sabato 26 novembre 2011

SIMENON SI RACCONTA. LA PRIMA VOLTA

Georges Simenon a 35 anni
Si fa una gran parlare di Je me souviens (scritto nel 1941 ma pubblicato nel 1945), di Pedigree (scritto nel 1943 e pubblicato nel 1948) e di Mémoire intimes (terminato a fine 1980 e pubblicato dopo un anno)  come alcuni esempi della letteratura più strettamente biografica di Simenon. In realtà iniziò ben prima a parlare di sé. Lo fece in Les trois crimes de mes amis (Gallimard 1938). All'epoca l'autore aveva 35 anni.
Non era un po' presto per fare dell'autobiografia?
Simenon si era appena affacciato a quella letteratura che aveva sempre sognato. Iniziava allora a pubblicare con Gallimard e attraversava quel periodo in cui credeva ormai di aver chiuso con le inchieste del commissario Maigret, considerandolo solo un capitolo della sua attività letteraria, invece di una costante come invece si rivelerà.
Di cosa racconta e come lo fà in Les trois crimes de mes amis? E' in realtà un tuffo nel sua adolescenza. I protagonisti sono coetanei che ha frequentato a Liegi e che poi hanno fatto una brutta fine. La partecipazione emotiva dell'autore nel ricordare i tempi dell'adolescenza fà da contraltare allo stile cornachistico con cui narra, ad esempio il processo del suo compagno Hyacinthe Dans accusato di avere ucciso la moglie, l'amante e un prete, suo vecchio confessore. Verrà riconosciuto colpevole, verdetto: condanna a morte poi tramutata in ergastolo.  Ma si parla anche di altri due sbandati poi diventati assassini, l'illusionista detto Le Fakir  e di un giornalista che viveva di ricatti. Possiamo dire che è proprio lo stile da cronaca giudiziaria a permettere a Simenon di parlare della sua giovinezza senza il filtro della scrittura romanzata. ".... é un romanzo autobiografico vero almeno come Pedigree..." affermò in un'intervista Simenon, tanto che aveva chiesto a Gallimard che fosse pubblicato con il sottotitolo: histoire vraie. Ma si dovette accontentare di un semplice roman
Georges Simenon nel 1920 quando era ancora a Liegi
E il romanzo ci riporta al periodo in cui Georges adolescente frequentava La Caque, una sorta di società che avrebbe voluto essere segreta, composta da ragazzi che si sentivano élite e si esaltavano mischiando il marxismo, Cristo, il decadentismo, le idee libertarie e Nietzsche. Che passavano la notte bevendo e facendo grandi discorsi rivoluzionari e bellicosi che si dissolvevano alle prime luci dell'alba. Ma uno di loro, il pittore Joseph Klein, un giorno venne trovato impiccato con la sua sciarpa al batacchio della campana della chiesa di Saint-Pholien: Suicidio o omicidio mascherato? Non si appurò mai, ma fu comunque un avvenimento che segnò profondamente Simenon.
Insomma ritorna, come in altre opere, in forma più romanzata o più cronachistica, il periodo dell'adolescenza a Liegi, da cui pure aveva voluto staccarsi e anche in modo abbastanza radicale, ma come sappiamo in vari momenti cruciali della sua vità Simenon sentì il bisogno di raccontare di sé delle sue origini, di quell'ambiente che, aldilà della sua fama e della sua ricchezza, poteva ancora farlo sentire uno come gli altri.

1 commento:

andrea franco ha detto...

"Les trois crimes des mes amis"è,a mio avviso,probabilmente la piu' interessante opera auotbiografica di simenon.nei successivi romanzi citati nel post l'attenzione sarà rivolta alla sua famiglia mentre in questo si parla dei suoi ricordi fin frequentazioni giovanili a liegi.per approfondire l'argomento e capire quanto queste persone come hyacinte dans abbiano influito sull'opera simenoniana consiglio la lettura di "les vrais crimes de simenon"