sabato 1 ottobre 2011

SIMENON DA UN ARTE ALL'ALTRA.

Ritratto di Simenon dipinto dalla prima moglie Tigy
Ma Simenon era un appassionato dell'arte? Beh a suo modo e con delle modalità tutte sue. Ad esempio per quanto riguarda la pittura era lui stesso che definiva quello che gli altri chiamavano le atmosfere simenoniane "l'impressionismo dei pittori applicato alla letteratura". E con la pittura, grazie alle frequentazioni avute con Tigy, la sua prima moglie, pittrice anche lei, l'amicizia con Vlaminck, aveva un rapporto costante e competente. Le sue preferenze? Monet, Renoir, Giotto, Van Gogh, Rembrandt, tanto per citare qualche nome.
In fondo quello che lo seduceva delle arti "altre" dalla letteratura, era l'aspetto artigianale, gli strumenti per realizzarla, il lavoro manuale che si nascondeva dietro ogni opera d'arte. Proprio come considerava sé stesso, un artigiano della scrittura.
Per quanto riguarda la musica invece dichiarava di adorarla tutta, dalla classica al jazz, a partire da Bach, Schubert, Schumann fino ad arrivare a Gershwin e quindi al dixieland di New Orleans. Ma considerava la musica un fatto privato, molto privato, tanto da non essere mai andato ad ascoltare un concerto. Non concepiva infatti l'idea di sentire della musica insieme agli altri. "Ci si deve nascondere per fare quelle cose!", affermava considerandolo come un comportamento indecente...
Nelle sue dichiarazioni ritroviamo anche riferimenti alla scultura, ma sempre in riferimento alla sua letteratura. Una delle similitudine che gli piaceva usare era infatti "... scolpire un romanzo in un blocco di legno...".
Anche per la settima arte provava una certa attrazione. Era un ambiente che conosceva bene. A parte le esperienze professionali, contava diversi amici che vi lavoravano, da Renoir, a Chaplin, da Gabin a Fellini con il quale si sentiva in grande sintonia e non era solo un fatto di sensibilità umana e artisica, ma anche una analogia nella genesi del film e del romanzo, come se nel modo di costruire un film  da parte di Fellini ritrovasse alcune delle esperienze che lui stesso viveva quando creava un'opera letteraria.
E d'altronde il suo concetto di artista era molto particolare "...l'artista é innanzitutto un malato, in tutti i casi un instabile, se i medici hanno ragione, e io sono tentanto di crederlo. La sua inquietudine lo spinge a immaginare i mali degli altri e a viverli. E' una spugna, quasi un relitto. Perché volete vedere in questo una superiorità? Io avrei piuttosto voglia di scusarmi...".

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