giovedì 28 febbraio 2013

SIMENON - GIORNALISTI, UN RAPPORTO DIFFICILE

"...Io ce l'ho sempre avuta con i giornalisti...". Simenon nato giornalista, precocemente (a sedici anni già lavorava a "La Gazette de Liége"), e poi collaboratore di tanti giornali a Parigi, polemista, autore di reportage, intervistatore sulle pagine di quotidiani e settimanali, in uno dei suo Dictées degli anni '70 mette sotto tiro i suoi ex-colleghi.
Ma che cosa significano quelle parole? Ecco come continua il suo sfogo.
" ... La maggior parte di loro fà bene il proprio mestiere, ma è il mestiere stesso che mi pare "falso". Non è in una conversazione di un'ora che si può rendere un'idea vera di qualcuno, del suo carattere, della sua concezione della vita. Ci si appiglia ai dettagli più pittoreschi che poi, estrapolati dal contesto, suonano falsi...".
Questa precisazione mette più a fuoco la frase d'apertura. Simenon non ce l'avrebbe con i singoli giornalisti, ma con il mestiere che esercitano. Mestiere che come abbiamo detto lui conosceva bene. D'altronde questo è perfettamente in linea con la sua continua ricerca di approfondire la conoscenza dell'animo umano, di scrivere, viaggiare e vivere in funzione della scoperta di quel famoso "uomo nudo", che era l'essenza più profonda e naturale comune a tutti gli uomini di ogni razza e latitudine. E' chiaro che tutto questo cozza con l'esigenza del giornalista che spesso in poche ore, a causa dell'attualità, si vede commissionato un pezzo, che deve realizzare in fretta da consegnare subito in redazione, affinché sia dato alle stampe con tutto il giornale.
Superficialità contro approfondimento. Fretta al posto di concentrazione.  Obbligo di essere brillanti e originali anche se il risultato potrebbe essere banale e consueto.
Eppure non stiamo parlando di uno scrittore lento nel comporre. Le sue ottanta pagine al giorno (sia pure in gioventù) o comunque la sua media di quattro/cinque romanzi all'anno ci testimoniano l'abitudine a lavorare in fretta e scrivere molto velocemente (anzi troppo, gli veniva rimproverato dalla critica). 
Ma qualche appunto da fare ai giornalisti ce l'ha lo stesso. Ammette che diversi di quelli che vanno ad intervistarlo sono spesso preparati, sanno tutto della sua vita, hanno letto i suoi libri, vogliono vedere il suo ufficio, la sua scrivania e magari toccare i suoi oggetti, le pipe, i libri...  Ma in un 'intervista dell'81 a Raphael Sorin per Le Monde, c'é una frase che suona quasi inappellabile: "...dopo (l'intervista) quasi tutti, scrivono delle cose incredibili su di me. Parlano di un Simenon che io detesto...".

1 commento:

  1. Paolo Secondini28 febbraio 2013 12:01

    La facilità di scrittura di Simenon (ottanta pagine al giorno) potrebbe forse dipendere proprio dalla sua esperienza di giornalista, da quella necessità di scrivere molto e in fretta.

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