sabato 2 marzo 2013

SIMENON. IL POETA E IL COMMISSARIO, OVVERO MONTALE INCONTRA... MAIGRET

Era il 1929 e a Firenze l'autorevole Gabinetto Scientifico Letterario Viesseux, aveva un nuovo Direttore, Eurgenio Montale (che rimase in carica una decina d'anni e poi cacciato perché sprovvisto della tessera del Parito Nazionale Fascista), uno dei poeti italiani che lasciò una traccia indelebile nella cultura non solo italiana, come poi dimostrò anche il Premio Nobel assegnatogli nel '72.
In quel periodo al Viesseux si trovavano anche i primi romanzi di Simenon, cioè le traduzioni delle prime indagini di Maigret, allora edite da Arnoldo Mondadori nella serie i Libri Neri, collana creata appositamente per pubblicare la serie del commissario.
A proposito del Gabinetto Viesseux, di Georges Simenon e del commissario Maigret, c'è da segnalare l'inaugurazione di una manifestazione Anni '30, Quando Montale leggeva Simenon, avvenuta l'altro ieri a Firenze, al Palagio di Parte Guelfa, che andrà avanti fino al 28 marzo.
Come riporta la presentazione dell'iniziativa "... sono in mostra le prime edizioni dei romanzi polizieschi nella collana de “I libri neri”, poi diventata con il n. 5 “I Romanzi Polizieschi di Georges Simenon”, e nella collana popolare dei “Gialli economici”. I romanzi duri (come li definì l’Autore stesso), di cui sono presenti in mostra le prime edizioni, uscirono poi nella collana più ambiziosa “Le opere di G. Simenon”.
Questa rassegna di rarità bibliografiche non nasce però semplicemente come un omaggio a Simenon e a Montale: è anche il ringraziamento a tutti quei lettori che allora prendevano in prestito quei libri dal Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux e dalla Biblioteca dell’Università Popolare, diventata sezione dell’Istituto fascista di cultura ma rimasta fisicamente proprio lì vicino, libri che ora vivono una seconda giovinezza nelle edizioni Adelphi...".


Lunedì- venerdì 9.00 – 18.30; sabato 9.00 – 13.00
Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa
P.zza di Parte Guelfa – 50123 Firenze
tel. 055 2616030 – fax 055 2616031
e mail: bibpg@comune.fi.it

venerdì 1 marzo 2013

SIMENON: MAIGRET CONOSCE L'ANIMA DI PARIGI

"...Maigret fà ancora parte di quei poliziotti che hanno iniziato il proprio servizio sulla strada.."
Questa è una delle tante indicazioni che vennero fuori nel corso di un'interessante conversazione con Roger Stephan, durante una programma in quattro puntate intitolato Portrait Simenon e andato in onda alla fine del 1963 su RTF. Grazie alle domande di Stephan, Simenon mette a fuoco la figura del suo commissario Maigret. Un poliziotto della vecchia guardia, al confronto con la modernizzazione che la polizia già in quegli anni andava intraprendendo.
"... oggi le cosa stano cambiando  - osserva lo scrittore - sempre più questo mestiere diventa intellettuale..." E quando Maigret prese servizio, intorno al 1911, si cominciava con la ronda per la strada.
"... i primi tre anni si girava la città, anche in bicicletta. Poi c'erano le stazioni. In seguito i grandi magazzini, le metropolitane, le prostitute...".
Certo era una Parigi molto diversa quella dei primi del secolo scorso, come era diverso il rapporto tra la polizia e la malavita.
"...non c'era risentimento tra poliziotti e i criminali. Era estremamente raro, soprattutto con i malavitosi "professionali"... Non bisogna scordare che si conoscevano l'un l'altro molto bene...".
Certo ora sembrano un po' romantiche queste forze del'ordine molto lontane da quelle "scientifiche" di oggi, con metodi e tecnologie che nelle indagini fanno la parte del leone. Allora c'era però una maggior conoscenza dell'ambiente e dei personaggi criminali, esisteva una sorta di codice che veniva generalmente osservato. E spesso le dritte giungevano proprio dalla malavità.
Questa confidenza con il territorio urbano e con chi lo abitava era il substrato su cui si innescava la capacità di indagare di ciascun poliziotto. Ma questa conoscenza palmo a palmo delle strade delle piazze, dei locali dei bar, dei vari quartieri era considerato da Simenon uno strumento formidabile.
" Non so se riuscite ad immaginare  - afferma lo scrittore rivolto a Roger Stephan - la somma di conoscenze umane che tutto questo lavoro sul campo poteva portare dopo dieci o quindici anni! Voleva dire conoscere la città, angolo per angolo. Si conosceva davvero l'anima di Parigi...".
E qui torna il leitmotiv di tutta l'opera di Simenon che nela sua opera dava molto importanza alla conoscenza dei luoghi, delle gente del posto, delle abitudini, della mentalità. Questa confidenza era quella che faceva da base alle sue storie, proprio come alle indagini di Maigret.

giovedì 28 febbraio 2013

SIMENON. MAIGRET/GAMBON MADE IN G.B. IN DVD


Per tutti quelli che volessero ampliare la loro conoscenza delle interpretazioni del commissario Maigret, segnaliamo che la britannica Acorn, ha messo sul mercato i dvd della serie completa dei Maigret prodotta in Gran Bretagna, con protagonista Michael Gambon. Si tratta di dodici episodi, trasmessi tra il '92 e il 93 dalla ITV.
Come in Francia dopo la serie interpretata da Jean Richard arrivò quella di Bruno Crémer, così in Gran Bretagna dopo il famoso Rupert Davies, che negli ani '60 portò sul piccolo schermo inglese il commissario francese, arrivò Michel Gambon.
Per chi volesse acquistare l'intero cofanetto che l'Acron mette in vendita on-line a circa 60 sterline, basta cliccare sull'mmagine in alto di questo post, per arrivare alla pagina dove si può ordinare la collana.
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Attenzione - Come potrete leggere nel commento qui di seguito di Murielle Wenger, questi DVD sarebbero visibili solo per la zona 1 (Canada e Usa)... 

SIMENON - GIORNALISTI, UN RAPPORTO DIFFICILE

"...Io ce l'ho sempre avuta con i giornalisti...". Simenon nato giornalista, precocemente (a sedici anni già lavorava a "La Gazette de Liége"), e poi collaboratore di tanti giornali a Parigi, polemista, autore di reportage, intervistatore sulle pagine di quotidiani e settimanali, in uno dei suo Dictées degli anni '70 mette sotto tiro i suoi ex-colleghi.
Ma che cosa significano quelle parole? Ecco come continua il suo sfogo.
" ... La maggior parte di loro fà bene il proprio mestiere, ma è il mestiere stesso che mi pare "falso". Non è in una conversazione di un'ora che si può rendere un'idea vera di qualcuno, del suo carattere, della sua concezione della vita. Ci si appiglia ai dettagli più pittoreschi che poi, estrapolati dal contesto, suonano falsi...".
Questa precisazione mette più a fuoco la frase d'apertura. Simenon non ce l'avrebbe con i singoli giornalisti, ma con il mestiere che esercitano. Mestiere che come abbiamo detto lui conosceva bene. D'altronde questo è perfettamente in linea con la sua continua ricerca di approfondire la conoscenza dell'animo umano, di scrivere, viaggiare e vivere in funzione della scoperta di quel famoso "uomo nudo", che era l'essenza più profonda e naturale comune a tutti gli uomini di ogni razza e latitudine. E' chiaro che tutto questo cozza con l'esigenza del giornalista che spesso in poche ore, a causa dell'attualità, si vede commissionato un pezzo, che deve realizzare in fretta da consegnare subito in redazione, affinché sia dato alle stampe con tutto il giornale.
Superficialità contro approfondimento. Fretta al posto di concentrazione.  Obbligo di essere brillanti e originali anche se il risultato potrebbe essere banale e consueto.
Eppure non stiamo parlando di uno scrittore lento nel comporre. Le sue ottanta pagine al giorno (sia pure in gioventù) o comunque la sua media di quattro/cinque romanzi all'anno ci testimoniano l'abitudine a lavorare in fretta e scrivere molto velocemente (anzi troppo, gli veniva rimproverato dalla critica). 
Ma qualche appunto da fare ai giornalisti ce l'ha lo stesso. Ammette che diversi di quelli che vanno ad intervistarlo sono spesso preparati, sanno tutto della sua vita, hanno letto i suoi libri, vogliono vedere il suo ufficio, la sua scrivania e magari toccare i suoi oggetti, le pipe, i libri...  Ma in un 'intervista dell'81 a Raphael Sorin per Le Monde, c'é una frase che suona quasi inappellabile: "...dopo (l'intervista) quasi tutti, scrivono delle cose incredibili su di me. Parlano di un Simenon che io detesto...".

mercoledì 27 febbraio 2013

SIMENON. 1933, SAVINO PRIGIONIERO DELLA... GABBIA DI VETRO

E' un esempio illuminante. Come veniva percepito Simenon nei primi anni trenta, sia in Francia che all'estero? Lo spunto per questa riflessione ci viene dalla rilettura della prima versione italiana de L'Affaire Saint-Fiacre, pubblicato da Fayard nel febbraio del '32 e sollecitamente tradotto e pubblicato in Italia dalla Arnaldo Mondadori Editore (allora ancora a Verona) nel giugno del 1933.
Nella terza di copertina c'é una postfazione-presentazione dello scrittore da parte di un'intellettuale che averebbe fatto parlare di sé nel nostro paese, Alberto Savino. All'uscita del libro, Savino era tornato in Italia dopo circa sei anni di soggiorno a Parigi. Aveva quindi assistio alla nascita, al lancio e al successo della serie Maigret e non poteva non consocere l'emergente Sim diventato in quegli anni Simenon.
Bene, Savino di rientro dalla capitale francese, inizia a scrivere per La Stampa e altre testate. Ma quello di cui ci interessa parlarle oggi è quello che scrisse allora su Simenon. Intanto fa risalire l'esordio di Simenon all'episodio del romanzo scritto nella gabbia di vetro, un exploit che nel 1927 doveva servire all'editore Eugene Merle per lanciare il suo nuovo quotidiano Paris-Matinal. Ma quell'exploit, a lungo progettato e pubblicizzato, alla fine però non ebbe luogo. E nonostate le smentite e le precisazioni, l'evento fu invece dato come effettivamente accaduto e molti cronisti caddero nella trappola di raccontare una cosa mai successa. Lo stesso Savino cadde nel trabocchetto e raccontò in questa post-fazione, quell'inesistente performance, fornendo anche alcuni dettagli.
Poi passò a spiegare cosa fossero quegli strani racconti polizieschi che non si omologavano alla letteratura di genere che al tempo aveva diversi eroi di successo.
"... La caratteristica di questi libri è che essi creano un nuovo tipo di romanzo poliziesco: il romanzo poliziesco borghese. Qui non c'è eccesso di terrore, il delitto ci scappa sì, ma è delitto modesto e niente affatto singolare.
Non si resta con il fiato sospeso... No  - e continua Savino  - E quanto al commissario Maigret esso è un borghese grasso e bonario, una specie di papà senza figli, un moralista che fuma tabacco popolare, porta le scarpe con l'elastico, si sente a disagio negli ambienti di lusso... odia il cosmopolitismo, compie il suo lavoro di ricerca più per dovere di funzionario che per sete di scopritore, e che se affretta la soluzione dell'inchiesta , lo fà soprattutto perché la cucina dei "Palaces" non gli conviene affatto, e smania di ritornare ai piatti casalinghi che gli prepara la moglie..."-.
Ovviamante non siamo d'accordo con alcuni punti di questa presentazione. Maigret non è affatto un moralista e il suo motto "comprendere e non giudicare" ne è la migliore dimostrazione.
Maigret compie le sue indagini, certo per dovere di funzionario, ma soprattutto perchè ha sempre viva la curiosità di scoprire gli ambienti, gli uomini e il loro animo, cosa che forse non aggiungerà molto al comissario, ma dà un notevole spessore all'uomo.
Maigret non è un frequentatore delle cucine dei "Palaces", come scrive Savino, piuttosto un assiduo freqentatore della Brasserie Dauphine, in particolare, ma di bristrot e altre brasserie, durante le indagini svolte sul campo. E' evidente che apprezza la cucina di M.me Maigret, ma non correrebbe mai sbrigativamente alla soluzione di un caso, per non perdersi un piatto della cuncina casalinga.
Certo è facile fare questi distinguo ottanta anni dopo che è stata scritta questa presentazione, soprattutto quando allora erano usciti in Italia solo una decina di  Maigret (mentre noi abbiamo a disposizone tutta la serie), e soprattutto Simenon ancora non si era scoperto il grande romanziere che oggi tutti conoscono.

Vedi nella colonna di sinistra  Simenon-Simenon Souvenir - I post che avete perso: SIMENON E LE LEGGENDE METROPOLITANE. IL CASO DEL ROMANZO SCRITTO NELLA GABBIA DI VETRO

martedì 26 febbraio 2013

SIMENON. TUTTI PER UNO, NUOVA BIOGRAFIA... COLLETTIVA

Una nuova biografia collettiva per Simenon, edita da L'Edition de L'Herne ha fatto la sua apparizione. Il curatore Laurent Moulin, nome conosciuto dagli studiosi di Simenon, nonché responsabile del Fonds Simenon di Liegi, ha messo insieme praticamente i nomi dei più illustri e qualificati "simenonologi", da Pierre Assouline a Michel Carly, da Bernard Pivot a Michel Lemoine, da Danielle Bajomée a Bernanrd Alavoine, inserendo inoltre nomi nuovi nell'intento di proporre qualcosa che già non fosse già stato pubblicato sullo scrittore belga (cosa che sembrerebbe impossibile). Inoltre compaiono delle testimonianze dei contemporanei di Simenon, come Cocteau, Henry Miller, Max Jacob e Federico Fellini, ma anche di letterati d'oggi con Jean-Philippe Toussaint o Philippe Delerm. Ed infine una ricca sezione dedicata alla corrispondenza del romanziere con intellettuali e amici dell'epoca.
Interessanti anche le testimonianze dirette di Simenon, come la trascrizione della famosa intervista di Pivot nel 1981 in un'indmenticabile puntata della trasmissione televisiva francese Apostrophes. Il volume, della collana Cahier
de L'Herne, intitolato semplicemente Simenon, è poi arricchito da alcuni scritti inediti che ovviamente susciteranno grande interesse tra studiosi e appassionati.
Così a 110 anni dalla sua nascita si continuano a sfornare studi e biografie su quello che ormai, a nostro avviso, va considerato uno dei nomi di spicco della letteratura mondiale del '900. Anzi, azzarderemmo di più. A questo punto, vista l'attualità del personaggio per quanto riguarda la critica, riscontrato l'ottimo livello di vendite all'uscita di ogni suo titolo, e considerando le nuove edizioni delle sue opere (sia quelle che sono da poco uscite o quelle che sono state programmate in vari paesi del mondo), potremmo affermare che Simenon è stato anche un innovatore del romanzo. E questo è dimostrato sia dai temi trattati, sia dalle sue scelte linguistiche che dalla costruzione narrativa delle sue opere. Se coì non fosse tutti questi elementi non sarebbero ancora oggi tanto attuali, anche se dalla stesura di alcuni suoi romanzi sono ormai passati quasi ottant'anni (per la precisione ottantadue anni dai primi "Maigret", che per esepio in Italia alla loro ennesima uscita si piazzano ancora tra i titoli più venduti). Insomma questo cahier Simenon non può che sancire, ancora una volta, la sua statura e la sua originalità.