domenica 27 novembre 2011

SIMENON. LE REGOLE DI UN SENZA REGOLE

Tra Aimer d'amour, firmato Georges Sim, e Pedigree corrono 10 anni
Arrivare alla letteratura quella dei romans-durs, fu per Simenon anche un liberazione. Già si era tolto di torno le  rigide strutture delle trame dei romanzi popoari di genere, d'avventura o sentimentali che fossero. Lì c'erano delle prerogative inderogabili cui lo scrittore si doveva attenere per il profilo del protagonista, la presenza di certe figure, l'andamento e il finale che richiedevano dei passaggi obbligati e dei cliché da rispettare. Quando passò al ciclo dei Maigret le uniche regole che doveva rispettare erano quelle della serialità e del genere. Per il resto poteva inventare quel che voleva. Ma la vera libertà, quella a tutto campo che non gli poneva vincoli o paletti, era quella della letteratura tout court. Al diavolo tutte le regole! Ormai poteva scrivere con il suo stile, con il ritmo che gli era più congeniale, facendosi guidare solo dalla sua ispirazione. Scrivere libri autobiografici, romanzi più o meno aderenti alla realatà, guardare la realtà con il proprio occhio e interpretarla secondo le proprie convinzioni, scegliere se dedicarsi ad un romanzo o a un Maigret (e anche qui si prese progressivamente delle maggiori libertà) non avere più la pressione della consegna, tipica della letteratura su ordinazione, ma seguire solo il ritmo della propria creatività e della propria impellenza di gettarsi nella stesura di un romanzo.
"...le regole del romanzo d'altronde non esistono, non sono formulate né codificate - commentava Simenon - Non esiste un libro che vi possa dettare le regole del romanzo...".
Ma, potremmo comunuqe dire che le regole non finiscono mai.
In qesto caso ci riferiamo alle regole della tecnica di scrittura. Esattamente quello che pensava Simenon "...Credo che nel romanzo ci sia altrettanta tecnica che nel teatro...Occorre sapere quando passare da un personaggio all'altro, e quando da una scena all'altra....".
L'apprendimento a questo serviva. Quando Simenon aveva pianificato nella sua mente i vari passaggi che gli avrebbero permesso di passare dai semplici racconti scritti sui magazine più popolari, ad un romanzo dalla struttura complessa e corale come Pedigree, a questo pensava. La scrittura come la intendeva lui, al pari di un'attività artigianale, aveva bisogno di un certo apprendistato, necessario per impadronirsi di tutte quelle regole tecniche che poi gli sarebbero servite in seguito per fare letteratura.
"...ho l'impressione che non avrei potuto scrivere Le Chat (d'altronde ci sono voluti quasi trent'anni per scriverlo, e forse anche di più), se io non avessi avuto una tecnica che mi permetteva di non pensare alla tecnica. Ecco quello cui credo serva la tecnica: il non aver bisogno di doverci pensare. Voi non pensate alla grammatica  quando scrivete, ma siete stati obbligati ad impararla, molto seriamente, fino a saperla applicare...".
E i talenti naturali? Quegli esordienti che hanno nel loro codice genetico già la capacità di coninvolgere con i loro scritti il lettore, trasmettendo sensazioni e provocando emozioni? Simenon ne ha anche per loro.
"...talvolta si trovano delle promesse nel primo libro di un giovane, ma c'è sempre qualcosa che vi infastidisce, qualche goffaggine, una certa pesantezza che dipendono dalla mancanza di tecnica, di tecnica automatica...". E Simenon a quasi settant'anni, e quattrocento titoli scritti, poteva permettersi di dirlo.

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