martedì 28 dicembre 2010

NON FU UN BEL NATALE PER SIMENON

No, quello del 1922 non fu davvero un buon Natale. Era sceso alla Gare du Nord nella notte del 10 dicembre. Le strade ghiacciate, ma già si avvertiva nell'aria il fervore per le prossime feste natalizie. Un fervore che spingeva tutti a correreo, a salutarsi, a fare compere, ignorando chi come il giovane Simenon era lì con la sua valigia in mano, la testa piena di sogni, un po' frastornato dal primo impatto con quella metropoli. Per fortuna  lo aspettava un suo vecchio compagno di Liegi. Poi la ricerca di un posto per la notte. Arrivarono al popolare quartiere des Batignolles, alloggiò nel modestissimo hotel Berta, o meglio nella sua camera più economica, un sottotetto che somigliava più ad una scatola che ad una stanza. I primi momenti sono brutti. Simenon è solo, passano le giornate e arriva la vigilia di Natale. Simeno cammina in una Parigi piovosa, affamato, malvestito, sembra un barbone che sta lì a guardare famiglie rumorose, giovani coppie che si baciano gioiosamente, belle macchine che vanno chissà dove. Dalle porte dei ristoranti che si aprono e si chiudono provengono sbuffi di aria calda e profumata di aromi e di gustose pietanze.   Cosa fece Simenon quella vigilia e quel Natale? Avrà fumato nella sua pipa gli ultimi rimasugli di tabacco per scaldarsi. Forse lo scoramento giunse a fagli balenare l'idea di riprendere il treno e tornare a Liegi. E' comunque un Natale che non scorderà e che nella sua vita gli farà vedere con occhio attento i barboni, quei solitari che si strascinano per le strade fredde, con la fame stampata sulla faccia. Quelli che non parlano con nessuno, ma che guardano tutti e tutto quello che succede intorno a sé come se volessero mangiare con gli occhi l'unico cibo che gli sia consentito.
Simenon era immerso nei pensieri più tetri, quando un incontro inaspettato. Una giovane donna che subito gli sembrò straniera e sperduta... un po' come lui. Un'occhiata, un sorriso, le prime parole e poi via a parlarere fitto fitto e a camminare. Lei, Pilar, è arrivata con la famiglia di un diplomatcio sudamericano. E ' una cameriera e anche lei è lì a Parigi per trovare fortuna. I due finiscono a letto insieme e la mattina presto  Simenon riaccompagna a casa l'amica di una notte: un imponente palazzo dell'avenue Hoce. Anni dopo Simenon si chiedeva " ...chissà se in quelle poche ore Pilar non abbia avuto un ruolo fondamentale nella mia vita?..."

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