domenica 2 giugno 2013

SIMENON. IL COMMISSARIO E LA PASSEGGIATA

Ancora un racconto di uno dei nostri attaché al Bureau Simenon-Simenon, questa volta ce lo propone Giorgio Muvi, un'ambientazione prettamente simenoniana, tra canali e chiatte.
Chiunque volesse scrivere un racconto per la rubrica "... magari come Simenon!" potrà inviarcelo via mail al nostro indirizzo
simenon.simenon@temateam.com







 LA PASSEGGIATA
di Giorgio Muvi

Troppe ore seduto. Troppe ore a ripetere le stesse domande. Troppe pipe fumate. Troppe ore nel suo ufficio surriscaldato dalla stufa.
Ora che camminava sul lungosenna, il bavero alzato, il cappello ben calcato in testa sentiva l'aria fresca e umida della notte che gli rinfrescava il viso, gli riempiva i polmoni e gli snebbiava la mente.
Il rumore dei suoi passi, pesanti e regolari gli faceva compagnia in una notte dal cielo coperto e il selciato bagnato.
Ora rivedeva le cose sotto un'altre luce. La vecchia signora Jobert non aveva mentito... ostinatamente ripeteva sempre le stesse cose... ma non diceva tutto.
E lui era sbagliato. La menzogna non era in quello che diceva, ma in quel che taceva.
In un primo momento aveva pensato che volesse coprire qualcuno o il nipote o suo fratello. Nessuno dei due aveva un alibi. Per l'ora in cui il vecchio Maurice Jobert era stato strangolato, nessuno dei due sapeva fornire una spiegazione accettabile su dove fossero. Auguste, il nipote, era probabilmente stravaccato ubriaco fradicio sulla sua chiatta, ma non ricordava assolutamente nulla. Jean, il fratello, stava amoreggiando con una prostituta, di cui non sapeva il nome, né fino a che ora la cosa era andata avanti .
La vecchia Jobert non poteva certo essere stata, con quelle mani tremolanti e il suo incedere traballante, non avrebbe potuto uccidere un omone grande e grosso come Maurice, sia pur vecchio. Per quanto odio potesse aver nutrito verso il marito, era praticamente impossibile che avesse avuto la forza necessaria.
Qualcuno aveva sicuramente agito al suo posto.



Il nodo era tutto lì. Nella parata dei sospetti c'erano anche i due cugini, Pierre e Marc, ma loro l'alibi ce l'avevano... il padrone del Bistrot L'Ecluse aveva confermato che erano stati tutto il tempo ad un tavolo a bere e a giocare a carte, proprio sotto i suoi occhi.
Poi c'era il giovane nipote, Nicolas. Lui all'ora del fattaccio stava dormendo in camera sua... da solo. Ma era l'unico che volesse davvero bene al padre Maurice padre padrone dell'attività di trasporto fluviale e della famiglia . Era anche il probabile erede dell'azienda e per tale motivo era mal visto in famiglia.
Ora che il commissario camminava in una zona illuminata, la sua ombra appariva e spariva ogni volta che passava sotto un lampione. Le mani ben affondate nelle tasche, aveva rimesso la pipa spenta tra i denti.
Si era ripreso dallo stordimento, respirava a pieni polmoni, il passo era più elastico e il mal di schiena era sparito.
Ad un certo punto sentì un miagolìo. Aguzzò la vista e vide un gruppo di gatti. In realtà era una gatta che si frapponeva tra un cane e una nidiata di cuccioli, evidentemente i suoi. Il commissario avvertì la tensione della madre che probabilmente si apprestava a difendere i cuccioli. Si accorse poi che poco distante c'era un gattino da solo, poggiato contro il muricciòlo. Forse era malato, forse aveva qualcosa per cui la madre non lo riconosceva. Il cane abbaiava, la gatta aveva alzato il pelo... ringhiava e soffiava... la battaglia era nell'aria...
Ad un tratto il cane prese a indietreggiare rivolgendosi verso l'unico gattino isolato e malconcio. Ma con un passo pesante il commissario si portò davanti al cane, la bestia si spaventò e fece marcia indietro.
La gatta era tornata alla sua cucciolata e regnava di nuovo la silenziosa calma notturna.
ll miagolio del cucciolo abbandonato richiamò la sua attenzione. Era fuori dal gruppo. Se non fosse intervenuto lui, chissà che fine avrebbe fatto. Gli venne da pensare a Nicolas, il più giovane e il più isolato... forse il vecchio Maurice aveva preso le sue difese, o era andato in suo soccorso... Con Nicolas ce l'aveva un po' tutta la famiglia... e soprattutto la vecchia Jobert, non lo sopportava. Le era morto un'altro figlio, il prediletto. E il piccolo Nicolas l'aveva sempre vissuto come la dimostrazione vivente di quello che avrebbe potuto essere e che avrebbe potuto fare il figlio prediletto. Era, con il tempo, divenuta un'ossessione... Il marito, invece no. Il vecchio Maurice era legatissimo a Nicolas, anzi sembrava che su di lui avesse riversato tutto l'amore che avrebbe potuto dare anche all'altro figlio.
Era nel frattempo calata una nebbia che sfumava i confini delle cose. Ma nella testa del commissario quella vicenda si andava sempre più chiarendo.
Forse era proprio la vecchia che aveva mandato qualcuno a uccidere il figlio?
Maurice si era messo di mezzo e aveva avuto la peggio. Perchè non lo aveva difeso? Perché negli interrogatori non aveva fatto il nome dell'assassino che presumibilmento doveva aver visto?
Si avvicinavano, confuse nella nebbia, le luci di quello che sembrava un bistrot.
Il commissario entrò e ordinò un calvados. Poi chiese il telefono.
- Sono il commissario vorrei l'ispettore...
- Glielo passo subito.
Un clic segnò il passaggio della comunicazione.
- Commissario...
- Senti ho bisogno che mi rileggi il verbale della deposizione del giovane Nicolas
- Attenda che lo vado a prendere...
A gesti ordinò un secondo  calvados.
- Ecco commissario... era notte...
- Si questo lo so... dimmi cosa ricorda dell'aggressione a Maurice
-  ...ecco... vediamo... eccolo! "...io stavo dormendo, la stanza era buia e sono stato svegliato da certe urla. Ho riconosciuto la voce di mio padre, poi si è accasciato vicino al letto rantolando. C'era un'altra persona che non sono riuscito a riconoscere... era buio, mi ero appena svegliato, ero ancora un po' stordito.. tutto si è svolto in poco tempo non ho avuto la prontezza di reagire..."...
- E nessun altro particolare?
- Si qui dice che quando ha acceso la luce il padre era già morto. Sul collo c'erano dei segni rossi... ah, ecco poi afferma di aver sentito nella stanza di sotto delle urla, ma quando si è precipitato giù, non ha trovato nessuno...
- Grazie, se avessi ancora bisogno, richiamerò.
Il commissario fini il secondo calvados, pagò e uscì.
Ora era iniziata un pioggerella fitta e leggera. 
Secondo lui quelle voci erano della madre e dell'assassino. Già il killer aveva fallito, non solo non aveva ucciso Nicolas, ma aveva strangolato il marito. Non che lei lo amasse, ma non era questo che voleva... adesso inoltre tutta l'attività sarebbe passata proprio nelle mani del figlio così odiato. Era normale che se la prendesse con il killer... Già... ma quale killer!... Quello non era un professionista! Uno che si comporta così, vuol dire che perde il sangue freddo, si fà prendere dal panico, agisce senza un briciolo di lucidità... che bisogno c'era di strozzare il vecchio?
La pioggia era diventata più sottile, quasi impercettibile e la pipa del commissario aveva ricominciato a funzionare.
Ormai era convinto che se avesse capito perché era stato ucciso il vecchio Maurice invece di Nicolas.
Il vecchio Maurice aveva impiegato una vita per metter su quella società... trasporto sul'acqua... una decina di chiatte che facevano su e giù sui canali, tra la Francia, il Belgio e l'Olanda... Se fosse morto Nicolas, quale vantaggio avrebbe tratto la vecchia Jobert? Nessuno. E allora? Poteva l'odio accumulato in anni e anni vederla soddisfatta della morte di quello che nonostante tutto era suo figlio? O meglio poteva essere solo questo il suo scopo? C'era qualcosa che sfuggiva al commissario. Qualcosa della mentalità di quella gente che non riusciva a comprendere... Gente nata e vissuta sul fiume, sulle chiatte con qualsiasi tempo... con l'acqua che, insieme alle ossa e alla carne, doveva far parte del propio corpo. Poi la sera gli uomini cercavano, chi nei bistrot chi sul ponte della propria chiatta, un'antidoto all'umidità accumulata dentro... lo trovavano nel calvados o nei distillati fatti in casa che bruciavano le gole e riscaldavano le budella. Gente di poche parole, cresciuti tra la fatica e donne che per pochi denari vendevano qualche minuto di incosciente piacere.
Quella sera la Senna era deserta. 
Il commissario all'improvviso si ricordò delle parole della vecchia Jobert "... sarebbe meglio vivere nel deserto, che in mezzo a questo branco di uomini, uno peggio dell'altro... lei, commissario, che ne può sapere...".
Quindi l'odio della donna non era solo per il marito, il figlio, ma più generalizzato verso gli uomini... forse il suo fine era di uccidere sia il marito che il figlio...
Ma come poteva di servirsi di un'uomo per mettere in atto il proprio piano... ci sarebbe voluta una donna. Magari una donna forte e capace di affrontare il giovane e il vecchio... o magari di due donne... Ma chi?
Ritorno al commissariato. a quell'ora vuoto. Le finestre della sua stanza era spalancata, la stufa spenta...
Si mise subito a scartabellare nelle verie relazioni e nelle trascrizioni degli interrogatori. Alla fine trovò qullo che cercava. Una settimana prima con il motivo o la scusa, di una febbre, aveva chiamato Roxanne e Bernadette, le moglie dei cugini, Pierre e Marc, a curarla e stare un paio di giorni e di notti in casa sua. La notte, messi a letti i figli, con i mariti a sbronzarsi chissà dove, le due donne avrebbero avuto libertà di movimenti. Potevano contare sulla familiarità con le vittime che non avrebbero avuto nessuna remora a farsi avvicinare dalle due. E insieme avrebbero potuto aver la meglio sia sul vecchio che su Nicolas, soprattutto sfruttando il fattore sorpresa. E poi chi avrebbe avuto sospetti su due madri di famiglia tutte dedite ai figli, a cucinare e lavare vetiti?
E infatti anche il commissario non le aveva prese in considerazione.
Prese il telefono e convocò i suoi ispettori.
- Signori, facciamo il punto. La vecchia Jobert è sempre qui?
- Si commissario...
- Bene, portatela qui, poi cercate Roxanne Sautet e Bernadette Valmer... e portatele qui anche loro. Le troverete sulle chiatte di Maurice Jobert. Io vado a bere qualcosa alla Brasserie Dauphine... ci troviamo qui tutti tra poco più di mezz'ora...
- Ok capo...
Quando tornò nel suo ufficio, trovò solo la Jobert, e i suoi ispettori.
- E le due donne?
- Commissario le due chiatte sono già partite...
- A quest'ora?
- Abbiamo chiesto anche agli altri... nessuno ne sapeva nulla... non c'erano partenze previste fino a mezzoggiorno di oggi...
- Allora sono scappate...
Gurdò la Jobert che si muoveva nervosamente sulla sedia.
- Diramate a tutti i posti di controllo le generalità delle due, quelle chiatte vanno intercettate quanto prima e le due donne fermate e condotte subito qui in commissariato... Andate! ... Aspetto vostre notizie - aggiunse guardando quasi divertito la Jobert - tanto io sarò qui, perchè la signora mi deve raccontare una storia nuova, rispetto alle altre che mi ha già raccontato.... Vero madame Jobert? 

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