sabato 30 aprile 2011

SIMENON. COMPRENDERE E NON GIUDICARE

Il suo personaggio più famoso, il commissario Maigret è stato soprannominato il riparatore di destini. Perché aveva un modo di approcciarsi al colpevole, se volete, più sociologico che poliziesco. Gli indizi, le prove, le testimonianze gli davano un profilo dell'assassino. Ma come quell'uomo era arrivato a un tale punto? Quanto gli eventi, l'ambiente in cui era vissuto, o addirittura il caso, avevano condizionato il suo comportamento, le sue azioni? Maigret è stato concepito così perchè il suo creatore aveva una serie di convinzioni su come andasse gestita la giustizia. Ed era interessato all'uomo più che all'assassino o al delinquente di turno e al perchè aveva fatto quel gesto. Era magari un individuo che aveva passato la linea, ma quando, perché, cosa aveva fatto scattare quel momento? E così il commissario Maigret, entro certi limiti, e quando si accorgeva di non aver a che fare con criminali incalliti, sapeva chiudere un occhio, o non ricordarsi di una testimonianza... Insomma gli capitava di aggiustare le cose, nella consapevolezza, lui un commissario-capo della brigata omicidi, che la legge a volte non aveva nulla a che fare con la giustizia.
E d'altronde Simenon aveva dichiarato a Roger Stéphane: "...sono stato educato con il Vangelo e 'non giudicherai il prossimo tuo' è quello che mi è rimasto dentro... invece non se ne parla mai abbastanza, e quello é per me un comandamento molto importante...". 
D'altronde Simenon l'aveva ripetuto più volte che per lui i tribunali dovrebbero essere presieduti da medici e psicologi che, a suo avviso, sono maggiormente in grado di giudicare gli uomini, almeno più dei magistrati.
E arrivava addirittura ad affermare "... E allora, siccome si fanno degli stage in tutti i mestieri, bisognerebbe che, prima di giudicare gli altri, i magistrati passassero sei mesi in un prigione, come detenuti".

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

E' proprio il lato umano di maigret a renderlo unico nel panorama della letteratura gialla e ad averlo reso immortale