giovedì 26 aprile 2012

SIMENON. LE FUGHE DI MONSIEUR GEORGES

Quando nel dicembre de '22 il giovanissimo Georges aveva deciso di lasciare la propria città natale, la casa materna, il suo ben avviato lavoro di giornalista a La Gazette de Liège e non ultima la sua fidanzata, nonchè promessa sposa Régine Rénchon, molti si chiesero il motivo di quella improvvisa decisione. Sembrava quasi una fuga. Certo vanno considerate la giovane età, la chimera di una carriera letteraria, l'attrazione per la fascinosa Parigi che in quegli anni attirava intellettuali come il miele le mosche. Insomma c'erano abbastanza motivi per spiegarla.
Altra fuga fu quella del '27 da Parigi. A quell'epoca era l'amante della più famosa, desiderata e trasgressiva vedette della capitale: il ciclone Josephine Baker. E Simenon ne era stato travolto, al punto di trascurare la sua produzione letteraria che allora consisteva in romanzi e racconti popolari e che iniziava ad ingranare. Ma i ritmi di vita che l'entourage della Baker gli imponeva lo condizionavano troppo e per altro si iniziava a parlare di lui come fosse il segretario della star. La loro relazione almeno ufficialmente era segreta, tanto che sembra che nemmeno sua moglie ne fosse al corrente. Ad un certo punto Simenon parve come destarsi da un lungo sonno (o sogno?) e capì che quella vita non era quella che voleva e che la popolarità di Josephine lo avrebbe fatto diventare null'altro che un "monsieur Baker".
Così dalla sera alla mattina, senza avvertire nessuno, lui e sua moglie fuggirono letteralmente, destinazione l'Ile de Aix, vicino a La Rochelle in Vandea, una regione in cui avrebbero poi abitato per una decina d'anni circa.
Quella più plateale e famosa fu la sua fuga dalla Francia alla fine della seconda guerra mondiale. Motivi? Politici. Durante l'occupazione tedesca, aveva fatto affari, vendendole diritti di suoi romanzi,  con la produzione cinematografica Continental che faceva capo nientemeno che ai gerarchi nazisti dell'entourge di Hitler. E in una presunta (non si sa ancora se vera o no) lista del Fronte di Liberazione francese sembra comparisse il nome di Simenon, accanto a quello di altri collaborazionisti. Il solo dubbio di un arresto, un processo e poi chissà cosa, fece fare carte false allo scrittore per riuscire ad imbarcarsi per l'America, passando mesi di attesa a Londra.
In America Simenon trascorse praticamente dieci anni spostandosi dal Canada fino a Cuba, viaggiando da est ad ovest. Poi sembrò trovare pace, nel Conneticut, a Shadow Rock Farm, una bella fattoria vicino Lakeville. Lì rimase stabile per quasi cinque anni. In America aveva continuato a scrivere, era stato ben accolto, aveva trovato, la sua seconda moglie, una canadese che gli aveva dato altri due figli. Insomma tutto faceva presagire che quella fosse una sistemazione definitiva. E invece nel marzo del 1955 lascia alla chetichella anche gli Stati Uniti. Parte come per uno dei diversi viaggi che aveva fatto in quei dieci anni, ma fu invece una traversata di sola andata, il ritorno definitivo nel vecchio continente.
Lo ritroviamo in Svizzera nel 1963, sistemato in una grande villa ad Epalinges, vicino Losanna,  l'unica casa che Simenon si fosse fatto costruire appositamente. Tutto secondo le sue esigenze e quelle della sua famiglia e tutto in grande, un'abitazione per stupire gli ospiti, come disse qualcuno. Una casa che però vede il disfacimento della famiglia. La moglie Denyse che al culmine del suo stato di squilibrio psichico lascia definitivamente Simenon ed Epalinges. I figli che crescono e che uno ad uno crescono e se ne vanno per la loro strada e lui rimane in quella casa lussuosa, piena di quadri di famosi pittori, con un garage con automobili molto costose. Sono ormai solo lui e Teresa Sburelinl, sua femme de chambre da quando Boule se ne era andata. Ad un tratto si sentì estraneo a tutto quello sfarzo che pure lui stesso aveva creato.
Anche qui un'altra fuga. E, a quasi settant'anni, da quella principesca sistemazione si trasferì in un appartamentino in un palazzone di Losanna. Senza portar via nulla. Lui, Teresa che nel frattempo era diventata la sua compagna, e il minimo indispensabile per una vita modesta, senza pretese, quanto più possibile lontana dai fasti e dall'elevato standard che aveva mantenuto per lunghi anni.
L'ultima fuga fu quella del 4 settembre del 1989, quando nella sua ennesima abitazione, un piccola casa antica con un altrettanto piccolo giardino, stringendo la mano di Teresa se ne andò via da questo mondo, probabilmente per raggiungere quello dei suoi romanzi. 

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

In questo post troviamo l immagine della copertina di "le démenagément",un romanzo che consiglio a tutti di leggere.lo considero uno dei migliori 3 dell ultimo decennio della produzione dello scrittore.notevole di menzione anche l altro romanzo citato(scritto,mi pare,nei primi anni 50)"une vie comme neuve",in cui si narra la parabola di maurice dudon