martedì 3 settembre 2013

SIMENON, IL ROMANZIERE CHE STRESSAVA I SUOI PERSONAGGI


" ... mi sarà sufficiente, affinchè diventino personaggi di un romanzo, metterli in una situazione tale da costringerli ad andare fino in fondo a sè stessi..."
"...perché un personaggio è chiunque si trovi in strada, è un uomo o una donna qualunque... Il personaggio del romanzo andrà fino al limite di sè stesso e il mio ruolo di romanziere è di metterlo in una situazione tale che vi sia costretto...".
Queste parole le ha scritte Simenon nel suo L'age du roman, un saggio apparso in un numero speciale della rivista Confluence nel 1943.
E, secondo noi, é un po' tutto qui il fulcro della letteraura di Simenon.
Da una parte ci propone delle persone normali, quelle in cui ognuno dei suoi lettori si può identificare. Qualcuno che non ha qualità eccezionali, che non vive situazioni straordinarie, che non conduce una vita esclusiva. E' una persona né ricca, né povera, non particolarmente intelligente, non ha un'istruzione di altissimo livello, ma non è nemmeno un ignorante, di solito é sposato (o sposata), ha dei figli, gode di un certo rispetto e occupa una ben definita casella nell'organizzazione sociale cui appartiene.
Dall'altra parte questo indivuduo è sottoposto ad un evento stressante, che scaturisce indipendentemente da lui, ma che lo coinvolge suo malgrado. Un evento che di per sé può anche essere insignificante, ma che mette in moto un meccanismo che finisce per coinvolgere il protagonista.
A questo punto l'evento cambia i fondamentali del personaggio che, dopo, non sarà più lo stesso di prima. Avrà, come diceva Simenon, passato la linea, quella linea che divide le esistenze normali e rispettabili, da quelle disperate e senza via di scampo. Tutto per un evento inizialmente senza importanza.
"...è quello che io chiamo déclic, che di solito è il fulcro del primo capitolo... può essere qualsiasi cosa, un imprevisto, un quiproquo... una lettera inaspettata che rivoluziona la routine della vita cui si era rassegnato..." ci spiega sempre Simenon in un'intervista del '55 con André Parinaud.
Ecco quindi l'importanza di questo evento che stressa, rivoluziona, rovescia la vita di un qualsasi individuo, la vita del quale non avrebbe di per sé nessun interesse, se non fosse messa a nudo da questo evento.
In questa situazione stressata viene quindi fuori il cosiddetto "uomo nudo", quello che reagisce alle avversità del destino, non più condizionato dai valori, dalle consuetudini, dalle influenze che la società, l'educazione e la religione hanno giorno dopo giorno stratificato dentro di lui.
Ed è a nostro avviso la genialità dei temi messi sul piatto dal Simenon romanziere. Esistenze banali che vengono ribaltate da un altrettanto banale "déclic" che però può mettere in moto un tragico concatenarsi di avvenimenti che scatenano le forze del destino.

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