venerdì 27 settembre 2019

SIMENON SIMENON. 1968 QUOTA DUECENTO ROMANZI E LA SEDUTA PSICANALITICA DI MÉDICINE ET HYGIÈNE

13 febbraio 1968. Georges Simenon compie 65 anni e in ottobre porterà a termine il suo 200° romanzo.

SIMENON SIMENON. 1968: 200 ROMANS ET UNE SEANCE PSYCHANALYTIQUE PAR "MEDECINE ET HYGIENE"
Le 13 février il fête ses 65 ans et en octobre il termine son 200e roman
SIMENON SIMENON. 1968: 200 NOVELS AND A PSYCHOANALYTICAL SESSION BY "MEDECINE ET HYGIENE"
On the 13th of February he turns 65 and in October he finishes his 200th novel






"Il y a encore des noisetiers". questo il titolo del duecentesimo romanzo scritto a Epalinges, nello stesso anno in cui, a giugno, si era sottoposto alla famosa intervista dei medici-redattori della rivista ginevrina Médicine et Hygiène. Nello stesso anno aveva scritto "Maigret hésite" et "L'Ami d'enfance de Maigret" e  un altro roman dur, "La main"
Come era Simenon a 65 anni? Certo un personaggio ormai soddisfatto di sé, almeno da un punto di vista letterario. La sua vita personale gli dava invece qualche grattacapo. Denyse, la sua seconda moglie che aveva definitivamente lasciato la famiglia in un equilibrio mentale decisamente precario, era stata ormai da tempo sostituita da Teresa, l’ultima compagna dello scrittore. La grande villa di Épalinges, soprannominata il bunker, si andava svuotando dei membri della famiglia Simenon. Il primogenito, Marc, a Parigi per lavorare nel cinema. John è negli Usa a studiare. Marie-Jo è una adolescente di quindici anni che ha iniziato a mostrare dei problemi psichici, cosa che non può certo far dormire sonni tranquilli al padre. Pierre il figlio più piccolo ha solo sei anni. 
Il rapporto con Teresa è molto tranquillo e tranquillizzante. Ed è importante per lui in questa fase della vita.
Nel frattempo la madre Henriette, a Liegi (dove sempre in quell'anno nel quartiere Outremeuse la rue Pasteur diventa rue Georges Simenon) con la quale Georges ha sempre avuto un rapporto assai conflittuale, nel 1968 viene intervistata dalla televisione belga in occasione dei suoi novant'anni (ma lei in realtà ne aveva solo 88) e a novembre si trasferisce definitivamente nella casa di riposo delle Orsoline a Fouron-le-Comte 
Simenon non sa, evidentemente, che gli rimangono solo sette anni prima di concludere la sua vita da romanziere. Una vita iniziata a nemmeno vent'anni e che fino ad allora lo aveva tenuto impegnato tra i Maigret e i romans durs per quasi quarantacinque anni. Una dedizione totale alla scrittura, anche se lui era molto veloce nel comporre e quindi il tempo materiale che dedicava alla stesura di un romanzo può sembrare ben poca cosa. In realtà va considerato che Simenon era sempre in ascolto, naturalmente predisposto ad immagazzinare nella sua testa persone, ambienti, vicende, che al momento opportuno sarebbero uscite fuori dal suo archivio mentale, anche molto tempo dopo. E poi scriveva sia nel suo studio (con tutti i rituali del caso), ma anche in viaggio nelle condizioni più disparate, come se le condizioni esterne non potessero influire granché sulla sua concentrazione e sul suo famoso état de roman.
Ma torniamo all'intervista di Médicine et Hygiène che ci dice qualcosa d'interessante dello scrittore in quegli anni.
Quando non sto bene in salute e dico al mio medico che non mi sento bene, il dottore mi risponde: - Quando inizierete a scrivere un nuovo romanzo? -. E io gli rispondo: - Entro otto ore- - Allora va bene – E, come se mi prescrivesse una terapia: Iniziate prima possibile -. Ed é la cura più adatta a me”.
E questo signore di 65 anni, dopo duecento romanzi, con tutta la popolarità di cui godeva, aveva ancora bisogno di scrivere per stare bene. Il periodo d’intervallo tra un romanzo e l’altro rischiava di diventare il tempo del malessere. Per alcuni si parla del “male di vivere”, per Simenon forse si dovrebbe parlare di “male del non scrivere”. Quasi che quella fosse la sua vera vita e quella reale scorresse invece in secondo piano. Tanto che quando iniziava un romanzo aveva bisogno di costruire non solo il personaggio, ma addirittura i luoghi in cui la vicenda si svolgeva. E fin nei minimi dettagli.
"...Io disegno la pianta dell'appartamento o della casa, molto schematicamente, perché devo sapere se le porte si aprono a destra o a sinistra, se il sole entra da questa o da quella finestra...Tutto questo è necessario. Bisogna che io possa muovermi in questa casa come se fossi nella mia..."
Ma la vita reale che conduceva ogni giorno gli piaceva? La fama, la ricchezza e le gratificazioni letterarie gli bastavano? 
Quante volte Simenon ha ripetuto la frase “Vorrei essere uno come gli altri”?
Dietro questa affermazione c’è molto probabilmente la figura di Désiré, il padre, che per Georges rimane un punto di riferimento fondamentale. Andiamo a vedere quello che dice con ammirazione di quella figura. 
Dopo aver descritto le varie occasioni rifiutate dal genitore, che aveva rifiutato la possibilità di passare da semplice impiegato a un lavoratore più ricco e di salire qualche gradino nella scala sociale, afferma “… io credo che mio padre fosse un uomo felice. Malgrado la mediocrità della nostra vita, egli si sentiva in pace con sé stesso e con gli altri […] ho la sicurezza che mio padre fosse un uomo felice ed equilibrato: un saggio… […] a causa di questi motivi [la mancata carriera] per vent’anni mio padre si è lasciato rimproverare da mia madre anche in modo piuttosto violento… lui non rispondeva, abbassava la testa e non le disse mai: E’ perché sono malato ”. E’ morto a quarantaquattro anni d’infarto…”.
Nella seduta con Médicine et Hygiène ci sono moltissimi altri temi, ma qui ci interessava mettere l’accento su come il ricordo del padre fosse così forte e la figura che rappresentava fosse per lui molto importante. Désiré non era legato all’approvazione sociale, alle gratificazioni materiali, ma era soddisfatto della sua vita, del dovere compiuto e non aveva bisogno nemmeno di difendersi dalle accuse degli altri.
Forse al compimento dei 65 anni, Simenon che nella sua vita ha visto franare due matrimoni, vede ora i figli crescere e allontanarsi, vanificarsi il sogno della grande villa di Epalinges, progettata da lui per tenere insieme la famiglia, è diventato un “bunker” da cui sempre più gli altri si allontanano. Le sue macchine costose rimangono ferme nel garage, i quadri di famosi pittori non hanno più ammiratori, i sontuosi salotti sono deserti… insomma Simenon si rende conto che tutte le ricchezze e il fasto della sua vita, che aveva cercato di concretare nella grande villa di Épalinges, non valgono più nulla, almeno ora ai suoi occhi non significano più niente. Tanto è vero che qualche anno dopo l’abbandonerà, lasciando lì tutto, libri, mobilìo, preziosi soprammobili, i ricordi di una vita, per traslocare, con pochissime cose, in un minuscolo appartamento di un grande condominio popolare a Losanna. Lui e Teresa, vanno a fare una vita semplice, stavolta davvero come se Georges fosse uno come gli altri. E secondo noi in questa fase il modello del padre, così vividamente ricordato nell’intervista, é più o meno coscientemente presente nella vita e nelle scelte dello scrittore. (m.t)

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