martedì 2 agosto 2011

SIMENON. LA POLITICA E I POLITICI

Dall'alto, in senso orario, Sarkozy, Tremonti, Strauss Kahn, Cuffaro
Nelle ferie che trascorrerà nella villa dei suoi suoceri, i Bruni, Sarko, come chiamano i francesi Nicholas Sarkozy, presidente della Repubblica Francese, sarà accanto alla moglie Carla (incinta) e dedicherà tempo a ridare smalto alla sua immagine che ultimamente, tra crisi e scandali, si è appannata non poco. E se questo non è bene in assoluto non lo è ancora di più a "soli" nove mesi dalle elezioni. A questo punto sembra che buona parte del tempo il presidente lo passerà con uno staff che lo dovrebbe rimettere a nuovo e a settembre farlo presentare brillante e autorevole sulla ribalta della scena politica d'oltralpe. Ma direte voi, cosa c'entra questo con Simenon? Perchè quella di leggere i libri del romanziere é una delle cose che lo staff di cervelloni gli ha "caldamente" consigliato.
Strano rapporto quello dei politici con Simenon. A Roma qualche settimana fà succedeva quasi il contrario. Era un ministro, Tremonti, che consigliava ai giornalisti di leggere Simenon (vedi il post del 17 luglio scorso Simenon tirato in causa da...Tremonti). Un'altro politico italiano di altro livello, Totò Cuffaro ex governatore della Regione Sicilia, condannato a sette anni di reclusione in Cassazione per favoreggiamento aggravato nei confronti di Cosa Nostra, ha tenuto a far sapere (chissà perché?) che uno dei libri che portava in carcere era un romanzo di Simenon. E ancora. Simenon tirato in ballo dai media, e pure a sproposito, per lo scandalo Dominique Strauss-Kahn, a causa della strafamosa intervista a Fellini in cui confessò di aver avuto diecimila donne. 
Ma sappiamo che il rapporto di Simenon con i politici fu sempre problematico, conscio com'era che se ne sarebbe dovuto far piazza pulita (il popolo avrebbe dovuto una buona volta aprire gli occhi), ma anche consapevole che poi altri politici avrebbero rimpiazzati i vecchi, il cerchio si sarebbe di nuovo chiuso e non sarebbe cambiato nulla. 
Sì. Il nostro Georges era piuttosto scettico nei confronti della politica e pessimista sugli uomini politici. Basta leggere quello che ha scritto nei suoi romanzi.

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