mercoledì 30 novembre 2011

SIMENON. LA SCOPERTA DELLA PROVINCIA

La Richardère, Marsilly, vicino a La Rochelle - Vandea
"Una mattina ho detto a Tigy: Voglio lavorare un altro posto, in una casa piccola, adatta a me, lontano dalle città, dai turisti, a due passi dal mare".
E' Simenon che parla alla moglie. Siamo andati a pescare questa frase nelle prime pagine delle sue Mémoires intimes, perchè è il momento in cui lo scrittore scopre la provincia, non solo come luogo geografico, ma anche come ambito socio-culturale che avrà una certa importanza nei suoi romanzi.
Dobbiamo però registrare qualche discordanza tra i ricordi di Simenon e la ricostruzione fatta dai suoi più accreditati biografi. Infatti questa insofferenza nei confronti della grande città, il romanziere la ricorda a metà del 1937, quando viveva a boulevard Richard-Wallace, mentre Pierre Assouline e Francis Lacassin, nelle loro scrupolose e documentate biografie, la collocano ben cinque anni prima, nell'aprile del 1932, quindi poco dopo un anno dal lancio di Maigret, quando ancora vivevano in Places des Vosges. Per quanto assistito dalla sua memoria e dalla sua efficentissima M.me Aitken, non va dimenticato che la voluminosa opera fu scritta nel 1980, quando Simenon aveva 77 anni e qualche defaillance cronologica è più che comprensibile.
Ad ogni modo vale il concetto che Simenon, fosse stressato da un'annata molto impegnativa iniziata a gennaio del '31 con tutti i preparativi del lancio delle inchieste di Maigret, avvenuta poi il 20 febbraio, con la coda delle presentazioni, delle interviste e della promozione della nuova serie (ricordiamo, erano i primi libri che uscivano firmati con il suo vero nome). Poi la scrittura tra marzo '31 e gennaio '32 di ben dieci titoli di Maigret, e di quello che viene considerato il primo dei romans-durs Le Relais d'Alsace (Fayard 1931).
Quindi parte con Tigy e fanno un lungo giro per trovare un posto adatto dove andare a vivere. Iniziano dalle coste olandesi, poi passano a quelle del Belgio, ma non trovando nulla rientrano in Francia,  attraversando Normandia, Bretagna... ma per un motivo o per l'altro non riuscivano a trovare la sistemazione che cercavano. Scendendo sempre più giù, sulla costa atlantica francese, arrivarono in Vandea e qui Simenon ebbe l'illuminazione. E qui lasciamo parlare lui "...La Vandea...un palt pays, finalmente, come il Limburgo, e di conseguenza un cielo più vasto che da qualsiasi altra parte, una luminosità speciale così ben resa da Vermeer nei suoi quadri... Sento che mi sto avvicinando alla meta. Lungo il litorale la strada ogni tanto si interrompe e ci obbliga ad una deviazione per ritrovare il mare dieci o venti chilometri più in là.... - ricorda Simenon in Mémoires intimes - ... arrivo improvvisamente in un'insenatura e vedo una casa con le torrette, una casa che conosco bene, dei prati che ho tante volte attraversato a cavallo, qualche fattoria bianca: è La Richardière, decrepita, con la maggior parte delle imposte chiuse. Ho una stretta al cuore e le guancie rigate di lacrime. Dopo due mesi di ricerche abbiamo finalmente trovato...".
E in Vandea, pur cambiando case e cittadine, Simenon resterà una decina d'anni. Ma sarà soltanto l'inizio perchè la provincia sarà sempre la sua sistemazione preferita, come negli Stati Uniti e come pure in Svizzera. Via dalla pazza folla, lo scrittore darà la sua preferenza alle piccole città, ai villaggi, a volta anche alle abitazioni isolate. E questa esperienza di vita provinciale, lui che veniva dalla grande e cosmopolita Parigi dei primi anni '30,  fu essenziale per la sua produzione letteraria, per le relative ambientazioni. E, in queste opere, Simenon dimostra di consocere perfettamente, l'ambiente, la mentalità e le relazioni di questo mondo che, soprattutto allora erano molto diversi da quelli delle grandi città.


martedì 29 novembre 2011

SIMENON SIMENON... MERCI BEAUCOUP!

Grazie a tutti coloro che ieri sera hanno partecipato a LINEA APERTA con Simenon Simenon, in occasione del suo primo compleanno. La teleconferenza via Skype, le successive chiacchierate, le domande e i consigli sono stati tutti graditi. Tanto da prendere in considerazione la proposta di qualcuno: questo incontro on-line potrebbe diventare un appuntamento fisso...chissà... con l'anno nuovo. Ci penseremo. Ringraziamo in particolar modo Gabriella, Giorgio, Fausto, Barbara, Lucia, Sandro, Massimo, Sara, Giuliano, Simona, Paolo, Roby, Antonella, Maria Pia, Tonino, Gianna, Carlotta, Alberto, Luisa, Franco...  e tutti quelli che prima e di più hanno partecipato a questa iniziativa. Un grazie anche anche a coloro con cui abbiamo chattato e parlato fino alle 23.30.
Un rigraziamento va anche a Mauro, Alessandra, Enzo e Giuseppe, rispettivamente i titolari di Thriller Magazine, L'Angolo Nero, Corpi Freddi e Thriller Café che sui loro siti e blog hanno dato la notizia e fatto gli auguri a Simenon Simenon
Ci scusiamo per qualche piccolo inconveniente tecnico, in parte fisiologico, in parte dovuto alle incognite del debutto. Comunque dalla vostra risposta sembra che l'iniziativa sia stata soddisfacente, qui a Simenon Simenon c'è soddisfazione. E da oggi, passata la festa, si pensa a come farlo crescere ancora... con il vostro seguito.

lunedì 28 novembre 2011

SIMENON, OVVERO ROMANZI DA GRANDE SCHERMO



Alla rinfusa, senza ordine cronologico, locandine di film originali e delle loro versoni estere. Una galleria di una dozzina di affiches che mettono in mostra tra i migliori attori, registi francesi, ma anche le produzioni internazionali. Dei sessanta film portati sul grande schermo dal 1932 con la Nuit de Carrefour di Jean Renoir al 2008 con L'homme de Londre di Béla Tarr. Quasi ottant'anni di cinematografia che vedono sfilare tra gli altri registi come Jean Tarride, Julian Duvivier,  Henry Decoin, Georges Lacombe, Marcel Carné, Henry Verneuil, Gilles Grangier, Jean Delannoy, Claude Autant-Lara, Jean-Pierre Melville, Pierre Granier-Deferre, Bertrand Tavernier, Calude Chabrol, Patrice Leconte, Jacques Deray, Cedric Kahn. Non meno ricca la passerella di attori e attrici, per citare i più conosciuti, Raimu, Albert Préjan, Michel Simon, Charles Laughton, Jean Gabin, Fernandel, AnnBancroft, Lee Marvin, Joseph Cotten, Van Johnson, Annie Girardot, Serge Regiani, Brigitte Bardot, Bernard Blier, Lino Ventura, Jean-Paul Belmondo, Michèle Mercier, James Mason, Géraldine Chaplin, Simone Signoret, Alain Delon, Romy Schneider, Jean Louis Tritignant, Philippe Noiret, Jean Rochefort, Charles Aznavour, Michel Serrault, Sandrine Bonnaire, Jean-Pierre Cassel, Anna Galiena, Tilda Swinton. Per visualizzare la galleria di foto in formato più grande clicca qui

domenica 27 novembre 2011

SIMENON SIMENON, PRIMO COMPLEANNO, DOMANI SERA DA NON PERDERE

Vi ricordiamo che domani Simenon Simenon compie un anno e per l'occasione avremo una teleconferenza tramite Skype dalle 21.00 alle 22.00. Dopo fino alle 23.30 potrete, sempre via Skype, telefonare e chattare singolarmente. Ricordiamo a coloro che desiderassero partecipare alla teleconferenza, di inviare il loro account-skype, in modo da essere inseriti tra le altre persone che saranno chiamate. (facendo direttemanete una telefonata prima all'account simenonsimeon, o mandando un mail a simenon.simenon@temateam.com). Ricordate di tener acceso Skype e alle 21.00 sarete chiamati per partecipare alla conferenza on-line, che sarà poi il modo di festeggiare il primo compleanno di Simenon Simenon e di conoscerci meglio. Domande, curiosità, critiche, commenti... sarà una serata molto interattiva! A domani, quindi.

SIMENON. LE REGOLE DI UN SENZA REGOLE

Tra Aimer d'amour, firmato Georges Sim, e Pedigree corrono 10 anni
Arrivare alla letteratura quella dei romans-durs, fu per Simenon anche un liberazione. Già si era tolto di torno le  rigide strutture delle trame dei romanzi popoari di genere, d'avventura o sentimentali che fossero. Lì c'erano delle prerogative inderogabili cui lo scrittore si doveva attenere per il profilo del protagonista, la presenza di certe figure, l'andamento e il finale che richiedevano dei passaggi obbligati e dei cliché da rispettare. Quando passò al ciclo dei Maigret le uniche regole che doveva rispettare erano quelle della serialità e del genere. Per il resto poteva inventare quel che voleva. Ma la vera libertà, quella a tutto campo che non gli poneva vincoli o paletti, era quella della letteratura tout court. Al diavolo tutte le regole! Ormai poteva scrivere con il suo stile, con il ritmo che gli era più congeniale, facendosi guidare solo dalla sua ispirazione. Scrivere libri autobiografici, romanzi più o meno aderenti alla realatà, guardare la realtà con il proprio occhio e interpretarla secondo le proprie convinzioni, scegliere se dedicarsi ad un romanzo o a un Maigret (e anche qui si prese progressivamente delle maggiori libertà) non avere più la pressione della consegna, tipica della letteratura su ordinazione, ma seguire solo il ritmo della propria creatività e della propria impellenza di gettarsi nella stesura di un romanzo.
"...le regole del romanzo d'altronde non esistono, non sono formulate né codificate - commentava Simenon - Non esiste un libro che vi possa dettare le regole del romanzo...".
Ma, potremmo comunuqe dire che le regole non finiscono mai.
In qesto caso ci riferiamo alle regole della tecnica di scrittura. Esattamente quello che pensava Simenon "...Credo che nel romanzo ci sia altrettanta tecnica che nel teatro...Occorre sapere quando passare da un personaggio all'altro, e quando da una scena all'altra....".
L'apprendimento a questo serviva. Quando Simenon aveva pianificato nella sua mente i vari passaggi che gli avrebbero permesso di passare dai semplici racconti scritti sui magazine più popolari, ad un romanzo dalla struttura complessa e corale come Pedigree, a questo pensava. La scrittura come la intendeva lui, al pari di un'attività artigianale, aveva bisogno di un certo apprendistato, necessario per impadronirsi di tutte quelle regole tecniche che poi gli sarebbero servite in seguito per fare letteratura.
"...ho l'impressione che non avrei potuto scrivere Le Chat (d'altronde ci sono voluti quasi trent'anni per scriverlo, e forse anche di più), se io non avessi avuto una tecnica che mi permetteva di non pensare alla tecnica. Ecco quello cui credo serva la tecnica: il non aver bisogno di doverci pensare. Voi non pensate alla grammatica  quando scrivete, ma siete stati obbligati ad impararla, molto seriamente, fino a saperla applicare...".
E i talenti naturali? Quegli esordienti che hanno nel loro codice genetico già la capacità di coninvolgere con i loro scritti il lettore, trasmettendo sensazioni e provocando emozioni? Simenon ne ha anche per loro.
"...talvolta si trovano delle promesse nel primo libro di un giovane, ma c'è sempre qualcosa che vi infastidisce, qualche goffaggine, una certa pesantezza che dipendono dalla mancanza di tecnica, di tecnica automatica...". E Simenon a quasi settant'anni, e quattrocento titoli scritti, poteva permettersi di dirlo.

sabato 26 novembre 2011

SIMENON SI RACCONTA. LA PRIMA VOLTA

Georges Simenon a 35 anni
Si fa una gran parlare di Je me souviens (scritto nel 1941 ma pubblicato nel 1945), di Pedigree (scritto nel 1943 e pubblicato nel 1948) e di Mémoire intimes (terminato a fine 1980 e pubblicato dopo un anno)  come alcuni esempi della letteratura più strettamente biografica di Simenon. In realtà iniziò ben prima a parlare di sé. Lo fece in Les trois crimes de mes amis (Gallimard 1938). All'epoca l'autore aveva 35 anni.
Non era un po' presto per fare dell'autobiografia?
Simenon si era appena affacciato a quella letteratura che aveva sempre sognato. Iniziava allora a pubblicare con Gallimard e attraversava quel periodo in cui credeva ormai di aver chiuso con le inchieste del commissario Maigret, considerandolo solo un capitolo della sua attività letteraria, invece di una costante come invece si rivelerà.
Di cosa racconta e come lo fà in Les trois crimes de mes amis? E' in realtà un tuffo nel sua adolescenza. I protagonisti sono coetanei che ha frequentato a Liegi e che poi hanno fatto una brutta fine. La partecipazione emotiva dell'autore nel ricordare i tempi dell'adolescenza fà da contraltare allo stile cornachistico con cui narra, ad esempio il processo del suo compagno Hyacinthe Dans accusato di avere ucciso la moglie, l'amante e un prete, suo vecchio confessore. Verrà riconosciuto colpevole, verdetto: condanna a morte poi tramutata in ergastolo.  Ma si parla anche di altri due sbandati poi diventati assassini, l'illusionista detto Le Fakir  e di un giornalista che viveva di ricatti. Possiamo dire che è proprio lo stile da cronaca giudiziaria a permettere a Simenon di parlare della sua giovinezza senza il filtro della scrittura romanzata. ".... é un romanzo autobiografico vero almeno come Pedigree..." affermò in un'intervista Simenon, tanto che aveva chiesto a Gallimard che fosse pubblicato con il sottotitolo: histoire vraie. Ma si dovette accontentare di un semplice roman
Georges Simenon nel 1920 quando era ancora a Liegi
E il romanzo ci riporta al periodo in cui Georges adolescente frequentava La Caque, una sorta di società che avrebbe voluto essere segreta, composta da ragazzi che si sentivano élite e si esaltavano mischiando il marxismo, Cristo, il decadentismo, le idee libertarie e Nietzsche. Che passavano la notte bevendo e facendo grandi discorsi rivoluzionari e bellicosi che si dissolvevano alle prime luci dell'alba. Ma uno di loro, il pittore Joseph Klein, un giorno venne trovato impiccato con la sua sciarpa al batacchio della campana della chiesa di Saint-Pholien: Suicidio o omicidio mascherato? Non si appurò mai, ma fu comunque un avvenimento che segnò profondamente Simenon.
Insomma ritorna, come in altre opere, in forma più romanzata o più cronachistica, il periodo dell'adolescenza a Liegi, da cui pure aveva voluto staccarsi e anche in modo abbastanza radicale, ma come sappiamo in vari momenti cruciali della sua vità Simenon sentì il bisogno di raccontare di sé delle sue origini, di quell'ambiente che, aldilà della sua fama e della sua ricchezza, poteva ancora farlo sentire uno come gli altri.