domenica 22 settembre 2019

SIMENON SIMENON. 28 NUANCES DE MAIGRET - 28 SFUMATURE DI MAIGRET - 28 SHADES OF MAIGRET





11. Maigret enquête chez la bourgeoisie de province
« Il n’était pas encore habitué à cette province âcre et secrète et s’y sentait les coudées beaucoup moins franches que dans son bureau du Quai des Orfèvres. […] C’était une affaire sans pipe, autrement dit une enquête se déroulant dans les endroits où le commissaire ne pouvait décemment pas garder son brûle-gueule à la bouche. […] Ça va être gai ! soupira-t-il en frappant enfin le fourneau de sa pipe contre son talon. » (La Vieille dame de Bayeux)


11. Maigret indaga tra le borghesia di provincia
« Non si era ancora abituato a questa provincia acre e segreta e si sentiva meno libero che nel suo ufficio di Quai des Orfèvres […] Era un affare senza pipa, vale a dire un’indagine che si svolgeva in luoghi in cui il commissario non poteva normalmente tenere in bocca la sua « brucia-gola » […] Sarà divertente ! sospirò alla fine, sbattendo il fornello della sua pipa contro il tacco (La vecchia signora di Bayeux)


11. Maigret investigates at the provincial bourgeoisie
“He still was not used to this bitter and secret province and he felt he could not have as much a free hand than in his office at the Quai des Orfèvres. […] It was what he called a "pipeless affair", an investigation which took place in areas where the Chief Inspector couldn't decently keep his throat-burner in his mouth. […] This ought to be fun!' he sighed, tapping the bowl of his pipe against his heel.” (The Old Lady of Bayeux)




sabato 21 settembre 2019

SIMENON SIMENON "REPORT" - IL COMMISSARIO MAIGRET DI CARCUPINO IN MOSTRA AL WOW SPAZIO FUMETTO DI MILANO

AF News - 19/09/2019 - Domenico Vescio - Per festeggiare i novant’anni del commissario Maigret, WOW Spazio Fumetto, in collaborazione con l’Associazione F.N. Carcupino, presenta la mostra “Il Commissario Maigret (21 settembre/20 ottobre). I romanzi di Simenon nell’arte di Carcupino”: un’esposizione di oltre 30 tavole originali realizzate dall’artista Fernando Carcupino per illustrare racconti e romanzi di Maigret, pubblicati a puntate soprattutto sul settimanale “Grazia” a metà anni Sessanta. Il settimanale, fondato nel 1938, nel dopoguerra è diventato per la Arnoldo Mondadori Editore (la casa editrice che pubblica Maigret fin dal 1931) una delle colonne portanti, rivolta alla moderna donna italiana. Nelle splendide illustrazioni di Carcupino, Maigret ha naturalmente il volto dell’attore Gino Cervi, che sta portando il personaggio di Simenon...>>>

venerdì 20 settembre 2019

SIMENON SIMENON "SOUVENIR" - HENRIETTE LIBERGE, DETTA LA BOULE, LA "FEMME DE CHAMBRE" E DI LETTO DI SIMENON

Henriette Liberge era una ragazza di provincia. Veniva da una famiglia di pescatori di Bénouville, un paesino della Normandia, ma aveva una sola aspirazione... andar via da quel villaggio.

SIMENON SIMENON. HENRIETTE LIBERGE, DITE "BOULE", FEMME DE CHAMBRE ET AMANTE DE SIMENON
Henriette Liberge était une fille de la province. Elle venait d'une famille de pêcheurs de Bénouville, en Normandie, et elle avait une seule aspiration… quitter ce village.
SIMENON SIMENON. HENRIETTE LIBERGE, CALLED "BOULE", SIMENON'S MAID AND LOVER
Henriette Liberge was a girl from the province. She came from a family of fishermen in Bénouville, Normandy, and she had but one desire… to leave this village.


Era il 1927 e Simenon con la prima moglie, Tigy, fecero una breve vacanza presso dei loro amici e lì conobbero la giovane che allora aveva vent'anni. Accettò molto volentieri di seguirli a Parigi, non solo per approdare alla città dei sogni, ma anche perché Simenon, che lei chiamava "mon petit monsieur joli" (allora aveva 24 anni), le ispirava un sentimento di fiducia e di attrazione. Lo stesso si può dire per lo scrittore che la definiva "...bionda, fisicamente dotata e semplice...". Questa intesa doveva esser chiara anche alla consorte che mise in guardia Simenon, minacciando il suicidio se fosse venuta a conoscenza di un tradimento. A casa Simenon Henriette fu subito ribattezzata Boule. Entrò pian piano nel menage coniugale prendendo in mano le redini della casa. Ma l'intesa tra lo scrittore e la femme de chambre si fece più intima e come racconta Henriette stessa: "Vivevamo in tre in due stanze e la nostra attrazione era difficile da nascondere. Ma Georges iniziò a tradire Tigy prima a metà, poi a tre quarti, quindi quasi del tutto e infine totalmente". Il significato di questa singolare affermazione va spiegata con il fatto che la Boule era vergine e Simenon, a suo dire, esitava a togliere quella dote che un futuro marito avrebbe apprezzato. Ma poi una volta superata questa perplessità iniziarono a fare l'amore sempre più spesso, finché divenne una consuetudine quotidiana. Come ebbe più volte a dire Simenon "Io non sono un vizioso, ho solo bisogno di soddisfare un'esigenza fisiologica e più volte al giorno". E infatti il turno de la Boule era quello del dopo pranzo, quando lui si ritirava per il riposo pomeridiano.  Lei lo raggiungeva, consumavano senza fretta, e senza nemmeno tante smancerie l'atto sessuale, poi lei tornava alle sue occupazioni casalinghe e lui a dormire. Per Simenon era un donna ideale: aveva dell'ammirazione sincera per lui, ci andava a letto senza  complessi o complicazioni sentimentali, e tutto questo non influiva minimamente sul loro rapporto. Anzi. Simenon non solo le era molto affezionato, ma la considerava al punto di farle leggere, all'epoca, dei brani di quello che scriveva. E se a lei non piacevano, buttava tutto e ricominciava da capo.
Questo loro rapporto durò per anni. E quando Simenon nel '45 partì per gli Stati Uniti e lei, per un problema di passaporto, non potè partire con loro  e li raggiunse dopo quasi un anno, cosa che per lui fu un dispiacere sincero. E il patatrac d'altronde era già successo. Fu durante il loro soggiorno in Vandea, nel 1942 a Saint Mesmin, quando Tigy sorprese nella siesta pomeridiana suo marito e la Boule a letto insieme. Simenon fu franco. Le spiegò che era un'abitudine, che durava da una ventina d'anni e non solo con la Boule. Non aveva coinvolgimenti sentimentali con nessuna di queste donne, che erano solo uno strumento per soddisfare i suoi bisogni fisiologici (l'intesa sessuale tra moglie e marito aveva dei seri problemi). Secondo la Boule però Tigy sapeva tutto e da un bel po', ma faceva finta di niente. Alla fine Tigy e Georges decisero che per il bene del loro figlio Marc, avrebbero continuato a vivere come marito e moglie, ma con una libera e indipendente vita sentimentale e sessuale.

La Boule rimase con con Tigy anche dopo il divorzio da Simenon, nel 1950, quando lui in America sposò Denyse, la sua segretaria-amante canadese che viveva in casa loro dal '45, anno dell'arrivo negli Usa. Poi Henriette lo seguirà al ritorno in Europa nel '55, anche quando alla villa di Epalinges, entrerà Teresa Sburelin (che diventerà la sua ultima compagna, dopo il fallimento del matrimonio con la seconda moglie Denyse anche per problemi di salute mentale). La nuova arrivata iniziò come cameriera, era veneta e personalmente raccomandatagli dalla moglie del suo editore italiani ed amico, Arnoldo Mondadori. La Boule capisce di essere di troppo e se ne torna da un'altro Simenon, Marc il figlio primogenito, e la sua famiglia.
Insomma quasi trent'anni di vita insieme al romanziere, trent'anni di intimità e di affetto, come si fa a dire che non fu una donna fondamentale per Simenon?
Ma facciamo finire questo "tranche de vie" proprio dalle parole di Boule.
"Quando ero giovane, credevo che gli scrittori fossero della gente che passeggiava in un grande parco portandosi dietro una grande cappa in testa. Poi ho capito. Senza Simenon, avrei sposato un idiota come me a Bénouville. Avrei avuto molti figli come tutti gli altri. E poi? Io e Georges siamo simili, io e lui, come degli animali. Noi non ci pensavamo troppo... Ci siamo molto amati... Le sue qualità? E essere sé stesso, ed essere umano. Quello che caratterizzava il nostro rapporto era infatti l'umanità. Non basta? Era un uomo normale con i pregi e i difetti di un uomo normale". (m.t.)

giovedì 19 settembre 2019

SIMENON SIMENON. WHEN SIMENON CEASED TO BE A NOVELIST…

Why Simenon decided to stop writing novels


SIMENON SIMENON. QUANDO SIMENON CESSÒ DI FARE IL ROMANZIERE
Perché Simenon ha deciso di smettere di scrivere romanzi
SIMENON SIMENON. QUAND SIMENON CESSA D’ÊTRE UN ROMANCIER...
Pourquoi Simenon décida d’arrêter d’écrire des romans





September 18, 1972. Simenon, in his house in Epalinges, had ended in February Maigret and Monsieur Charles. By now he was almost alone in his big residence. His second wife Denyse had definitely broken bonds with Georges (even if they were still married). Marc, engaged in his job as a film director, was living in Paris. John was studying in the USA. Marie-Jo was often around. In Epalinges, the novelist was living with his third son Pierre and with his partner Teresa.
Simenon was about to write a new novel. Following his rituals, he prepared everything he needed, chose a provisory title, Victor. Then, as always, a list of names and surnames, chronological and geographic references, the whole written down on the usual yellow envelope. Some notes: Victor, solicitor… his wife Berthe… his son Raymond… a wife who kills her husband and who, once the sentence is served, disappears in South America… The plot was still vague, as usual Simenon still did not know how it would go to an end.
Then little by little the novelist realized that the famous click would not occur, that he would not enter the “état de roman”, and that he would not get into Victor’s skin. On the eve of his seventy years the novelist became aware that he would not be able to write that or other novels. What happened?
There were several motives. For example fatigue and stress when getting into his characters’ skin for over forty years and hundreds of times… Had maybe Simenon felt the danger of being on the verge of a point of no return? Or the danger of getting definitely lost in his creatures?
Some years before, when considering the hypothesis that some day he couldn’t be anymore able to write, he stated: “It would be a terrible shock for me and I don’t know how my doctor could help me recovering…” And on the contrary Simenon seemed to suffer passively the situation as ineluctable, as the sign of the end of a phase, a conscious fatalism that you couldn’t struggle against destiny, just the same way it happened for the characters in his novels. He too had gone to the extreme consequences of his fate, that is to say not writing anymore.
“I’ve decided to not write novels anymore”, he told in the interview he had with Henry Charles Tauxe in February 1973. This heavy sentence meant that Simenon was probably worn out by a life dedicated to creative effort, by the psychological stress in making emptiness within himself to make room for the protagonist of the moment, in trying to be another man for a brief period.
In this interview Simenon also told that he had had to be cured in hospital for vertigos that lasted for an hour. The treatment allowed vertigo to be reduced to some minutes. “To write my novels I need to be in 100% good shape. Particularly because my novels are getting more and more “durs”… So I’ve decided to stop… I think I’ve decided at the same time to get rid of this house (Epalinges)… For me it will be liberation…”
In fact Simenon had never stopped writing novels since 1923, first alimentary literature, then the Maigret novels and then the other novels. During the first years he had had a crazy rhythm and then this rhythm had remained very prolific in the following years. Moreover he had once stated that while the Maigret novels had first been a kind of relaxing and evasion moment between two “romans durs”, in the last years these Maigret novels would get closer to the other novels and thus they would require a similar effort.
“Now I want to live my life, I’m free, I feel happy and perfectly serene. I was getting slave of my characters. It was very tiring. […] I’m getting into my own skin, my own life and I don’t have the strength anymore to create characters…”
So it was an ended cycle. No more “romans durs”, no more Maigret novels, and he left Epalinges after a few months; everything was now behind him. From now on he would be an ordinary man, and would live with Teresa as an ordinary couple. They went to live in an ordinary apartment in Lausanne.
Just as his biographer Pierre Assouline stated, Simenon “finally felt as man like any other. Yet he was the only one who believed it…”


by Simenon-Simenon

martedì 17 settembre 2019

SIMENON SIMENON. 30 ANS APRÈS... 30 ANNI DOPO… 30 YEARS LATER…





Aucun simenonien ne peut dorénavant l’ignorer: cette année, nous commémorons les 30 ans de la disparition du romancier. Notre blog lui rend hommage, à sa façon, en proposant cette rubrique à quinzaine.


Nessun simenoniano potrà d’ora in poi ignorarlo: quest’anno ricordiamo i 30 anni dalla scomparsa del romanziere. Il nostro blog gli renderà omaggio, a modo suo, proponendo questa rubrica ogni quindici giorni.


No Simenonian can ignore it now: this year, we commemorate the 30th anniversary of the disappearance of the novelist. Our blog pays tribute, in its own way, by offering this fortnight column.







4) Evénements divers ayant eu lieu le 30 du mois

30 novembre 1919 : parution, dans La Gazette de Liège, du premier billet d'humeur de Simenon
30 mars 1944 : publication chez Gallimard des Nouvelles Enquêtes de Maigret
30 novembre 1950 : Simenon commence Maigret au Picratt's
30 décembre 1966 : sortie du film Maigret a Pigalle avec Gino Cervi
30 avril 1971 : sortie au cinéma de Le Chat
30 décembre 1976 : mort de Sven Nielsen
30 novembre 1978 : Simenon commence sa dictée Les libertés qu'il nous reste



4) Avvenimenti diversi successi il 30 del mese

30 novembre 1919 : pubblicazione ne La Gazette de Liège, del primo articolo della rubrica di Simenon
30 marzo 1944 : pubblicazione con Gallimard delle Nuove Inchieste di Maigret
30 novembre 1950 : Simenon inzia a scrivere Maigret au Picratt's
30 dicembre 1966 : uscita del film Maigret a Pigalle con Gino Cervi
30 avril 1971 : uscita al cinema di Le Chat
30 dicembre 1976 : morte di Sven Nielsen
30 novembre 1978 : Simenon comincia il suo Dictée Les libertés qu'il nous reste



4) Various events that took place on the 30th of the month

November 30, 1919: publication, in La Gazette de Liège, of Simenon’s first column
March 30, 1944: publication by Gallimard of Les Nouvelles Enquêtes de Maigret
November 30, 1950: Simenon begins Maigret au Picratt's
December 30, 1966: release of the film Maigret a Pigalle with Gino Cervi
April 30, 1971: release of the film Le Chat
December 30, 1976: death of Sven Nielsen
November 30, 1978: Simenon begins his dictation Les libertés qu'il nous reste

Murielle Wenger

SIMENON SIMENON. SIMENON ET DELFZIL, EN CINQ ETAPES

A quelles occasions le romancier s’est rendu dans le port hollandais
SIMENON SIMENON. SIMENON E DELFZIJL, IN CINQUE PASSI
In quali occasioni il romanziere è andato al porto olandese
SIMENON SIMENON. SIMENON AND DELFZIJL, IN FIVE STEPS
On which occasions the novelist went to the Dutch harbour


Nos lecteurs le savent bien, en cette année 2019, nous fêtons les 90 ans de la naissance de Maigret, qui, selon la légende imaginée par Simenon, aurait été créé alors que le romancier accomplissait un voyage à bord de son bateau l’Ostrogoth. C’est en septembre 1929, lorsqu’il se trouvait tout au nord des Pays-Bas, dans le port de Delfzijl, que le romancier vit surgir la silhouette de son héros, après qu’il eut absorbé quelques petits verres de genièvre.
Simenon a gardé un bon souvenir de cette région, qu’il évoque souvent dans ses textes autobiographiques, et naturellement Delfzijl y figure en bonne place. Le romancier s’est trouvé à cinq reprises à Delfzijl, et ce sont ces cinq passages que nous allons évoquer dans le billet d’aujourd’hui.
Simenon aborde pour la première fois Delfzijl au cours de l’été 1929. En effet, il semble y avoir fait un premier bref passage lorsqu’il remonte jusqu’à l’extrême nord du pays et qu’il a pour but de se rendre en Allemagne, avant de continuer un périple encore plus septentrional, en direction de la Norvège.
Le deuxième passage à Delfzijl sera bien plus important. A la fin août 1929, Simenon est refoulé du port de Wilhelmshaven (voir ce billet : http://www.simenon-simenon.com/2017/05/simenon-simenon-les-mysteres-de.html) et il retourne à Delfzijl, où il découvre que son bateau a besoin d’être réparé. C’est là que se situe l’épisode légendaire de la naissance de Maigret, que son créateur dessine alors qu’il s’est installé dans une barge abandonnée dans le canal du Damsterdiep. C’est une étape fondamentale dans la vie du romancier, parce que c’est là que Simenon prend le virage décisif qui va le faire abandonner la littérature populaire pour se consacrer à la « semi-littérature », c’est-à-dire à la rédaction des romans Maigret, ce qui lui permettra d’accéder ensuite aux romans « tout court », l’objectif qu’il poursuit depuis ses débuts.
Evoquant cet épisode dans sa dictée Un homme comme un autre, Simenon dit : « Le port, adorable, où au lieu de portes dans les murs épais des remparts il y avait des écluses, s’appelle Delfzijl. […] c’est là qu’est né le premier Maigret : Pietr-le-Letton. [Ce] n’était pas un chef-d’œuvre. Il n’en a pas moins marqué dans ma vie une sorte de charnière. »
Ces deux premiers passages à Delfzijl ont aussi été source d’inspiration pour le romancier. C’est ainsi que le port apparaît, probablement pour la première fois sous sa plume, dans son premier roman non-Maigret, Le Passager du Polarlys, écrit au cours de l’automne 1930 et paru en préoriginale en novembre-décembre de la même année dans le journal L’Œuvre, sous le titre Un crime à bord. Puis, évidemment, Delfzijl sera au cœur de l’intrigue de Un crime en Hollande, écrit en mai 1931.
Simenon évoquera aussi le port hollandais dans un reportage, publié en mars 1931 dans Le Petit Journal, dans lequel il raconte son périple à bord de l’Ostrogoth, puis sur d’autres bateaux, qui l’emmènent des Pays-Bas jusqu’au cercle polaire.
Le troisième passage à Delfzijl aura lieu en 1937. Simenon et Régine cherchent à habiter une maison au bord de la mer, et ils vont longer toute la côte atlantique, en commençant leur quête à Delfzijl ; naturellement, pourrait-on dire, car la ville représente sans doute bien pour Simenon « cette Hollande [qu’il] aime », comme il l’écrit dans ses Mémoires intimes.
Bien plus tard, en août 1958, ce sera le quatrième passage à Delfzijl, lorsque le romancier conduit sa famille sur les traces de ses souvenirs, et fait découvrir à Denyse, John et Marie-Jo les paysages hollandais, et leur montre l’endroit où il a créé Maigret.
Enfin, en 1966, le cinquième passage est celui lors duquel Simenon assiste à l’inauguration de la statue de Maigret (nous avons raconté cet événement ici : http://www.simenon-simenon.com/2016/09/simenon-simenon-la-statue-de-maigret-5o.html).
A ces cinq passages, nous pourrions en ajouter un sixième, qui, bien que fictif, n’en est pas moins émouvant. Les 4 et 5 septembre 2019, les Amis de Simenon se trouvaient à Delfzijl, pour célébrer les 90
ans de la naissance légendaire de Maigret, et nul doute que l’ombre du romancier les accompagnait lors de ce voyage…


Murielle Wenger

lunedì 16 settembre 2019

LOUSTAL, LE CRAYON QUI SUBLIME MAIGRET

Le dessinateur a donné de superbes couvertures pour la nouvelle intégrale de Maigret, et a aussi illustré des romans «durs». Une brève rencontre


Le Temps - 14/09/2019 - Nicolas Dufour - Cette semaine, le 10 septembre 2019, j’ai eu le plaisir d’être invité à la soirée marquant l’année Simenon, à Paris à la Société des gens de lettres – qui avait amendé l’auteur, naguère, pour non paiement de cotisations… Un hommage autour du fils John, animateur de l’héritage, et durant lequel j’ai pu croiser Jacques de Loustal. J’avais une question, qui ne concernait pas les Maigret, dont il a illustré la dernière intégrale chez Omnibus. Le dessinateur a aussi mis en image des romans «durs», les non-Maigret, et je voulais savoir pourquoi il avait retenu Un Nouveau dans la ville...>>>

domenica 15 settembre 2019

SIMENON SIMENON. 28 NUANCES DE MAIGRET - 28 SFUMATURE DI MAIGRET - 28 SHADES OF MAIGRET




10. Maigret rivalise avec Mme Maigret…
« C’était attendrissant de voir Mme Maigret lancée ainsi sur une piste […] Mais ce que le commissaire n’avouait pas, c’est qu’en somme elle en arrivait à peu près au même point que lui. […] Cette fois, Maigret fit la grimace, furieux que sa femme en soit arrivée […] aux mêmes résultats que lui. […] – Sais-tu ce qui est encore plus vexant ? […] en somme, tu étais sur les lieux avant moi… » (L’Amoureux de Madame Maigret)

10. Maigret in competizione con M.me Maigret...

« Era toccante vedere M.me Maigret così lanciata su una pista [...] Ma quello che il commissario  non sopportava era in effetti che arrivava all'incirca allo stesso punto in cui giungeva lui stesso [...] Questa volta Maigret fece una smorfia, arrabbiato che sua moglie fosse pervenuta [...] agli stessi suoi risultati. [...] - Sai che cosa è più fastidioso? [...] insomma tu era sulla scena prima di me...» (L'innamorato della signora Maigret)

10. Maigret competes with Mme Maigret…
“It was touching to see Mme Maigret launched on a track […]. But what the Chief Inspector did not confess was that in fact she was arriving at about the same point as him. […] This time Maigret scowled, furious because his wife had come to the same results as him. […] – Do you know what is even more vexing? […] in fact you were on the scene before me…” (Madame Maigret's Admirer)


sabato 14 settembre 2019

TOUS LES "COMMISSAIRE MAIGRET" RESSORTENT AUX ÉDITIONS OMNIBUS

Europe 1 - 12/09/2019 - À l'occasion de la réédition de l'intégralité des "Commissaire Maigret" aux éditions Omnibus, Thierry Geffrotin revient sur cette manière de célébrer ses 90 ans et le 30e anniversaire de la mort de Georges Simenon.

venerdì 13 settembre 2019

SIMENON SIMENON. L'ULTIMA INTERVISTA IN AMERICA

Carvel Collins ai primi del '55 fa in tempo in tempo ad intervistare il romanziere  che è in procinto di ritornare definitamente in Europa.

SIMENON SIMENON. LE DERNIER INTERVIEW   EN AMÉRIQUE
Carvel Collins, au début de 1955, réussit à faire juste à temps une interview du romancier, qui est sur le point de retourner définitivement en Europe

SIMENON SIMENON. THE LAST INTERVIEW IN AMERICA
In the beginning of 1955, Carvel Collins managed to do just in time an interview with the novelist, who was about to  definitely return to Europe






".."Lo studio del signor Simenon nella sua sconfinata casa bianca ai margini di Lakeville, nel Connecticut, dopo pranzo in una giornata di gennaio di sole splendente. La stanza riflette il suo proprietario: allegro, efficiente, ospitale, controllato. Sulle sue pareti ci sono libri di legge e medicina, due campi in cui è divenuto esperto; gli elenchi telefonici di molte parti del mondo cui ricorre per trovare i nomi dei suoi personaggi; la mappa di una città in cui ha appena ambientato il suo quarantanovesimo romanzo di Maigret; e il calendario sono segnati a matita i giorni trascorsi a scrivere il Maigret — un giorno, un capitolo — e i tre giorni trascorsi per la revisione...
 Nell'ufficio adiacente, dopo aver visto che tutto è sistemato comodamente per suo marito e l'intervistatore, la signora Simenon riporta la sua attenzione agli affari di uno scrittore i cui romanzi compaiono sei all'anno e i cui contratti per libri, adattamenti e traduzioni sono in più di venti lingue.
Con grande cortesia e con una voce ricca che conferisce alle sue dichiarazioni sfumature di significato ben oltre la portata ordinaria, il signor Simenon continua una discussione iniziata nella sala da pranzo..."
Carvel Collins è venuto per realizzare un'intervista da pubblicare su "The Paris Review" una rivista letteraria americana (fondata a Parigi e poi trasferitasi a New York), nata solo due anni prima ma già autorevole, specializzata in interviste a scrittori e letterati famosi ed edita dal principe Sadruddin Aga Khan. L'articolo si intitolerà The art of fiction
Collins collabora alla rivista in quanto esperto in letteratura e grande specialista  di William Faulkner, essendo anche titolare del primo corso universitario al mondo sullo scrittore e drammaturgo statunitense. 
Era quindi una bella giornata del gennaio 1955. Simenon, non lo sapeva ancora nessuno, stava per fare ritorno in maniera definitiva in Europa. Erano ormai dieci anni che viveva in America e aveva assunto una decisione che avrebbe preso alla sprovvista non pochi personaggi. 
Siamo nella Shadow Rock Farm, nei pressi di Lakeville, un ranch dove Simenon si è stabilito ben cinque anni prima con tutta la famiglia. Un record per lui.... ben cinque anni nella stessa abitazione!
La predisposizione di Simenon sembra ottima (forse lo scrittore era particolarmente di buon umore perché sapeva che di lì a poco se ne sarebbe andato dagli Usa?) e l'intervista procede nel migliore dei modi.
Letta oggi, alla luce di quello che conosciamo grazie al gran lavoro di ottimo livello dei non pochi studiosi simenoniani (da Bernard Alavoine a Michel Lemoine da Pierre Assouline a Michel Carly... tanto per citarne qualcuno) le domande e le risposte vertono su una serie di argomenti che i nostri lettori ben conoscono... il significato di "troppo letterario", il suo metodo di scrittura, la vocazione di chi scrive romanzi, i temi trattati nei suoi romanzi, l'universalità delle passioni, dei bisogni e delle aspirazioni dei suoi personaggi e via dicendo...
E questa specie di riconoscimento, made in Usa, arriva proprio quando Simenon decide di ritornare nella sua vecchia Europa. Riconoscimento non da poco perché la rivista è prestigiosa, come abbiamo detto, ha un suo peso nell'ambiente letterario americano, e perché vi figurano interviste ai massimi romanzieri e letterati del tempo.
Ma Simenon ha voglia di tornare nel vecchio continente, dove la sua fama e la sua autorevolezza sono cresciuti e dove nei suoi precedenti viaggi ha potuto constatare come sia contornato da manifestazioni di stima e da una notevole ammirazione. Fosse rimasto più a lungo in America forse anche lì.... Ma il richiamo era forte, anche se poi si racconta che c'erano  di mezzo anche dei problemi con le istituzioni fiscali statunitensi che, si sa, non sono certo tenere. Ma a parte ciò, questa intervista ha fatto parlare a lungo di sé, e costituisce un po' una tappa importante, l'addio a quel mondo che aveva dato vita ai romanzieri che lui ammirava, che l'aveva accolto in momento buio della sua vita, che gli aveva regalato un altro grande amore della sua vita (Denyse, la seconda moglie), dove si respirava un aria di libertà che nel '45 gli fece particolarmente bene. Insomma forse una motivazione unica e precisa per "scappare" dall'America non esisteva, ma d'altronde era lo stesso Simenon che sosteneva: "Alla gente piace pensare che tutti agiscano sempre per una ragione precisa". E invece.... (m.t.) 

giovedì 12 settembre 2019

SIMENON SIMENON. "SOUVENIR" - A CHIT OF A GIRL: A NOVEL, A MOVIE, A LOCATION

Some thoughts and information on a novel and its setting

SIMENON SIMENON. LA MARIE DU PORT: UN ROMAN, UN FILM, UN LIEU
Réflexions et informations sur un roman et son décor 
SIMENON SIMENON. LA MARIE DEL PORTO: UN ROMANZO, UN FILM, UN LUOGO
Riflessioni e notizie su un romanzo e la sua ambientazione




A post in Simenon-Simenon on 3 July drew our attention to the death aged 84 of Nicole Courcel, the actress who played the role of Marie Le Flem in Marcel Carné’s cinema adaptation of Simenon’s La Marie du Port. Although the film version of La Marie du Port appeared in 1950, the novel on which it was based was written in October 1937 and published by Gallimard the following year. According to Assouline’s biography of Simenon, the author sold the film rights for his novel in 1938, along with those for La Maison des sept jeunes filles, for 80 000 francs. The reasons for the long delay between the sale of the rights and the appearance of the film are rather obscure and do not seem to be related to the German occupation of France as this period was the most prolific to date in terms of cinema adaptations of Simenon’s novels.
The choice of the extremely attractive Nicole Courcel for the role of Marie is not immediately obvious from the physical descriptions of Marie: flat-chested but with a rounded stomach, straight, badly-combed hair, a pale face with a narrow mouth whose expression was always, sulky, sad or scornful. Clearly the contemporary cinema’s idea of a leading actress did not necessarily accord with the portrait sketched by the novelist! By the same token, the choice of Jean Gabin for the role of the central male character, Chatelard, seems to have been influenced more by the commercial drawing power of the actor than by any particular resemblance to the character in terms of age or appearance.
The ‘port’ of the novels title is the Norman fishing port of Port-en-Bessin and although the greater part of the film was filmed in the studio, a number of scenes were shot on location thereby helping to give a greater sense of place to the action. It is well known that virtually all of Simenon’s novels and short stories are set in locations in which he had lived or had visited. Of the nineteen Fayard Maigret stories, only Le Fou de Bergerac takes place in a location with which the author was not personally familiar and, significantly, Maigret spends the greater part of the enquiry in his hotel bedroom rather than at large in the town. Just as the composition of La Tête d’un homme took place at the hôtel Aiglon, boulevard Raspail, in the 14th arrondissement of Paris, from which Simenon could see from his window the Montparnasse locations of the novel, so La Marie du Port was also written in a hotel room from which the author could directly observe the settings he was describing, thereby adding to the immediacy and force of the narrator’s descriptions.
The hotel in question was the hôtel de l’Europe, situated on quai Félix Faure, opposite the swing bridge separating the inner and outer ports. This area of Port-en-Bessin was destroyed during the allied landings in Normandy in June 1944 and the site of the hotel is now occupied by a crêperie-pizzeria. The café de la Marine, where Marie works, was modelled by Simenon on the café du Grand Quai, close by the hôtel de l’Europe, and following the success of the film the proprietor of the café added a streamer announcing ‘A la Marie du Port’ to the establishment’s signage, and this latter was kept as the name of the bar-restaurant which succeed the café.
It is hardly surprising that the almost eighty years that have elapsed since the writing of La Marie du Port have witnessed major changes to the setting of the novel. However, the existence of a deep-water harbour at Port-en-Bessin has ensured the survival of a significant fishing industry and this economic activity which is the backdrop to Simenon’s novel continues to characterise the ambiance of the town today. With almost thirty active trawlers, Port-en-Bessin is Normandy’s premier fishing port and the seventh most important in France. Fishing stands at the centre of the town’s tourist activity with guided visits of the
The harbour arms, the swing bridge and the quaysides of the inner-port are still reminiscent of the scenes described by Simenon and the modern visitor can see the « maisons basses […] aux façades grises et aux durs toits d’ardoises », ‘’low houses with their grey facades and hard slate roofs’’.
Although the Port-en-Bessin of La Marie du Port may not have been preserved in formaldehyde, the survival of fishing as the determining economic activity of the town goes a long way to preserving the famous Simenonien atmosphere and if you have enjoyed Simenon’s novel a visit is highly recommended.

William Alder