giovedì 30 ottobre 2014

SIMENON SIMENON. PERCHE' MAIGRET NON POTEVA NASCERE CHE DALLA PENNA DI SIMENON?

Forse non tutti sanno con quante prove si cimentò Simenon, nell'ultimo periodo della letteratura popolare, per trovare il personaggio giusto... quello che gli avrebbe fatto fare il salto dalla letteratura poplare su ordinazione, ad una letteratura espressione delle sue scelte e delle sue capacità.
Certo ci voleva l'intuizione giusta. Ma anche per uno intuitivo come Simenon ci fu un periodo d'incertezza. La figura di Maigret già appriva qua e là abbozzata in qualche romanzo popolare, ma anche quella di un altro eroe... agli antipodi del commissario, quel Yves Jarry, e poi l'ispettore Sancette, senza scordare le figure dei futuri ispettori di Maigret, che avevano tentato la via dei protagonisti... Come ci ricorda la nostra Murielle Wenger nel suo studio, Le quatre fidèles de Maigret, nel romanzo Fièvre  Lucas è un ispettore agli ordini addirittura del commissario Torrence, mentre ne L'inconnue è Torrence ad essere l'ispettore che dipende dal commissario Torrence. Entrambe i romanzi sono contemporaneti all'uscita di Maigret e firmati con uno dei venti pseudonimi simenoniani: Christian Brulls.
Possiamo dire che tutti questi tentativi, portati avanti sin all'uscità dei Maigret, nonostante la convinzione di Simenon sulla bontà del personaggio Maigret, possono essere conisderate degli outsider, in caso il commissario avesse fatto fiasco.
Ma, come si sa, alla fine fu lui che vinse. Vuoi per la caparbietà con cui il romanziere aveva iniziato a scrivere un discreto numero d'inchieste prima che fosse lanciata la serie e pubblicati i primi titoli e vuoi perché quell'investigatore, assolutamente fuori dai canoni dei detective letterari di successo, era quello che evidentemente il pubblico aspettava... finalmente un personaggio con cui potersi identificare, praticamente un qualsiasi funzionario dello stato, un piccolo borghese, senza tratti eroici e senza le qualità del superuomo. Non è giovane, non è bello, non porta la pistola, non guida l'automobile, non flirta con le donne, non si serve di congegni tecnologici o futuristici. E, come diceva Simenon stesso "...non è nemmano intelligente, è intuitivo...".
E poi, come ci fa notare il grande studioso simenoniano Pierre Assouline "... Jules Maigret, un poliziotto così francese, non poteva che nascere dallo spirito di un romanziere di gran fiuto... Maigret è la profonda Francia fatta uomo, ma la Francia d'un tempo, quella di Moulins (Allier), tale e quale appare ne L'Affaire Saint-Fiacre de Jean Delannoy...".
Abbiamo prima sia parlato dell'intuitività dello scrittore che citato quella del commissario.
Uno come Simenon, che affidava la complessità dei suoi romanzi e la profondità psicologica dell'interazione dei suoi personaggi alla trance creativa dell'état del roman, quale tipologia d'indagine avrebbe potuto immaginare per il suo personaggio? Ancora una volta Assouline dice parole definitive sull'argomento "...il suo fiuto (ma forse meglio il suo odorato come scrive Assouline stesso n.d.r), ben prima della sua capacità di riflessione, lo conduce alle più audaci deduzioni. Ragiona meno di quanto non proceda per associazione d'idee...".
E' l'uomo semplice  che Simenon, più volte idealizza nei suoi romanzi, ma anche nelle sue parole, che è talmente suo che, quando ritiene di potersene sbarazzare (finito il contratto dei primi diciannove titoli per Fayard), dovrà fare i conti, certo con il mercarto e i suoi editori (persino Gallimard) che gli chiedevano di riprendere la serie e il personaggio. Ma forse in quel semplice e schivo commissario c'era molto di sè, molto più di quanto lui stesso non potesse supporne... più di quanto qualsiasi personaggio letterario si porti dentro frammenti della mente e dell'animo dell'autore. 
Qui il legame è particolare e si protrae, in modo del tutto inconsueto per la letteratura, anche per quella seriale, per ben quarant'anni e con oltre un centinaio d'inchieste (75 romanzi e 28 racconti), in quadro che vede l'autore dedicarsi alla produzione di otre un centinaio di romanzi che lo hanno portato un paio di volte vicino al Nobel.
"...un uomo con delle precise abitudini, di poche chiacchiere, con una struttura plebea, un blocco imressionate di fiducia in sè stesso, la pipa sempre tra i denti - ci spiega mirabilmente ancora Pierre Assuoline - vicino agli umili e alla povera gente, identificandosi sempre negli altri, ma concedendo maggior empatia al colpevole che alla vittima... che s'interessa più alla qualità di un'atmosfera, alle caratteristiche di un ambiente e alle debolezze dei personaggi che all'intrigo, agli inidizi e alla suspense...".
Conclude Assouline: "... i migliori Maigret sono quelli dove non  c'è nemmeno il morto. Simenonianissimo....".
E ciò letto, non crediamo ci sia bisogno di aggiungere nemmeno di  una parola.

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