martedì 24 aprile 2012

SIMENON. I CINQUANTA MODI DI DIRE "MAIGRET"

Versione mongola de Il cane giallo (www.enquetes-de-maigret)   
Come ci ricorda una dei nostri attaché, Murielle Wenger, in un commento al post di ieri, "...Simenon è stato tradotto in più di 50 lingue: soltanto per i Maigret sono state registrate a tutt'oggi traduzioni in 52 lingue diverse..." (vedi a tale proposito nel suo sito www.enquetes-de-maigret ). La domanda sorge spontanea quando si trovano le avventure parigine del commissario in lingue come il coreano, il vietnamita, il thailandese, l'uzbeko, il mongolo: come fanno individui di culture così distanti e totalmente differenti dalla nostra (diciamo europea) a capire e apprezzare? Cosa potranno cogliere soprattutto i lettori di quei paesi (e immaginiamo siano la maggioranza) che non sono mai stati in Francia, a Parigi, ma addirittura quelli che non hanno nemmeno mai visto foto o filmati della capitale francese? Certo oggi la diffusione delle immagini tramite la televisione, i film, le nuove tecnologie è enormemente cresciuta anche negli angoli più dispersi del pianeta. Ma questo non spiega tutto. Già... infatti può funionare anche il fascino dell'esotico. Quanti di noi rimangono incantati da storie, libri e film, che provengono dall'estremo oriente e che in qualche modo ci colpiscono, anche se il nostro grado di comprensione è poi molto basso, perchè non conosciamo la storia, la cultura, la mentalita e il contesto ambientale, ad esempio, della Mongolia.
C'è poi da tener presente un altro aspetto. Come anche nell'occidente, ad esempio negli Stati Uniti, ci sono differenze a volte notevoli tra posti diversi (cosa hanno in comune New York, con il paesino di Rock Spring nello Wyoming, pur essendo entrambe "americane?), così ci saranno differenze tra la capitale mongola Ulam Bator e Tsagaannurm, piccolo e sperduto centro al confine con la Cina settentrionale.
E tutto questo cosa c'entra con la Parigi degli anni '30, quando dalla penna di Simenon nasceva Maigret?
Ce la potremo cavare con l'aspetto universale dell'arte. Se è "arte", è compresa da tutti gli esseri umani di qualsiasi etnia, cultura o dislocazione geografica. Ma, crediamo c'entri anche il livello di  cultura. E questo ovviamente vale anche da noi, paesi occidentali, dove bianchi scolarizzati e inseriti nella società, non sempre hanno una base che gli consenta di apprezzare la buona letteratura, neanche quella d'evasione. Possiamo immaginare che lo stesso succeda anche in Mongolia.
Insomma c'è qualcosa che passa aldilà di tutte le sovrastrutture culturali, razziali, storiche e goegrafica e arriva dritto all'animo di quel mongolo che se ne sta comodamente seduto a bearsi un'inchiesta del commissario Maigret.
D'altronde come dice lo stesso Simenon nella famosa intervista con Médecine et hygiène (1960) "... il vero successo è essere compreso da un uomo che lavora in un kibbuz, quello che mi fa piacere è ciò non ha nulla a che vedere con la tecnica di scrittura. Quello che mi piace è che dei polacchi a Cracovia e a Varsavia si ritrovino talmente nei miei libri, da farne oggetto di una tesi universitaria, anche se qusto paese è al di fuori dell'occidente...".
Beh,... figuriamoci la Mongolia!

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