lunedì 15 ottobre 2012

SIMENON. MA QUANTI SONO GLI SCRITTORI-SCRITTORI?

Traslocare è una bella cosa. Nel fare i pacchi si ritirano fuori cose dimenticate, ci si libera di un sacco di ciarpame, si scoprono altre cose che nemmeno sapevamo di avere... Si risistema tutto e... si pensa alla nuova vita che ci aspetta, nuova casa, nuova città, nuovo paese, nuovo lavoro...
Questo incipit sui traslochi stavolta non è riferito ai tanti che ha fatto Simenon. No. Si tratta più modestamente di una questione personale. Sto traslocando e appunto ho tirato giù libri, giornali, dispense, dvd, dischi, cassette VHS, insomma le cose più varie.
E tra le tante mi è capitato in mano un numero di Mercurio. Beh, non tutti, se non altro per questioni anagrafiche, possono sapere che cosa fosse. Si trattava di un supplemento del quotidiano La Repubbblica. Era un'iniziativa partita ai primi di marzo del 1989. Aveva un cadenza settimanale, 24 pagine, curato da Nello Ajello, si occupava di lettere, arti e scienze. Tutto rigorosamente in bianco/nero, ma già sfoggiava una bella impaginazione ariosa, moderna, caratterizzata da molte illustrazioni e poche foto.
Georges Simenon al Festival di Cannes del 1960 con Giulietta Masina e Federico Fellini
Quello che mi è capitato in mano è il numero del 16 settembre '89. Allora Simenon era scomparso da poco più di una settimana e sull'intera pagina dieci Mercurio pubblicava un'intervista di Alberto Arbasino a Simenon. Era un'incontro, di diversi anni prima, del 1960, a Cannes in occasione del Festival Cinematografico, dove il romanziere quell'anno era presidente della giuria.
Vi ritroviamo un Simenon su di giri, estremamente brillante e pungente al tempo stesso. Non svela segreti o novità, ma il tono ci è sembrato particolarmente sincero e quindi vi riportiamo qualche passo che ci auguriamo possa piacere anche a voi.
"...Gli scrittori sono dei noiosi insopportabili che perdono il tempo in chiacchiere; e stanno lì a raccontarsi dei romanzi che poi non scriveranno più. I caffé letterari li brucerei tutti. Hanno ragione gli scrittori americani, in questo, a vivere ciascuno per prorio conto e non voler mai incontrare i colleghi. Se si incomincia a vedersi tra noi, è finita. E' un circolo chiuso, artificiale. Preferisco vivere nella vita, dove tutti gli ambienti sono interessanti, tranne quelli artistici. Quelli mi fanno orrore...".
Schietto, diretto e senza peli sulla lingua. Che Simenon non amasse gli ambienti e ancor meno i circoli dei letterati, si sapeva, ma forse rare volte si era espresso così chiaramente, soprattutto in considerazione che chi lo stava intervistando era uno scrittore. E poi se la prende con gli scrittori "della domenica"
"... il fatto è che oggi ci sono molti più dilettanti e pochissimi veri scrittori, professionali. Quindi la maggior parte fà in fretta a stancarsi e a innervosirsi e a lasciar perdere: non sono i veri scrittori. A cominciare sono sempre in tanti perché definirsi "scrittore" o "giornalista" oggi pare un biglietto di presentazione simpatico: così credono, poveri coglioni. Però, poi, alla lunga si vede...".
Da chi ha dedicato tutta la vita alla scrittura, da chi si è sempre guadagnato da vivere scrivendo, da chi ha sempre scritto a tempo pieno e da uno come Simenon che, all'epoca dell'intervista, scriveva da quasi quarant'anni, i giudizi sopra espressi trovano la loro giusta angolazione. E non è finita.
"... e senza contare che tutti i professori che una volta scrivevano saggi su saggi, oggi si buttano a scrivere romanzi, perché sono convinti di possedere le ricette. Fino a neanche tanti anni fa', sarebbe parso inconcepibile: ma oggi non c'è un cattedrattico che non stia preparando un'opera di narrativa. Quanti sono però i veri romanzieri tra loro? Vorrei un po' vedere... Pochissimi!  C'é poco da fare: la mentalità analitica taglia le gambe al narratore. Non si può avere uno spirito critico, da professore, ed essere creatori nello stesso tempo. Sarebbe troppo comodo. Però non ci si riesce: per creare bisogna non aver paura né dell'irrazionale né del ridicolo; e non bisogna riflettere troppo sulle cose...".
E' un fiume in piena che travolge tutti clro che non hanno una concezione della  letteratura così totalizzante quanto la sua. Simenon non concepisce chi fa un lavoro qualsiasi e ogni tanto scrive un romanzo. Certo oggi che gli scrittori-scrittori sono sempre più rari, Simenon avrebbe fatto fuoco e fiamme. Ma oggi si può vivere scrivendo. Quanti sono che lo possono fare? Già in America è più facile, ma la situazione in Europa e specificatamente in Italia è molto diversa e lo scrittore "professonale", come lo chiama Simenon, va decisamente scomparendo.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

non conoscevo l esistenza di "mercurio"e di questa intervista, ma sapevo che simenon avevo questo genere di idee..a proposito di trasloco direi che uno dei romanzi migliori degli ultimi dieci anni di attività del romanziere sia proprio "le demenagement"(in italiano,appunto,il trasloco).venne scritto nel '67 e pubblicato,uno dei pochi di quegli anni,quasi subito anche nel nostro paese dalla mondadori nella collana "medusa"