venerdì 21 marzo 2014

SIMENON SIMENON. RICETTA: COSA CI VUOLE PER FARE UN BUON COMMISSARIO?

Tutte le immagini qui utilizzate sono state realizzate dal pittore-illustratore Férenc Pinter
Ricetta Simenon. Per fare un buon commissario non serve molto... Alcune caratteristiche fisiche che lo facciano identificare immediatamente. Un comportamento che presenti qualche defaillance rispetto a come il personaggio è stato costruito (e che il lettore non si aspetterebbe). Un certo numero di passioni, di piccole manie e di vizi perdonabili. Alcuni accessori distintivi di uso quotidiano che nel tempo diventano poi delle icone, piccoli oggetti che sono fortemente evocativi del personaggio.
Manca qualcosa? Certo gli manca l'anima. La sua essenza più profonda che dà spessore al protagonista, quello che lo fà pensare, agire e muovere in un senso o nell'altro... oppure che non lo faccia muovere per niente.
Ma ancora non ci siamo. Molti autori avrebbero fatto faville se i loro personaggi fossero stati cucinati con gli ingredenti fin qui indicati... ma...
Già manca sempre qualcosa. Un'ingrediente comune come il sale e importante come le più rare erbe aromatiche...
Manca la realtà.
Simenon tira fuori il suo Maigret non dal cilindro della sua fantasia, ma dagli uffici della polizia giudiziaria, quelli con gli scaloni polverosi, dove il crimine non è un'avventura da brivido, ma una routine quotidiana. Una conusetudine che si replica tra incartamenti, moduli da firmare, autorizzazioni da ricevere. Uffici dove i poliziotti sono quello che sono: funzionari statali. Più o meno solerti, più o meno in gamba, più o meno intelligenti, ma comunque impiegati della pubblica amministrazione dove il noir è spesso ben coperto dal... grigio.
Simenon lo dice spesso "Maigret non è intelligente (e spesso non ne ha nemmeno l'aria) ma è intuitivo". Un commissario capo che non sa guidare, non porta mai la pistola, che è più spesso seduto ad una brasserie con un bel bicchiere di birra, piuttosto che impegnato in inseguimenti mozzafiato o men che meno in muscolose colluttazioni con il cattivo di turno.
Grigio funzionario statale, appartenente alla piccola borghesia, che vive in un appartamento con una moglie casalinga, niente evasioni sentimentali, non è un mondano... commissario Maigret... un pantofolaio si direbbe.
Messa così la ricetta sembrerebbe dare come risultato un piatto insipido, dal sapore indefinito... di quelle pietanze che quando si sono finite di mangiare, non si saprebbe dire che cosa erano...
Vista da questa angolazione, verrebbe da dare ragione ad Artheme Fayard (l'editore di Simenon all'epoca del lancio di Maigret) che recalcitrava davanti ad un personaggio del genere che già vedeva tradotto in un fiasco editoriale. Era certo che avrebbe perso dei soldi per seguire quel Simenon, che gli aveva spiegato quell'astrusa teoria della serie poliziesca come "semi-letteratura", dal romanzo popolare al roman-roman passando per Maigret...
Questa ricetta invece dette come risultato un successo clamoroso, un piatto talmente buono da essere gustato in tutto il mondo, adatto a quasi tutti i palati e la cui prelibatezza attira ancora oggi, nonostante sia un ricetta vecchia quasi un secolo? 
L'ingrediente principe l'abbiamo già citato. Quella realtà che permea, non solo il protagonista, ma tutte le indagini di Maigret, i personaggi che vi si muovono, i luoghi in cui si svolgono. Simenon aveva capito che quel sapore era riconosciuto da tutti e ognuno lo faceva suo, perchè era parte del suo bagaglio di consuetudini quotidiane, dei propri problemi di tutti i giorni, delle sensazioni che avvertiva nei momenti felici e in quelli drammatici. Ogni pagina delle inchieste di Maigret finisce per essere, per ognuno dei lettori, un pezzo di vita, non un sogno irragiungibile, fatti e vicende che conosce bene e riconosce in quelle pagine.
Ecco, crediamo che la ricetta ora sia completa... certo che se ai fornelli ci siamo noi oppure vi armeggia uno chef chiamato Simenon, il risultato potrà mai essere lo stesso?

4 commenti:

  1. Murielle Wenger21 marzo 2014 16:04

    Maurizio, ton texte m'inspire...

    Recette du Maigret en croûte de tabac

    Prendre un Maigret pas trop rassis, de préférence AOC d'Auvergne. Faire mariner dans une bonne pinte de bière fraîche, pendant une nuit d'interrogatoire. Le lendemain matin, sortir le Maigret de la bière, égoutter et envelopper dans un bon pardessus à col de velours. A volonté, garnir d'un chapeau melon ou chapeau mou, selon ce qu'on a sous la main. Préparer une pipe bien culottée, préalablement bourrée d'un bon tabac gris, allumer et faire fumer le Maigret. Quand il est à point, arroser d'un bon trait de cognac. Servir avec un sandwich sur un coin de bureau.
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    Recette du Maigret revenu au poêle à charbon

    Faire sortir un Maigret à la pluie de novembre. Promener de nuit dans une rue déserte, de préférence sur un trottoir pavé. Faire passer sous un réverbère, et à volonté introduire dans un cabaret (Picratt's, par exemple). Lorsque le Maigret sera suffisamment mouillé, faire revenir à son bureau, allumer le poêle, mettre du charbon… et savourer la chaleur du bureau !
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    Recette du Maigret de campagne

    Prendre un Maigret avec chapeau de paille et sabots (ceux du bord de Loire sont les meilleurs), placer dans un carré de tomates bien mûres. Laisser dorer tout un été, envoyer de temps en temps à la pêche. Après quelques mois, vous obtenez ainsi un excellent Maigret de conserve, que vous pourrez servir soit en entrée d'enquête, soit à la fin.
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    Recette du Maigret au café

    Prendre un Maigret du matin. Le faire entrer dans un petit bistro place de la République. Arroser à volonté de café crème ou de vin blanc. Terminer en longeant les quais. L'ajout d'un train de péniches sur la Seine est recommandé.
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    Recette du Maigret de mer

    Le Maigret de mer se prépare au sel, soit aux embruns d'Atlantique ou de Manche, soit au soleil de Méditerranée. La version nordique est aussi possible, mais on aura soin de faire mariner d'abord dans une barge hollandaise.

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  2. Ci vuole anche qualcuno come Simenon... :D

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  3. simenon in precedenza aveva provato ad omologarsi alle correnti letterarie del genere giallo dell epoca creando sancette/G7 giovane ed atletico investigatore,nonchè affascinante per il genere femminile
    contemporaneamente creò yves jarry,detective/avventuriero che era direttamente ispirato ad arséne lupin
    questi due personaggi però non uscirono mai dal genere romanzo popolare

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