venerdì 13 settembre 2019

SIMENON SIMENON. L'ULTIMA INTERVISTA IN AMERICA

Carvel Collins ai primi del '55 fa in tempo in tempo ad intervistare il romanziere  che è in procinto di ritornare definitamente in Europa.

SIMENON SIMENON. LE DERNIER INTERVIEW   EN AMÉRIQUE
Carvel Collins, au début de 1955, réussit à faire juste à temps une interview du romancier, qui est sur le point de retourner définitivement en Europe

SIMENON SIMENON. THE LAST INTERVIEW IN AMERICA
In the beginning of 1955, Carvel Collins managed to do just in time an interview with the novelist, who was about to  definitely return to Europe






".."Lo studio del signor Simenon nella sua sconfinata casa bianca ai margini di Lakeville, nel Connecticut, dopo pranzo in una giornata di gennaio di sole splendente. La stanza riflette il suo proprietario: allegro, efficiente, ospitale, controllato. Sulle sue pareti ci sono libri di legge e medicina, due campi in cui è divenuto esperto; gli elenchi telefonici di molte parti del mondo cui ricorre per trovare i nomi dei suoi personaggi; la mappa di una città in cui ha appena ambientato il suo quarantanovesimo romanzo di Maigret; e il calendario sono segnati a matita i giorni trascorsi a scrivere il Maigret — un giorno, un capitolo — e i tre giorni trascorsi per la revisione...
 Nell'ufficio adiacente, dopo aver visto che tutto è sistemato comodamente per suo marito e l'intervistatore, la signora Simenon riporta la sua attenzione agli affari di uno scrittore i cui romanzi compaiono sei all'anno e i cui contratti per libri, adattamenti e traduzioni sono in più di venti lingue.
Con grande cortesia e con una voce ricca che conferisce alle sue dichiarazioni sfumature di significato ben oltre la portata ordinaria, il signor Simenon continua una discussione iniziata nella sala da pranzo..."
Carvel Collins è venuto per realizzare un'intervista da pubblicare su "The Paris Review" una rivista letteraria americana (fondata a Parigi e poi trasferitasi a New York), nata solo due anni prima ma già autorevole, specializzata in interviste a scrittori e letterati famosi ed edita dal principe Sadruddin Aga Khan. L'articolo si intitolerà The art of fiction
Collins collabora alla rivista in quanto esperto in letteratura e grande specialista  di William Faulkner, essendo anche titolare del primo corso universitario al mondo sullo scrittore e drammaturgo statunitense. 
Era quindi una bella giornata del gennaio 1955. Simenon, non lo sapeva ancora nessuno, stava per fare ritorno in maniera definitiva in Europa. Erano ormai dieci anni che viveva in America e aveva assunto una decisione che avrebbe preso alla sprovvista non pochi personaggi. 
Siamo nella Shadow Rock Farm, nei pressi di Lakeville, un ranch dove Simenon si è stabilito ben cinque anni prima con tutta la famiglia. Un record per lui.... ben cinque anni nella stessa abitazione!
La predisposizione di Simenon sembra ottima (forse lo scrittore era particolarmente di buon umore perché sapeva che di lì a poco se ne sarebbe andato dagli Usa?) e l'intervista procede nel migliore dei modi.
Letta oggi, alla luce di quello che conosciamo grazie al gran lavoro di ottimo livello dei non pochi studiosi simenoniani (da Bernard Alavoine a Michel Lemoine da Pierre Assouline a Michel Carly... tanto per citarne qualcuno) le domande e le risposte vertono su una serie di argomenti che i nostri lettori ben conoscono... il significato di "troppo letterario", il suo metodo di scrittura, la vocazione di chi scrive romanzi, i temi trattati nei suoi romanzi, l'universalità delle passioni, dei bisogni e delle aspirazioni dei suoi personaggi e via dicendo...
E questa specie di riconoscimento, made in Usa, arriva proprio quando Simenon decide di ritornare nella sua vecchia Europa. Riconoscimento non da poco perché la rivista è prestigiosa, come abbiamo detto, ha un suo peso nell'ambiente letterario americano, e perché vi figurano interviste ai massimi romanzieri e letterati del tempo.
Ma Simenon ha voglia di tornare nel vecchio continente, dove la sua fama e la sua autorevolezza sono cresciuti e dove nei suoi precedenti viaggi ha potuto constatare come sia contornato da manifestazioni di stima e da una notevole ammirazione. Fosse rimasto più a lungo in America forse anche lì.... Ma il richiamo era forte, anche se poi si racconta che c'erano  di mezzo anche dei problemi con le istituzioni fiscali statunitensi che, si sa, non sono certo tenere. Ma a parte ciò, questa intervista ha fatto parlare a lungo di sé, e costituisce un po' una tappa importante, l'addio a quel mondo che aveva dato vita ai romanzieri che lui ammirava, che l'aveva accolto in momento buio della sua vita, che gli aveva regalato un altro grande amore della sua vita (Denyse, la seconda moglie), dove si respirava un aria di libertà che nel '45 gli fece particolarmente bene. Insomma forse una motivazione unica e precisa per "scappare" dall'America non esisteva, ma d'altronde era lo stesso Simenon che sosteneva: "Alla gente piace pensare che tutti agiscano sempre per una ragione precisa". E invece.... (m.t.) 

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

In italiano questa intervista è disponibile in un opuscolo del 1998 edito da minimum fax con introduzione di Bruno Gambarotta