questa settimana dedicheremo il post di ogni giorno al personaggio del commissario Maigret che proprio quest'anno festeggia l'ottantesimo anniversario dal suo lancio


Abbiamo detto delle lunghe discussioni tra Simenon e il suo editore Fayard che portarono alla pubblicazione delle inchieste del commissario Maigret. Ci fu un tira-e-molla che toccava vari argomenti dalle possibilità di successo di quel tipo di romanzo poliziesco, alla realizzazione delle copertine, al prezzo di vendita...
Insomma tante di quelle cose da discutere che, arrivati alle soglie della stampa non si era ancora posto il problema del nome dell'autore.
A quel punto Simenon, che aveva sempre usato una ventina di pseudonimi, fu in dubbio. In quei dieci anni di scrittura il suo pseudonimo più usato era stato Georges Sim, tanto che molti lo chiamavano proprio così. Continuava a chiamarlo "il mio piccolo Sim" anche Colette. La popolarità di quello pseudonimo aveva varcato pure i confini, tanto che, quando in Italia vennero pubblicati i primi libri con il suo vero nome e cognome, ci fu un critico che scrisse
addirittura "...firmati Simenon, uno pseudonimo del famoso scrittore Georges Sim...".
Alla fine sembra proprio che fu Fayard a decidere che questa nuova serie fosse firmata Georges Simenon. E d'altronde lo scrittore stesso qualche tempo prima, un po' sbilanciandosi in un intervista affermava " Fino ad oggi mi sono chiamato Sim, Georges Sim, ma adesso ne ho abbastanza di chiamarmi Sim, ora mi riapproprio del mio vero nome con il quale ho intenzione di firmare i miei libri: Georges Simenon" (al giornalista Frédéric Lefévre di Nouvelles Littéraires - 1930).

mercoledì 30 marzo 2011

SIMENON-FAYARD, LA GUERRA DEI MAIGRET

Spècial-Maigret. Per tutta questa settimana dedicheremo il post di ogni giorno al personaggio del commissario Maigret che proprio quest'anno festeggia l'ottantesimo anniversario dal suo lancio

Nei giorni scorsi vi abbiamo proposto le due versioni di come nacque il personaggio di Maigret. Scelta quella che vi piace di più, quella romantica accreditata da Simenon o quella "storica" basata sui suoi progressivi avvicinamenti al personaggio raccontati ieri, occorre facciate un altro cammino. Infatti una volta maturato il personaggio, ci fu ancora molta strada da fare prima che Maigret divenisse una storia seriale venduta al pubblico.
Il primo e più difficile ostacolo era costituito dagli editori. Simenon propose questo personaggio a varie case editrici, che però non lo ritennero adatto ai gusti dei lettori di polizieschi del tempo. Quindi il nostro autore tornò a proporlo a Fayard con cui già pubblicava i suoi romanzi popolari. Racconta Max Favelli de La Gazette des Lettres "...un giorno Charles Dillon leggeva un manoscritto di questo inesauribile fornitore (Simenon), quando ebbe un sussulto e andò a bussare alla porta di Arthème Fayard.
- Mi piacerebbe patron, che leggeste questo testo. Credo che l'autore abbia trovato qualcosa. E' riuscito a creare un personaggio davvero coivolgente. Un certo commissario Maigret...".
Qui di seguito riportiamo invece la ricostruzione della discussione tra patron Fayard e Simenon, così come la propone a pagina 145 Pierre Assouline nel suo monumentale Simenon biographie (Julliard 1992):
Alla prima occasione l'editore interpellò il suo autore:
- Mio piccolo Sim... ecco... Non è male, no, non è male...
- Ah, bene.
- Infatti è catastrofico. Impubblicabile!
- Ah...
- Non c'è una storia d'amore, nè un personaggio completamente buono o uno del tutto cattivo, nè giovani eccezionali, né eroine. Nessun personaggio simpatico e poi qui finisce sempre male... non ci si sposa mai! Ci vuole il "lieto fine". La maggior parte sono drammi, per di più sordidi...Non sono romanzi polizieschi, manca del tutto il lato scientifico. Non girano intorno ad un enigma come ad un problema del gioco degli scacchi. Il protagonista poi è un semplice funzionario, né bello, né forte, né eccezionale... Non fornite al pubblico gli elementi giusti... non ci sono enigmi, quindi non c'è nessun romanzo poliziesco. Dove vorreste che andassimo con questo? Credetemi, non sarebbe possibile alcun successo.
- Allora non lo pubblicherete?
- Ho consultato i librai: così non va. O meglio si va incontro alla catastrofe, non avreste più di mille lettori...andremmo sicuramente a perdere soldi... - ma infine concluse - scrivetene uno al mese, ci proveremo lo stesso...
Insomma nonostante la pessimistica previsione di Arthème Fayard, i Maigret usciranno a patto che l'autore cosegni i primi sei titoli tutti insieme.
La cose andarono più o meno così, forse ci fu bisogno di più di una discussione per convincere l'editore, qualcuno dice addiritura più di un anno.
Comunque in un'intervista rilasciata a Roger Stephane, Simenon ricorda che "... Fu una battaglia lanciare Maigret...E' stata l'unica volta della mia vita in cui mi sono trovato profondamente coinvolto nell'aspetto commerciale della pubblicazione... Ma sapevo che questa era la mia grande occasione, persa questa ci sarebbere voluti forse altri dieci anni...".
La grande occasione, non solo quella di passare dalla letteratura popolare alla cosiddetta semi-letteratura, ma anche la soddisfazione di imporre un poliziesco d'impostazione completamente differente dallo sterotipo che dominava allora e che diverrà un'icona, un punto di riferimento per molti degli investigatori protagnisti della letteratura di genere.

martedì 29 marzo 2011

NASCE MAIGRET. COME E' ANDATA DAVVERO

Spècial-Maigret. Per tutta questa settimana dedicheremo il post di ogni giorno al personaggio del commissario Maigret che proprio quest'anno festeggia l'ottantesimo anniversario dal suo lancio.

Ieri abbiamo illustrato come Simenon raccontava la situazione e il momento in cui gli venne in mente Maigret. Oggi cerchiamo invece di capire come lo scrittore in reatà sia arrivato a costruire il suo commissario. Già, perchè, come vedremo, non fu certo l'illuminazione di un momento, ma un processo lungo e complesso.
Se vogliamo, il cammino parte nel '26 quando Simenon, nell'ambito della sua produzione di romanzi popolari, esordì con il primo personaggio poliziesco: Nox l'insaisissable scritto per Ferenczi, sotto lo pseudonimo di Christian Brulls, il cui protagonista non è affatto un poliziotto o un detective, ma un ladro gentiluomo, nello stile di Arsène Lupin, che si beffe del investigatore privato Anselme Torres, come Lupin se ne faceva di Ganimard. Poi seguirà un giovane e biondo ispettore Georges Aubier (1929), quindi l'agente della Sûreté Gerard Moniquet (1929), dopo l'investigatore privato Joseph Leborgne (1929), poi il giudice Froget (1929), infine un'altro poliziotto, questa volta newyorkese, l'ispettore Jackson (1930). Ma tutti questi sono personaggi ancora troppo lontani da Maigret, sia per struttura che per spessore e mai protagonisti di racconti o romanzi seriali.
Iniziamo un qualche avvicinamento con il commissario Torrence e il brigadiere Lucas, che in coppia appaiono in due romanzi del 1930. (due ispettori della squadra di Maigret avranno gli stessi nomi). E arriviamo al primo personaggio seriale Yves Jarry (quattro romanzi dal '27 al'29), scapolo, trentacinquenne, formazione scolastica inglese, poliglotta, uomo di mondo, anche belloccio, insomma tutto il contrario di Maigret, anche perché non è un uomo della legge, ma un ladro, anche se molto "sui generis". Ma Jarry sarà sostituito nel quinto romanzo che Simenon consegnerà a Fayard, a fine settembre del 1929, Train de Nuit, il protagonista è infatti un certo commissario Maigret. Ma non ancora "il commissario Maigret". Il romanziere riteneva che anche Jarry, con tutti gli accorgimenti del caso, fosse ancora troppo simile nell'aspetto, nei modi, e nel tipo di avventure al "modello Lupin". Questo Maigret invece come salta fuori? La sua sgoma massiccia e pesante si scorgeva già tra i poliziotti che si muovevano intorno a Yves Jarry. E il suo nome? Forse reminiscenze di Simenon, fin da quando era alla Gazette de Liège e aveva conosciuto un funzionario di polizia di nome Arnold Maigret. E poi c'era stato addirittura un M. Maigret direttore della Sûreté Général nel 1855, cosa che però Simenon scoprirà solo molti anni dopo.
Ma come passò da Jarry a Maigret, due personaggi così distanti?
"Quando scrivevo romanzi popolari, negli ultimi tempi avevo iniziato a delineare un personaggio chiamato Jarry che mi piaceva particolarmente. La sua ambizione era quella di vivere un certo numero di vite. Parigino sofisticato a Parigi, pescatore con gli zoccoli in Bretagna, contadino qui, piccolo borghese là...  E poi è arrivato Maigret che ha preso il suo posto e mi sono accorto che Maigret è una trasposizione di Jarry; lui anche vive un gran numero di vite. Ma sono le vite di quelli ai quali, nel giro di un istante, si sostituisce". (lettera di Simenon a Quentin Ritzen - 1928)
In Maigret c'è sicuramente un po' di Simenon, ma c'è anche il contributo di diversi personaggi della polizia giudiziaria parigina conosciuti da Simenon come i commissari Massu, Guillaume, Xavier Guichard...  Ma in questo Train de nuit Maigret è commissario a Marsiglia, come aiutante ha soltanto l'ispettore Torrence, siamo ancora ad un prototipo.
Certo, quello che scrive Train de Nuit, anche se firma come Christian Brulls, è un Simenon che ormai padroneggia la scrittura e la struttura narrativa con una notevole capacità. Ma alcuni dettagli vanno ancora messi a fuoco, anche se ormai il famoso passaggio dalla letteratura alimentare a quella semi-alimentare è cosa fatta. Occorre attendere ancora due apparizioni del proto-commissario in La Jeune Fille aux perles (scritto nell'estate del '29 e firmato Cristhian Brulls) e La femme rousse (invece firmato Georges Sim del 1930)
Poi  nel '31 vennero quelli che parafrasando lo stesso Simenon potremo chiamare i Maigret-Maigret. Cioè la serie ufficiale. I primi romanzi, dopo oltre dieci anni  di scrittura, ad essere firmati Georges Simenon.

lunedì 28 marzo 2011

NASCE MAIGRET. LA VERSIONE DI GEORGES

Gìa, la versione di Georges Simenon, su come è nato il personaggio di Maigret. E' una versione molto affascinante, molto... simenoniana. Ne daremo conto qui di seguito, con la consapevolezza però che poi non si é rivelata quella reale. Ma d'altronde si può fare un torto a chi, come Simenon, da dieci anni si guadagnava da vivere raccontando storie di tutti i tipi, che s'inventava le imprese più assurde (anche se poi rivelatesi false) come quella del romanzo da scrivere in una gabbia di vetro, che aveva fatto un mito della sua velocità nello scrivere romanzi (anche se popolari) ad un ritmo quasi di produzione industriale, valendogli il soprannome di Citroen della letteratura? No, la sua versione di come nacque Maigret direi che andrebbe accettata perchè in fin dei conti fà anch'essa parte del personaggio ed è in qualche modo intreseca ad esso. E poi Simeon possedeva l'insolito istinto di sapere come rivolgersi ad un certo tipo di lettori. Probabilmente era una capacità innata, ma forse si era non poco affinata in quei dieci anni in cui aveva scritto per pubblici diversi, dagli amanti dei romanzi d'avventura alle storie sentimentali, dagli appassionati di intrighi polizieschi agli estimatori di racconti licenziosi. Insomma per ognuno un linguaggio diverso, per ognuno un modo particolare di costruire i personaggi, per ognuno una struttura differente della trama e dei finali.
Tutta questa pratica probabilmente lo indusse a ritenere che una versione "ad hoc" su come era arrivato a creare il personaggio di Maigret, sarebbe stata funzionale al lancio della serie e adeguata al tipo di lettori che si sarebbe dovuto conquistare.
Ma vediamo come ce la racconta Simenon.
Siamo nel settembre del 1929 e lo scrittore si trovava fermo nel porto olandese di Delfzijl, con la moglie Tigy, la femme del chambre Boule e il cane Olaf, perché la sua imbarcazione, l'Ostrogoth, aveva bisogno di diverse riparazioni. Durante  quella sosta aveva cercato di sistemarsi in una vecchia barca mezzo allagata. Qualche cassa di legno per sedersi, per poggiare i piedi, per la macchina per scrivere, per la bottiglia di vino e la pipa... Così sistemato precariamente, cercava l'idea giusta per creare un nuovo personaggio poliziesco.
Ma un po' la scomodità, un po' il rumore dei lavori del porto lo indussero a cercare un luogo più tranquillo. Lo identificò nel Pavillon, un café il cui il proprietario lustrava di continuo i tavoli. Lì, complice qualche bichierino di troppo, il caldo, la penombra del locale e uno stato di dormiveglia, nell'immaginario di Simenon prese forma una sagoma massiccia di un signore che poteva essere un credibile commissario di polizia. Forse era stata l'ombra intravista di qualcuno dentro o fuori il café?
Fu il punto di partenza... poi vennero aggiunti particolari quali una pipa, una bombetta, un pesante cappotto con il collo di velluto... Insomma il commissario prendeva forma, a quanto racconta Simenon. E invece....

SPÉCIAL-MAIGRET. UNA SETTIMANA DEDICATA AL COMMISSARIO

Per tutta questa settimana dedicheremo il post di ogni giorno al personaggio del commissario Maigret che proprio quest'anno festeggia l'ottantesimo anniversario dal suo lancio. Si tratta del personaggio seriale più famoso uscito dalla penna di Simenon ed uno dei protagonisti più popolari in assoluto del mondo della letteratura poliziesca.
Tratteremo del modo in cui è nato, delle sue caratteristche di letteratura seriale, dei personaggi che lo circondano, delle sue abitudini, dei suoi metodi d'inchiesta e di tante altre cose. 
Insomma uno "Spécial-Maigret" che osserverà il famoso commissario da vari punti di vista, anche quelli meno conosciuti, e che racconterà il raporto tra lui e lo scrittore che lo ha creato, Georges Simenon.

domenica 27 marzo 2011

MAIGRET. BUON 80° COMPLEANNO, COMMISSARIO! DURANTE TUTTA LA PROSSIMA SETTIMANA NON PERDETEVI NULLA DELLO "SPÉCIAL-MAIGRET"

2011: ottant'anni di Maigret. E allora noi di Simenon-Simenon, la prossima settimana festeggeremo questa ricorrenza dedicando tutti i post da lunedì 28 marzo a domenica 3 aprile al celeberrimo commissario di 36 Quai des Orfévres.

Non perdete nemmeno un giorno se volete sapere tutto su Jules Maigret, la sua vera nascita, il suo percorso letterario, gli incipit più famosi, i personaggi della serie da M.me Maigret al giudice Comelieu, dai suo fidi ispettori alle locations delle sue inchieste. E poi ancora il rapporto tra creatore e personaggio, come iniziò l'avventura di Maigret e come finì.Insomma una vera indigestione di tutto quello che avreste voluto sapere del nostro caro commissario.

sabato 26 marzo 2011

SIMENON. L'AMICO DI MAIGRET ARRIVA AL VERTICE

Simenon ci ha abituato a questi exploit. Lo ripetiamo per l'ennesima volta con il rischio di essere monotoni. Ma, a qualche settimana dalla sua uscita in libreria, dobbiamo rilevare che, secondo la classica pubblicata oggi dall'inserto TuttoLibri de La Stampa, (rilevazione Nielsen-Booskan su 1100 librerie) l'inchiesta L'amico d'infanzia di Maigret (scritto nel 1968) si piazza al vertice della classifica dei tascabili più venduti.
Ne abbiamo già parlato nella presentazione alla sua uscita. Si tratta di uno dei Maigret dell'ultimo periodo, dove il commissario deve far appello a tutte le sue capacità di analisi psicologica per valutare correttamente questo vecchio compagno di liceo, perso di vista da tanto tempo Ora é un uomo, ma ancora il furbacchione di un tempo, uno po' sbruffone, uno che ha l'aria dell'innocente, quando le prove sembrano tutte contro di lui, che invece pare colpevole, quando gli indizi puntano da un'altra parte. E Maigret dovrà vedere lontano ben aldilà delle apparenze per risolvere il caso

SIMENON. BETTY... ANCORA WHISKY, PER FAVORE


Riceviamo da Paola Cerana, che chi ci segue ha già conosciuto, un suo commento su uno dei romanzi più  famosi di Simenon, Betty (1960). La sua è una visione particolare e coinvolgente che merita di essere letta anche perchè affronta la vicenda di questa donna in un modo davvero originale. "Simenon-Simenon" ha il piacere di condividere con voi questa "chicca".


Elisabeth Etamble, nata a Foyet, 28 anni, professione casalinga, domiciliata a Parigi, in Avenue de Wagram 22 bis … viene raccolta come una bestia malata sul pavimento della Buca, una bettola squallida e fumosa, in una notte di pioggia. Come ci sia finita lì non lo sa. E’ talmente ubriaca da non sapere più nemmeno chi sia l’uomo ambiguo che le sta seduto accanto, che le dice cose senza senso, stringendole minacciosamente la mano mentre le versa da bere.

Betty, così la chiamano, si sente risucchiata in uno stato d’incertezza ideale, non sa niente di niente, né di quella notte, né di quella precedente, e nemmeno immagina i giorni seguenti. Semplicemente se ne infischia. Solo del whisky le importa, l’unica vera via di salvezza per non pensare alle smagliature sui collant, all’odore di uomo che le sta appiccicato sull’abito sgualcito e sulla pelle sporca sotto il trucco sfatto … da quanto non fa un bagno? … ancora whisky per favore!

Deve bere per non pensare agli sguardi degli avventori, avidi, unti e curiosi, che frugano sotto i suoi vestiti e in silenzio la crocefiggono senza offrirle possibilità di fuga. Betty non sa esattamente da quanti giorni vaga in quello stato d’incoscienza, forse tre. La luce e il buio si sono susseguiti e rimescolati senza importanza, fuori e dentro la sua testa.

Da bambina, a volte nel suo letto, faceva lo stesso gioco: si rannicchiava in se stessa, ad occhi chiusi, soprattutto quando aveva la febbre, cercando conforto nel proprio calore, arrotolandosi nel proprio odore, nello scorrere del sangue e nel ritmo del cuore. Così, il tempo non esisteva più. Ma se allora si trattava di un gioco voluttuoso e senza vergogna, ora quel senso di abbandono sembra essere piuttosto l’amara rassegnazione ad un ultimo bisogno, una necessità vitale mendicata appena prima del capolinea. Oltre quel capolinea, solo due cose: il manicomio o l’obitorio.

Betty non ne può più. Con la mano incerta, cerca invano l’ultimo bicchiere semivuoto, che maldestramente cade, frantumandosi sulle mattonelle della Buca. Cosciente che tutti la stanno guardando, tenta di ridere o di singhiozzare, tanto fa lo stesso, cadendo rovinosamente a terra, senza però andare a pezzi come il bicchiere. Un tonfo sordo: odore di scarpe, delle gambe di sedie e di uomini, zaffate di alcol e di pavimento sudicio violentano le sue narici e le impregnano i capelli. Poi, improvvisamente, più nulla. Solo la voce di Mario, il proprietario della bettola, e di quella donna bruna, dall’aria vissuta che l’ha fissata tutto il tempo. “La porto via io … al Carlton, con me. … Date la 53 alla mia amica che non si sente bene.”

La sottoscritta Elisabeth Etamble, nata a Foyet, 28 anni, professione casalinga, domiciliata a Parigi, in Avenue de Wagram 22 bis, dichiara di essere stata sorpresa da suo marito e da sua suocera, vedova Etamble, sotto il tetto coniugale, in avenue se Wagram 22 bis, insieme a …


Laure Lavancher, la donna dai capelli neri e dall’aria vissuta, porta via Betty dalla bettola e si prende cura di lei con materna dedizione, senza un’apparente ragione. Si occupa di quel corpo inerme, minuto e delicato, disteso nel letto della camera d’albergo accanto a quella dove lei abita da anni. Lo ripulisce con rispetto, fin nelle sue pieghe più intime, consapevole di non potere lavare le ferite più profonde che nasconde. Finalmente, forse per la prima volta in vita mia, qualcuno si sta occupando davvero di me … pensa Betty, sentendosi passare la salvietta umida tra le dita dei piedi.

Da quel momento, per alcuni lunghissimi giorni, le loro vite s’intrecciano e le due donne, che il destino ha lasciato sole per ragioni differenti, si scambiano confidenze e ricordi, in un torbido risveglio dei sensi, in cui delusione e nostalgia si mescolano amaramente. A scandire lo scorrere del tempo, nella stanza di boiserie azzurra, solo le visite amorose di Mario a Laure, quelle del dottore a Betty e il tintinnio dei cubetti di ghiaccio sul fondo dei bicchieri puntualmente vuoti, come le bottiglie di whisky accumulate sul comodino.

La croce di Betty è quella d’aver avuto sempre fretta di crescere, sin da bambina. E per lei crescere voleva dire avere quella ferita nel corpo, come aveva visto succedere alla sua cugina più grande, montata come un animale dallo zio, di nascosto da tutti. Lei però aveva visto e da allora aveva imparato che le donne erano fatte per questo, per subire quella lacerazione, come una condanna, una punizione. Aveva fretta di sentire male, Betty, e così, per tutta la vita ha rincorso la sua ferita. Finché un giorno si è imbattuta in Guy, un onesto giovane di buona famiglia, che ha avuto la sventura d’incapricciarsi di lei, senza sapere nulla della sua vita. L’ha voluta come moglie e come madre delle sue figlie, snaturando Betty, costringendola dentro una maschera e rubandole la sua natura goccia dopo goccia, come lenti sorsi di whisky, fino a lasciare solo un misero fondo vuoto.

La sottoscritta Elisabeth Etamble, nata a Foyet, 28 anni, professione casalinga, domiciliata a Parigi, in Avenue de Wagram 22 bis, dichiara di essere stata sorpresa da suo marito e da sua suocera, vedova Etamble, sotto il tetto coniugale, in avenue se Wagram 22 bis … rinuncia ai propri diritti di madre e si impegna a firmare in futuro tutti i documenti che …

Non è perché era stata colta tra le braccia dell’amante nella sua stessa casa, a due passi dalla camera delle figlie, che s’è messa a bere. Non è perché era stata scacciata dal marito e liquidata con un assegno dalla ricca famiglia che è diventata un’ubriacona. E nemmeno perché era stata costretta a firmare una dichiarazione con cui rinunciava a tutto, persino al suo diritto di madre. No! Betty ha semplicemente ripreso possesso della sua autentica natura dopo una catastrofe passionale inevitabilmente scoperta, consapevole di non potere mai essere come gli altri, né come gli altri l’avrebbero voluta. La ferita che l’ossessionava sin da bambina non l’avrebbe mai abbandonata. Lei non sarebbe mai stata pulita. Tanto valeva sporcarsi tutta, fino in fondo, per bene, senza possibilità di tornare indietro, diventando definitivamente una prostituta e un’ubriacona.

L’ultima sera al Carlton, però, Betty non ha intenzione di restare lì come un vegetale, intorpidita dai farmaci, mentre Laure e Mario vanno alla Buca a spassarsela. Distesa nel letto, anch’esso immobile come una bara, sente improvvisamente crescere in sé qualcosa di molto vago eppure prepotente, una possibile via d’uscita, forse, oppure la fine, chissà …

Betty, è uno dei romanzi più femminili e torbidi di Georges Simenon, uno di quelli che mi ha coinvolto e sconvolto fino all’ultima pagina, per lasciarmi alla fine con un brivido di fronte a un epilogo che davvero non mi aspettavo. Così, mentre le immagini della storia si rimescolavano ancora calde nella mia mente, ho chiuso il libro e, con un amaro sorriso, ho cominciato a scrivere queste righe per respirarle a modo mio …

giovedì 24 marzo 2011

SIMENON, E QUANDO NON SI SENTE BENE NELLA SUA PELLE?

Passava questi momenti. Era un certo malessere, talvolta più fisico e qualche volta più psicologico. In quei momenti Simenon andava dal suo medico per parlargli di questi suoi sintomi. E il dottore gli chiedeva: "Quando inizierà a scrivere il suo prossimo romanzo?". Al che Simenon rispondeva: "Tra un po' " oppure "Tra una settimana" o anche "Tra una dozzina di giorni". Il medico se lo guardava e gli rispondeva: "Allora, va tutto bene, non si preoccupi, ma... inizi a scrivere prima possibile".
Lo scrittore definiva questo stato être mal dans sa peau. Era un preavvertimento di un'altro stato d'essere, l'état de roman. Cioé lo stato creativo in cui si sentiva Simenon quando iniziava a scrivere un romanzo e in quel momento non si sentiva più nella sua pelle. Perché? Perché in quella fase stava entrando nella pelle di qualcun altro. Che altri non era che il personaggio del suo nuovo romanzo.
"...Quando entro in état de roman - spiegava Simenon - vivo ventiquattr'ore al giorno con lui, entro nella sua pelle, ragiono con la sua testa e, quando inizio a scrivere, non posso smettere nemmeno un giorno. Non si tratta solo di un rituale, ma di un'esigenza, perché se mi fermo anche solamente un giorno perdo il filo.
Mi è capitato una volta per una malattia. Dopo qualche giorno di pausa ho ripreso a scrivere ma ho cominciato a chiedermi perché ho costruito così questo personaggio? E una tale ambientazione come mi è venuta in mente? E ancora cosa significa questa situazione?... Insomma non era più il mio romanzo e ho dovuto rinunciare a scriverlo..."
E poi Simenon non sapeva mai quanto sarebbe durato questo stato di grazia, sei, sette, dieci giorni. E infatti sottolineava più volte che, una volta fuori dall'état de roman, non sarebbe stato più capace di terminare il romanzo. Quindi doveva sbrigarsi e il suo ritmo forsennato di scrittura era dovuto, soprattutto per i romans durs, proprio a questo timore.

mercoledì 23 marzo 2011

SIMENON. UN GIORNALISTA DI SEDICI ANNI

Dal momento in cui il padre, Desiré, si ammalò e non fu più in grado di lavorare, toccò a Georges rimboccarsi le maniche per portare qualche soldo a casa. Le prime esperienze non furono positive, da lavorante in una pasticceria a commesso in un libreria, ci furono sempre dei problemi. Dove invece filò tutto liscio fu alla Gazzette del Liège. Non si è saputo mai bene se sia arrivato a quel giornale grazie ad una raccomadazione partita da una conoscenza influente (forse un vescovo di Liegi suo parente), oppure se il giovane Simenon si sia proposto senza nessuna presentazione. Sta di fatto che il direttore Joseph Demarteau dovette rimanere ben impressionato da questo ragazzino che non aveva ancora compiuto sedici anni. Era il gennaio 1919, la grande guerra era appena terminata e a Liegi questo quotidiano decisamente conservatore, apertamente cattolico diffuso soprattutto nella Liegi bene tornava ai ritmi d'anteguerra.La redazione fu una utile palestra per il giovanissimo Georges che imparava in fretta i meccanismi del lavoro in un quotidiano, ma altrettanto velocemente faceva progressi nella scrittura. Il ragazzo aveva del talento e Demarteau se n'era accorto e non fece che incanalare questa voglia d'imparare, le sue qualità con la certezza che l'entusiasmo e l'ambizione lo avrebbero portato lontano.
Georges iniziò imparando a scirvere a macchina, poi cominciò a chiamare due volte al giorno i commissariati, a recarsi a fine giornata al Palazzo di Giustizia per farsi amici e raccogliere confidenze. Poi la sera a far baldoria nei cabaret per finire poi con le prostitute. I tratti del futuro Simenon c'erano già tutti: il lavorare in modo forsennato, l'abilità nello scrivere, una buona dose di comunicatività e la precoce esuberanza sessuale. Tutto, all'inizio, per 45 franchi al mese.
Ma la sua intraprendenza e le sue capacità gli permisero di guadagnare sempre più. Dopo un anno il suo stipendio mensile era arrivato a 180 franchi e non si fermò lì. Il suo tavolo era già ingombro di pipe, scriveva di tutto senza alcuna difficoltà e con una velocità già allora notevole. Frequentava le conferenze stampa della polizia, delle associazioni cuturali, dei politici. Il giovane Simenon imparò a conoscere gli ambienti e le persone più diverse e iniziò a sapersi muovere in tutti gli ambiti. Finché, proprio dal direttore venne, dopo nemmeno tre anni, la consacrazione, la titolarietà di una rubrica Hors de poullailler (che poi cambiò titolo in Causons). Questo gli permise di compilare quotidianamente notazioni di costume a volte molto satiriche sulla società di Liegi prima sotto il nome di Monsieur Le Coq e poi come Georges Sim. Quasi ottocento pezzi. Ormai il Simenon giornalista era lanciato...

MAIGRET. BUON 80° COMPLEANNO, COMMISSARIO! DURANTE TUTTA LA PROSSIMA SETTIMANA NON PERDETEVI NULLA DELLO "SPÉCIAL-MAIGRET"

2011: ottant'anni di Maigret. E allora noi di Simenon-Simenon, la prossima settimana festeggeremo questa ricorrenza dedicando tutti i post da lunedì 28 marzo a domenica 3 aprile al celeberrimo commissario di 36 Quai des Orfévres.

Non perdete nemmeno un giorno se volete sapere tutto su Jules Maigret, la sua vera nascita, il suo percorso letterario, gli incipit più famosi, i personaggi della serie da M.me Maigret al giudice Comelieu, dai suo fidi ispettori alle locations delle sue inchieste. E poi ancora il rapporto tra creatore e personaggio, come iniziò l'avventura di Maigret e come finì.Insomma una vera indigestione di tutto quello che avreste voluto sapere del nostro caro commissario.

martedì 22 marzo 2011

SIMENON, LE TENSIONI CON LA MADRE E LA MORTE DEL FRATELLO

Morto il padre, Désiré, quando il giovane Simenon aveva 17 anni, tutta la sua famiglia é la madre Henriette Brulls, allora quarantunenne, e il fratello minore Christian, quattordicenne. La madre tira la carretta e per la verità lo faceva da quando il marito si era ammalato tre anni prima. In casa Simenon si spacca il soldo in quattro e per aiutare il bilancio familiare, vengono presi degli affittuari, spesso giovani russi o polacchi che venivano per studiare all'Università di Liegi. La madre ha un carattere dominante e il padre recessivo e per di più, da quando é malato, viene trattato dalla moglie come un peso, come un fastidio e un'impiccio per gli affittuari sui cui lei conta molto. Questa situazione aveva colpito Georges sin da quando era più piccolo, e lui aveva sempre parteggiato in cuor suo per il padre, pur estraniandosi dalla famiglia, chiudenosi nel mondo dei libri che divorava come nessun suo coetaneo faceva. Quando poi il padre venne a mancare il rapporto con la madre subì un peggioramento. La già chiara predilezione per il fratello minore fu ancor più esplicita e questo andrà avanti per tutta la vita. Anche quando nel '45 la madre chiese a Georges (cui rimproverava tanta ricchezza e tanta popolarità) di salvare Christian. Infatti questi aveva fatto parte delle squadre belga-naziste che avevano sterminato intere famiglie ebree e comuniste. Il Fronte di Librazione Nazionale belga quindi gli dava la caccia per giustiziarlo per crimini di guerra. Georges attraverso le sue conoscenze riuscì a farlo arruolare nella Legione Straniera, salvandogli la vita. Ma nel '47 mentre combatteva nel Tonkino il più giovane dei Simenon muore in uno scontro fuoco. Quando la madre lo seppe incolpò Georges e fece un lapidario commento "Sarebbe stato meglio che fossi morto tu, invece che Christian".
Questo la dice lunga sui rapporti tra Simeon e la madre, rapporti sui quali sicuramente torneremo più approfonditamente.

lunedì 21 marzo 2011

SIMENON. UN DIVORZIO E UN MATRIMONIO IN NEVADA

L'unione tra Simenon e Tigy era sempre stata segnata dalla tensione che l'esuberanza sessuale di lui creava nel loro rapporto. Il sesso, nemmeno quello matrimoniale, non era nelle priorità di Tigy e figurarsi quanto questo potesse procurare problemi a Georges. Era quindi costretto a continue menzogne, per giustificare le sue scappatelle quotidiane e a mille sotterfugi per i suoi rendez-vous sessuali con la Boule, che andavano avanti da anni. Da quando poi erano arrivati in America (la Boule non li aveva potuti seguire per motivi di passaporto e li raggiungerà in seguito) c'era questa nuova segretaria personale di Georges, Denyse Ouimet, che viveva con loro. Tra le due donne non era tutto rose e fiori, anche perchè la "segretaria", era un po' invadente, cercava di occuparsi anche dei diritti dei libri di Georges, delle sue questioni economiche, tendendo ad amministrare gli affari della "fabbrica Simenon".
Denyse e Georges tra il '46-'47 intanto vivono in incognito la fase più passionale del loro rapporto che lentamente dà prima i suoi segnali, poi diventa un realtà evidente di cui Tugy non può che prendere atto. E a poco a poco il ménage à trois diviene una routine quotidiana, sia pur punteggita da qualche screzio, ma con un suo pur instabile equilibrio. L'anno seguente, il 1948, arriva dalla Francia la Boule e con lei tornano le vecchie abitudini con monsieur Georges, quelle del dopo pranzo, quando lui si ritirava per la sua siesta, lei si infilava furtivamente nella camera e i due consumavano un rapido ma non frettoloso rapporto sessuale. Ma questa volta Tigy crede di averla alleata e di aver ancora una carta da giocare nei confronti di Denyse. Non vuole fare con la sua concorrente l'errore che un tempo fece con la Boule stessa: una scenata a Georges perché l'aveva scoperto con la Boule. Lui allora le rivelò candidamente tutta la verità, la natura e la durata di quegli incontri. E così l'unico risultato di Tigy era stato quello di allontanare Georges da lei. Ma il vero problema, cioè Denyse, non emerge in tutta la sua importanza finchè nel '49 non rimane incinta. A quel punto le cose si chiariscono definitivamente e Tigy sa per certo di essere fuori dal gioco. Sta per nascere il secondo figlio di Georges (si tratta di Johnny) e non sarà lei la madre. Il segnale più chiaro non potrebbe essere e nel '50, dopo una non facile trattativa, viene deciso il divorzio.
Lei ottiene la custodia di Marc, la casa di Nieul, la collezione di quadri (composta anche di Utrillo e Vlaminck), azioni, alimenti pari a quelle di un manager americano. Simenon però conquista una fondamentale clausola: Tigy deve accettare di vivere a non più di sei miglia dall'abitazione di Simenon, dovunque questa sia nel mondo, pena la perdita della custodia del figlio.
Il 21 giugno 1950 davanti al giudice, nel palazzo di giustizia di Reno (Nevada), si consuma il divorzio dopo ventisette anni di matrimonio.
Il 22 giugno, stessa città, stesso palazzo di giustiza, si celebra il matrimonio con Denyse che diventa così non solo di fatto, ma ora anche di nome, madame Simenon.

domenica 20 marzo 2011

SIMENON. COME TI COSTRUISCO UN PERSONAGGIO

Pensate ad una di quelle inchieste che iniziano con un povero diavolo, che passa una notte d'interrogatorio nell'ufficio di Maigret. Il commissario è famoso per la sua aria sorniona mentre sbuffa cortine di fumo dalla sua pipa, per i suoi lunghi  silenzi, quando ravviva il fuoco della stufa o beve lentamente una birra ordinata alla brasserie Dauphine. Ma sono note anche le sue sfuriate improvvise, quelle che in un uomo calmo e tranquillo fanno sempre più effetto. Ecco, sì, immaginate i due faccia a faccia. Questo povero diavolo che magari si è rovinato per una donna, che ha passato, come diceva Simenon, la linea e, per esempio, da piccolo impiegato onesto e modesto era divenuto un ladro e magari, inesperto com'era, ha combinato il "pasticcio" e così per puro caso c'è scappato il morto. Sappiamo bene che Maigret, e Simenon dietro di lui, non è affatto appagato di provare che quel poveraccio sia il colpevole. Lui vuole capire il perchè... perchè è stato attratto da quella donna, perchè ha trascurato la moglie, perchè da mite passacarte si è messo in testa di fare un colpo, neanche fosse un gangster incallito. E ora se lo vede lì, seduto davanti a sè, con gli occhi persi, come fosse rientrato in sé stesso. Come se alla fine avesse preso coscienza di tutto quello che aveva combinato e.... E il personaggio si costruisce da solo, così almeno ci spiega Simenon ne Il romancier (1945) "...I miei personaggi, se sono verosimili, hanno una loro logica contro la quale la mia logica di autore non può nulla..." E ancora. "D'altronde se inizio con dei personaggi inverosimili, me ne accorgo automaticamente. Non credo che, se i miei personaggi fossero falsi potrebbero andar avanti fino alla fine del romanzo... - spiegava Simenon nella famosa intervista a Médicine et hygiène (1968) - E' una cosa che mi ha sempre incuriosito e intrigato...".
Questa costante di creare dei personaggi "veri" e che poi seguano una sorte che lo scrittore può solo assecondare, è un concetto che Simenon ha espresso più volte. Ma chi sono per Simenon i personaggi veri? Gli uomini e le donne qualsiasi che vanno dritti alle conseguenze estreme dei loro gesti e delle loro scelte di vita. Ma é la gente semplice, gente del popolo, quella che non ha maschere e pesanti convenzioni sociali dei ricchi borghesi, dei facoltosi uomini d'affari o dei nobili più o meno decaduti.  "...Ecco perché nella gran parte dei casi scelgo delle persone di origine modesta e di intelligenza media - dichiarava lo scrittore in un'intervista del '70 - Queste vivono molto più liberamente i sentimenti, le emozioni proprio per quello che sono... Credo che non più del 10% dei miei libri raccontino di ambienti socialmente elevati. Ci ho pensato molto verso il 1930-1940. In quel periodo non troverete né ministri, né presidenti, né presidenti di consigli d'amministrazione, né banchieri. Questo è successo in seguito, ma è stato voluto...".
E poi c'è il famoso declic simenoniano, cioé un qualsiasi avvenimento o un incidente, anche di trascurabile importanza, che cambia vite tranquille, a volte monotone, così all'improvviso. "Può trattarsi di qualsiasi cosa che succede al mio protagonista, una lettera che non aspettava e che sconvolge la routine della vita alla quale si era rassegnato" (intervista ad A. Parinaud - 1955) 

sabato 19 marzo 2011

SIMENON: OGGI FUGA DALL'AMERICA

Esattamente cinquantasei anni fa', Georges partiva definitivamente dagli Stati Uniti per far rientro in Francia. Ne abbiamo già parlato, ma questa volta sentiamo la versione che ne dà Tigy, la sua prima moglie, che lo aveva seguito, con il figlio Marc e la Boule, praticamente in tutti i suoi spostamenti e i suoi insediamenti dal nord al sud degli Usa (in Souvenirs - edito postumo da Gallimard nel 2004).
Racconta quindi Tigy che, nemmeno un paio di settimane prima, Georges l'era andata a trovare per dirle che voleva tornare a vivere in Francia, lamentandosi del fisco americano, facendole notare: "Ero più benestante in Francia quando avevo trent'anni che adesso qui che ne ho cinquanta".
Evidentemente Simenon alludeva al fatto che in quel momento era molto più famoso, guadagnava molto di più, ma sia per le sue entrate in valuta francese (che si era svalutata rispeto al dollaro nel '47-'48) che per il regime fiscale made in Usa il suo standard di vita non era cresciuto (altro tassello sulla spiegazione del perché poi si stablirà in Svizzera).
Tigy ricorda nei suoi Souvenirs "....Partirà il 19 di questo mese. Deve partire rapidamente, prima della dichiarazione dei redditi. Non ha il denaro per pagare la cauzione... Mi chiede di non dire a nessuno che sta lasciando gli Usa. Questo gli creerebbe dei fastidi. Porterà con sé Marc, perchè secondo lui è assolutamente necessario che inizi a frequentare una scuola francese, appena dopo le vacanze di Pasqua. Ma questo è assolutamente falso, sono le solite scuse. La realtà è che non vuole rientrare in Francia senza suo figlio... si preoccupa di che cosa penserebbe la gente... Quanto a me, consiglia di aspettare fino a giugno prima di vendere la mia casa e di partire..."
Insomma, da come ce la racconta Tigy, una vera e propria fuga. Tutti dovevano far finta di effettuare un tour europeo da cui poi sarebbero rientrati, come avevano già fatto in precedenti occasioni. Invece era l'addio agli Stati Uniti.
Ma é possibile che Simenon stesse fuggendo come un ladro e che non avesse nemmeno i soldi per pagare le tasse? La realtà era ben più complessa. Ad esempio entrava in ballo anche una certa insoddisfazione sulle sue quotazioni come scrittore negli Usa. Non era riuscito a conquistare gli americani, critica e pubblico, come avrebbe voluto. E non è nemmeno da trascurare il fatto che non si sentiva a suo agio perché la mentalità puritana degli americani mal sopportava il fatto che se ne andasse su e giù per gli States con una carovana familiare atipica formata da una moglie, due figli, una ex-moglie, un'altro figlio e una femme de chambre molto particolare. Ed era mal sopportata anche la sua reputazione non proprio irreprensibile in merito ai comportamenti sessuali.
Insomma una serie di fattori che erano maturati lentamente, ma che ad un certo punto avevano creato in Simenon quello stato d'impellenza di fuggire, proprio così come una decina d'anni prima (anche se per motivi del tutto diversi) era scappato dalla Francia.

venerdì 18 marzo 2011

SIMENON. L'AMICO D'INFANZIA DI MAIGRET

Da qualche giorno è arivato nelle librerie un nuovo titolo delle inchieste del commissario simenoniano, L'amico d'infanzia di Maigret (L'ami d'enface de Maigret). Fu scritto da Simenon nel 1968, ad Epalinges, in Svizzera, e pubblicato nello stesso anno da Presses de La Citè. Era l'anno in cui Simenon si sottopose alla famosa intervista psicanalitica da parte degli psichiatri del periodico Mèdicine et Hygiene, in cui si pose su una "graticola analitica" che poi sarebbe divenuta pubblica. Anche in questa inchiesta il commissario Maigret, scava nel suo passato. Quello suo e di un certo Léon, vecchio compagno di liceo, che si vede piombare al 36 Quai des Orfèvres. C'è di mezzo l'omicidio della sua amante, Josée. Ma nella vita della donna ci sono altri uomini. Tre erano ricchi e rispettabili uomini d'affari che godevano delle sue grazie pagando, ma esisteva anche un misterioso quarto uomo che invece aveva con Josée un rapporto sentimentale e che non doveva certo pagarla. Léon assicura di esser all'oscuro di tutto, ma... Ma Maigret non si fida di lui, l'aveva perso di vista da molto tempo, ma ricorda benissimo come al liceo fosse il burlone della compagnia e di quanto fosse poco affidabile... e i ricordi gli danno ragione. Lèon ne combina di tutti i colori e dà il via ad una intricata vicenda di ricatti e colpi di scena.
Una notazione va fatta in merito al titolo, anche quello originale, che fà pensare ad compagno di giochi del piccolo Jules, quando viveva a Moulins. E invece Léon era un adolescente troppo estroverso e furbetto per aver qualcosa da spartire con il timido e riservato giovane Maigret. Insomma non era affatto amici. E il commissario, ora furbo e smaliziato, non si farà ingannare e vedrà lungo, aldilà delle apparenze, riuscendo a capire la vera indole attuale di Léon e di come si è arrivati all'omicidio.
Dal romanzo sono stati tratti due sceneggiati televisivi francesi, uno con Jean Richard (1984) e uno con Bruno Crèmer (2002), e un telefilm inglese con il Maigret britannico interpretato da Michael Gambon (Maigret's Boyhood Firend - 1993).

sabato 12 marzo 2011

SIMENON, GLI INGLESI E GLI AMERICANI

Da alcuni articoli di Simenon che riguardavano gli anglosassoni risultava che la propria opinone su di loro non era delle migliori. Ma in un 'intervista fiume nel '65 a Francis Lacassin smentì e corresse questa impressione.
" ...ho cambiato opinione su questo argomento. perchè sono andato spesso in Inghilterra, quasi ogni anno prima della guerra,  e in seguito ho abitato per undici anni negli Stati Uniti dove ho incontrato anche molti anglosassoni che mi sono piaciuti molto. Ce ne sono di due tipi. quelli che appartengono all'etablishment, sapete di cosa si tratta... D'altronde li si riconsce subito dall'accento appena aprono bocca. Hanno un modo di apire al bocca diverso dagli altri. Questo non mi piace, come non mi piace l'alta borghesia  e nemmeno la media; sono delle classi che mi sembrano divenute superflue nel mondo in cui viviamo, delle classi parassitarie - allo stesso mondo dei grandi capitalisti d'altronde - sono loro i proprietarie delle grandi società... Invece il semplice americano ha, al contrario, un vantaggio, è quello di essere naturale: assolutamente diretto. Voi he siete stato in America, penso, sì insomma che vi siate potuto rendere conto di quanto siano diretti..."
E poi Simenon continua a raccontare le sue esperienze di vita con gli americani. "... In America c'è un grande senso dell'ospitalità. Qualsiasi casa, anche la più modesta ha una camera per gli ospiti.... Ma mi piace molto anche un'altra cosa, nonostante siano individualisti - ma io lo sono più di loro - è che per essere a posto dovete appartenere a qualcosa. Non importa a cosa, che sia il Rotary o il comitato d'assistenza della vostra cittadina, o il club delle madri e degli alunni della scuola  dei vostri figli, ma dovete appartenere ad un gruppo. Non si riesce in America ad immaginare ad un uomo che non appartenga a niente. D'altronde quando entrate negli Stati Uniti c'è una domanda nel questionario: quale religione?  Ebbene non bisogna mai rispondere: nessuna. Io avrei voluto farlo, ma fortunatamente un amico che era con me, che era stato nei servizi segreti, e aveva vissuto  lungo a Parigi, mi dissse: Inventate una parola qualsiasi, ma non rispondete "alcuna". Si ammette qualsisi religione, ma "senza religione" è male acettato, meglio dire che avete una vostra religione, che credete alle stelle, ma non "alcuna"...".
Simenon in fondo si era trovato bene con gli americani, soprattutto perchè le sconfinate distese di terra gli consentivano una privacy che in Francia non era nemmeno pensabile. Immaginate che  visse per ben tre anni e mezzo in Arizona, vicino a Tucson, praticamente nel deserto. Poi però, soprattutto con la seconda moglie Denyse,  faceva dei viaggi a New York dove si rituffava nellasocietà mondano-culturale din cui era sempre ben accolto e dove poteva riprendere le sue avventure con l'altro sesso.

venerdì 11 marzo 2011

SIMENON, QUANDO PREPARAVA I MAIGRET E I SUOI... CLIENTI

Non c'é dubbio che Simenon man mano che scriveva le indagini di Maigret, abbia voluto ambientare le vicende nei luoghi più disparati e negli ambienti più differenti. In questo modo, nelle oltre cento inchieste, lo ha messo a confronto con un'infinità di tipologie umane, dai ministri e i nobili, ai barboni e i derelitti. In questa schiera appaiono i delinquenti incalliti (che diverranno poi sue vecchie conoscenze) e poveri diavoli travolti da tragiche circostanze che li hanno portati a rubare o a uccidere. E tra tutti questi ci sono i tipi che piacciono al commissario (anche un certo tipo di delinquenti abituali), quelli che gli fanno pena (le sprovvedute vittime del destino) e quelli che non sopporta (quelli per cui la facciata e le apparenze sono tutto, dietro succeda quel che succeda, basta non si sappia).
Qui si potrebbe addirittura fare, anche se un po' tirata per i capelli, un po' di sociologia spicciola e considerare che nelle classi dominanti, tra nobili, politici e finanzieri, Maigret incontra in genere una certa propensione alla doppia morale: pubblicamente irreprensibili e rispettati, corrotti e depravanti nel privato. E anche nell'alta borghesia  trova una certa tendenza a far di tutto, anche l'illecito, per salvare la propria rispettabilità. Nella classe media, quella che vive del proprio lavoro quotidiano, quella che fatica che non ha grilli per la testa, il commissario incontra coloro che qualche volta non ce la fanno e "passano la linea" (ricorrente concetto simenoniano), lasciandosi alle spalle una vita onesta, dignitosa e andando incontro ad una spirale involutiva che li porterà inevitabilmente alla degradazione sociale, alla solitudine e quindi alla delinquenza. E poi ci sono i recidivi che vivono al confine tra legalità e crimine, sempre in bilico tra la galera e la libertà, piccoli furfanti che sono ospiti di 36, Quai des Orfévres come fossero affezionati clienti di un albergo. Infine i professionisti del crimine, quelli che conoscono quali sono le regole nel gioco guardia-e-ladri, sanno fino dove possono spingersi e accettano le conseguenze quando vengono presi con le mani nella marmellata.
Questa d'altronde è una fotografia, per quanto tratteggiata sommariamente, della Parigi e della Francia degli anni '30/'40 (ma non solo), le simpatie e le antipatie di Maigret sono ovviamente quelle di Simenon, in una società in gran fermento e in veloce cambiamento.
E anche in questa visione, le inchieste del commissario non differiscono granché dai romanzi. E' vero che una volta, in un'intervista del '56, dichiarò "Maigret non può entrare nella pelle di un personaggio. Egli arriverà, spiegherà, e capirà, ma non attribuirà al quel personaggio il peso che avrebbe in un altro dei miei romanzi...". Ma poi lo scrittore cade in contraddizione. "...verso la fine (della serie delle inchieste) ho confuso un po' i Maigret con gli altri romanzi - spiegava a Bernard Pivot nell'81 - con i suoi personaggi andavo sempre più a fondo... E poi è faticoso.... In due ore e mezza completare un capitolo di venti pagine dattiloscritte di un "roman dur" è stancante come per un Maigret ". E infine basterebbe leggere il seguente aneddoto per capire davvero l'impegno che Simenon metteva anche nei Maigret, pure se aveva più volte affermato che scrivere i Maigret, soprattutto i primi, era soprattutto stato un divertimento.
"Volete sapere cosa mi è successo esattamente un mese e mezzo fa'? - racconta nel 1970 il romanziere a Gilbert Sigaux e a Bernard de Fallois - Avevo iniziato a pensare durante le vacanze a La Baule al prossimo romanzo, doveva essere un roman dur, come io generalmente scrivo in autunno. Avevo già un'idea della vicenda, una idea un po' vaga, ma già una linea musicale e anche un colore. Ma ogni volta che volevo approfondire i personaggi o che volevo saggiarli, questi sparivano. Mi dicevo: non é possibile, perchè non riesco a tenere insieme i questi personaggi e a integrarli in un'azione? Niente da fare. Poi una mattina, dopo più di tre settimane, alzandomi dal letto, e prima di toccare il pavimento con i piedi, mi sono detto: ma è così semplice, non devo far altro che scrivere un Maigret! Ed è quello che ho fatto. E' stato un Maigret pensato e in qualche modo preparato e  sentito non come un Maigret, ma come un altro romanzo e, per l'ultima volta nella mia vita, partendo da un roman dur sono arrivato ad un Maigret".
Siamo tentati di credere che Simenon si riferisse a La folle de Maigret, finito di scrivere ad Epalinges il 7 maggio del 1970 (d'altronde l'unico Maigret scritto in quell'anno)
Ma sarà stata davvero la prima e l'ultima volta?

giovedì 10 marzo 2011

SIMENON E L'ANTISEMITISMO

Ben diciassette articoli tra giugno e ottobre, più di uno a settimana. Una sorta di rubrica apparsa sulla Gazette de Liège dal titolo Le péril Juif! Sono firmati Georges Sim che, in questa serie di scritti, dà fondo alle più consumate e trite teorie e tesi sulla presunta pericolosità ebraica. Siamo lontani, almeno cronologicamente, dall'antisemitismo di stampo hitleriano, siamo nel 1921, quindi quasi una ventina d'anni prima. Ma questo testimonia come allora in Belgio, ma non solo in Belgio, questi preconcetti fossero un bagaglio di una destra molto conservatrice, ma anche del più radicale cattolicesimo, o meglio dei cattolici più radicali. Insomma, non per sminuire le responsabilità di Simenon, ma l'antisemitismo allora permeava la società nel forme più diverse. Quello che può suonare a parziale discolpa dello scrittore, allora redattore del quotidiano belga, è che in quell'anno compiva appena diciotto anni. Ecco qualche estratto da uno di quegli articoli.
"...Non è meno urgente conoscere le mosse israelite, anche in modo incompleto, proprio ora che gli Ebrei sembra approfittino del caos economico e politico  per aumentare il loro controllo sugli affari del mondo....".
E poi ancora sulla questione della famosa bufala dei Protocolli dei Savii di Sion, prodotta ad arte dai servizi segreti zaristi, per far credere ad una cospirazione ebrea a livello mondiale, ma poi definitivamente sconfessata in una serie di articoli del Times nel 1903.
E quasi vent'anni dopo Georges Sim scrive ancora:
"...Ho scordato di segnalare la polemica prodotta in merito ai Protocolli dei Savii di Sion. Non si dovrebbe essere lontani dal dimostrare che questi documenti siano apocrifi. Si tratta di un argomento di tale scarsa importanza tanto che non ho scritto né di Ebrei né di pro-Ebrei, non essendo una gran tema..... Però costituiscono un documento prezioso... perchè ci forniscono la migliore visuale della dottrina e dei continui sforzi degli Ebrei...".
Ma il tempo passa, Simenon evidentemente cambia, durante la seconda guerra mondiale ricopre anche l'incarico di Alto Commissario per gli sfollati belgi in Francia, in fuga dai nazisti, e vive l'occupazione delle truppe di Hitler. Nel 1985, ormai vecchio e lontano dai clamori del mondo, in una lettera a Jean Christophe Camus, scrive"...vi segnalo poi una cosa che può avere una certa importanza. Si tratta di due o tre saggi che scrissi sui Savii di Sion. Questi articoli, in effetti, non riflettono il mio pensiero d'allora né di oggi. Era un'ordine e io ero tenuto ad eseguirlo. Nello stesso periodo, tra gli affittuari polacchi e russi di mia madre, più della metà erano ebrei con cui io andavo perfettamente d'accordo. In tutta la mia vita ho avuto degli amici ebrei, compreso il più intimo di tutti, Pierre Lazareff. Quindi non sono affatto anti-semita come quegli articoli commissionati potrebbero far pensare...". 
Non crediamo ci sia bisogno di alcun commento.

SIMENON. FESTE E FESTINI CHEZ SIM

Un gran lavoratore. Su questo non ci sono dubbi. Soprattutto il giovane Simenon si sottoponeva a dei tour de force notevoli per produrre articoli, racconti, romanzi brevi e a puntate, che in quell'epoca erano fonte di un più che discerto guadagno. Se pensiamo che in un giorno era capace di iniziare e terminare un romanzo breve e che quotidianamente doveva, come diceva lui stesso, fare le consegne ai suoi clienti (gli editori Ferenczy, Merle, Tallandier, Fayard che si dividevano il mercato dei libri e dei giornali popolari).
Nel 1924 Georges e Tigy si trasferirono nella signorile Place des Vosges, al 21, affittando però un locale di una camera e mezza a pianterreno. Ma era solo l'inizio, un paio d' anni dopo si liberò un appartamento ben più spazioso al secondo piano che Simenon non si fece sfuggire. Secondo piano e pianterreno. Ormai i coniugi Simenon erano sistemati alla grande e arredarono il loro appartamento, con vista sulla bella place des Vosges, con mobili dal design molto moderno. Nel salone troneggiava un grande mobile bar, con degli sgabelli d'un giallo sgargiante, dotato di un ampio bancone di vetro smerigliato illuminato da sotto. E poi quadri in stile cubista alle pareti e una sorta di riflettore a luci colorate. Sulla porta campeggiava una grande scritta "Sim", lo pseudonio con cui era più conosciuto. Lì Georges si divertiva a fare il barman durante le feste. Già infatti in quel periodo era frequente che a casa Simenon si facessero delle serate, faremmo meglio a dire nottate, dal momento che si andava avanti fino all'alba. Feste rumorose, proteste dei vicini, qualche spogliarello estemporaneo, ma qualcuno parla anche di orge. E' un fatto che la signora delle pulizie che arrivava la mattina presto, trova persone in salone che ancora dormivano per terra, altre mezze nude abandonate sulle scale, gente che smaltiva sbornie e stravizi notturni non ancora lucidi e non del tutto svegli. E Simenon?
Lui sembrava indifferente a tutto questo. Alle sei era già alla sua macchina da scrivere che pestava su tasti consapevole che anche quel giorno avrebbe dovuto produrre un'ottantina di pagine, cosa che che lo interessa molto di più di quella varia umanità stordita e intontita con cui pure la notte prima si era divertito.

mercoledì 9 marzo 2011

DEI SIMENON SENZA FIRMA?

Sappiamo bene che all'inizio della sua avventura come scrittore Simenon firmava i suoi romanzetti popolari con degli pseudonimi, una ventina circa. Ma non solo, a seconda che si trattasse di avventure, di racconti galanti o licenziosi, di storie poliziesche, l'autore sceglieva degli pseudonimi ad hoc. Per quelli galanti usava Miquette, oppure Sandor, talvolta George Sim o anche Misti, talvolta Gémis o le varianti Luc Dorsan, Luc d'Orsan e Luc Donan. Per quelli d'avventura Christian Brulls (l'insieme del nome del fratello e del cognome della madre da signorina), Gomme Gut, Jean du Perry, J.-K. Charles e ancora Georges Sim. Ma scorrendo le copertine di questo periodo se ne trovano alcune che, per quanto ormai provato che si riferissero a romanzi brevi o racconti scritti da Simenon in quegli anni, non mostravano sulla facciata nessun nome dell'autore. Noi abbiamo basato questa ipotesi potendo soltanto guardare le copertine e non sapendo se magari all'interno apparisse invece uno dei tanti pseudonimi. Ecco qualche titolo a dimostrazione di quanto abbiamo detto. Iniziamo con Liquettes au vent de la Collection Gauloise (67, rue Servan, Paris XI), che sopra il titolo riporta solo la scritta Le roman complet e il prezzo, 1 fr. (probabilmente in altra parte firmato con Gom Gut). Lo stesso dicasi per Les Romans Drole paraissent les Samedis o per Les Romans Folatres paraissent les Jeudis, ancora più economici, 75 centesimi, ma in copertina completamente anonimi. Ma anche la collana di Ferenczi, Le petit Livre, aveva delle copertine senza il nome dell'autore. Possiamo citare titoli come Le roman d'une dactylo, Defense d'Aimer (anche se sembra che in qualche modo fossero attribuibili il primo a Jean du Perry e il secondo addirittura allo pseudonimo Georges Sim). Anche il poliziesco Nox L'insaisissable, sempre Ferenczi editore, ancora più economico, 50 centesimi, non riporta in copertina nessun autore (ma forse da qualche parte potrebbe esserci il nome di Jean du Perry). Ora, al di là se il libro fosse attribuito a questo o a quello pseudonimo del giovane Simenon, è significativo che l'editore non ritenesse utile, o lo considerasse addirittura superfluo, indicare in copertina chi l'aveva scritto. Infatti quello che importava al lettore di quelle collane, era il genere, le regole ferree che lo perpetuavano, le copertine ammiccanti, che da sole parlavano raccontando non solo che tipo di storia era, ma addirittura con che tono veniva trattata la vicenda. Siamo nel pieno della letteratura popolare, quella che permetteva a Simenon di produrne a pacchi, seguendo degli stereotipi con personaggi preconfezionati e delle trame ben vincolate. Ma comunque era una letteratura che, per quanto elementare, faceva leggere milioni di persone e formava lettori di letteratura più alta, ma anche fior di scrittori, forse non tutti come Simenon, ma certo con una solida base di esperienza narrativa.

martedì 8 marzo 2011

LE DONNE DI SIMENON

Oggi sappiamo tutti quale ricorrenza e a chi l'avesse dimenticato, tv, giornali, radio, persino l'homepage di Gogogle l'ha sicuramente ricordato. Parliamo di donne, donne di Simenon, ovviamente. Ma non le compagne o le amanti della sua vita, ma di quelle che popolano i titoli dei suoi romanzi. Una sorta di collage che dimostra la grande attenzione che lo scrittore aveva per l'universo femminile. Certo questa scelta di titoli lascerà fuori qualche protagonista degna di rilievo ad esempio come la Kay di Trois chambre a Manhattan o l'Antoniette de Le fenêtre du Rouet, che non compare nel titolo, ma il nostro è un gioco, una sorta di puzzle dove i tasselli che s'incastrano sono donne di tutte le estrazioni, di diversa età e di differenti personalità.Iniziamo con una ballerina, quella di un locale che compare nel titolo della decima inchiesta del commissario (La Danseuse du Gai Moulin - 1932), poi, sempre con due racconti maigrettiani del '38, un'anziana e un'amante: La Vieille Dame de Bayeux e Mademoiselle Berthe e son Amant. Ma già iniziano le donne nei romans durs, prima a gruppi come Les Fiancelles de M.Hire (1933), Le Demoiselles de Concarneau (1934) e Les soeurs Lacroix (1937). Poi la famosa Marie du port (1937) e la Veuve Couderec (1940). Tornando ai Maigret troviamo una povera assassinata, Cécile est morte (1942), ma anche Felicie est là (1944) e c'é posto anche per un'amica della signora Maigret (L'amie de M.me Maigret 1949). E poi gli opposti  Maigret et la vieille dame (1950) e Maigret et la Jeune Morte (1954).  Nei romans durs c'è un titolo anche per qualche familiare, una zia, (La tante Jeanne 1950) e per un'altra Maria (Marie qui louche 1951). Non va dimenticata La mort de Belle (1951) e la Julie che divide il titolo con il suo Antonio (Antoine e Julie 1953). Torna poi ancora un'anziana signora, La vieille (1959) e nasce la strafamosa Betty (1960). La serie del commissario finisce con una pazza (La folle de Maigret 1970), mentre quella dei romazi si conclude con La Dispartion d'Odile (1970)

lunedì 7 marzo 2011

L' "ETAT DE ROMAN" DI SIMENON E IL "METODO MAIGRET". SCRIVERE UN ROMANZO COME CONDURRE UN'INCHIESTA?

Abbiamo già detto in precedenti post come l'esperienza biografica di Simenon sia una ricchissima fonte d'ispirazione dei suoi romanzi, quando non ne diventano addirittura il tema stesso del romanzo. E fin qui niente di nuovo rispetto a quello che era già successo ad altri romanzieri e che continuerà ad essere una caratteristica della letteratura.
Qui però vogliamo soffermarci su un particolare aspetto che riguarda i Maigret, ma non solo. Cioè come Simenon abbia trasposto nel metodo d'indagine del suo commissario la propria procedura di elaborare, concepire e realizzare un romanzo.
Partiamo da una intervista fatta allo scrittore da Roger Stephane nel 1963. Le domande vertono su numerosi argomenti e ad un certo punto si parla della maniera in cui Simenon scriveva i Maigret in contrapposizione con i romans durs.
"- Quando scrivete un Maigret conosciete già la trama della vicenda?
- No, no e no.
- Quindi la costruite passo dopo passo?
- Ma certamente! Altrimenti credo che non mi interesserebbe più. E questo sarebbe un male. Bisogna che attraversi le stesse angosce di Maigret, e, come lui, di solito al quinto o sesto capitolo, io passo un momento difficile; mi trovo davanti a tre, quattro, cinque soluzioni diverse e mi domando quale sarà quella giusta. Perché ce n'é soltanto una giusta. E generalmente si tratta del giorno più difficile, quello in cui la decisione inidrizzerà tutto il resto del romanzo...".
Ecco un'altro punto a favore della tesi che abbiamo già altre volte sostenuto. Non c'è differenza tra i Maigret e i non Maigret. Infatti anche quando Simenon scrive i romans durs non sa bene dove andrà a finire. Sappiamo che cade nel cosidetto état de roman, provocato da qualche particolare, un odore, una forma, un colore, che poi si agganciano magari ad un ricordo che poi fa da aggregatore di altre cose, personaggi, luoghi, vicende che danno il la. Quindi si fa guidare da quello che man mano é il concatenarsi di questi elementi, che prendono corpo e maggior definizione, e che fanno procedere la trama in un verso o in un altro.
Ma anche il commissario procede in questo stesso modo, nelle sue inchieste. All'inizio si trova spaesato in un ambiente che non conosce, a contatto con persone mai viste, alla ricerca della soluzione di un mistero.  E a quel punto gli succede (o meglio è Simenon che lo fa succedere) di passare un periodo apparentemente di inattività. Ma in realtà é la corrispondente esperienza dell'état di roman dello scrittore. Il commissario si fa impregnare da quell'ambiente, dagli umori, dalla mentalità del posto, dalla psicologia dei personaggi, dalle loro dinamiche interpersonali, dall'atmosfera che si respira, finché.... Finché non entra nella pelle di quelle persone, finché non ragiona come loro, finché non riesce a comprendere i loro animi, perché è diventato come loro. E qui è il momento più difficile dell'indagine, quando Maigret coglie un barlume, uno spiraglio che gli fa intravedere la soluzione e qui deve decidere quale direzione dare all'inchiesta per poi passare all'azione.  
Insomma Simenon deve entrare nella pelle di Maigret (come degli altri suoi personaggi) e fa entrare il commissario nella pelle dei suoi sospettati... come dire che il "metodo Maigret", non è altro che un "état de roman".

SIMENON E LA CLASSIFICA MEDIATA

In una delle varie cassifiche che popolano il mondo della carta stampata, quello del web o l'universo rdiofonico va considerata quella di NotiziarioLibri/Prima comunicazione che é una classifica delle classifiche. Cioé la classifica che risulta dalla media tra le ultime rilevazioni della Gfk per Il Corriere della Sera, della Nielsen Bookscan per Tuttolibri de La Stampa e dell’Eurisko per R2Cult. Citiamo anche questa per rilevare ancora una volta come Simenon, con La fuga del signor Monde, occupi ancora la terza posizione nella sezione di letteratura straniera e consolidi la caratteristica di long-seller dei suoi titoli.

domenica 6 marzo 2011

SIMENON DI DOMENICA

Uno come Simenon che in sette giorni partoriva un romanzo e che ogni sei mesi cambiava casa, si direbbe sicuramente un tipo iperattivo. Certo, visto il suo ritmo di produzione, le pause tra un romanzo e l'altro, anche se non molto lunghe, erano frequenti, ma poi bisogna pensare alla sua attività giornalistica, ai suoi viaggi, alla sua famiglia allargata, prima, seconda moglie e ai quattro figli. Viene da pensare ad indaffarato perenne. E la domenica? Sentite cosa diceva in un Dictée (De traces de pas - 1973).
"Domenica di nuovo. Relax....Quando ero giovane, domenica significava la grande messa cantata (io cantavo), rosbif con le patate fritte, piselli in scatola, gite nei dintorni di Liegi o pomeriggi da una delle tante zie... Chissà perché ho conservato della domenica una sensazione di leggerezza diversa dagli altri giorni?.... E invece sarebbe venuto il tempo in cui a domenica sarebbe stato un giorno della settimana come un altro... Quando sto scrivendo un romanzo, l'orario della domenica è uguale agli altri giorni, il romanzo deve continuare... Ma nonostante tutto, quando mi sveglio, vado alla finestra per osservare le strade vuote, il lago dove ci sono quasi sempre delle regate con le loro vele bianche e colorate e ascolto le campane come se ancora significassero qualcosa... Sono rimasto influenzato dalla mia giovinezza... Quand'ero piccolo, la domenica quando mia madre mi svegliava, le dicevo - E' domenica. Faccio festa. Ebbene a settant'anni faccio ancora festa...".
La domenica di un scrittore che, quando scriveva, era in état de roman, quella trance creativa che durava al massimo una decina di giorni e che quindi gli imponeva di affrettarsi a finire il romanzo in corso che altrimenti sarebbe rimasto incompiuto. Ma quando Simenon detta queste parole, non scrive più, vive all'ottavo piano di un condominio a Losanna, non fa più vita mondana e si è ritirato con la sua compagna Teresa in una vita fatta delle piccole cose di tutti i giorni e di ricordi, tanti ricordi.

SIMENON SALE SULL'ESPRESSO

Sulla rinnovata versione de L'Espresso si sta concludendo la promozione "II Caffé Letterario", un dvd abbinato al giornale in cui sono stati presi  in considerazioni 25 grandi della letteratura. Ogni dvd è presentato da un'esponente della letteratura contemporanea.  Il dvd è corredato da un inserto in cui si tratteggiano la biografia, i romanzi e lo stile dei protagonisti. Dal 4 marzo il dvd n° 21 in edicola è dedicato a Georges Simenon introdotto da Camilleri.

sabato 5 marzo 2011

SIMENON LE TRADUZIONI E I SUOI EDITORI NEL MONDO

Abbiamo parlato spesso della diffusione in moltissimi paesi del mondo dei romanzi di Simenon e delle inchieste del commissario Maigret. Simenon, da un certo momento in poi, riserva una certa attenzione ai diritti ceduti all'estero. Già in una lettera del 1939 precisava la sua intenzione di non trattare più con i piccoli editori e di cedere i diritti solo a chi comprava un blocco consistente delle sue opere (ad esempio tutti i Maigret). E nel '46 dichiarava "...i miei contratti per le traduzioni sono ormai strutturati in modo che io non debba occuparmi più di nulla e, una volta scritto, il romanzo venga pubblicato automaticamente nei diversi paesi... almeno per quelli che posso raggiungere attualmente...".  E infatti Pedigree (1948) uscirà ovunque nello stesso periodo e con le stesse modalità. E a proposito dell'Italia puntualizzava "...io sono uno degli autori più difficili da tradurre, perché non esiste che un italiano letterario in letteratura - spiegava in un'intervista del '82 a Piron e Sacré - D'altronde in ogni regione ci sono dei dialetti e allora immaginate di tradurre con semplicità nella regione di O' sole mio (riferendosi ovviamente alla Campania). E' il paese dove questo è più difficile...".
In effetti Simenon aveva colto un aspetto peculiare della letteratura italiana che, tranne qualche raro caso, è sempre stata di elite e che aveva una tradizione, come in Francia, una diffusione di letteratura popolare che aveva avuto tra l'altro anche una sua funzione nell'unificare ed omogeneizzare la lingua delle varie regioni. E infatti, ad esempio, le traduzioni in inglese risultavano molto più facili. E poi lo scrittore non smetteva di meravigliarsi delle sue traduzioni in paesi lontani dalla cultura francese, europea ed occidentale.
"...Pensate che sono tradotto in paesi dove la gente vive ancora in tende di pelle e girano tutt'oggi sui cammelli, è davvero tutto molto strano. Cosa capiranno dei miei libri? Non ho idea. ...Forse perché l'uomo è uguale dappertutto?... Forse perchè io non appartengo a nessun posto, non sono l'uomo di un non-luogo...".
Infine, per curiosità, andiamo a compilare un sommario riepilogo su quali siano stati e quali sono oggi i principali editori che hanno tradotto Simenon sia in Francia che nelle nazioni più importanti.
Francia: Ferenczy • Fayard • Presses de La Cité • Omnibus/Les Livres de Poche
Italia: Mondadori • Adelphi
Gran Bretagna: Hamish Hamilton • Chorion UK
Germania: Veralg Diogenes
Usa: Hamish Hamilton • Chorion House Publishing U.S. • Melville House Publishing • Penguin Book Usa (Collane: Penguin Mysteries e Maigret Mysteries) •
New York Review Books Classics 
Sud Africa: Penguin Books South Africa

venerdì 4 marzo 2011

SIMENON E MAIGRET PER... GIOCARE

Qualsiasi momento è buono per giocare, anche con Simenon. A patto che conosciate il francese, il sito della Omnibus/Livre de Poche, http://croiser-maigret.com/jeu_concours.html presenta la seguente iniziativa. Il sito propone una serie di 25 immagini, selezionate tra quelle inviate dagli utenti, foto di atmosfera parigina. Votando quella che vi piace di più, potrete partecipare al'estrazione a sorte di 50 premi, ognuno costituito da un libro di Maigret della Omnibus + due libri di Maigret a scelta nella collana Livre de Poche. Il voto va espresso entro il 15 marzo e sul sito troverete tutte le indicazioni del caso.
Per quelli che hanno inviato le foto selezionate, il vincitore riceverà la collezione Tout Maigret  della Omnibus (10 volumi), mentre dal 2° al 5° piazzato riceveranno Les Frères Rico illustrati da Loustal (edizione Luxe Omnibus) + il libro Les Premières Enquêtes de Maigret e il libro Grandes enquêtes de Maigret (edizione speciale) della collana Livre de Poche.

giovedì 3 marzo 2011

MA CHI E' QUESTO SIMENON?

Quando fu lanciata la serie del commmissario Maigret, quasi nessuno conosceva Georges Simenon scrittore. Durante i nove anni a Parigi, nella sua produzione letteraria, oltre duecentocinquanta tra romanzi popolari, racconti, romanzi brevi, ma sempre utilizzando uno pseudonimo, anzi più pseudonimi, una ventina circa. E' normale quindi che, quando nel mondo editoriale e giornalistico, iniziano a circolare le voci sul lancio di una prossima serie poliziesca, per di più promozionata in grande stile, tutti si chiedano chi è questo Georges Simenon. Qualche idea in merito c'è, ma solo perchè uno degli pseudonimi più utilizzati dal nostro scrittore era quello di Georges Sim. Anzi qualcuno crede addiritura che quello sia il suo vero nome mentre Simenon sia un ulteriore pseudonimo. Ma il grande pubblico non conosce quel nome.
Qualche esempio dai giornali dell'epoca.
Fedredric Lefevre, riporta una presentazione dello stesso Siemenon su La République del 16/02/1931
"...Fino ad oggi mi sono chiamato Sim, Georges Sim, ma adesso ne ho abbastanza di chiamarmi Sim, a questo punto riprenderò il mio vero nome e intendo firmare i miei libri come Georges Simenon.
- Ah! Voi scrivete dei libri? - fa sarcastico Lefevre
- Ne ho scritti pochi - risponde ironico Simenon - ho già ventinove anni e ne ho pubblicati soltano 277. Non è il mio mestiere..."
L'Oeil de Paris  del 14/02/1931:
"...Il romanziere, dopo dopo una crociera di tre anni dal Mediterraneo all'oceano Glacial Arctique , sta rientrando a Parigi e cinque dei suoi romanzi stanno per uscire con la firma di Georges Simenon... L'egnimatico Simenon non è altro che un romanziere  - del settore feuillettons - che si è fatto conoscere  in questo genere  sotto il nome di Georges Simenon..."
Paris-Midi del 21/02/1931 presenta, a firma Pierre Lazareff, quello che considera un personaggio poco conosciuto.
"...Si tratta di lanciare una collezione di romanzi polizieschi, l'autore Georges Simenon, scrivendo dediche in un angolo, senza che la folla che gozzovgliava intorno a lui, sembrava interessargli...".
Dopo diciannove inchieste del commissario Maigret tutti sapranno chi è Georges Simenon.

SIMENON, ALTO COMMISSARIO DEI RIFUGIATI?

No, non è una metafora. E non c'entra nulla con la tragedia dei rifugiati e dell'attuale tragedia degli sfollati dell'Africa mediterranea. Siamo nel 1940 e le truppe tedesche naziste hanno appena invaso il Belgio, la popolazione scappa da tutte le parti, ma dal Ministero degli esteri vengono delle indicazioni precise. La Charente è stata dichiarata zona d'accoglienza per i rifugiati belgi. E, grazie ad una comunicazione dell'ambasciata belga in Francia, Simenon viene a sapere che é stato nominato Alto Commissario per i rifugiati belgi.
L'ambasciata dà allo scrittore carta bianca per organizzare l'accoglienza, gli concede il diritto di requisizione, l'incarico di ripartire nel modo più adeguato la  distribuzione dei rifugiati nelle varie zone della regione.
"Partite stasera e  domani mettetevi a rapporto dal prefetto, il sindaco e le altre autorità.... - così concluse l'addetto dell'ambasciata - E' un ordine, soldato Simenon!"
E Simenon non si tira indietro.  Il primo compito era quello di sistemare oltre cinquantamila rifugiati in arrivo a La Rochelle, che si sarebbero ammassati sulle banchine della stazione. Ci sono diverse testimonianze dell'impegno e della gravità con cui lo scrittore prese l'impegno. " ...Era buono e generoso, ricordo la sua commozione e la sua efficienza quando arrivò in stazione il treno con i poveri rifugiati belgi - testimonia un osservatore francese - Si occupò di suoi compatrioti sempre con molta comprensione e con uno slancio d'entusiasmo...". Anche la Boule testimonia in tal senso. "...Quando non sapeva dove sistemarli, li portava da noi a Nieul e questo gli portava via gran parte del tempo. Talvolta li metteva in salone  e un po' dappertutto. Ma poi i tedeschi requisirono la casa e allora dovettero andarsene tutti.
Da questa esperienza durata oltre quattro mesi, Simenon trasse ispirazione per due dei suoi romanzi Le clan des Ostendais (1947 - Gallimard) e Le train (1961- Presses de La Cité)

mercoledì 2 marzo 2011

SIMENON E LE ULTIME PAROLE FAMOSE

"Ho scritto, per Fayard, nei tempi previsti dal mio contratto, diciotto o venti romanzi polizieschi. Questi sono stati tradotti poco a poco in tutte le lingue, compresi lo yiddish, l'esperanto e il giapponese. Diciotto mesi esatti dopo la firma del contratto, annunciavo allo stesso Fayard, che non comprese mai il perché della mia decisione:
- Abbandono il romanzo poliziesco.Ne ho abbastanza del personaggio di Maigret.
Credo che mi ritenne folle o almeno paranoico. Da bravo commerciante non poteva comprendere come si potesse abbandonare così una gallina dalle uova d'oro....Penso che mi capirete. Io mi sentivo, io mi credevo abbastanza forte da trascurare un'altra convenzione, un supporto di cui non avevo più bisogno. Io mi rapportavo ormai all'uomo, all'uomo nudo, all'uomo faccia a faccia con il suo destino, che costituisce, a mio avviso, la risorsa migliore del romanzo" .
A parlare così, anzi a scrivere,  e lo si sarà capito, era proprio Simenon, che ne L'age du roman (1943)  raccontava quello che succedeva una decina d'anni prima (nel 1934 per la precisione) quando la serie delle inchieste del commissario Maigret gli aveva dato un posto di tutto rispetto tra gli scrittori, popolarità internazionale e molti, molti soldi. Ma in quel momento Simenon pensava a diventare un romanziere e non solo uno scrittore. Era il traguardo che si era prefisso da quando aveva preso la decisione di lasciare il Belgio, il suo posto di redattore a la Gazette de Liége, la sua fidanzata Tigy e la sua famiglia.
Ma dovevano restare le "ultime parole famose", perchè sia pure dopo una pausa di otto anni, riprese a scrivere le inchieste del suo commissario quando scriveva per la Gallimard. Ne pubblicò poi un'altra ottantina, tra racconti e romanzi, fino al 1972.
Ma non per questo tralasciò il suo programma. Scrisse circa 150 tra romans-durs e romanzi a carattere autobiografico e tutto il mondo ne riconobbe il valore come romanziere, oltre al merito di aver creato Maigret.

SIMENON E BETTY, CINQUANT'ANNI FA'

Era il marzo del 1961 quando Simenon terminava la stesura di Betty uno dei suoi romanzi più intensi e famosi. Dopo mezzo secolo questo libro rivela ancora tutta la sua freschezza e l'attualità delle problematiche che pone. Ed è un romanzo che tocca particolarmente le donne. Commentava in rete una sua lettrice "Ma quanto mi piace quest'uomo? Ma quanto scrive meravigliosamente? Ma come fà ad avere in testa tutte quelle storie?... Betty è il tipo di donna che a Simenon piace molto, perché gli permette di tirare fuori la parte "meno bella e decorosa" (eppure spesso vera) di ognuno di noi..."
In effetti questo romanzo, almeno nelle intenzioni doveva chiamarsi Le Cauchemar (L'incubo) e questo già la dice lunga sul tipo di storia e di personaggio che Simenon ci racconta.
Betty è una donna insoddisfatta, non è gratificata dalla vita che conduce,  gli incubi passati che ancora incombono e la mancanza di speranza nel futuro. Lo scrittore ce la presenta nei bar parigini degli Champs-Elysées, in atteggiamenti molto disinvolti con gli uomini che la circondano, mentre beve cocktail oltre il dovuto... Ma non è una donnetta, il suo portamento e i suoi vestiti fanno pensare a ben altro. Chi si nasconde dietro quella figura, quale storia, quali aspirazioni, quali avvenimenti? E qui parte una sottile ed efficace esplorazione della psicologia femminile che Simenon conduce in modo magistrale, con un istinto e un'immediatezza particolari, analizzando l'animo di una donna allontanata dalla famiglia e privata dell'amore dei suoi figli. Ma non si tratta di un romanzo che abbia richiesto lunghe riflessioni e molto tempo a causa della sua complessità. Come ci informa lo scrittore stesso, anche in questo caso sono bastati i famosi sette giorni. La prima impressione però non è positiva se, messa la parola fine, si chiedeva "Ma perché tra qualche mese delle persone dovrebbero pagare per leggere questo libro?". Finita la revisione però si dice invece "abbastanza soddisfatto" e anzi azzarda che, in fin dei conti, potrebbe definirsi anche "molto soddisfatto". E ancora una volta Simenon conferma il fiuto del romanziere di razza e soprattutto dà prova della conoscenza degli uomini e anche dei suoi lettori. Betty in effetti si rivelò un successo long-seller, non fece molto clamore all'uscita, ma divenne uno dei romanzi di riferimento dell'opera simenoniana. Il successo è tangibile ancor oggi, dimostrato dalle dodici edizioni stampate dall'Adelphi (più di una l'anno) da quando pubblico nel 1992 il romanzo in concomitanza con la trasposizione cinematografica, diretta da Claude Chabrol, nello stesso anno, in cui il personaggio di Betty è interpretato da Marie Trintignant.