venerdì 5 agosto 2011

SIMENON... NON VUO' FA' L'AMERICANO...

Perché Simenon, pur trovandosi bene, rifiutò di diventare cittadino americano? Intanto in materia c'era un consisente precedente. Infatti per oltre vent'anni aveva rifiutato la nazionalità francese, rinunciando anche a entrare all'Accademia di Francia (anche se sappiamo che far parte di queste istituzioni letterarie, frequentare altri scrittori e prendere parte a manifestazioni o cerimonie era una cosa che Siemenon rifiutava). E così aveva rinunciato alla nazionalità francese, anche senza nemmeno immaginare che dopo poco più di vent'anni avrebbe  precipitosamente abbandonare quel Paese. Se le cose fossero andate diversamente avrebbe forse potuto restarci per altri dieci anni o anche più, Certo Simenon era uno spirito irrequieto e fare illazioni su come sarebbe potute essere la sua vita è assulutamente rischioso. Simenon era, come lo definisce Pierre Assouline, un instabile cronico (vedi in proposito il post del 21 novembre 2010 Simenon, una vita da immmigrato).
Quando nel suo girovagare nelgi Usa, riuscì a trovare nel Connecticut una sistemazione che gli piaceva, la famosa Shadow Rock Farm nei pressi di Lakeville, fu raggiunto da un funzionario federale che lo invitava a prendere la cittadinanza americana. Era il 1950 e Simenon ormai era negli Usa da cinque anni.
Questo signore cercò di spiegargli come non potesse rimanere "residente permanente" così a lungo, perché tutto sommato rimaneva sempre un cittadino straniero ospite. A questo Siemenon oppose il fatto che però lui pagava le tasse come un americano.
Ma il problema, almeno per il funzionario, era prorpio questo. Simenon era "come un americano", ma "non era americano". Rimaneva pur sempre un ospite e il tempo per un ospite non può essere molto lungo. 
Certo questa volta Simenon era fortemente tentato, in fondo aveva con Johnny un figlio del tutto americano e un'altro, Marc ormai americano a metà, la sistemazione nel Connecticut poi era particolarmente piacevole, però... Però c'è qualcosa che non lo convinceva del tutto o forse più di una cosa. Ad esempio l'antisemitismo.
"...E' la prima osservazione che ho fatto arrivando negli Stati Uniti. Gli ebrei sono numerosi. Qualcuno ha conservato i caratteri esteriori della loro cultura. Ma molti fanno parte della seconda o terza generazione e ad esempio sono più alti di una decina di centimentri o anche più...". Ma aveva visto ben altro. Ad esempio impedire agli ebrei di frequentare gli aberghi e le spiagge di Miami. A New York un suo amico drammaturgo francese si era registrato nel suo stesso albergo con un'altro nome, per non far vedere che era ebreo. Ma quando fu scoperto, il direttore spiegò a Simenon che lì non potevano accettare certi tipi di ospiti. E lo stesso, anzi peggio, capitava ai neri. E su questo la sua ex-amante Josephine Baker gli testimoniò diverse sgradevoli esperienze di emarginazione, quando non di vero e proprio razzismo. Come se non bastasse, dopo poco sarebbe iniziato il periodo del maccartismo, con la persecuzione di tutti coloro che erano o solo sembravano comunisti oppure che manifestavano pure solo delle simpatie per le idee di sinistra. Questa caccia alle streghe disgustava lo scrittore che commentava lapidario "... accuso il senatore McCarthy e ai sui seguaci di aver 'sporcato' la mia America..."
Era l'ultima disillusione sulla democrazia americana che invece anni prima aveva tanto idealizzato e fu la goccia che fece traboccare il vso. Simenon decise di non prendere assolutamente la nazionalità americana.
Altro motivo certo non di second'ordine per uno come Simenon. Non poteva sopportare il puritanesimo, anche solo di facciata, proprio quello tipico degli americani.
E' vero che la fama che lo precedeva e lo seguiva non era, per gli statunitensi, delle migliori. Intanto si muoveva con uno strano gruppo familiare Oltre a lui e sua moglie Denyse, c'erano nei suoi spostamenti, i suoi due figli (poi diventati tre  con la nascita di Marie-Jo). Lo seguiva Tigy la sua ex-moglie che, per gli obblighi del loro contratto di divorzio, aveva ricevuto l'affido del figlio Marc, ma che in compenso aveva accettato di seguire e abitare sempre vicino a Simenon. Poi c'era Boule la sua storica femme de chambre e non di rado l'istitutrice dei loro figli. Questa promiscuità anche nelle loro abitazioni, questo scambiarsi continuo, questo unico uomo con tre/quattro donne al seguito non passava inosservato, Come pure i costumi sessuali di Simenon, le sue frequentazioni dei bordelli, dove gli capitava adirittura di arrivare accompagnato da Denyse, non erano visti di buon'occhio.
Insomma anche se tutto sommato l'esperienza americana era stata positiva (non sarebbe altrimenti durata dieci anni) e anche se, soprattutto negli ultimi cinque anni, lo scrittore sembrava aver trovato la pace a Shadow Rock Farm, in lui c'erano delle perplessità che man mano crescevano e che gli ponevano la questione: non sarà giunto il momento di tornare in Europa? La domanda era seria tanto da prospettare questa eventualità anche alla moglie. E poi c'erano altri problemi. Simenon nei dieci anni americani ebbe modo di farsi conoscere dai critici, dai lettori, ma non sfondò mai come scrittore. Era molto stimato per la qualità dei suoi romanzi, ma considerato troppo europeo per il palato dei lettori americani. Quindi buona critica (anche se non proprio tutta), ma tiepida accoglienza nelle librerie. Questo si traduceva in vendite non all'altezza delle sue aspettative. Insomma non era riuscito a conquistare gli Stati Uniti, come aveva fatto con l'Europa. Quindi le sue entrate maggiori venivano ancora dalla Francia (vendita dei romanzi, dei Maigret, dei diritti...). Francia che però in quegli anni aveva svalutato in modo consistente il franco e quindi la capacità d'acquistodi Simenon in America si era sensisbilimente ridotta. 
Alla fine l'intrecciarsi di tutti questi elementi, la sua proverbiale irrequietezza, forse anche un minimo di nostalgia del vecchio continente, lo spinsero alla decisione di abbandonare l'America che pure in esperienze e arricchimento personale gli aveva dato molto.
Era il 19 marzo 1955, quando lasciò Lakeville e s'imbarcò per la Francia e abbandonò definitivamente gli Stati Uniti.

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