giovedì 18 aprile 2013

SIMENON. 18 APRILE 1952... ORE DIECI...


Dalla nostra attachée Murielle Wenger viene un racconto di una mattinata particolare tra realtà e fiction. Un evento di esattamente ventuno anni fa'. Un post tutto da leggere. Chi volesse collaborare al "Bureau Simenon-Simenon" basta che scriva a simenon.simenon@temateam.com



Roma - dalla nostra attachée Murielle Wenger - Ore 10 della mattina. La finestra è aperta. Una leggera brezza primaverile scompiglia i fogli sparsi sulla scrivania. Un rimorchiatore fischia tre volte passando sotto il secondo arco del ponte di Saint-Michel.
Bussano alla porta, e, senza attendere risposta, Joseph, il segretario, entra e poggia sul tavolo una carta con il sigillo del comune, bordata d’arabeschi.
Maigret che sonnecchia ruminando qualche vago pensiero  - risultato di una lunga nottata senza sonno, passata ad interrogare i fratelli Riotti della banda dei Corsi -  si stira, allunga il braccio per finire il resto del caffè ormai freddo, nel fondo della tazza. Poi si alza, si piazza davanti alla finestra, riaccende la pipa, e si volta per prendere la carta portata da Jospeh.
Le sue grosse sopracciglia si aggrottano, mentre un con un muto bisbiglio decifra  il messaggio.

Il signor Prefetto della polizia prega tutti i commissari divisionali di rendersi disponibili, lasciando tutti gli affari correnti, venerdì 18 aprile alle 11.30

Maigret dà un colpo d’occhio al calendario aperto sulla sua scrivania dove è scritto, in grossi caratteri neri il numero 17. Non ha il tempo di arrabbiarsi perché l’avviso sonoro del rapporto quotidiano si fece sentire improvvisamente. Afferrò il dossier dell’affare Riotti con l’aria di voler colpire qualcuno, poi si dirige a passi pesanti verso  il fondo del corridoio  dove c’é la porta verde imbottita del Direttore della PJ.
I suoi colleghi sono già lì e Maigret si sistema sull’unica sedia libera. Atmosfera routinaria . Il capo della Buon Costume parla di una partouze che si era verificata al Bois de Boulogne finita male, in cui sarebbero implicati i figli di un alto funzionario del ministero.  Maigret spiega in qualche parola a che punto è con i suoi Corsi. Bollert, della Finanza, rientrato dalle vacanze con la famiglia,  ha riportato alcune casse di calvados che propone ad un prezzo speciale.
Il direttore rimette il cappuccio alla sua penna stilografica e si accende una sigaretta: è il segnale della fine della riunione. Tutti si alzano e mentre stanno per andarsene, Maigret tira fuori dalla tasca  la carta del prefetto.
- A proposito, capo, cos’è questa storia  dell’invito del prefetto per domani?
Il Direttore soffia il fumo nell’aria dorata che filtra attraverso  le tende di mussola bianca.
- Ricevimento ufficiale, con discorso, pranzo da Lapérouse e tutto il seguito… Sembra che non ci si lasci scelta e, come dice il prefetto, “di un’importanza estrema per il buon nome della polizia francese…”.
Il piccolo Costrad, di Garnis, capelli rossi a spazzola, con il vestito sempre sgualcito, domanda:
- Si, ma chi è che si riceve ? Il presidente di una repubblica delle banane? L’ambasciatore della Cina?
- Meglio ancora -  replica il prefetto – uno scrittore celebre…
- E questo che cosa ha a che vedere con noi? – chiede Maigret.
Il direttore sorride divertito. E, con una strizzata d’occhio ai suoi colleghi, risponde:
- Con noi non molto, ma con lei, mio vecchio Maigret, certamente sì…
Il commissario credette di aver capito e subito si rabbuiò. Evidentemente uno scrittore celebre, la PJ e lui stesso… un incrocio  che non poteva che portare al famoso Simenon, che si era permesso di utilizzare il suo nome per scrivere dei romanzi polizieschi… Con un certo successo, andava riconosciuto, ma Maigret ne aveva abbastanza di questa celebrità che si portava dietro.
- Credevo che si fosse stabilito in America. Vuole tornare in Europa?
Maigret dice queste ultime parole con un’aria così sconsolata tanto da suscitare un scoppio di risa dei suoi colleghi.
- No – risponde il direttore – fà giusto un giro. Dopo Parigi andrà a Liegi, la città in cui è nato. Il prefetto ha immaginato un grande ricevimento, durante il quale gli sarà consegnato il distintivo di commissario. Sembra che ci sarà anche una ricostruzione del Bal anthropométrique, anche se in versione ridotta…
Maigret si rabbuio ancor di più: quella sera del 1931 gli lasciava un ricordo non certo piacevole…
- E bisognerà partecipare anche a questo Bal?
- Non da questo siete dispensati. Ma il prefetto esige la vostra presenza al ricevimento di domani e non accetterà nessuna scusa. E’ stato irremovibile su questo punto.
Maigret esclamò:
- Esige?… E l’affare Riotti, allora? Ho per le mani due omicidi e un terzo di cui non si è ancora trovato il colpevole! Ma cosa s’immagina, che gli interrogatori si faranno da soli, mentre io faccio dei giri a vuoto in questo stupido ricevimento ?!
Il direttore batte amichevolmente la mano sulla spalla del commissario.
- Andiamo, vecchio mio, non vi innervosite.  Vi si domanda solo di essere là per l’aperitivo, poi il pranzo. Troverete senz’altro un paio d’ore dei vostri impegni da dedicare a questa cosa… A limite, niente vi impedisce di eclissarvi al dessert… Siate ragionevole, fate atto di presenza, è tutto quello che vi si chiede…


E’ mezzogiorno. Maigret è seduto ad un tavolo  della Brasserie Dauphine . Ha ordinato un Pernod, il cui aroma d’anice si mischia a quello del tabacco che fuma a grandi sbuffi nervosi. Il direttore l’aveva subito spinto gentilmente fuori dall’ufficio e Maigret aveva notato  che i colleghi si davano di gomito. Il commissario aveva poi raggiunto il suo ufficio, di cui aveva sbattuto la porta bruscamente.
Nessuno aveva osato disturbarlo, e, all’ora dell’aperitivo, aveva disceso tutto solo il grande scalone polveroso.
Ora nel suo angolo, prova una rabbia sempre maggiore che andava però pian piano mischiandosi ad una certa curiosità… Avrebbe voluto, in fondo, rivedere questo Simenon, che tanto faceva parlare di lui da tanti anni. Forse il giovanotto così sicuro di sé era cambiato?
Dopo tutto, e Maigret se ne rende conto, non ce l’aveva poi così tanto con il romanziere, ma con quel prefetto della malora che disponeva di lui con quella disinvoltura. Convoca la gente all’ultimo minuto, non si preoccupa di valutare se abbiano qualcosa di più urgente da fare, o affari più importanti che passare la mattinata a bere e a mangiare, anche magari cose deliziose…
Maigret si alza pesantemente, lascia la Brasserie salutando il padrone, poi le mani in tasca  si dirige verso Boulevard Richard-Lenoir . Nell’aria si sentiva bene la primavera e già le prime foglie dei castagni spuntano verdi verso l’azzurro del cielo.
Oh, e poi zut! In un alternarsi di pensieri migliori e peggiori, arriva ad un punto… Andrà al loro benedetto ricevimento, berrà l’aperitivo, sorriderà, pranzerà, berrà e poi…

Questa mattinata del 18 aprile del 1952 , quando M.me Maigret apre le tende, trova suo marito sotto le coperte con un aspetto febbricitante… Gli misura la febbre  e quando il termometro indica trionfalmente i suoi 39°, decise di preparare una bella tazza di tisana…

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