lunedì 25 aprile 2011

SIMENON QUANDO NON SCRIVEVA E NON AMAVA LE DONNE

Certo non è solo un fatto qualitativo. Che Simenon abbia passato gran parte del tempo della propria vita seduto a scrivere è un dato di fatto. Un'altra bella fetta del suo tempo riguardava le relazioni quotidiane e multiple con le donne che fosse la moglie, (soprattutto la seconda), la Boule, qualche amante occasionale o delle prostitute.
Ma per il resto? D'accordo fumava al pipa. Lo vediamo in tutte le fotografie ufficiali, private e quella che voleva far passare per tali, ma erano costruite a bella posta. Ma il tempo rimanente?
Bene, Simenon aveva un vita e degli interessi come tutti. Certo non impiegava tempo con le funzioni religiose, perché non era né praticante, né credente. Come non ha certo perso tempo nell'impegno politico che gli faceva addirittura orrore, visto che il servire la comunità e il senso dello Stato avevano, a suo avviso, ceduto il passo all'egoismo e all'interesse personale (l'attualità di Simenon anche nelle constatazioni politiche!). Anche il mondo della cultura non gli prendeva molto tempo, visto che non amava frequentare circoli letterari, le compagnie di scrittori, o partecipare alle loro conferenze o cocktail che fossero. Però leggeva. Aveva letto moltissimo da ragazzo e da adolescente. Poi più che leggere studiava quello che scrivevano gli altri (classici greci e latini, Motaigne , Rabelais, Proust, Gide, Shakespeare, Dostoievski, Gogol, Checov, Melville, Stevenson, Conrad Kafka, Faulkner, Caldwell, Hemingway, tanto per citare qualche nome tra i più conosciuti). Frequentava i suoi amici alcuni nell'ambito degli artisti come Vlaminck, Renoir, Pagnol, ma era amico anche di un albergatore a Porquerolles, del giornalista Paul Lazareff e del suo editore del cuore Sven Nielsen di Presses de La Cité.
Simenon dedicava molto tempo ai suoi figli, tanto da scrivere alla propria madre "I miei figli sono tutta la mia vita". Frase un po' banale e nient'affatto originale, direte voi. Ma era comunque molto attento a loro. Cercava di istruirli sulla vita e non educarli in un modo o in un altro... "Noi riviviamo nei nostri figli" aveva scritto nel suo romanzo "Les fils" (1957). Non forzò mai loro la mano e cercò di assecondare e loro inclinazioni. E in questo almeno le testimonianze dei tre figli sopravvissuti erano concordi "Georges era stato un buon padre". Amava ascoltare la musica, adorava Bach e Gershwin, come Schubert o il jazz di New Orleans, ma ascoltarla era un fatto privato ed infatti non andava mai ad un concerto. Passava un certo tempo nella cura della persona, nella scelta dei vestiti che non era mai casuale, ma era lo specchio della situazione, del posto in cui si trovava ma anche della sua immagine, di quella che voleva gli altri e i suoi lettori avessero di lui. Era amante della cucina, gli piaceva molto la bouillabasse, ma non quella servita nei grandi ristoranti, ma quella fatta dai pescatori...era un piatto povero, come la testa di vitello con la "sauce tortue" quela dei suoi ricordi infantili. Poi gli piaceva molto camminare, cosa che fece fino a tarda età, finchè fu in grado. Ma come sport era un appassionato di cavalli e gli piaceva cavalcare e poi praticava il golf che aveva scoperto in Svizzera.
Una parte del suo tempo era dedicato alla siesta pomeridiana. Un'abitudine che lo seguì per tutta la vita. D'altronde per molti e molti anni si era alzato presto per quella che lui chiamava la sessione mattuttina della scrittura, dalle 6.30 alle 9.30 e il riposo post-prandiale era una necessità (che poi gli servisse anche per fare sesso con la Boule, questo è un altro discorso).
Insomma un uomo che nonstante e sue eccezionalità era per certi versi un uomo come gli altri. Concetto che lo stesso Simenon rivendicava spesso.

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