lunedì 8 agosto 2011

SIMENON. NON CERCATE I COLPEVOLI

Lo scrittore, quasi subito, dopo aver creato Maigret gli affibbiò la convinzione che "non bisogna giudicare, ma comprendere". E così travasava nel personaggio del commissario le proprie convinzioni. Nel '69 in un'incontro con Fracis Lacassin ebbe modo di esplicitare bene questa sua idea:
"...Non credo che esistano dei colpevoli. L'uomo è un essere così male attrezzato per affrontare la vita che parlare della sua colpevolezza sarebbe come considerarlo una specie di superuomo. Come può essere colpevole? Non ce l'ho con il capo di Stato, qualsiasi esso sia, perché é tanto orgoglioso, perché sacrifica 'tutto' alla sua piccola gloria per poter rassicurarsi, di quanto non ce l'abbia con un clochard, sotto i ponti, pronto a rubare alla prima occasione un portafoglio, ciò è del tutto naturale....Tutta questa gente non ha scelta, conduce la vita che la società gli ha imposto fin dall'inizio. La deliquenza in loro è naturale, ci sono nati dentro... - spiega Siemenon - Se il figlio di un presidente-direttore generale diventa un criminale allora qualche volta può essere per protesta contro la mentalità gretta del padre, della famiglia, dell'ambiente..."
Insomma Simenon è convinto che i condizionamenti sociali, ambientali e familiari, siano più forti della volontà dell'uomo singolo e quindi sono poi questi a determinare il destino di tale o tal'altro individuo. E quindi ci sarebbe una sorta di "responsabilità limitata" nell'uomo che delinque. Come si fà quindi a giudicare senza comprendere? (vedi il post del 30 aprile scorso Comprendere e non giudicare).
E Simenon ce l'ha anche su come viene fatta scontare la pena:
"... al giorno d'oggi si fanno campagne contro gli animali in gabbia. E gli uomini in carcere allora?  Perchè mettiamo ancora oggi (notare che si parla di oltre quarant'anni fa') degli uomini in gabbie poco più grandi di quella di un leone?...
L'idea che si possa far questo a degli esseri umani è rivoltante... mi fà ribollire il sangue...".
E lo scrittore prosegue facendo un'ipotesi su sé stesso.
"...non so come sarei diventato, se fossi nato in uno dei quartieri malfamati nei dintorni di Parigi. Ma sono sicuro che non sarei di certo l'anarchico cerebrale, quale io mi considero, nemmeno un anarchico istintivo, ma un anarchico lanciatore di bombe e forse un assassino..."

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