martedì 13 dicembre 2011

SIMENON. SE "LE TRAIN" PARTE IN RITARDO

Nel 1940 Simenon è in procinto di scrivere uno dei suoi romanzi. La storia che ha in mente riguarda la guerra, ma vista da un ottica del tutto particolare: dalla banchina di una stazione ferroviaria, dove transitano treni che trasportano le truppe al fronte, convogli di rifugiati, la fuga dei civili. Insomma una stazione come snodo di una grande tragedia collettiva con tutte le sue storie umane e i drammi tipici di un periodo bellico. E il romanzo doveva chiamarsi, almeno provvisoriamente, La Gare.
Ma questa volta la stesura si ferma dopo poche righe.  Perché?
Sindrome della pagina bianca? Mancato état de roman? Il fatto è che Simenon non è convinto. Non in merito alla validità della vicenda. E non si tratta nemmeno del fatto che la scrittura non riesca ad ingranare. Lo scrittore forse per la prima volta si chiede perchè voglia scrivere quel libro. Non che gli manchi la volontà o che la storia non gli piaccia. Il motivo è che si sente come obbligato a scriverlo. Come se dovesse dimostrare qualcosa. Non era un bisogno, un 'impellenza come diceva sempre. "...mi sono fermato perchè mi sono reso conto che questo romanzo non lo scrivevo per necessità, ma per provare a me stesso di essere ancora capace di scrivere quattro romanzi all'anno - spiegherà vent'anni dopo  nel suo "Quand j'étais vieux" - Scrivevo per paura. E la prova consisteva nel fatto che avevo scelto un soggetto facile, l'azione, dei dialoghi, dei personaggi semplici. Nessun protagonista di spessore che potesse catalizzare la mia attenzione... Non sarebbe stato un po' come barare? Ho preferito smettere....".
E così Simenon confermerebbe che senza quello stato di necessità, di impellenza, non se la sentiva di scrivere un romanzo. Certo gli strumenti e il mestiere non gli mancavano... certo, ad un tratto avrebbe anche potuto accendersi l'ispirazione... Ma non era il suo modo di scrivere romanzi. Un tempo, negli anni della letteratura popolare su ordinazione, non avrebbe esistato. Ma quel periodo di apprendistato era ormai morto e sepolto. Ora si sentiva felice di aver rinunciato a scrivere un libro che non sentiva nascere spontaneamente e da un état de roman.
Nel marzo del '56 Simenon riprende in mano l'idea, questa volta sembra spinto da una vera necessità. Quando invia il manoscritto scrive infatti al suo editore, Sven Nielsen, "...era molto tempo che avevo in mente di scrivere questo romanzo, ma dovevo trovare il tono giusto. Non ho bisogno di essere un mago o un indovino per ricostruire quell'atmosfera. Ero io alla Rochelle... Io che spedivo i treni dove potevo e li fermavo in qualche parte della campagna..." riferendosi alla sua esperienza nel '40 di Commissario per i rifugiati che arrivano dal Belgio in Vandea.
Quindi il romanzo viene scritto e pubblicato vent'anni dopo, nel marzo del 1961, ma con un altro titolo Le Train.
Ma questo ha generato qualche perplessità in alcuni studiosi simenoniani. Tra gli altri, Pierre Assouline si chiede se talvolta, invece dell'état de roman, non fosse un'esperienza personale o una solida documentazione che gli fornissero un'idea chiara e ben sviluppata prima di inziare a scrivere.
L'obiezione è pertinente e viene da una fonte autorevole e molto ben informata. Magari non era  sempre la trance creativa che faceva scattare quello che Simenon chiamava le déclic e che poi lo guidava nella stesura della storia.

1 commento:

andreafranco ha detto...

"Le train"è uno dei due romanzi simenoniani a trattare il tema della 2a guerra mondiale(l'altro è "Le clan des ostendais",si possono trovare entrambi in romanzi polizieschi e di guerra pubblicato da mondadori nel 1966/67),ma è soprattutto il racconto di una grande storia d'amore