lunedì 10 ottobre 2011

SIMENON. INDAGINI SU UNO SCRITTORE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO

"Enquete sur un enquerer". Questo é il sovrattitolo di un saggio "socio-critico" su Maigret pubblicato nel 1982. Indagine su un investigatore, così suona in italiano e il suo autore è Jean Fabre, e si avvale dell'introduzione di Jacques Dubois dell'università di Liegi, professore di francese e specialista di Simenon e del romanzo poliziesco.
Si tratta come si sarà capito di un'opera decisamente specialistica, rivolta ad un pubblico di specialisti, in cui lo strumento dell'analisi sociale si fonde con quello della critica più letteraria e dà origine ad una "inchiesta"sui contenuti e sui loro significati con ipotesi e teorie suffragate da estratti delle inchieste del commissario.
Questo ci offre il destro per riflettere di come in effetti Simenon sia stato spesso sotto esame. Anzi per lui sembrava che gli esami non finissero mai anche perché la sua condotta, che lo teneva lontano dal cosiddetto mondo letterario, lo rendeva oggetto delle severe analisi dei critici ben più del dovuto.
Intanto ci volle un bel numero di Maigret per scrollarsi la nomea di scrittore buono solo per produrre letteratura popolare. Poi quando iniziò a scrivere i romanzi dovette trascorrere non poco tempo per non essere considerato solo un autore tagliato per i racconti di genere poliziesco. Insomma sembrava che il riconoscimento pieno per lui non arivasse mai.
Eppure non ci potevano essere dubbi sulla vocazione (la sua impellenza a scrivere diceva lui stesso) a fare lo scrittore e a diventare poi un romanziere. Aveva lasciato a soli diciotto anni un bel posto da redattore a La Gazette de Liége, una fidanzata, la propria casa con la madre e il fratello in Belgio. Il tutto per tentare un'avventura letteraria che, come era sucesso a non pochi, poteva anche finire male.
Poi quando nel '45 si stabilì nel Usa, nonostante fosse ormai un romanziere riconosciuto, avesse l'appoggio di personaggi come André Gide e scrivesse per un editore prestigioso come Gallimard, nel paese dei grandi romanzieri moderni, Hemingway, Faulkner, Steinback, Dos Passos, non riuscì farsi accettare del tutto. Per la critica e per i lettori risultava un romanziere interessante, ma sempre un po' troppo europeo. Eppure Simenon ce l'aveva messa tutta per scrivere secondo la mentalità americana. Aveva girato il paese da nord a sud per dieci anni, aveva sposato una canadese, due dei suoi figli di secondo letto erano americani per nascita, abitudini, istruzione, mentalità. Insomma aveva fatto quello che poteva per radicarsi in quel nuovo continente e esprimerne così l'essenza nei suoi romanzi, ma sembra che non gli riuscisse appieno. E anche lì si sentiva sempre sotto la lente d'osservazione.
Ma lui viveva un attaccamento alla scrittura che metteva sopra ogni cosa, con una vita lunga ottantasei anni, della quale cinquanta dedicati a scrivere senza sosta. Questo avrebbe dovuto fugare tutti i dubbi, le perplessità e le incertezze sul valore dello scrittore eppure.... Eppure, ad esempio, sappiamo che un altro esame, cui Simenon teneva moltissimo, quello del board del Nobel più volte il suo nome venne preso in esame, ma in definitiva fu sempre scartato.
Insomma un'indagine continua su uno scrittore che pure sarebbe dovuto essere considerato al di sopra di ogni sospetto in mrito al suo valore.

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