giovedì 1 dicembre 2011

SIMENON, IL RITORNO DORATO

Già l'aveva toccato con mano durante qualche precedente viaggio. Simenon, da dieci anni americano, mentre non aveva sfondato come avrebbe voluto negli States, vedeva la sua popolarità e le sue quotazioni letterarie nel vecchio continente crescere moltissimo. E forse anche la sua assenza in quel decennio aveva contribuito a far lievitare l'immagine del suo personaggio e a rendere ancor più seducenti tutti i luoghi comuni su di lui, (l'état de roman, il rituale prima di iniziare un romanzo, la velocità di scrittura, le sue atmosfere, etc...). Fatto sta che dal 1955, al ritorno in Europa, per il successivo decennio Simenon si trovò al centro di un'attenzione, come non era successo in America, sia dell'ambiente letterario, che del mondo dei media e del suo pubblico, che nel frattempo era cresciuto. Insomma a poco più di cinquant'anni il romanziere viveva una fase di maturità e autorevolezza che possamo definire il tetto che uno scrittore possa raggiungere. Da un lato i Maigret gli davano grandi soddisfazioni sia nelle vendite che nelle traduzioni, dall'altro versante i romans-durs lo mettevano ormai al livello dei maggiori romanzieri del tempo. L'unico vero cruccio era forse il Nobel che per un paio di volte sembrava essere a portata di mano, ma anche quest a delusione ormai era passata.
Simenon inizia a concedersi a richieste che arrivano da più parti. Nel '58 presiede il Festival del cinema di Bruxelles e due anni dopo sarà il presidente della giuria del Festival Cinematografico di Cannes. Le interviste si alternano sulle testate, e non solo francesi, da quella famosa di Carver Collins nel '56 a quella sull'Express del febbraio '58, a quelle concesse a France Culture, alla radio svizzera ad altre apparse addirittura su La Presse de Tunisie (1963).
E poi la scelta di stabilirsi in Svizzera, anzi nel Canton de Vaud, meglio nei pressi di Losanna. Questa fu una decisione, forse anche perchè coincise con la fase della piena maturità e della vecchiaia poi, che fece di questo giramondo, un uomo più sedentario, tanto che lì rimase fino alla sua morte per ben trentadue anni.
Ma sul fronte personale la sua vita non procedeva bene. Il rapporto con la seconda moglie Denyse aveva preso una brutta piega, anche se nel '59 la coppia aveva avuto il quarto figlio, Nicolas. L'equilibrio instabile di Denyse però non migliorava, anzi. L'alcolismo, già affacciatosi negli anni americani, si presentava di nuovo. Denyse si sentiva troppo relegata ai ruoli di madre e di consorte, visto che in quegli anni Simenon aveva ripreso in mano personalmente (con l'assistenza di M.me Joyce Aitken) le trattative dei contratti, dei diritti delle sue opere che negli Stati Uniti aveva lasciato, con risultati non molto brillanti, alla moglie. I rapporti della coppia andavano incrinandosi e lei si ripiegava sempre più su sé stessa, iniziando a cadere preda di manie, di nevrosi e l'abuso di alcol certo non migliorava la situazione. Cercava di non mollare la supervisione del lavoro del marito, ma esagerava, sembrava ormai incapace di cogliere l'essenza di problemi nonostante nel '56 avesse ben sei impiegati a sua disposizione, che arrivarono addirittura a nove nel '62. Era il bisogno di rassicurare sè stessa. Ma ormai il marito era consapevole della situazione (che aveva sempre sperato di poter recuperare) e come abbiamo detto, proprio per questo riprense nelle proprie mani tutti i suoi affari.
Ma tutto ciò non sembra influire sulla sua produzione letteraria che nel decennio 1955-1965 vede il romanziere pubblicare ben diciotto Maigret e ventidue romanzi tra cui alcuni di notevole caratura come En cas del malheur (1955),  Le President (1957), Betty (1960), Les Anneaux de Bicetre (1963),  Le petit saint (1964). Insomma un rientro alla grande nella sua vecchia Europa.

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