giovedì 10 dicembre 2020

SIMENON SIMENON. QUEL 10 FEBBRAIO IL TRENO SI FERMÓ A PARIGI, NELLA GARE DU NORD

Un momento cruciale per il giovanissimo Georges che in quel Liegi-Parigi, riponeva tutte le speranze per il suo futuro: quelle di diventare uno scrittore, di quelli veri, quelli che vivono solo scrivendo libri 

SIMENON SIMENON. QUAND LE TRAIN S'ARRETÉ A PARIS, DANS LA GARE DU NORD.
Un moment crucial pour le tout jeune Georges qui, en ce Liège-Paris, a placé tous ses espoirs pour son avenir: ceux de devenir écrivain, les vrais, ceux qui ne vivent qu'en écrivant des livres


Il gran salto era fatto. E per ora aveva poggiato piede sulla banchina di una stazione di Parigi. Ma per il giovane Simenon era un momento molto particolare, uno di quelli da trattenere il fiato. Certo la Gare du Nord non sembrava rispecchiare le idee che il nostro si era fatto della Parigi accogliente che abbracciava artisti e aspiranti tali che arrivavano da tutto il mondo.
La gente camminava spedita, senza badare neanche se urtava qualcuno, presa dalle sue faccende. Sembrava che nessuno guardasse nessun altro. Simenon invece guardava ad occhi spalancati quello spettacolo che per lui costituiva un debutto che gli presentava l'ambiente francese. 
Il clima era rigido, la gente scostante, il cielo nero.
Non sappiamo se nel suo animo prevalesse la delusione o la felicità, certo è noto che subito gli si presentò davanti una dura realtà. Doveva trovare un alloggio, quanto più economico possibile e in fretta per passare la notte.
Insomma l'impatto non fu quello sperato, tanto da spingerlo ad affermare "...non mi scorderò mai della Gare du Nord e della sua...accoglienza..."(Au-delà de ma porte-fênetre)
Ma non è proprio all'avventura. Qualche riferimento sembra che ce l'avesse. La prima colazione a Parigi l'avrebbe consumata con Georges Ista, scrittore vallone. Poi aveva in tasca l'indirizzo della Lega, un movimento politico e quindi avrebbe avuto un incontro con uno dei fondatori, Binet-Valmer. Lì il giovane Georges troverà una lavoro immediato, non pagato granché, che non gli piaceva, ma che gli avrebbe consentito di pagare una stanza dove dormire e il cibo per arrivare al giorno successivo. 
E così fu. La stanza era un sottotetto della pensione Bertha a rue Batignolles, il lavoro era quello di segretario di Valmer, il cibo scarso e povero. A proposito dell'alimentazione si racconta che, per risparmiare, Georges la sera mangiasse in camera... Il menu? Una fetta di pane sulla quale sfregava un saporito formaggio. In questo modo il pane acquisiva comunque un sapore e il formaggio si consumava molto più lentamente...
La fine di quell'anno sarà l'inizio di una carriera sfolgorante, ma i primi tempi devono essere stati durissimi, ma ancora più dura era l'ambizione di Simenon di arrivare al suo obiettivo, diventare uno scrittore "vero", cioè quegli scrittori che vivono solo scrivendo libri. Ma questo sarà il futuro.
Per l'intanto Georges doveva attraversare il freddo dicembre parigino, vagando la serra nei boulevard, fermandosi a guardare le vetrine dei bistrot, delle brasserie, delle pasticcerie... per di più anche nei giorni delle festività di Natale e di fine anno. Insomma, un'immagine un po' stereotipata, ma che il futuro scrittore dovette vivere sulla sua pelle e che lasciò dei segni e delle tracce che riscopriremo in alcuni suoi romans durs, quando ormai era un affermato romanziere e gli stenti e i sacrifici di quei primi tempi erano ormai un lontano ricordo. Lontano, forse, ma nitido e che, come tanti altri, finiva in quell'archivio, che era tutto nella sua mente, e da cui al momento giusto traeva fuori personaggi, ambienti, vicende che utilizzava nei suoi romanzi.
E anche il treno è un elemento ricorrente nella sua opera, proprio come quello che arrivò in quella glaciale Gare du Nord in un grigio dicembre, dopo essersi lasciato alle spalle un egregio lavoro come redattore de "La Gazette de Liège", una poderosa Harley Davidson (con cui scorrazzava per tutta Liegi) una fidanzata promessa sposa, una casa e una famiglia... tutta un'altra vita!

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