mercoledì 26 aprile 2017

SIMENON SIMENON. L'ACOOL NELLA VITA E NELLE OPERE DEL ROMANZIERE

La sua presenza e i suoi effetti nei romans durs, nei Maigret e nella sua vita personale

SIMENON SIMENON. L'ALCOOL DANS LA VIE ET L'OEUVRE DU ROMANCIER
Sa présence et ses effets dans les romans durs, dans les Maigret et dans sa vie personnelle
SIMENON SIMENON. ALCOHOL IN THE NOVELIST’S LIFE AND WORKS
Its presence and effects in the romans durs, the Maigrets, and his personal life



Alcool o alcol? La grammatica italiana stabilisce che entrambe le forme sono corrette, anche se l'uso di "alcol" è più diffuso. Quello di cui parliamo oggi invece è l'abuso di alcol.
E la presenza etilica ha una certa pervadenza sia nella vita che nell'opera di Simenon.
Le prime cose che vengono in mente, sui due versanti, sono i problemi con gli alcolici della sua seconda moglie, Denyse e le bevute a ripetizione del commissario Maigret.
Ma anche nei romans durs troviamo esempi di vite, per così dire, annegate nell'alcol. Una dipendenza che per qualche tempo ha afflitto il romanziere, soprattutto in alcuni dei suoi anni americani.
L'ultimo bicchiere. Questa è spesso la frase pronunciata da chi beve forte. Ma per il commissario l'ultimo bicchiere sembra non arrivare mai. Però "...Maigret non è mai ubriaco - sostiene Simenon - e d'altronde non considero vergognoso essere ubriachi non più di avere una malattia di cuore...".
Già, birra, prunella, vino bianco, calvados si mischiano nello stomaco del commissario a digiuno, a pancia piena, di giorno, di sera, di notte, che stia a Quai des Orfèvres, a casa o in giro. La sua predilezione per l'alcol ha sollevato addirittura qualche critica dalle parti dei benpensanti, affermando come il comportamento del commissario fosse assolutamente di cattivo esempio e perciò il personaggio stesso censurabile.
Invece nessuna critica ai bevitori negli Usa a cavallo degli anni '40 e '50 quando gli americani bevevano a fiumi durante i cocktail, negli aperitivi, di sera nei pub o nei bar, durante i ricevimenti, nei party di qualsiasi tipo...insomma ogni occasione era buona. E da perfetta allineata, Denyse Ouimet, origine canadese, seconda moglie di Simenon, beveva molto. E in quegli anni anche lo scrittore beveva non poco.
"...  uno stato particolare, quasi permanente in cui si è sotto l'influenza dell'alcol sia nelle ore in cui si beve, sia in quelle in cui si attende impazientemente de bere, .... se non si è vissuta questa esperienza è difficile capire la vita degli americani...questo (il bere) fà parte della vita privata e pubblica, del loro folclore si potrebbe dire...".
Ma il folclore avrebbe danneggiato seriamente la vita di Denyse. Ad un certo punto Simenon ebbe coscienza che era il momento di smettere e lei, in un primo periodo, lo seguì. Poi invece in Europa riprese a bere decisamente, peggiorando la sua situazione d'instabilità mentale, probabilmente in parte dovuta anche alla dipendenza dall'alcol, in un cerchio senza fine che la porterà a crisi molto gravi e all'urgenza di cure adeguate.
Ma anche da giovane, prima di conoscere Denyse e l'America, Simenon beveva. Racconta "... a bordo della "Ginette" quando facevo il giro dei canali e dei fiumi, nel sud avevo l'abitudine di riempire una damigiana da dieci litri... bevevo quando avevo sete e non ero mai ubriaco..."
E beveva anche quando scriveva "...sempre a bordo dell'Ostrogoth, scrivendo i primi Maigret, ho preso l'abitudine di lavorare a... vino Eh, sì! Dalle sei del mattino. E siccome scrivevo mattina e pomeriggio, cioè tre capitoli al giorno..." .
E beveva sempre più, affermando che arrivava a bere mediamente tre bottiglie al giorno di Sant-Emilion, e così spiegava "... lo consideravo un consumo modesto, perché i coltivatori dei dintorni di Saint-Mesmin arrivavano a bere otto litri di vino bianco"(!)
Poi in America le cose cambiarono. "... mi misi a bere all'americana, non vino a pasto, ma prima, Manhattan, dopo Manhattan, Martini Dry dopo Martini Dry..."
Insomma come affermava  Simenon "...se non si entra personalmente in quel vortice non si può capire lo stato d'animo dell'alcolista..." e questa coazione a bere e il doloroso percorso dell'affogare nell'alcol sono ben espressi in alcuni suoi romans durs come, tra gli altri, in Antoine et Julie.
Poi lui smise di bere, ma il suo commissario no. Ormai quella liturgia di Maigret: i panini della Brasserie Dauphine, la pipa, i manicaretti della moglie, la birra, ancora la pipa, poi il calvados, di nuovo la pipa... insomma erano così connaturati al personaggio che nemmeno uno di questi poteva essere eliminato. E così possiamo dire che, pur divenuto quasi astemio, Simenon continuò a bere... per procura, tramite il suo commissario! (m.t.)

martedì 25 aprile 2017

SIMENON SIMENON. SIMENON ET LES MEILLEURS SIMENON

A propos d'une collection de romans parue en 1944 

SIMENON SIMENON. SIMENON E I MIGLIORI SIMENON 
A proposito di una collezione di romanzi pubblicata nel 1944 
SIMENON SIMENON. SIMENON AND THE BEST SIMENONS 
About a collection of novels published in 1944 

Delfzijl, février 1929, Simenon débute la rédaction de son premier Maigret. C’est aussi pour lui le temps venu pour changer de style. Fini sa période «d’apprentissage», fini les divers pseudonymes et les textes plus ou moins légers, il veut écrire de la littérature et les Maigret seront un premier pas vers celle-ci. Il cherche d’abord un nouveau pseudonyme mais, en accord avec son éditeur Fayard, il décide d’utiliser dès à présent son patronyme comme nom d’auteur. En ce qui concerne Maigret, on peut parler d’un coup de maître. Lancés par une action médiatique spectaculaire, à savoir le bal anthropométrique à la «Boule blanche», le 20 février 1931, ses romans connaissent un franc succès.
Cependant, Simenon désire toujours écrire des romans-romans, c’est-à-dire plus littéraires. En octobre 1931, un premier pas, tout petit pas, est fait vers ce but, car après avoir publié neuf Maigret, il publie enfin un non-MaigretLe Relais d’Alsace. Mais l’essentiel de son œuvre des années '30 reste tout de même des romans détectives avec Maigret pour personnage principal. Autre fait remarquable il reste fidèle à son éditeur Fayard et n’a d’autres éditeurs que pour les traductions de ses romans.  
Ce fut donc avec étonnement que Simenon et Fayard reçurent en 1944 la demande d’un petit éditeur belge, un certain Serge Baguette, d’éditer une série «Les Meilleurs Simenon». Chacun de ces romans contient une note de Simenon qui se termine comme suit: «Voilà pourquoi, je l’avoue tout simplement, j’ai accepté – après m’être rebiffé d’abord – que la présente collection de ces quelques livres s’intitule: les meilleurs Simenon». Cette note est signée de Saint Mesmin le 5 mars 1944. Bien entendu, l’accord de Fayard est également obtenu.  
La série complète comporte neuf romans, à savoir: Le Relais d’AlsaceL’Ecluse N°1La Maison du CanalLe Passager du «Polarlys»L’Ane RougeLes Fiançailles de M. HireLe Coup de LuneLe Haut Mal et L’Homme de Londres. Cette série contient également une notice biographique en neuf épisodes, un par roman, sur Simenon. Pour être complet, il faut dire que la série s’appelle: Collection Arthème Fayard Paris, Bruxelles/Paris, éditions C.I.R. (Comptoir des Imprimeries Réunies), Serge Baguette, Les Meilleurs Simenon. Nulle part il n'est fait mention d’un tirage de tête pour cette édition, cependant on a retrouvé chez des libraires des tirages sur grands papiers de tous ces romans, tirages non justifiés. Ce sont certainement de bons romans, mais reste à savoir si ce sont vraiment les meilleurs ? 

Philippe Proost 

lunedì 24 aprile 2017

SIMENON SIMENON. LIFE IN SWITZERLAND: THE EARLY YEARS

Was life a bed of roses for the man and his family? 

SIMENON SIMENON. LA VIE EN SUISSE : LES PREMIERES ANNEES 
La vie était-elle un lit de roses pour l’homme et sa famille ? 
SIMENON SIMENON. LA VITA IN SVIZZERA: I PRIMI ANNI
La vita è una tutta una passeggiata per l'uomo e la sua famiglia?

When Simenon first settled in Switzerland, where he would remain to the end of his days, one might think he had found paradise. His primary residence for six years was the chateau Échandens near francophone Lausanne. However, his biography shows that life there contained both positives and negatives. 
The positives began with the “calm, serene” existence in the “most stable” country in Europe Simenon anticipated. At the “pinnacle of order and neutrality with its notable good schools and high quality relationships,” it was “the ideal spot” for him. Moreover, Simenon, Inc, had become a considerable multi-national business, and Switzerland’s considerable financial advantages were available to him. This was particularly important, for as Assouline points out, Simenon “certainly always had a big need for money. Not to accumulate it or to grow it, but to immediately spend it. The author appropriately regarded his literary property as his wealth, and he wanted to preserve and protect it for his heirs, especially his beloved children. In his Intimate MemoirsSimenon recalls “delicious, comforting images” of a “cozy, warm, and exhilarating” life with his young children at Échandens. Indeed, a fourth child joined the other three in 1959Marc brought him a daughter-in-law in 1960, and the couple provided two grandchildren within four years. 
Unfortunately, to Simenon’s detrimenta combination of negatives progressively counterbalanced the positives in this early Switzerland period. First of all, his health deteriorated, encompassing vertigo, insomnia, neuralgia, and depression. Assouline offers as evidence of these difficulties the eight months between the writing of two romans durs with one in-between MaigretCould it be that the widowhood, retreat, depression, and suicide themes in those three works were veiled expressions of Simenon’s personal turmoil? The report that “arm paralysis” prevented the writer from typing at one point intrigues me as a physician. Was he so physically disabled that he could not type or was he so mentally distressed that he did not want to type? I suspect the latter was the more likely situation. 
The second negative in play was the deterioration of his marriage. Alcoholism and depression afflicted Georges and Denise increasinglyand since they were living on a two-way street, conflict was unavoidable. Feeling “obstructed, discouraged, and dissatisfied,” Simenon described their unexpected storms, bright spells, and gloomy stretches. Medical attention, especially Denise’s psychiatric hospitalization, may have facilitated Simenon’s partial, if not full, recovery, and his autobiographical outpourings may have contributed, too. In fact, Simenon wrote a lengthy “intimate journal” by hand over a 20-month period with the goal to put there, in a nutshell, what doe not go into my novel[…] that will relieve the disagreeable sensation of doing nothing for weeks.” How much this quasi-psychoanalytical ventilation, this “taking off the mask of novelist” as it were, may (or may not) have served as personal psychotherapy is an interesting question. Describing its content as “insincere” himself, Simenon ultimately regretted its later publication. 

David P Simmons