sabato 10 aprile 2021

SIMENON SIMENON - WEEKEND N.9 - LE COPPIE REGOLARI E QUELLE CLANDESTINE - COUPLES RÉGULIERS ET COUPLES CLANDESTINS


 Simenon ha posto la coppia al centro della sua opera. Per tutta la vita ha perseguito un ideale: essere in due per affrontare il mondo.

Simenon a mis le couple au cœur de son œuvre. Toute sa vie, il a été à la poursuite d’un idéal: être deux pour affronter le monde.


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venerdì 9 aprile 2021

SIMENON SIMENON WEEKEND - NUMERO 9


        Ecco il nuovo numero del settimanale "Simenon Simenon Weekend".... Buona lettura! 

       Voici le nouveau numéro de l'hebdomadaire "Simenon Simenon Weekend" .... Bonne lecture!

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giovedì 8 aprile 2021

SIMENON SIMENON. DOMANI ON LINE IL NUOVO NUMERO DI "WEEKEND" - DEMAIN LE NOUVEAU NUMERO DE "WEEKEND"



🔷Tigy, Denyse le due mogli di Georges, regolari, e ufficiali dello scrittore, che aveva dichiarato a Fellini di aver avuto nella vita diecimila donne.

🔷 Des Suicidés à Maigret et les vieillards, Simenon décrit un large éventail des relations de couple, que celui-ci soit composé de jeunes gens ou de personnes plus âgées.

🔷 Avec Mme Maigret, Simenon invente un personnage qui lui permet de faire une comparaison illustrative entre le couple idéal, tel que le romancier le conçoit, et les couples déchirés qui hantent son œuvre.

🔷 Lo scrittore, noto per la sua esuberanza sessuale, ma delle sue avventure sentimentali extra-matrimoniali se ne conosce ben poco, fatta eccezione quella famosa con la soubrette Josephine Baker. Ma forse occorre considerare anche il rapporto con la Boule che forse non fu solo una questione di sesso...

SIMENON SIMENON "SOUVENIR". MAIGRET E I QUATTRO... MOSCHETTIERI

"... Non era la prima vota che faceva una di quelle entrate, più da collega che da superiore.
Apriva la porta dell'ufficio degli ispettori e, spingendo il cappello sulla nuca, andava a sedersi sull'angolo del tavolo, vuotava la sua pipa sul pavimento, battendola contro il tacco, prima di ricaricarla di nuovo. Li guardava uno dopo l'altro ognuno occupati nei loro diversi compiti, con l'espressione di un padre di famiglia che, tornando a casa, era contento di rivedere i suoi..." (Maigret chez le ministre -1954).
Questo passo è assai significativo del rapporto tra la squadra di ispettori e il loro capo, commissario divisionario della brigata omicidi. Erano i suoi uomini e lui il loro capo indiscusso, ma il loro rapporto era cameratesco, tranne quando, magari per una litigata con il giudice Comeliau, Maigret era su di giri, e arrivava facendo quattro urlacci ai quattro venti e poi si chiudeva nel suo ufficio.
Ma i suoi ispettori chi erano? Intanto almeno tre lavorano da sempre con Maigret. Lucas è quello vanta l'anzianità maggiore, una sorta di suo braccio destro che lo sostituisce quando è in viaggio per indagare fuori Parigi. E ovviamente è quello destinato a succedergli sulla poltrona di commissario. Ben piazzato, più basso e più giovane di Maigret, baffetti alla Charlot, Lucas cerca di imitare il suo capo che ammira incondizionatamente e con il quale per intendersi basta un colpo d'occhio. E' meticoloso e non ha l'aria da poliziotto. E' una colonna portante della squadra.
Janvier invece alto magro, è entrato molto giovane nella polizia, e Maigret ha una sorta di predilezione verso di lui, insomma è un po' il suo cocco (almeno finché non arriverà il piccolo Lapointe) e per questo gli perdona gli errori che commette per inesperienza. Ma per il capo rimane sempre il suo "petit Janvier" (in contrapposizione con "mon vieux Lucas") cui perdona tutto, forse anche perché gli ricorda sé stesso agli esordi.
Corpulento, imponente e pesante, Torrence può essere definito il Porthos di questi
quattro... moschettieri. E' della vecchia guardia, ma il meno brillante della squadra, quello che si vede affidare gli incarichi più noiosi o di secondo piano. E' lui che guida la macchina, insomma più indicato per sbrigare le faccende pratiche che non per scoprire un indizio in un'indagine. Gigante buono, con l'ostinazione necessaria in
certi casi, fuma anche lui la pipa, come il capo e come il capo ha una notevole inclinazione per il mangiare e per il bere.
Lapointe. E' l'ultimo arrivato nella squadra, ed anche il più giovane. Con lui Maigret ha davvero un atteggiamento paterno, lo protegge, può insegnargli le cose che gli altri tre già sanno. Lo tratta come il figlio che non ha avuto e che fa parte di questa speciale famiglia a Quai des Orfèvres con cui si dividono rischi, nottate, appostamenti, interrogatori e qualche bisbocciata alla brasserie Dauphine.
Insomma Simenon ha costruito intorno al commissario un'equipe che, chi per un lato e chi per un altro, rispecchia il suo carattere, il suo modo d'indagare e le sue inclinazioni e che si intendono senza tante parole. Basta un cenno, un'occhiata e... via!

mercoledì 7 aprile 2021

SIMENON SIMENON "REPORT" - THE LITTLE MAN OF ARCHANGEL BY GEORGES SIMENON REVIEW

Evening Standard - 03/04/2021 - Martin Bentham - One of the most pleasing and successful publishing ventures of recent times has been the re-issuing of Georges Simenon’s Inspector Maigret detective mysteries. More than a million copies have already been sold but the final one of the wonderful 75 novel series was published by Penguin Classics late in 2019 leaving fans who have been devouring them with relish facing a regrettable void. This year, however, there’s the prospect of four new Simenon stories to come, including a collection of Maigret short stories titled Death Threats due in September and three standalone novels in which the famous detective is absent.All are being printed in the same distinctive format as the Maigret series, with cover images from the Magnum photographer Harry Gruyaert. The third, published in November, is The Stranger in the House, while the second, Betty, comes in June. But the first, out now, is The Little Man from Archangel, and the good news is that it’s a treat that’s every bit as gripping as the detective stories that preceded it... >>>

martedì 6 aprile 2021

SIMENON SIMENON. UN GATTO MEMORABILE SULLO SCHERMO COMPIE CINQUANT'ANNI

SIMENON SIMENON. UN CHAT MÉMORABLE À L'ÉCRAN A 50 ANS

Un quatuor d'exception. Georges Simenon, Pierre Granier-Deferre, Jean Gabin, Simone Signoret.


Un quartetto memorabile. Georges Simenon, Pierre Granier-Deferre, Jean Gabin, Simone Signoret.
Con un romanziere di tale calibro, con un regista pluripremiato e con due attori di tale grande spessore cosa ci si poteva aspettare? Un capolavoro. E così fu. Tanto che oggi a cinquant'anni dalla sua uscita è additato come un esempio di recitazione grazie alla coppia Gabin-Signoret e conferma Granier-Deferre non solo come un regista di livello, ma anche un appassionato film-maker dei romanzi di Simenon (Étoile du Nord, L'Evaso, Noi due senza domani, Le chat, Il Maigret televisivo con Crèmer...)...
Il film (titolo originale Le Chat) è tratto dall'omonimo romanzo che Simenon scrisse qualche anno prima nel '66 ad Epalinges, nella sua villa-bunker nei pressi di Losanna, e che pubblicò nell'anno successivo con Presse de La Cité. La vicenda dei due coniugi anziani, Emile e Marguerite, sposati in seconde nozze entrambe già ultra-settantenni, racconta dell'inaridirsi dei loro sentimenti, della crescita dell'incomunicabilità e, alla fin fine, dell'odio che una situazione sempre più critica alimenta giorno per giorno (qualcuno ci ha ravvisato addirittura i cattivi rapporti tra l'autore e sua madre). Il dramma scoppia tra i due, che ormai comunicano solo tramite bigliettini, quando i due animali di casa (il gatto di Emile e il pappagallo della Marguerite) vengono uccisi. Il marito sa che il proprio gatto, trovato avvelenato in cantina, è stato ucciso dalla moglie. In un accesso di ira vendicativa si scaglia sul pappagallo e lo ferisce a morte.
L'odio dei coniugi si manifesta così tramite le molestie ai due animali i quali, in qualche modo, rappresentano una sorta di propaggine dei rispettivi padroni, e ne simbolizzano in un certo senso un alter-ego, quasi che l'uccisione delle povere bestie rappresentasse la traslazione di un omicidio che nessuno ha il coraggio di compiere. Questa guerra di nervi tra i due, dà modo al romanziere di dipingere la triste condizione di una vecchiaia piena di risentimenti e di meschine rivalse, incapace di comunicare, probabilmente tenuta insieme solo dalla paura della solitudine e, da parte di lei, anche dal timore di una grave riprovazione sociale suscitata da un'eventuale separazione.
L'epilogo scritto da Simenon è amaro e vede sia Emile che Marguerite arrivati, sia fisicamente che psicologicamente, alla fine della loro guerra, letteralmente annientati e annullati...
Il romanzo di Simenon ebbe un'ottima critica, anche al di là dell'Atlantico dal New York Times, assolutamente meritata grazie ad una finezza psicologica che gli permette di analizzare una situazione complessa e particolare. E inoltre dimostra ancora una volta la capacità di ricreare una atmosfera palpabile, tesa, cupa, piena di sospetti, molto coinvolgente per il lettore.
Nella versione cinematografica Granier-Deferre dirige facilmente due "mostri" della recitazione come la Signoret e Gabin, in un film decisamente molto riuscito dai toni a volte noir, tanto da vincere al festival cinematografico di Berlino l'Orso d'Oro per il film, cui vanno aggiunti quelli d'argento ai due attori protagonisti.
Un non frequente esempio di cinematografia che dopo cinquant'anni conserva la sua validità, non solo per la mano in stato di grazia del regista, per una recitazione senza tempo dei due attori protagonisti, ma forse anche grazie al romanzo da cui tutto è partito.

domenica 4 aprile 2021

SIMENON SIMENON. GLI AUGURI DI PASQUA PER I NOSTRI LETTORI - LES VOEUX DE BONNE PÂQUES À NOS LECTEURS


Anche in questi tempi non facili, anche se é la seconda Pasqua che dobbiamo fare in quarantena e con delle limitazioni, facciamo ai nostri lettori gli auguri, auguri di quella speranza che non ci deve mai lasciare. E facciamo i nostri migliori auguri a chi in questo momento non sta bene, non è felice e soffre... Chissà se Maigret, così bravo a "cambiare destini", riuscirà a cambiare anche questi? 

Même en ces temps difficiles, même si c'est la deuxième Pâques que nous devons faire en quarantaine et avec limitations, nous souhaitons à nos lecteurs nos meilleurs vœux, voeux de cet espoir qui ne doit jamais nous quitter. Et nous adressons nos meilleurs vœux à ceux qui en ce moment ne vont pas bien, ne sont pas heureux et souffrent ... Qui sait si Maigret, si doué pour "changer les destins", pourra aussi les changer? 

sabato 3 aprile 2021

SIMENON SIMENON WEEKEND - METTETE SOTTO LA LENTE IL NUMERO 7 - METTEZ LE NUMÉRO 7 SOUS LA LOUPE

 
Da agente ciclista a commissario capo, Una carriera che portò il nostro eroe a conoscere i segreti del Quai des Orfèvres e quelli di Parigi

Simenon, dans une série de reportages, explique aux lecteurs le fonctionnement de la police parisienne, de la P.J. à Police-secours. On en trouve des échos dans les romans Maigret.

La mitica sede della Polizia Giudiziaria di Parigi, dove sull’Ile de la Cité, nella Senna, si erge il grande edificio che è il cuore nevralgico delle azioni di polizia a Parigi

Simenon créa Maigret afin de s’en servir pour grimper d’un échelon dans la littérature ; après avoir failli l’abandonner, il le reprit pour lui confier ses propres interrogations sur le sens de la justice.

Photostory: Modeles pour Maigret

giovedì 1 aprile 2021

SIMENON SIMENON WEEKEND - IL TEMA DEL NUMERO 7 - LE THÈME DU NUMÉRO 7


La piantina di Google Maps e l'ombra sulla destra dovrebbero essere elementi abbastanza chiari per far capire qual sarà il tema che verrà trattato nel numero 7 di SIMENON SIMENON WEEKEND, che sarà on line da venerdì 2 aprile. Come al solito ad essere approfondito sarà uno degli argomenti nodali nella produzione letteraria di Georges Simenon, come ormai è il leitmotiv di questo appuntamento settimanale.
Quale sarà?

Le plan de Google Maps et le lieu encerclé à droite devraient être des éléments suffisamment clairs pour faire comprendre quel sera le thème traité dans le numéro 7 de SIMENON SIMENON WEEKEND, qui sera en ligne le vendredi 2 avril. Comme d'habitude, ce sera l'approfondissement de l'un des sujets centraux dans la production littéraire de Georges Simenon, ainsi qu'il en est désormais du leitmotiv de ce rendez-vous hebdomadaire. De quoi s'agira-t-il ?

mercoledì 31 marzo 2021

SIMENON SIMENON "REPORT" - UN DOCUMENTAIRE SUR MAIGRET ET L'AFFAIRE SAINT-FIACRE


Lamontagne - 27/03/2021 - Rédaction - En avril 1979 était tourné à Bourbon-l'Archambault et aux alentours, Maigret et l'Affaire Saint-Fiacre, avec Jean Richard dans le rôle du célèbre commissaire né de l'imagination de Georges Simenon. Il s'agissait du quarante-sixième Maigret.
À cette occasion, un documentaire-événementiel en DVD va être réalisé par Thierry Martin-Douyat, avec la participation de Clodiss Av et les Éditions du Nez Rouge. Pour mener à bien cette réalisation, la production est à la recherche des personnes qui ont participé au tournage et qui voudraient bien témoigner devant une caméra. Mais aussi de documents, films, écrits ou photos, qui ont pu marquer cet événement, si possible libres de droits...>>>

martedì 30 marzo 2021

SIMENON SIMENON "SOUVENIR". IL PANICO DI MONSIEUR HIRE

Les fiançailles de M. Hire. Il romanzo  fu scritto da Simenon nella primavera del 1933, ancora per 
tipi di Fayarddurante uno dei suoi soggiorni all'isola di PorquerollesIl manoscritto originale del romanzo, 
una decina d'anni dopo (1943) la pubblicazione, venne messo all'asta da Simenon e il ricavato 
fu devoluto in favore dei prigionieri di guerra.

Deve essere, evidentemente, un romanzo particolarmente amato dai cineasti. Infatti tra i sessanta titoli simenoniani da cui furono tratti dei film, solo questo (lasciando da parte i Maigret) ebbe la sorte di godere di due trasposizioni cinematografiche. La prima ad opera di Julien Duvivier nel '47, con
l'interpretazione di Michel Simon, che uscì con il titolo Panique. La seconda versione invece arrivò nell'89, a maggio, cioè quattro mesi prima della scomparsa dello scrittore. Questa volta il regista è Patrice Leconte, il titolo semplicemente Monsieur Hire e il protagonista principale  Michel Blanc, affiancato per l'occasione da Sandrine Bonnaire. Leconte era un'amiratore di Duvivier e racconta che quando gli proposero di realizzare il remake di Panique, dopo aver letto d'un fiato il romanzo di Simenon, accettò immediatamente.
La storia che il romanziere scrisse, alla vigilia del contratto con Gallimard, riguarda un personaggio niente affatto piacevole, non sposato, di un'età indefinibile e connotato da un comportamento a dir poco ambiguo. Si sa poco di lui e delle sue attività, talvolta si fa addirittura passare per un poliziotto. Il padre era un sarto, ebreo che parlava solo yiddish, originario della Lituania, molto religioso, cosa che non gli impediva di essere anche un usuraio. Del figlio non si conosce nemmeno il suo nome, ma solo che è sempre in bilico tra il lecito e l'illegale... Insomma uno di quei protagonisti antipatici, ma anche patetici nella piccolezza delle loro nefandezze. Non ci vuole molto perché la polizia ne faccia il suo sospettato principale quando viene ritrovato il cadavere seviziato di una giovane donna nei pressi della sua abitazione. In  realtà Hire tra i suoi vari vizi ha anche quello di essere un voyeur. Così, spiando dalla sua
finestra una vicina della casa di fronte, scopre casualmente chi è il vero omicida. Ma Hire insiste nel suo comportamento sospetto. Ad esempio cerca di fuggire dalla polizia che lo sta facendo pedinare e questo rafforzerà la convinzione che il colpevole sia proprio lui. La sua fine sarà ingloriosa e in linea con tutta la sua vita. E, pur essendo innocente, la sua scomparsa non desterà pietà perché, ci fa capire Simenon, la sua è l'incarnazione di tutto ciò che la società perbene rifiuta, che malsopporta e che obbliga, come nel caso di monsieur Hire, a vivere ai margini.
Un'altra storia dove Georges Simenon descrive un individuo che, chissà in quale momento della sua vita, deve aver "passato la linea" e che si è quindi ritrovato dalla parte sbagliata, andando incontro così ad un destino inevitabile, quel destino che la società riserva agli emarginati e che costituisce il leit-motiv di molti dei suoi romanzi, come la piccola ebrea cecoslovacca che ritroviamo ne Le Train (1961) oppure il povero protagonista de Le petit homme d'Arkhangelsk (1956).

venerdì 26 marzo 2021

SIMENON SIMENON WEEKEND - ECCO IL N°6 - VOICI LE N°6


Quand Simenon décrit des scènes de repas, celles-ci ne sont jamais anodines.Toutefois, les longues descriptions lyriques ne sont pas le fait de notre romancier, et, le plus souvent, il se contente de quelques notations sur la nourriture, en mettant l’accent sur les goûts, odeurs et saveurs...

Magari era iniziato nel pomeriggio, magari con la “chansonnette”. Era un tipo d’interrogatorio che il commissario e i suoi uomini utilizzavano quando avevano davanti un sospettato che si ostinava a non parlare...


Simenon, qui attache tant d’importance dans ses romans aux sensations, ne laisse pas de côté les sens gustatif et olfactif, qui sont liés en particulier à la nourriture. D’où l’importance que prend celle-ci dans son œuvre, et plus particulièrement dans la saga de Maigret...


Studio sistematico dell’evoluzione dei disturbi della mente e dei comportamenti” questa è la definizione che i vocabolari danno del termine “psicopatologia”. E’ chiaro che riferita al commissario Maigret, come noi abbiamo fatto nel titolo, è evidentemente una forzatura e, sicuramente molto poco corretto dal punto di vista medico...



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SIMENON SIMENON. IL GRANDE TAVERNIER INZIÓ CON UN FILM TRATTO DA "L'OROLOGIAIO D'EVERTON"


LE GRAND TAVERNIER A COMMENCÉ AVEC UN FILM 
TIRÉ DE L'HORLOGER D'EVERTON

Le grand réalisateur français, décédé hier, a fait ses débuts en 1972 avec un film basé sur le roman de Simenon "L'Horloger de Saint-Paul"


Ieri ci ha lasciato un grande regista francese, Bertrand Tavernier e ne parliamo perché è un grande perdita per la cinematografia in generale. Non possiamo ascriverlo a quel ristretto gruppo di registi simenoniani, che ha realizzato più di una pellicola nel dai romanzi dello scrittore. Però dobbiamo ricordare che, dopo un'inizio come critico cinematografico, Tavernier debuttò trentaduenne a pieno titolo nella regia nel '74 con il film L'orologiaio di Everton, un romanzo del periodo americano di Georges Simenon scritto nel 1954.
Il titolo del film cambiò in L'orologiaio di Saint-Paul perché il regista aveva ambientato la vicenda non più nello stato Connecticut degli Usa, ma in Francia a Lione.
L'ingresso nel cinema dalla porta della regia fu per Tavernier trionfale. La pellicola presentata al Festival del Cinema di Berlino si aggiudicò L'Orso d'Argento e in Francia vinse il Premo Louis-Delluc. Ma anche la critica fu favorevolmente colpita da quel debutto parlando di opera sorprendente e pronosticando un gran successo.
E infatti così fu, il film, tratto dal romanzo di Simenon, ottenne effettivamente un gran successo (300.000 biglietti venduti) e fu del tutto meritato perché la gestazione del film non era stata facile. Prima per la difficoltà di Tavernier nell'ottenere da Simenon i diritti cinematografici del romanzo. Dovette infatti fargli la posta per mesi davanti casa per ottenerli. Alla fine lo scrittore gli concesse l'opzione di sfruttamento, a titolo del tutto eccezionale, nel marzo del 1972.
Quello certo non sarebbe stato un bell'anno per il romanziere, proprio quello in cui decise di dare l'addio alla scrittura e farsi cancellare dai documenti la dicitura romanziere.
Poi anche la sceneggiatura dette dei grattacapi a Tavernier, tanto che impiegò ben quattordici mesi per la sua stesura, nonostante l'aiuto che aveva chiesto a diversi sceneggiatori.
Ma tutta questa fatica fu ricompensata da un debutto con un successo di critica e di pubblico, grazie anche alla notevole interpretazione dell'orologiaio da parte di Philippe Noiret e la partecipazione di Jean Rochefort nella parte del commissario Guilboud.
Figlio di un poeta (René Tavernier), uomo di grande cultura, appassionato di storia e amante del jazz, ci lascia oltre una trentina di titoli tra cortometraggi, documentari e film di cui non pochi indimenticabili, tra i quali vogliamo citare soltanto Una domenica in campagna e Round Midnight, che portiamo nel cuore per motivi del tutto personali.

giovedì 25 marzo 2021

SIMENON SIMENON. NOTRE "WEEKEND" EST ARRIVÉ AU NUMÉRO 6 - IL NOSTRO "WEEKEND É ARRIVATO AL N.6


Demain paraîtra le numéro 6 de Simenon Simenon Weekend. Nous espérons que vous appréciez cette formule nouvelle et inédite dans l'univers littéraire simenonien: un magazine en ligne consacré à un thème unique, que nous creusons dans diverses directions, avec un équilibre entre textes en français et en italien, agrémenté d'illustrations provenant des sources les plus diverses, tout en utilisant les techniques les plus modernes qu'offre l'internet.
Faites-nous part de vos commentaires à propos de cette nouvelle formule, que ce soit dans l'espace réservé ci-dessous, ou sur la page liée au magazine
Le thème du magazine de demain ? Nous vous en laissons la surprise, mais nous pouvons déjà vous dire qu'il est lié aux habitudes et occupations préférées de Maigret. À demain pour la découverte du numéro 6 !

Domani vedrete il numero 6 di Simenon Simenon Weekend. Ovviamente speriamo che apprezziate questa nuova formula, inedita nell'universo simenoniano. Una sorta di supplemento on-line dedicato ogni settimana ad un tema specifico che andiamo a trovare in diverse direzioni, con un equilibrio tra i testi francesi e italiani, corredato con foto ed illustrazioni di ogni tipo, sfruttando le possibilità che le tecnologie digitali mettono a disposizione oggi.
Fateci conoscere i vostri commenti in relazione a questa nuova iniziativa, sia nello spazio dedi
cato qui alla fine del post o sulla pagina Facebook collegata al nostro supplemento
Il tema del supplemento di domani? Vi lasciamo la sorpresa, ma possiamo già dire che sarà dedicato alle abitudini e alle consuetudini di Maigret: A domani per la scoperta del numero 6!

mercoledì 24 marzo 2021

SIMENON SIMENON "REPORT" - THE LITTLE MAN FROM ARCHANGEL... EXCLUSION, PARANOIA AND LONELINESS .

One small lie – told to protect his young and flighty wife – becomes a lie that threatens everything a middle-aged bookseller holds dear in a profound and moving novel from one of the most feted European authors of the 20th century.


The Visitor - 22/03/2021 - Pam Norfolk - The Little Man from Archangel, first published in in 1957 and flawlessly translated by Sian Reynolds in this new edition, is a harrowing, haunting tale of exclusion, paranoia and loneliness, and one of a selection of Simenon’s celebrated standalone novels being published by Penguin. At the heart of the story is Jonas Milk, a timid man of Russian-Jewish descent, who lives quietly above his second-hand bookshop in a small French town. He feels at home there until he marries his maid Gina, a woman with a bad reputation who proves to be neither a good housekeeper nor a faithful wife. Jonas is used to Gina disappearing…>>>

martedì 23 marzo 2021

SIMENON SIMENON. QUANDO LA NEVE SPORCA DI GEORGES DIVENTA "COMPLICE" CON QUELLA DI JOHN

Il titolo è Snow. Si tratta dell'ultimo romanzo dello scrittore irlandese John Banville che almeno fino ad oggi ha firmato i suoi thriller con lo pseudonimo di Benjamin Black. I suoi romans durs, come avrebbe detto Simenon, sono invece siglati con il suo nome di battesimo. Da oggi però non sarà più così. Benjamin Black muore, per ora (con i personaggi letterari e gli pseudonimi la morte non è sempre cosa certa) e anche questo romanzo poliziesco Snow (in italiano Delitto d'inverno) è così un Banville.
Ma chiederete, come mai si parla di questo pur pregevole scrittore irlandese su "Simenon-Simenon"? Per vari motivi. Innanzitutto per la sua ammirazione per il nostro. Infatti avendo letto i romans durs di Simenon era stato stimolato a capire quanto si poteva creare con un vocabolario ristretto e in uno stile piano e immediato.
Ammira molto quegli scrittori, appunto come Georges Simenon, che si concentrano sui dettagli delle loro finzioni a tal punto che si è convinti di essere trasportati in mondi reali, realmente esistenti.
E parlando di sé e della decisione di finirla con il suo pseudonimo spiega "...ho semplicemente fatto pace con me stesso, come Georges Simenon con Monsieur Le Coq (le "nom de plume" con cui firmava a "La Gazette de Liège" la rubrica "Hors du poulailler") Simenon é stato un padre per Benjamin Black: il suo lessico semplice, la trama densa, il protagonista affascinante... mi son detto, perché non fare lo stesso? Una volta incontrai per caso il figlio di Simenon, John, e mi convinsi: noi scrittori siamo superstiziosi... "
E poi questa neve sporca di Simenon in un freddo inverno nordico, durante la guerra, è imbrattata da un Frank, che, rapisce, uccide (sia pure per sbaglio), che gioca a fare il duro, anche quando ormai viene catturato. Recita ancora la sua parte, confessando tutti i suoi delitti, ma non aprendo bocca su nient'altro. Nemmeno dopo le torture, nemmeno quando lo porteranno in quel piazzale dove ad attenderlo c'è un plotone, nel quale ogni soldato ha in canna un pallottola per lui.
La neve irlandese di Banville, invece copre tutto, in un cupo inverno del 1957. Sembra nascondere indizi, fatti, prove, come se non bastasse l'ostilità di una città che mette in difficoltà l'ispettore Strafford arrivato da Dublino per indagare sulla morte di un sacerdote cattolico ucciso in una grande biblioteca di una ricca famiglia protestante. E sul solco di questi atavici scontri irlandesi, si sollevano voci influenti di più altolocati personaggi, ma in un clima di omertà dove nessuno, nonostante tutto, spera che nulla si muova, dato che tutti hanno qualcosa da nascondere.
Insomma è nel bianco di questa neve che sfuma e scompare lo pseudonimo di Benjamin Black, "... mi stava somigliando sempre di più..." fa notare lo scrittore (e anche Simenon ne sapeva qualcosa in materia di pseudonimi!). 
Ma anche quì, non possiamo far a meno di notare una analogia tra i due, come l'avvicinamento dello scrittore al suo alter ego, come successe anche per i Maigret negli anni '50, quando andavano sempre più somigliando ai romans durs. 
Come a dimostrare che lo scrittore e la sua scrittura non possono essere artificiosamente tenuti divisi nemmeno dai generi che frequentano o dai personaggi che loro stessi hanno creato.

lunedì 22 marzo 2021

SIMENON SIMENON "SOUVENIR". LA SCOPERTA DELLA PROVINCIA

 "Una mattina ho detto a Tigy: Voglio lavorare un altro posto, in una casa piccola, adatta a me, lontano dalle città, dai turisti, a due passi dal mare".

Nel sommario é Simenon che parla alla moglie. Siamo andati a pescare questa frase nelle prime pagine delle sue Mémoires intimes, perchè è il momento in cui lo scrittore scopre la provincia, non solo come luogo geografico, ma anche come ambito socio-culturale che avrà una certa importanza nei suoi romanzi. Dobbiamo però registrare qualche discordanza tra i ricordi di Simenon e la ricostruzione fatta dai suoi più accreditati biografi. Infatti questa insofferenza nei confronti della grande città, il romanziere la ricorda a metà del 1937, quando viveva a boulevard Richard-Wallace, mentre Pierre Assouline e Francis Lacassin, nelle loro scrupolose e documentate biografie, la collocano ben cinque anni prima, nell'aprile del 1932, quindi poco dopo un anno dal lancio di Maigret, quando ancora vivevano in Places des Vosges. Per quanto assistito dalla sua memoria e dalla sua efficentissima M.me Aitken, non va dimenticato che la voluminosa opera fu scritta nel 1980, quando Simenon aveva 77 anni e qualche defaillance cronologica è più che comprensibile.Ad ogni modo vale il concetto che Simenon, fosse stressato da un'annata molto impegnativa iniziata a gennaio del '31 con tutti i preparativi del lancio delle inchieste di Maigret, avvenuta poi il 20 febbraio, con la coda delle presentazioni, delle interviste e della promozione della nuova serie (ricordiamo, erano i primi libri che uscivano firmati con il suo vero nome). Poi la scrittura tra marzo '31 e gennaio '32 di ben dieci titoli di Maigret, e di quello che viene considerato il primo dei romans-durs Le Relais d'Alsace (Fayard 1931).Quindi parte con Tigy e fanno un lungo giro per trovare un posto adatto dove andare a vivere. Iniziano dalle coste olandesi, poi passano a quelle del Belgio, ma non trovando nulla rientrano in Francia,  attraversando Normandia, Bretagna... ma per un motivo o per l'altro non riuscivano a trovare la sistemazione che cercavano. Scendendo sempre più giù, sulla costa atlantica francese, arrivarono in Vandea e qui Simenon ebbe l'illuminazione. E qui lasciamo parlare lui "...La Vandea...un palt pays, finalmente, come il Limburgo, e di conseguenza un cielo più vasto che da qualsiasi altra parte, una luminosità speciale così ben resa da Vermeer nei suoi quadri... Sento che mi sto avvicinando alla meta. Lungo il litorale la strada ogni tanto si interrompe e ci obbliga ad una deviazione per ritrovare il mare dieci o venti chilometri più in là.... - ricorda Simenon in Mémoires intimes - ... arrivo improvvisamente in un'insenatura e vedo una casa con le torrette, una casa che conosco bene, dei prati che ho tante volte attraversato a cavallo, qualche fattoria bianca: è La Richardière, decrepita, con la maggior parte delle imposte chiuse. Ho una stretta al cuore e le guancie rigate di lacrime. Dopo due mesi di ricerche abbiamo finalmente trovato...".E in Vandea, pur cambiando case e cittadine, Simenon resterà una decina d'anni. Ma sarà soltanto l'inizio perchè la provincia sarà sempre la sua sistemazione preferita, come negli Stati Uniti e come pure in Svizzera. Via dalla pazza folla, lo scrittore darà la sua preferenza alle piccole città, ai villaggi, a volta anche alle abitazioni isolate. E questa esperienza di vita provinciale, lui che veniva dalla grande e cosmopolita Parigi dei primi anni '30,  fu essenziale per la sua produzione letteraria, per le relative ambientazioni. E, in queste opere, Simenon dimostra di consocere perfettamente, l'ambiente, la mentalità e le relazioni di questo mondo che, soprattutto allora erano molto diversi da quelli delle grandi città.