sabato 24 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. DAVVERO MAIGRET SMETTEREBBE DI FUMARE LA PIPA?....


Ancora Maigret. Ancora la pipa, questa volta è un singolare ritratto che Paolo Secondini ha tratteggiato per Simenon-Simenon, un commissario... anzi un marito di fronte ad un dilemma non da poco. Breve, intenso, anche commovente. Un Maigret diverso, e purtuttavia il Maigret di sempre, quello che ben conosciamo e che amiamo. Buona lettura.

 
I primi di novembre.
Fuori pioviggina.
Il commissario Maigret se ne sta nel salotto del suo appartamento in boulevard Richard Renoir, sprofondato in una poltrona, le braccia incrociate sul petto.
La signora Maigret, seduta al tavolo, nei pressi della finestra per ricevere più luce, ha tra le mani qualcosa di suo marito, forse un calzino, che rammenda con pazienza, con applicazione, come è solita fare.
Nella stanza c’è silenzio.
L’atmosfera è di quelle un po’ grevi, sonnacchiose. Basterebbe chiudere gli occhi per addormentarsi.
Il commissario distoglie lo sguardo dalle due foto in cornice dei suoi genitori che pendono dalla parete, proprio sopra la credenza, e torna a fissare, poggiata sul tavolino davanti alla poltrona, la sua pipa.
È da un pezzo che egli non la carica, che non l’accende, che non la fuma. Quanti giorni sono passati? Tre, quattro… o forse di più?
Improvvisamente, una mattina, si è svegliato col fermo proposito di smettere di fumare.
Il giorno prima ha letto un articolo, passatogli dall’amico Pardon, sui danni che il fumo può provocare all’organismo.
Ne è rimasto molto impressionato.
Ha pensato subito a Louise, e ha sentito un brivido percorrergli la schiena: E se io di colpo morissi?... Se Louise restasse sola in questo appartamento?... Cosa farebbe senza di me? Saprebbe cavarsela?... Ma sì, sì… certo… è una donna in gamba, autosufficiente, mica una di quelle che hanno bisogno…
Questi pensieri, d’un tratto, hanno riempito la mente del commissario, rendendolo ancora più triste.
Con lo sguardo è andato alla pipa sul tavolino. Si è sentito calarsi nei panni del malinconico principe Amleto, tormentato da un grave dubbio:
Fumare o non fumare?
Che cosa ci può essere,
in certi momenti,
di più piacevole,
di più rilassante di una buona pipa
che tiri bene,
che ti dia,
con il suo magnifico odore di tabacco,
il senso fragrante della vita?...
Ma se il fumo facesse
davvero male come si dice,
come dicono fonti ben informate,
non sarebbe opportuno che si smettesse
una volta per tutte di fumare?...
Questo è il dilemma:
fumare o non fumare?
Quasi istintivamente la mano del commissario Maigret è andata alla pipa, l’ha presa, l’ha sollevata con molta lentezza davanti agli occhi, poi, come sempre, se l’è messa in bocca.
“In fondo,” ha pensato, “tenerla tra le labbra senza caricarla, senza accenderla, non è fumare… Come posso separarmene del tutto?”
Ha chiuso gli occhi e, immergendosi nell’atmosfera sonnacchiosa del salotto, dopo un po’ si è addormentato, con la pipa ancora tra le labbra: ormai parte integrante di se stesso.

Paolo Secondini

venerdì 23 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. PER RICORDARE ANCORA IL ROMANZIERE. E' L'ORA DI LISBONA

 

Iniziata l' 8 gennaio, andrà avanti fino al prossimo 18 aprile la mostra allestita a Lisbona nella Sala de Referência della Biblioteca Nacional del Portogallo, Mais do que Maigret. In occasione del 25 °anniversario della morte di Georges Simenon (1903-1989), la BNP ha infatti organizzato un evento in cui vengono esposte le prime edizioni portoghesi di quello che viene da loro definito "uno degli scrittori di riferimento del romanzo poliziesco".
 
Tra le iniziative messe in cantiere, c'è anche in un e-book, dove si possono trovare le opere esposte alla rassegna portoghese. Si ricorda che la prima traduzione portoghese di un  romanzo di Georges Simenon è stato Maigret e o Condenado à morte, pubblicato nel 1932, per l'edizioni Clássica Editora nella collana Os Melhores Romances Policiais con la traduzione di Adolfo Coelho. La prova del suo successo è data dal fatto che anche in Portogallo. alcuni anni più tardi, Simenon è stato di nuovo pubblicato, questa volta in una collana dedicata ai suoi romanzi, Romances policía Georges Simenon, collana il cui  il titolo d'esordio è stato O cão amarelo (Le chien jaune), tradotto da Adolfo Casais Monteiro, pubblicato nel 1939 dalla ENP (Empresa Nacional de Pubblicità). Per chi volesse maggiori informazioni su questa manifestazione potrà scrivere all'indirizzo internet rel_publicas@bnportugal.pt

giovedì 22 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. MAIGRET FURIOSO: DA OGGI VIETATO FUMARE!


Il commissario era rabbuiato. Buttò giù l'ultimo sorso di birra, salutò ed usci dalla brasserie Dauphine. Era di cattivo umore e quella giornata fredda e umida
non aiutava certo a migliorarlo. Tolse la pipa dai denti e la guardò con un'aria interrogativa, poi inziò a camminare con passi pesanti, nemmeno volesse imprimere un'impronta sul selciato... Quello che aveva letto sul quotidiano trovato sul bancone di zinco della brasserie lo aveva davvero messo di cattivo umore.
"Nuove misure antifumo" era il titolo di un articolo che a pagina 3 de Le Parisien riportava un disegno di legge del governo su nuove restrizioni sul fumo.
Ripensò a quelle andate in vigore qualche anno prima (il divieto di fumare negli uffuci pubblici). Quel giorno aveva fatto una scenata memorabile. Già era mal predisposto per il fatto che, senza chiedergli nulla, avevano sostituito la sua amata stufa a carbone con un impianto di riscaldamento a gas. Poi l'annuncio di quel divieto lo aveva fatto infuriare. Aveva strappato in pezzi il cartello che avrebbe dovuto essere appeso dietro la porta. Aveva dato in escandescenze come rare volte era successo e tutti, a Quais des Orfvrés, lo ricordavano bene. Poi sembrava essersi calmato. Si era fatto dare un'altro di quei maledetti cartelli in cui andava indicato il responsabile della sorveglianza antifumo.
- Sono io. Sì io, Jules Maigret, commissario divisionario della polizia giudiziaria di Parigi ad essere il responsabile per questo ufficio - e così dicendo vergò il suo nome sul cartello con una tale forza che sembrava volesse inciderlo - Chiunque abbia qualcosa da dire, dovrà dirlo a me. E io continuerò a fumare la mia pipa in ufficio... anche dieci volte al giorno!
Maigret aveva spalancato la porta di comunicazione con la stanza degli ispettori e quella che dava sul corridoio, come volesse farsi sentire da tutti.
- Voglio vedere chi verrà qui ad impedirmi di fumare! Mi devono arrestare. Devono arrestare il commissario più alto in grado e più anziano di tutta la polizia di Parigi perché ha fumato la pipa! - la voce alta, il tono di sfida, Maigret sembrava non volersi fermare - La salute... la salute...? Io sto benissimo e non ventemi a raccontare balle!...
Poi attaccò il cartello dietro la porta, dando dei colpi, neanche volesse buttarla giù. Quindi il silenzio. Qualche ispettore mise il naso nella stanza, per vedere se fosse successo qualcosa, ma vide soltanto un Maigret sprofondato nella sua poltrona, che fumava come una ciminiera e con davanti una cortina di fumo che sembrava separarlo dal mondo.
Ma adesso? E no! Adesso la faccenda andava peggiorando. E di molto.
Il giornale anticipava che le norme di prossima approvazione riguardavano addirittura "gli spazi aperti", quindi stadi, spiagge, parchi. Il commissario non era certo un frequentatore di stadi e anche sulle spiaggia in realtà ci capitava molto  raramente.... ma i parchi? Beh, qualche volta sì, di tanto in tanto una passeggiata domenicale con M.me Maigret... nella bella stagione... 
Ma intanto si chiedeva cosa si intedesse per "spazi aperti". Anche la strada? E le banchine lungo la Senna? Nella sua casa a Meung-sur-Loire, quando andava a pescare sul fiume... anche quelli erano spazi aperti. O no?
Maigret era irritato da tutta quella corsa al "salutismo". Lui di sicuro avrebbe continuato a fumare, certo non si sarebbe assoggettato alle nuove norme. 
Era un sorta di sfida alle istituzione la sua, dove forse confluivano altri malcontenti che con il fumo non c'entravano affatto... In parte sì. Ma l'idea di non potersi cacciare la pipa in bocca e di accenderla,  o comunque di dover fare mente locale se si trovava in un luogo dove si poteva fimare o meno, lo incupiva. 
Si fermò a gurdare la strada... il traffico... le macchine.... Già nemmeno  in macchina si sarebbe potuto fumare, se c'era un bambino a bordo... Pensò all'utilitaria che avevano acquistato da poco e che guidava solo M.me Maigret... La coppia non aveva figli... o meglio l'unica figlia cha avevano avuto era morta prematuramente... Un velo di tristezza gli passò davanti e per un attimo si dimenticò di tutte quelle storie sul fumo.
I suoi passi l'avevano portato sul Lungosenna, fumava e camminava, ad un certo punto tra la folla intravide Lucas che con la pipa in bocca e un passo svelto gli veniva incontro. Probabilmente stava tornando a Quai des Orfévres.
Lo vide, sereno con gli occhi rivolti al cielo, che tirava grandi boccate dalla sua pipa. "Di sicuro non aveva letto il giornale" pensò Maigret.
- Salve, capo - disse Lucas quando fu a pochi passi dal commissario - ha un'aria nera... problemi?...
- No - mentì borbottando Maigret - sto solo facendo una piccola passeggiata dopo pranzo.
Lucas non ci credette. Lo conosceva troppo bene. Sapeva che quell'aria tra l'accigliato e l'assente non era buon segno. E se il capo era di umore nero, la prima regola era non rivolgergli la parola.
- Devo andare capo, Janvier mi aspetta, dobbiamo interrogare gli inquilini di quello stabile in rue Lepic... quello dell'omicidio....
- Ah, sì... il commerciante di tappeti...
- Allora la saluto... sono un po' in ritardo - E si avviò più in fretta possibile.
Maigret continuò per un po' a passeggiare, finchè non incrociò una giovane mamma che teneva per mano il figlioletto. Il bambino aveva in bocca una pipa giocattolo di plastica e sembrava darsi un contegno da adulto.
"Piccolo - disse tra sè e sè Maigret - chissà se il mondo più salutista e più igienista in cui vivrai sarà migliore o peggiore di questo?
Riaccese le pipa, fece dietrofront e si diresse a passi pesanti verso il suo ufficio.

mercoledì 21 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. ROMANZI DELLA CUVEE' FAYARD, GALLIMARD O PRESSES DE LA CITE'? / II

(segue)... Un primo periodo riguarda i romanzi editi da Fayard e da Gallimard considerati insieme. Questo gruppo riguarda "il periodo ante-guerra" (certo anche con qualche romanzo scritto durante la guerra, ma si può considerare, che storicamente parlando, la fine di questo periodo si colloca nel 1945, al momento in cui ci si rende conto che "niente sarà più come prima"): Simenon vi descrive il mondo di allora: inseparabile dal suo chapeau-melon, il commissario incrocia le ragazze degli anni folli e si sposta nella Francia che l'autore ha scoperto a bordo delle sue imbarcazioni. Con il suo nuovo eroe Simenon vuole smarcarsi dalla produzione letteraria che lo ha contraddistinto fino ad allora: entra così nella "semi-letteratura", come lui stesso l'ha definita, ed ha bisogno del suo nuovo personaggio per lanciarsi in un nuovo stile di scrittura, come un funambolo ha bisogno del suo bilanciere per tenersi in equilibrio su un filo... Simenon impara, con Maigret, ad entrare in profondità nei personaggi, a descrivere un paesaggio, un ambiente, un'atmosfera metereologica e a farli "sentire" al lettore.
Considerati insieme, i romanzi di Fayard e Gallimard assommano a venticinque. Ora, succede che i Maigret pubblicati da Presses de La Cité arrivino a cinquanta (considerando "Un Noël de Maigret" un racconto lungo e non un romanzo breve... si sa che tra i simenoniani c'è chi tiene per la prima e chi per la seconda tesi; e non prendendo in considerazione le raccolte di racconti). Se volessimo dividere in due i titoli di Presses de La Cité,  avremmo venticinque e venticinque romanzi, cioè due gruppi (ognuno dei quali equivarrebbe numericamente a quello Fayard-Gallimard), dove si nota che il primo gruppo corrisponde essenzialmente ai romanzi del "periodo americano" dell'autore (aggiungendovi l'ultimo romanzo scritto in terra francese prima della partenza per il Nuovo Mondo, "Maigret se fâche", e i tre romanzi scritti di nuovo in Francia, dopo il ritorno di Simenon sul Vecchio Continente: "Maigret tend un piège", "Un échec de Maigret" e "Maigret s'amuse") e il secondo gruppo corrisponde ai Maigret scritti sul suolo elvetico.  
Si potrebbe dunque individuare due periodi per i romanzi di Presses de La Cité: dopo il "periodo prova e messa a punto" (corrispondente ai romanzi Fayard e Gallimard). 
Il primo "periodo d'apogeo", in cui l'autore, si è riconciliato con il suo personaggio, la nostalgia favorisce il riavvicinamento, si dedica dapprima a fornire al suo personaggio un passato di maggior respiro, raccontando i suoi inizi di poliziotto, (La première enquête de Maigret), poi il suo ingresso nella letteratura (Les mémoires de Maigret); e una volta sistemate le cose con il commissario, può di nuovo raccontare le sue inchieste, sublimando, dalla lontana America, i suoi ricordi parigini d'ante-guerra... Questi Maigret sono considerati da molti come i migliori della serie, i più caratteristici e, in ogni caso, più rappresentativi dell'universo maigrettiano (possiamo citare "L'amie de Madame Maigret", "Maigret au Picratt's", "Maigret et la Grande Perche", "Maigret et l'homme du banc", "Maigret et la jeune morte", "Maigret et le corps sans tête"). 
Il secondo periodo dei romanzi Presses de La Cité sarà inaugurato da Maigret voyage, altro titolo ben scelto (come Simenon anche Maigret viaggia in Europa, facendo addirittura un'escursione in Svizzera... una felice strizzatina d'occhio... ma mentre il commissario finirà per ritrovare il suo ufficio parigino, il romanziere invece si sistemerà definitivamente in Svizzera, passando di continuo da una dimora all'altra, alla ricerca di una inaccessibile serenità...).
Il periodo svizzero dei romanzi maigrettiani s'inaugura anche simbolicamente, con un cambiamento editoriale: Maigret voyage è il primo romanzo in cui l'editore abbandona le copertine fotografiche in bianco nero, caratterizzate dal nome del commissario in una colorazione arcobaleno, per sostituirla con una copertina con il profilo stilizzato di Maigret che fuma una pipa (o dello stesso Simenon?.. l'ambiguità probabilmente è voluta...), dalla quale s'innalzano dei cerchi di fumo che circondano il titolo del romanzo, il nome dell'autore e quello del protagonista. In questo ultimo periodo, il rapporto tra il romanziere e il suo commissario presenta un'evoluzione: è l'epoca in cui Simenon trasferisce sempre più i suoi interrogativi a Maigret, che si pone infatti molte domande sulla giustizia, sulla responsabilità dell'uomo, ma anche sulla vecchiaia e sul tempo che passa. 
Con il tempo che passa, sì, Simenon somiglia di più al suo personaggio, a meno che non sia il contrario... E i temi rievocati nei Maigret riprendono sempre più quelli presentati nei romans-durs e la differenza tra le due tipologie di testi é sempre più sottile.
Riassumendo, si potrebbe dire che questo nuovo modo di dividere i romanzi del "corpus" maigrettiano, nei tre periodi proposti, presenta più che una separazione in tre tranches, una forma di evoluzione dei rapporti tra un personaggio e il suo autore, che evidenzia con il passare del tempo, un nuovo modo di convivere con l'eroe che l'ha reso celebre, cercando di trovare una distanza ideale tra creatore e creatura...

Murielle Wenger

martedì 20 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. ROMANZI DELLA CUVEE' FAYARD, GALLIMARD O PRESSES DE LA CITE'? / I


Quando un personaggio letterario diventa protagonista di numerosi romanzi e quando il loro numero é abbastanza consistente da costituitre una "saga", è grande la tentazione di cercare dei presupposti creativi, di rintracciare un'evoluzione sia nello stile in cui è scritta, sia nei rapporti tra l'autore e il suo personaggio.
Fino ad oggi abbiamo seguito l'abitudine di caratterizzare il "corpus" dei Maigret secondo tre periodi, in funzione dei tre editori che si sono succeduti (Fayard, Gallimard e Presses de La Cité), anche se questa divisione é molto relativa perchè si potrebbe guardare al "corpus" delle opere come un continuum, senza soluzione di continuità. Dopotutto non c'è stato un periodo veramente lungo in cui Simenon abbia abbandonato il suo personaggio: l'ultimo Maigret scritto per Fayard data 1934; il primo per Gallimard è scritto nel 1939, e nel frattempo il romanziere scriveva una serie di racconti che mettevano in scena il commissario; l'ultimo Maigret per Gallimard è stato scritto nel 1939 e il primo per Presses de la Cité nel 1945. Fino alla fine Simenon continuerà a scrivere dei Maigret, contemporaneamente ai romans-durs, terminando la sua attività letteraria (opere biografiche a parte) proprio con un romanzo dei Maigret.
Questi tre periodi del "corpus" possono essere considerati secondo alcune caratteristiche particolari: il periodo Fayard contraddistingue un commissario massiccio, abbastanza stilizzato, spesso visto con un sguardo superficiale e quasi divertito da parte di un giovane autore che ha creato un uomo già maturo, e in tutti i casi più anziano di lui. 
Se sono già presenti gli elementi che faranno di Maigret un personaggio a parte nella letteratura, si è ancora relativamente vicini alle fonti d'ispirazione del romanzo poliziesco dell'epoca (anche se l'autore ha già saputo prenderne le distanze). Il periodo Gallimard è quello della transizione: i romanzi di Maigret di questo periodo sono un modo di evadere dal difficile contesto della guerra e ai guai fisici del romanziere. Rivelano, nell'insieme, un tono più leggero. Con il ritorno di Maigret, nel periodo Presses de La Cité, Simenon va stabilendo un altro rapporto con il suo personaggio, dotandolo di maggior spessore psicologico, dandogli un passato, circondandolo di un entourage affettivo più importante, (non solo M.me Maigret, ma anche i suoi ispettori prendono più peso nei romanzi ed inizia ad apparire qualche relazione d'amicizia come quella con il dottor Pardon), e i Maigret si avvicinano sempre più ai romans-durs. Come riassume molto bene Francis Lacassine: "Maigret non è mai stato semplicemente una macchina per risolvere un enigma o acciuffare un colpevole. Basta quindi all'autore qualche ritocco e alcuni dettagli per fare di lui, come Simenon nei non-Maigret, un esploratore delle coscienze, dimenticando la sua missione repressiva, per comprendere gli altri. Gli amanti dei romanzi prettamente polizieschi non si sbagliano: dovendo scegliere, preferiscono i Maigret della cuvée Fayard. Gli amanti di Simenon preferiscono la cuvée Presses de La Cité". 
Ciò detto, ci si può tranquillamente divertirsi a proporre un'altra suddivisione di romanzi del corpo maigrettiano, secono altri criteri, o se si vuole, gurdandoli da un altro punto di vista. Tutto questo, beninteso, non è altro che un modo di giocare con il "corpus" per il piacere di rituffarcisi una volta di più...
(continua)

Murielle Wenger

lunedì 19 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. IL VERO DOTTOR PAUL E QUELLO MAIGRETTIANO

Uno dei personaggi che, nella serie delle inchieste di Maigret, trova nella considerazione del commissario, un posto di rilevo è il dottor Paul, il medico legale di Quais des Orfévres, che offre a Maigret delle prove che talvolta danno un svolta alle indagini. Non siamo certo ancora a C.S.I., in cui senza analisi scientifiche, spettrometri di massa, ricostruzioni virtuali della dinamica delle ferite, la soluzione non potrebbe uscir fuori, ma la scienza inizia a mettere a disposizione i propri strumenti anche alla polizia giudiziaria.
Questo dottore lo troviamo citato in diverse inchieste del commissario Maigret, ma quello che non forse tutti sanno è che si tratta di un medico legale realmente esistito, che si chiamava proprio Charles Paul, non a caso amico dello scrittore, che quindi lo ha preso di peso dalla realtà e lo ha calato nella squadra di uno dei serial di letteratura poliziesca più famoso e più venduto al mondo.
La sua carriera inizia nel 1905 al Tribunale de la Seine a Parigi, dove presterà servizio per oltre cinquant'anni, fino alla sua scomparsa nel 1960.
Insomma un personaggio di un certo spicco e anche di una certa fama, dovuta non solo alle decine di migliaia di autopsie effettuate nella sua carriera. Una sorta di Simenon delle autopsie... perché anche qui siamo di fronte a numeri impressionanti.
Secondo i calcoli di qualcuno dovrebbe aver dissezionato circa 160.000 cadaveri, al ritmo dunque di nove autopsie al giorno!
Leggenda o realtà? Sta di fatto che era soprannominato "l'uomo delle centomila autopsie". Ma la sua vita non si esauriva sul tavolo settorio, era un amante della... vita e dei suoi piaceri.
Dal personaggio reale a quello letterario, ricordiamo un racconto maigrettiano in cui Simenon mette in scena il dottor Paul con un ruolo particolarmente importante, La Péniche aux deux pendus (scritto nel 1936 e pubblicato ne "Les nouvelles enquêtes de Maigret" - 1944 da Gallimard).
Il settimanale "Detective" nel 1938 gli consacrò un numero speciale intitolato Mes 73.332 autopsies par le Docteur Paul".

sabato 17 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. IL GRANDE IMBROGLIO DI TUTTE LE RELIGIONI


"...<voi ora siete cattivi, ma poi andrete a cantare Osanna, tra gli angeli>. Questo è stato il più grande imbroglio delle religioni. Di tutte le religioni: è sempre la stessa cosa! Non c'è nulla che ci comanda, siamo una piccola parte dell'evoluzione dell'uomo. L'uomo è in evoluzione da 20 miliardi d'anni e lo sarà per altri 20 miliardi d'anni...."
A pronunciare queste parole è Georges Simenon durante una chiacchierata con il suo amico Federico Fellini, poi riportata da L'Express nel 1977.
Un'affermazione da laico che ci dà l'idea di quale opinione avesse lo scrittore delle religioni e anche sulla loro organizzazioni terrena.
Di tutte le religioni, ribaadisce lo scrittore.
E' un argomento che, dopo i fatti di Parigi e le polemiche sull'Islam, è molto d'attualità.
Simenon aveva l'uomo come interesse primario nelle sue opere e non solo. Simenon aveva un grande interesse per le scienze che indagano la psiche, le sue dinamiche e l'incoscio dell'individuo.
Simenon aveva anche una percezione molto netta di questo destino, inteso quasi come una predestinazione, che una volta afferrato un uomo non lo molla finchè non lo ha portato fino alle estreme conseguenze. In questo può essere intravista una mano divina o quanto meno una volontà superiore? Lui, nelle parole sopra riportate dice chiaramente "non c'è nulla che ci comanda". Ma allora questo destino cos'è?
Certo visto che il romanziere  parla di grande imbroglio di tutte le religioni, ci verrebbe da pensare che la sua è ben più di una diffidenza nella fede e nell'aldilà e che quindi il destino di cui parla, e che fa da protagonista nei suoi romanzi, è al limite più identificabile con quella grande evoluzione cui accenna e che comunque una forza sovrumana ma naturale allo stesso tempo. E' un qualcosa al di sopra della volontà umana, ma un elemento che Simenon accetta, ma non come accezzione religiosa
"... nella religione il lavaggio del cervello inizia con il battesimo, il catechismo la prima comunione, etc. Quando ci si sveglia, a tavola, prima e dopo i pasti, a mezzogiorno, di sera...
- Io sono colpevole.
Perché nato uomo, io sono colpevole ogni giorno e a ogni ora... Partorire nel dolore... Guadagnare il pane con il sudore della propria fornte... Le fiamme eterne dell'inferno dopo le sofferenze dell'agonia... - scrive duramente Simenon nel 1940 in "Quand jétais vieux" - Un meccanismo messo mirabilmente a punto per non lasciare mai ai fedeli il tempo di riprendersi, nemmeno quello per vivere...".

venerdì 16 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. LE CONFIDENZE DELLA SIGNORA MAIGRET

Oggi concludiamo la settimana lavorativa con un racconto che vede protagonista M.me Maigret, che ci viene proposto da uno dei nostri collaboratori, Paolo Secondini. E' un... gustoso incontro tra  la moglie del commissario e Georges Simenon . Tutto da leggere.



«Signor Simenon, cosa vuole che ancora le dica di Maigret che lei già non sappia? Nei suoi romanzi e racconti lo ha descritto così bene e minuziosamente da sembrare, quasi, che lei lo conosca meglio di me che sono sua moglie.»
«Non dimentichi, cara signora, che la gran parte di quello che ho appreso, del carattere e delle abitudini del commissario, lo devo a lei.»
«Già! E spero che Maigret non scopra le confidenze che le ho fatto: non dico che s’arrabbierebbe, questo no!, ma sicuramente ci resterebbe un po’ male, per averle riferito alcuni particolari della sua vita che, volentieri, avrebbe voluto tener nascosti.»
«Per esempio?»
«Per esempio… il suo debole per la buona cucina, per certe pietanze appetitose, specialmente per quelle che il dottor Pardon, nostro carissimo amico, gli ha sempre raccomandato di evitare.»
«Che lei ricordi, signora, è sempre stato ghiotto di cibi saporiti e bevande gustose?»
«Oh, sì, sempre! Fin da quando ci siamo conosciuti, tanti anni fa. Si può dire che i nostri appuntamenti e le mète finali delle nostre passeggiate erano, oltreché i giardini pubblici e i cinematografi, i ristoranti… Ne ricordo uno, in particolare, piuttosto piccolo, ma molto grazioso e accogliente. Si trovava – e si trova tuttora, per quanto i proprietari non siano più gli stessi di una volta – in Boulevard Montparnasse. Maigret amava moltissimo quel ristorante, sia per la sua atmosfera intima, raccolta, la quale, come diceva, gli incuteva un senso di dolce tranquillità, sia, ovviamente, per i suoi piatti speciali, sebbene fossero un po’ – come dire? – pesanti. Ma Maigret non si è mai preoccupato di questo: quando una pietanza gli piace, la mangia volentieri e in abbondanza, che sia digeribile oppure indigesta, a dispetto di tutte le raccomandazioni di Pardon.»
«Non ricorda qual era il suo piatto preferito in quel ristorante di Boulevard Montparnasse?»
«Perfettamente! Perché ha sempre preteso, in seguito, che anch’io lo cucinassi.»
«E cioè?»
«Spezzatino al ragù di montone, accompagnato con qualche bicchiere di beaujolais… Ma la pietanza che più di ogni altra lo fa veramente andare in visibilio è, senza dubbio, il pollo al vino.»
«E in quale ristorante o trattoria lo mangia abitualmente?»
«Be’, signor Simenon, credo che il pollo al vino sia stata una delle mie armi di conquista. E posso dirlo con orgoglio.»
«Davvero?»
«Mi raccomando, però, non lo scriva… non scriva che Maigret ha rinunciato al suo celibato anche per la prelibatezza del mio pollo al vino… Credo che un po’ si vergognerebbe.»

Paolo Secondini

giovedì 15 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. L'INQUILINO CHE VIENE DA ISTANBUL

Dopo lungo digiuno, gli appassionati di Simenon, sembra porprio che tra meno di quindi giorni potranno trovare in libreria un roman-dur da divorare voracemnte. Si tratta de Il pensionante, Le Locataire, uno del primo periodo, iniziato nel 1932, quindi appena dopo il lancio fortunato del commissario Maigret, ma poi pubblicato soltanto un paio di anni dopo. Fu il primo a uscire per i tipi del NRF di Gallimard. Un Simenon giovane concepisce un romanzo che ruota attorno ad una trama poliziesca-amorosa, ma che s'intreccia con una situazione di notevole interesse psicologico che tocca i temi della rapina, della fuga e del nascondersi tra gente sconosciuta. 
I protagonisti sono un maldestro commerciante di tappeti turco che arriva a Bruxelles da Istanbul e la sua amante incontrata sul treno. La donna sta con lui per amore o per interesse? Lo sapremo alla fine della vicenda.
Lui sembra ricco, ma ben presto gli affari precipitano e allora ecco la soluzione brutale e banale: l'omicidio di un uomo ricco, per rapinarlo di tutti i suoi soldi. A cose fatte il bottino viene spartito dai due amanti. Ma siccome lui è ricercato dalla polizia, la donna gli offre rifugio a Charleroi, dove la madre tiene un pensionato per studenti. L'uomo affitta una camera lì, con la speranza di confondersi tra gli altri, ma...
A nostro avviso la parte più riuscita é il momento in cui il protagonista si nasconde nel pensionato e cerca di mimetizzarsi il più possibile iniziando a prendere le abitudini e i ritmi degli altri pensionanti. L'atmosfera di sospetto su di lui si allarga a  macchia d'olio... la dinamica psicologica all'interno di questo universo di pensionanti si articola di fronte al dubbio che l'uomo sia in realtà quello che i giornali indicano come l'assassino ricercato dalla polizia. 
La tensione generata in queste condizioni, tra la finzione del ricercato e i sospetti di chi lo circonda, sono un esempio di analisi psicologica che un Simenon appena trentenne manovra in modo magistrale. Possiamo dire che è uno dei primissimi romans-durs (il terzo in ordine di tempo) in cui l'autore dimostra tutte le sue capacità e fà intravedere lquale sarà la qualità dei romanzi che scriverà nei successivi quarant'anni. 
Per la cronaca, dal film fu tratto nel 1982 un film, L'Étoile du Nord, per la regia di Pierre Granier-Deferre interpretato da Philippe Noiret e Simone Signoret.

mercoledì 14 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. L'IMPRESCINDIBILE STUPORE DI UN GEORGES... BAMBINO?

Lo stupore. L'atto di meravigliarsi davanti alle cose, alle persone, alle vicende. E' una dote dei bambini che scoprono il mondo. Ma è anche la disposizione d'animo di quelli definiti ingenui, che appunto si stupiscono di fronte a quasi tutto.
Ma esiste un'altro tipo di stupore. E' quello di chi è creativo e vede le cose che lo circondano in un modo sempre diverso, ogni volta come se fosse la prima. E' una caratteristica tipica di chi ha un sensibilità molto accentuata e un capacità di empatia non comune.
A nostro avviso anche Georges Simenon guardava al mondo che lo circondava con questo stupore, che è poi la chiave per rimanere affascinati e quindi per capire meglio gli individui, le situazioni, le vicende senza preconcetti, senza condizionamenti. E d'altronde, quando il romanziere entrava in ètat de roman, si consegnava mani e piedi a quella sorta di trance creativa che, come diceva lui stesso, lo portava in territori narrativi a lui sconosciuti, tanto che non avrebbe saputo dire come si sarebbe conclusa la vicenda e cosa sarebbe successo ai protagonisti. Se era davvero così (e abbiamo troppi elementi per non crederci), doveva avere davvero un atteggiamento di stupore nei confronti di quelle storie e delle relazioni-reazioni dei personaggi che gli crescevano tra le mani. Era il primo lettore del romanzo, un lettore del Simenon che scriveva in ètat de roman... O per lo meno lo era quando rileggeva il suo testo per la veloce revisione che ne faceva.
E tra l'altro non dobbiamo dimenticare che il titolo di uno dei suoi Dictées non a caso s'intitolava Je suis restè un enfant de choeur.
E c'è chi da una spiegazione molto psicoanalitica di questo stupo da piccolo bambino.
"... Il mito del piccolo bambino con la sua nostaglia di un paradiso perduto, svolge una funzione fondamentale nell'opera di Simenon, attraverso la sicurezza che offre un sentimento relativo all'onnipotenza, permette di esplorare in profondità la sofferenza psichica degli individui, attraverso la messa in scena narrativa dei personaggi del romanzo. - questo argomentava Paul Mercier - Dietro il paravanto dell'indagine giudiziaria, Simenon nega, oltrepassa e conserva qualcosa dell'oggetto perduto in un assunto di tipo hegeliano. Voltando la pagina de "l'enfant de choeur", si apre ad una presa di coscienza della vita reale, alla difficoltà di vivere e di iconvivere con gli altri..." (Psychanalyse et récit: stratégies narratives et processus thérapeutiques - Presses Universitaires de Franche-Comté - 1998).
Lo stupore del bambino e il realismo dell'adulto... questi i due poli tra cui oscilla magistralmente l'opera di Simenon.

martedì 13 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. L'INCREDIBILE STANDARD DEI ROMANZI SIMENONIANI... RACCONTATO DALL'AUTORE



Quello riportato di seguito é un brano tratto da un incontro con André Parinaud (Radiodiffusion Française, ottobre-novembre 1955, testo pubblicato in « Simenon », di Bernard de Fallois - Collection Tel - Gallimard). Ecco alcune delle affermazioni  che riguardano la diffusione della sua opera.

« Quando un romanzo è terminato, quando ho finito di scriverlo, non lo considero come

completo. La rilettura lo conferma, non è ancora finito. Anche quando lo sembrerebbe. Ci vogliono due anni affinchè un romanzo possa considerarsi maturo. Dapprima è necessario che il publico l’abbia letto, che la critica ne abbia parlato. Occorre inoltre che sia stato tradotto in diverse lingue, perché io non scrivo per i lettori di un solo paese.

Mi sforzo di scrivere per il mondo intero. Detto in altre parole, voglio che un libro abbia la stessa risonanza a New York come a Londra, a Liverpool come a Parigi. Finché un romanzo non ha compiuto  tutti questi passaggi, minimo in sei o sette anni, ai miei occhi non ha terminato di nascere. Resta comunque incompleto, io non posso aggiungere nulla, né cambiare una parola, una virgola ».

Questa ricerca di universalità senza dubbio si traduce per lo scrittore nello « stile di scrittura » che ha adottato : riduzione a livello di vocabolario e richezza d’evocazione per le notazioni che riguardano le sensazioni. Interessante è soprattutto questa sua attenzione per le traduzioni e quindi per la diffusione dei suoi romanzi. E la prova del loro successo non si ha soltanto contando il numero delle parecchie traduzioni (a memoria ricordiamo che per i Maigret sono state censite 52 diverse lingue), ma  anche per la loro diffusione durante gli anni.

Più di ottanta anni dopo la pubblicazione dei primi romanzi sotto suo nome, le riedizioni continuano a susseguirsi, la sua opera ha superato brillantemente anche la virata dell’era digitale (gli ebook), senza parlare delle riduzioni cinematografiche più recenti.

La visione di Simenon era esatta : i suoi romanzi continuano a vivere, maturano decisamente bene, come un buon vino, e la diffusione "planetaria" va aggiunta a quella temporale : si continua a leggere Simenon malgrado (o forse proprio per questo…) sia un autore del secolo scorso. Si è detto spesso che nessuno meglio di lui abbia descritto le angosce dell’uomo del ventesimo secolo, ma forse bisognerebbe aggiungere che nessuno meglio di lui ha saputo raccontare l’universalità e l’atemporalità dell’animo umano…



Murielle Wenger - Illustrazione su base di un disegno di Giancarlo Malagutti

lunedì 12 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. CANNES 1960: ANITA, FEDERICO E GEORGES... LA VITA E' DOLCE


Seconda metà del 2014 inizio 2015 la vità è invece stata amara per il cinema. Da Robin Willliams, a Virna Lisi, da Lauren Bacall a Mike Nichols, da Virna Lisi a Francesco Rosi, a Anita Ekberg... sono scomparsi miti e stelle del cinema che avevano alimentato sogni ed emozioni nell'immaginario collettivo.
Già, L'Anitona, come la chiamava Fellini... bei tempi... I due scatti qui sopra sono stati realizzati nella dolce primavera del maggio in costa Azzurra. A Cannes, nel 1960, al festival internazionale del cinema. Quindici giorni dorati, con le più affascinanti attrici dell'epoca (per altro allora giovani e bellissime) tra cui Monica Vitti, Catherine Spaak, Jeanne Moreau, Anita Ekberg, Melina Mercouri, Catherine Deneuve...
Ma toriniamo alle foto. La coppia Ekberg-Fellini rispettivamente attrice protagonista e regista del film che si aggiudicò la Palma d'Oro, La dolce Vita. L'altra coppia, Federico Fellini-Georges Simenon, vincitore del festival l'uno e presidente della giuria di quella tredicesima edizione, l'altro. Già, anche la giuria era degna di nota. Oltre al nostro amato romanziere nelle vesti di presidente, vogliamo ricordare, lo scrittore Henry Miller, il regista Marc Allegrét, lo scrittore Diego Fabbri ( che dal '64 avrebbe sceneggiato la fortunata serie Rai di Maigret con Gino Cervi interprete e Mario Landi regista),  Maurice Leroux musicista compositore, l'attrice Simon Renant...
Insomma un ambiente di grande charme, brillante, sfarzoso e affollato anche di registi fondamentali  per la storia del cinema (tra gli altri ricordiamo Michelangelo Antonioni, Jacques Becker, Ingmar Bergman, Peter Brook, Louis Buñuel, Vicente Minelli, Nichols Ray, Carlos Saura, William Wyler fuori concorso con "Ben-Hur",...).
E Fellini, la Ekberg e Simenon... legati da un sottile filo. Il regista italiano che dette fama internazionale all'attrice svedese, anche grazie alla vittoria lì a Cannes, e poi al successo, de La Dolce Vita, che fu proprio Simenon a volere, combattendo anche con la direzione del festival e suscitando addirittura aspre polemiche. Fellini, regista sognatore e visionario, sarebbe diventato non solo uno dei più grandi amici di Simenon, ma tra i due nacque un idem sentire che li portò sempre più vicini e sempre più ammiratori uno dell'altro. Fedrico, una sorta di pigmalione della carriera della sua "Anitona".
Anita si è spenta ieri e con lei un'altro puzzle del cinema delle star degli anni '60 se n'è andato. La Francia che la incoronò più di cinquant'anni fa', i giorni scorsi ha vissuto ben altre atmosfere, violente, cupe e dense di tristezza. 

sabato 10 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. UN ANARCHICO... ANTITERRORISTA... NASCE IL SOSPETTO


Questi giorni tragici vissuti dalla capitale francese, speriamo davvero terminati, ci hanno fatto venire alla mente un vecchio roman-dur di Simenon: Le Suspect (1938 - Gallimard).
A nostro avviso, nulla a che fare con le carneficine avvenute a Parigi, ma si tratta pur sempre della storia di un anarchico che milita in un gruppo anarchico con derive terroristiche, soprattutto per l'influenza di un nuovo misterioso membro del gruppo: "K", un anarchico slavo. Il protagonista, Pierre Chave, ormai vive con moglie e figlia esule in Belgio, visto che per le sue attività anarchiche è ricercato dalla polizia francese. Ma un suo amico del gruppo si fà vivo, confidandogli che hanno deciso di compiere un'attentato in Francia a Curbevoie, dove vogliono far saltare in aria una fabbrica di aeroplani. Il prescelto per questa azione terroristiche è Robert, un amico fraterno di Chave che lui stesso aveva inserito nel gruppo anarchico.
Chave, che é più un idealista e ormai niente affatto convinto dell'utilità delle azioni violente, decide che deve intervenire. All'insaputa di tutti, e di nascosto anche della moglie,  parte per la Francia, anche a costo di essere arrestato, con lo scopo di impedire l'attentato, magari la morte di chissà quante persone, ma anche per salvare da quella missione pericolosa (forse suicida?) il suo protetto Robert.
Il romanzo vede il protagonista impegnato in questa sua personale missione, stretto tra due fuochi, da una parte la polizia francese e dall'altra i suoi compagni anarchici che lo credono una spia. Infatti le autorità sono state anonimamente informate dell'attentato e quindi hanno aumentato controllo e sorveglianza.
Chave alla fine riesce a rintracciare Robert che invece, nonostante ormai la polizia sappia tutto, è determinato a portare a termine l'attentato. Nell'incontro  tra i due, Robert rivela all'amico che anche lui lo sospetta di essere la spia che ha rivelato il piano alla polizia...
L'epilogo del romanzo, pur non essendo propriamente un giallo, non lo sveliamo.
E lasciamo alla volontà e alla fantasia dei lettori anche le ipotetiche correlazioni con gli atti terroristici di questi giorni.
In realtà il romanzo di Simenon è una la storia di una trasformazione, del cambiamente delle convinzioni di un uomo che da anarchico, prende coscienza di cosa sia effettivamente il terrorismo e, nonostante preso di mira da polizia e anarchici, continua nel suo tentativo d'impedire l'attentato.
Vicenda scritta nel 1938, anno in cui la Germania annette l’Austria (Anschluss), in Italia il fascismo mette in pratica le leggi razziali ed iniziano a formarsi le prime azioni di resistenza clandestina, in Russia l'epurazioni staliniste hanno messo in moto un'opposizione costretta a lavorare nell'ombra e talvolta in modo violento... L'instabilità politica europea e l'imminenza della guerra attivano i servizi di intelligence dei vari paesi e i movimenti più o meno segreti di opposizione e di resistenza.
Questo era il clima in cui lo scrittore lavorava all'epoca, e questa è l'atmosfera che si respira nel romanzo, anche se i rapporti interpersonali e i profili psicologici individuali hanno, come in tutta l'opera simenoniana, la preponderanza sull'aspetto sociale e politico.

venerdì 9 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. TIGY... UNA DONNA A PROVA DI ROMANZIERE


Trent'anni fa', nel 1985, moriva Régine Renchon detta Tigy, moglie di Georges Simenon dal 1923 fino al 1950. Ventisette anni al fianco del romanziere, contro i diciassette anni di convivenza della seconda moglie (sposata in realtà solo nel 1950 e andata via da casa Simenon nel 1962, ma mai divorziata da Georges).
Tigy dette un figlio allo scrittore, il primo, Marc nato nel 1939.
Belga anche lei, di buona famiglia, Régine, ribattezzata dal romanziere Tigy,  aveva una gran passione per la pittura e, quando nel 1922 Simenon partì per Parigi, lasciando la sua patria, la sua famiglia, il suo lavoro a La Gazette de Liége, per tentare l'avventura della letteratura, era anche lei attratta dalla capitale francese dove i grandi pittori facevano scuola. I due si lasciano, ma il loro programma è di sposarsi presto e andare tutti e due a vivere a Parigi. E così fu. I due giovani con l'entusiasmo dei vent'anni e con grande determinazione inziarono, dopo un matrimonio celebrato in Belgio, la loro scalata artistica nella capitale francese.
Ed è proprio Tigy che  in un primo momento sembra riuscire meglio e prima. Georges stenta molto prima di piazzare i suoi primi racconti, mentre almeno lei riesce a vendere qualche quadro. E i primi spiccioli guadagnati vengono infatti da lei.
Ci vorrà un po'prima che smetta di dipingere e si metta a seguire più da vicino l'attivita letteraria del marito e poi anche il figlio.
Ma nella seconda metà degli anni '20, quando i due si sono traferiti in un bilocale al 21 di Place des Vosges, lei ancora dipingeva. Infatti quando i guadagni di Georges lo permisero, presero un appartamento al secondo piano dello stesso palazzo, ma conservarono anche il bilocale, adibendolo a studio di pittura per Tigy.
Ma tra i due le cose non vanno così bene. Soprattutto su un punto non c'è accordo. Lei non è molto interessata al sesso e ha fatto promettere a Georges di non mettere in cantiere dei figli. Sappiamo invece dell'insopprimibile esuberanza sessuale di Simenon che, così veniva privato anche del sesso coniugale. Le sue scorribande quotidiane nei bordelli o i suoi rapporti con donne facili non esaurivano il suo appetito sessuale. C'era  infatti un appuntamento quotidiano con Boule. Questa era la giovane femme de chambre normanna che i coniugi Simenon avevano preso al loro servizio durante una vacanza in Normandia.
Una donna che poi rimarrà insieme alla famiglia a lungo e che ogni pomeriggio, durante la siesta di Georges, lei gli faceva visita intrufolandosi nel suo letto e consumando con lui un fugace rapporto sessuale. Regolari e discreti i due andarono avanti per anni, finchè la moglie li sorprese. Simenon non cercò di discolparsi, ma anzi confessò anche la sua iperattitvità sessuale al di fuori delle mure domestiche. Questo provocò un frattura insanabile tra i due. Erano gli anni '40 . La Boule sostenne invece che Tigy sapesse benissimo già tutto e facesse solo finta di essere all'oscuro di tuta la situazione. Comunque i due non si separarono, non divorziarono, rimanendo sotto lo stesso tetto per il figlio Marc, ma entrambe con le mani libere sentimentalmente e sessualmente. Lei visse così con lui la persecuzione del Fronte di Liberazione Nazionale che accusava Simenon di aver lavorato con i nazisti, con lui fuggì negli Usa e, anche se ormai divorziati, con lui rientrò dopo dieci anni nella vecchia Europa. I due rimasero in buoni rapporti anche dopo la furia del ciclone Denyse. E nella vecchiaia fece da chioccia ai figli e ai nipoti di Georges.

giovedì 8 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. L'ASSURDA STRAGE... DIETRO CASA DI MAIGRET

Simenon-Simenon non è un giornale, é solo un luogo di comunicazione digitale, per di più "verticale", come si dice. Cioé ci occupiamo di comunicare tutto il possibile ma solo su un certo scrittore, sulle sue opere sulla sua vita, sui suoi personaggi... punto.
Ma chi ha messo su questo blog fa il giornalista da quarantanni e ha avuto modo di lavorare nei quotidiani, in tv, nei mensili e di avere diversi amici e molte conoscenza nella categoria. Certo quanto è successo ci ha toccato e non poco. 
Ma è anche vero che ormai il massacro è stato stigmatizzato talmente tanto che aggiungere la nostra personale riprovazione non cambierebbe molto. Ciononostante vogliamo lo stesso esprimere tutto il nostro orrore per un comportamento omicida, ferocemente vendicativo, non ammissibile nè giustificabile in nessun modo.
Ciò detto, continueremo a credere che non tutti i mussulmani siano integralisti e che quelli integralisti non siano tutti terroristi. Come non crediamo che tutti i cristiani ai tempi delle crociate furono dei barbari distruttori, mentre senz'altro lo furono quelli che fecero massacri e carneficine nella Terra del Santo Sepolcro... Come non crediamo di essere anti-semiti se rimproveriamo agli israeliani una cattiva condotta nei confronti dell'annosa questione con palestinesi che riguarda la stiriscia di Gaza. Questo non significa essere anti-semiti. Il fatto di essere ebrei non c'entra nulla. Il vero punto della questione è politico. L'attuale governo "israeliano" porta avanti una politica che non approviamo. Ma non tutti gli israeliani sono ebrei e non tutti gli ebrei sono israeliani e non tutti gli israeliani sono d'accordo con la politica dell'attuale governo.
Generalizzare è quindi sempre sbagliato e non aiuta mai a risolvere i problemi.
Le vicende socio-politiche globali sono assai complesse e le soluzioni di questi problemi non sono mai semplici.
Azioni violente e abberranti come quella di Charlie Hebdo, giustamente, provocano tra la gente una reazione forte e violenta. Voglia di giustizia... di vendetta... Ed è fisiologico, diremmo. Ma ricordando, non a caso, l'imperativo del nostro amato e da noi celebrato commissario Maigret, anche in questo caso bisognerebbe "capire e non giudicare". O se vogliamo, capire per poter giudicare.
Sì dirà queste cose non devono succedere e basta. Certo non devono succedere.
Ma siccome succedono, cerchiamo, oltre che a reprimerle (e a difenderci), di capire i meccanismi che innescano tali vicende, le dinamiche che generano una violenza e un odio così profondo e furioso, i percorsi che gli individui  intraprendono per arrivare a comportarsi in questo modo.
Certo crediamo che, pur fornendo solo una parziale spiegazione, la religione islamica qui abbia il suo peso. Ma se volessimo spiegare tutto questo solo con la fede saremmo sulla strada sbagliata. E qui siamo sul blog sbagliato per parlare in modo approfondito e esauriente di queste cose.
Possiamo sottolineare, come hanno fatto molti prima di noi, la vicinanza della presunta casa di Maigret al 132 di boulevard Richard Lenoire, con la redazione di Charlie Hebdo al 6 di rue Nicolas Appert. Sono poco più di 900 metri e non più di 10 minuti a piedi. La rue Appert è una piccola traversa del boulevard.
Maigret da casa sua avrebbe senz'altro sentito gli spari e poi le prime sirene... (m.t.)


SIMENON SIMENON. UN BEAU SYMBOLE
di Murielle Wenger

Bien sûr, les mots nous manquent pour parler de l'événement, et le blog de Simenon-Simenon n'est – en principe – pas là pour commenter l'actualité… Encore que… Tout ce qui a trait à la vie du monde peut nous inspirer et nous évoquer, par référence, ce que Simenon a dit ou fait, tant il est vrai qu'il était à l'écoute de ce monde…
Sur sa page Facebook, John Simenon a publié un encart noir, couleur de deuil, sur lequel est écrit "Simenon est Charlie"… et il a bien fait… Simenon aurait réagi, c'est sûr, face à cet acte de barbarie…
Mais ce que je veux évoquer ici, c'est la page en ligne du Figaro (http://tvmag.lefigaro.fr/programme-tv/article/television/85091/attentat-a-charlie-hebdo-les-chaines-bouleversent-leurs-programmes.html), parce qu'il est écrit que la chaîne D17 a déprogrammé, en signe de solidarité, deux téléfilms, dont je ne connais pas le contenu, mais dont le titre est suffisamment clair pour évoquer la violence, pour les remplacer par… deux épisodes de Maigret (de la série avec Bruno Crémer)… Quel plus beau symbole peut-on imaginer ? Remplacer la violence et la dureté par la vision de ce commissaire plein d'humanité, qui cherche à comprendre, qui va au-delà des apparences, qui a foi en l'Homme malgré tout, et qui nous réconcilie avec la vie par ce qu'il porte en lui d'espoir…

mercoledì 7 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. MAIGRET: INCHIESTA SUI BLOOPERS DEI NOMI

                     
Cari amici simeniani, può darsi che vi ricordiate che ad ottobre dell'anno passato, Maurizio ci ha proposto una caccia ai bloopers nelle opere di Simenon. Noi ne abbiamo già scovati alcuni, soprattutto in riferimento agli errori di cronologia all'interno degli stessi romanzi.

Siccome ho appena terminato un saggio sui nomi dei personaggi dei Maigret (lo potete trovare sul sito di Steve Trussel http://www.trussel.com/maig/prenomsf.htm), ho messo insieme alcuni di questi bloopers a proposito dei nomi dei personaggi.
Nell'intervista che Simenon concesse a Carvel Collins nel 1955 (é disponibile on line all'indirizzo http://www.theparisreview.org/interviews/5020/the-art-of-fiction-no-9-georges-simenon), il romanziere rispondeva che la revisione dei suoi romanzi consisteva in una sorta di "toilettage" del testo, unicamente a livello di stile e mai per quanto riguardava il contenuto. Poteva correggere alcuni errori compiuti soprattutto durante la scrittura e probabilmente dovuti all'eccessiva velocità di battuta. Dava giustamente l'esempio dei nomi. "Talvolta ho cambiato i nomi scrivendo: una donna può essere Helen nel primo capitolo e Charlotte nel secondo, poi modificando nella revisione  questi errori".
Ma malgrado queste revisioni e quelle molto più attente di Doringe, per i romanzi editi da Presses de La Cité, certi errori sui nomi sono rimasti nei romanzi pubblicati
Eccone alcuni tra quelli che abbiamo rilevato.

• Ne L'écluse n°1 ai capitoli 8 e 9 Maigret passa la domenica nella casa di campagna di Ducrau. L'inserviente si chiama Mélie. Ma, nel bel mezzo del pranzo, M.me Ducrau dice " Rosalie ha dimenticato i liquori", Ci  si domanda da dove salti fuori questa Rosalia, mai menzionata fin ad allora, quando Mélie sembra essere la sola persona che abita nella casa, poiché è lei che prepara i pasti e li serve a tavola.

• In Cécile est morte il cugino Monfils viene chiamato Henri nel capitolo 2 della seconda parte, ma nel telegramma che ha inviato al suo avvocato, nell'ultmo capitolo, si firma Etienne.

• Sempre in Cécile est morte, la moglie di Gérard Pardon è chiamata Hélène (capitolo 1 della seconda parte), ma nel capitolo 2 della stessa seconda parte, dopo la discussione che Maigret ha con Gérard e sua sorella Berthe. quest'ultima, andando via dice a suo fratello "Abbraccia Clèmence da parte mia... digli che anndrò a trovarla domani o dopodomani..."

• In Maigret chez le coroner, nel capitolo 1, durante il primo interrogatorio di Ward, questi chiama i suoi compagni "Dan Mullins, Jimmy Van Fleet, O'Neil et Wo Lee". In questo momento O'Neil non ha ancora un nome. Poi nel capitolo 7, quando Maigret interroga O'Rourke, questo gli dice "... Vi segnalo inoltra che Ted O'Neil, malgrado le apparenze, è il più timido di tutti...". Allora si chiama Ted.... Ma nel nono e ultimo capitolo, durante l'interrogatorio di Van Fleet, questi dice "Era già un po' di tempo che Jimmy andava a letto con Bessy..." e l'autore aggiunge "Era curioso sentire in quel preciso momento chiamare O'Neil per nome." E anche noi lo troviamo curioso, poichè all'inizio era Van Fleet stesso a dichiarare di chiamrsi Jimmy...

• In Maigret a peur, nel secondo capitolo, Chabot spiega la famiglia Vernoux a Maigret; gli dice che Robert de Courçon "aveva due sorelle Isabelle e Lucie. Isabelle ha sposato Vernoux che di colpo ha firmato Vernoux de Corçon. Mi hai seguito?"
- Non è troppo difficile!  - risponde Maigret. 
E fin quei tutti d'accordo... Ma appena qualche riga più sotto, Maigret domanda "... Hubert Vernoux  è sempre agente immobiliare?" e Chabot gli risponde "Ha dei grossi debiti, Emilie la sorella maggiore di sua moglie vive con loro. " Si tratta ovviamente di Lucile. 

• In Maigret se trompe il padre di Louise Filon, dopo la sua comparsa (capitolo 3), si chiama Louis; Maigret apprende che è stato ricoverato all'ospedale di Béziers; al capitolo 5, Maigret domanda a Lucas di cercare a Béziers  un certo Ernest Filon . Un po' distratto Maigret... Questo certo non facilita le ricerche di Lucas.... Ma alla fine lo trova lo stesso, anche quando le indicazioni di Maigret non hanno evidentemente molta importanza per lo stesso Lucas, perché quando gli risponde, dice : "...ho delle notizie da Béziers. Maigret aveva quasi dimenticato il padre di Louise Filon"....

• In Une confidence de Maigret la figlia del dottor Pardon si chiama Alice e, in Maigret se défend, diventa invece Solange... Maigret si è lui stesso chimato Jospeph (ne L'écluse n° 1), prima di chiamarsi Jules... e non parliamo del nome di M.me Maigret, per la quale è ancora più complicato (vedi http://www.trussel.com/maig/sister.htm e http://www.trussel.com/maig/mommeu.htm#famille)

• In Maigret et les vieillards, quando Maigret nel capitolo 5 va a trovare la principessa  de V..., fà la conoscenza del figlio maggiore di Philippe che gli viene presentato come Frédéric "orientato anche lui alla diplomazia". Nel capitolo 7, alla Polizia Giudiziaria, l'interrogatorio della vecchia governante è interrotto dalla visita dello stesso giovanotto che viene a parlargli di Saint-Hilaire. Ma questa volta viene chiamato Julien. E non cè alcun dubbio che si tratti dello stesso personaggio, poiché ha detto a Maigret  " Forse é  causa del conte  e delle sue storie che ho scelto la carriera diplomatica."

Murielle Wenger