venerdì 9 agosto 2019

SIMENON SIMENON. ROMANZIERE POPOLARE, MA ANCHE POPULISTA?


Nella narrativa più popolare dello scrittore sono ravvisabili segni di populismo?

SIMENON SIMENON, ROMANCIER POPULAIRE, MAIS AUSSI POPULISTE ?
Dans la littérature plus populaire de l'écrivain, y a-t-il des signes reconnaissables de populisme ?
SIMENON SIMENON. A POPULAR NOVELIST, BUT ALSO POPULIST?
In the writer's more popular literature, are there recognizable signs of populism?



Si fa un gran parlare di populismo di questi tempi. Grazie, o per colpa, della politica soprattutto. Per i pochi cui queste “chiacchiere” non fossero arrivate alle orecchie, qui diremo sbrigativamente che si tratta di una teoria politica secondo la quale, come dice la parola stessa, si tende a privilegiare più direttamente possibile la volontà del popolo nelle scelte economico-politico-sociali di uno Stato, o con l'emergere di politici che s'intestano la funzione di portavoce delle istanze popolari, oppure con la creazione di meccanismi più o meno automatici (talvolta funzionanti, in altri casi inceppati) che escludono (o almeno tentano di bypassare) la funzione di mediazione (ad esempio nel sistema della democrazia rappresentativa) di un organo elettivo come il Parlamento. Referendum, sondaggi, a volte persino il cosiddetto "furor di popolo" contribuiscono a tradurre in leggi e norme i desiderata del popolo.
Ma populista è davvero una categoria che in qualche modo può essere usata anche per la narrativa?
Ma populista è davvero una categoria che in qualche modo pò essere usata anche per la narrativa?
L'Encicopedia Treccani scrive testualmente che si tratta di un'espressione "...di per sé idonea a designare tanto la letteratura creata dal popolo quanto quella fatta per il popolo...". E poi ricorda come questa sia una "...produzione letteraria di modeste ambizioni formali e culturali e di grande successo presso il pubblico di massa, e in particolare quella che rientra nei generi di consumo (detti anche, complessivamente, paraletteratura), - quali punti in comune con la la letteratura-alimentare o la semi-letteratura di simenoniana concezione? - come attualmente il romanzo poliziesco e di spionaggio, il romanzo rosa, la fantascienza, il racconto del terrore, quello pornografico, e le loro varie contaminazioni...".
Siamo nella letteratura semi-alimentare, cioè nei Maigret, narrativa di genere poliziesco, o in quella dei romanzi brevi e dei racconti su ordinazione del periodo precedente? Se non siamo proprio in questo milieu, siamo certamente nei paraggi.
Ma Simenon, dai Maigret in poi, ha sempre rivendicato la sua indipendenza d'ispirazione, aveva corso per troppi anni dietro agli schematici modelli della letteratura di genere, con trame, personaggi e addirittura finali già predeterminati, per non voler, dopo, scrivere quello che voleva, nel modo in cui gli piaceva e trattando gli argomenti di suo esclusivo interesse.
Certo che poi i suoi protagonisti fossero delle persone qualsiasi, talvolta anche del popolino, cameriere, ciabattini, impiegati, pescatori, dattilografe, è vero e non possiamo escludere che le sue frequentazioni degli anni '20 a Parigi e le centinaia di titoli scritti su commissione, qualche traccia l'avessero lasciata. 
Schematicamente potremmo dire che nella prima fase, quella delle decine di pseudonimi, la sua era una letteratura populista nel senso che rispondeva a dei cliché che rappresentavano esattamente quello che il popolo-lettore voleva, con dei protagonisti che gli piacessero, con delle vicende che  seguissero delle vie attese e delle conclusioni che facessero felice chi leggeva.
Simenon da una parte ci teneva ad essere uno scrittore popolare, lo dimostrano anche il fatto che gli piaceva considerare il suo come un lavoro artigianale, perché fatto con le mani e perché richiedeva fatica (a fine di ogni seduta di scrittura, pesando gli indumenti indossati, registrava la perdita di circa 600 grammi in sudore). E poi la semplicità della scrittura e addirittura l’impiego di quelle che lui chiamava les môts-matière. Dall’altra però ci teneva che la sua fosse considerata una letteratura “distinta” dagli altri, cosa che anche Gide riconosceva e per la quale aveva addirittura coniato l’allocuzione “letteratura-media”, definizione per la verità non molto felice, un po’ vaga e atipica soprattutto per un romanziere per il quale aveva un grande ammirazione e il quale, per un paio di volte, fu vicino al Nobel per la letteratura. (m.t.)

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