mercoledì 17 ottobre 2012

SIMENON, QUANDO SCRIVEVA A MANO E QUANDO A MACCHINA

Fa la differenza? Sì, e molta. Ci riferiamo al fatto di scrivere a mano, con la macchina da scrivere oppure dettare (ad una segretaria o ad un registratore).
Simenon ha utilizzato tutte queste tecniche. Intanto occorre ricordare che, nei suo tre anni alla Gazette de Liége, aveva imparato a scrivere a macchina i suoi articoli. 
Però quando arrivò a Parigi e iniziò a scrivere racconti e romanzi brevi, scriveva a mano. Questo, ebbe modo di affermare successivamente, favoriva una prosa più ricca, più articolata, con un stile più letterario. Con la macchina da scrivere  invece, oltre a essere più veloce, era portato ad un linguaggio più asciutto, con meno aggettivi, più essenziale. Che era poi il suo obiettivo, scrivere in un stile semplice, ma efficace, utilizzando, a suo dire, circa duemila vocaboli e dando la preferenza alle mot-matiére (cioè le parole concrete...." Quando scrivo tavolo, tutti pensano ad un tavolo. Se scrivo 'affezionarsi' si può pensare che mi riferisca ad un amore, o ad un'amicizia, oppure al rapporto tra due parenti...").
La macchina da scrivere era quindi diventata lo strumento ideale per scrivere i romanzi e cioé dai Maigret in poi. Ed era velocissimo, Simenon asserisce che fosse più veloce anche delle sue segretarie.
"...scrivevo una media di novanta parole al minuto. Dei giornalisti americani vennero addirittura a controllarlo..."
Anche se però c'é stato un periodo, dal '62 e per un totale di sei romanzi, come racconta lo stesso Simenon, in cui lo stesso titolo aveva un versione scritta a mano e una a macchina.
Il pomeriggio buttava giù il capitolo a mano e la mattina dopo lo scriveva a macchina. Un modo per essere più sicuro? O per fare una stesura a macchina più pulita? No, perché in questa ultima versione non sempre seguiva quello che aveva scritto il pomeriggio prima. E quando gli chiedevano allora a cosa servisse quel metodo, Simenon rispondeva "... praticamente a niente, se non a far perdere tempo... e poi due sessioni di scrittura al giorno é come essere dei prigionieri...".
E invece con la  dettatura? Lì non raccontava storie, erano pensieri, riflessioni, qualche notazione sull'attualità, dettati a braccio, senza nessuna preparazione. Poi a Presses de La Cité, li sbobinavano e li editavano con brevi capitoli per ogni argomento.
Simenon non è arrivato a scrivere con il computer che, rispetto alla macchina da scrivere è tutt'altra cosa. Chi ha fatto il giornalista scrivendo a macchina, sa che prima di pestare sui tasti occorreva avere bene in mente non solo la frase, ma anche la struttura generale dell'articolo. Non si potevano spostare periodi, decidere per un'altra apertura, cambiare parole. Infatti il foglio doveva essere pulito perchè in tipografia doveva essere letto senza troppa fatica  da lynotipista che componeva il pezzo. Quindi poche correzioni degli errori, cancellature al minimo, e solo qualche aggiunta con la penna. Altri tempi... i tempi di Simenon.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

va segnalato che,col passare degli anni,soprattutto dagli anni sessanta in poi,simenon decideva in che giorno avrebbe cominciato a scrivere un romanzo e quindi sarebbe stato in "etat da roman".pertanto sappiamo che preparava con cura le annotazioni sulle buste gialle e ,visto che scriveva a macchina,sapeva già dove sarebbe andato a parare.due esempi: maigret et les vieillards ('60) e
le train('61) sono frutto di due idee che avev ain mente da tempo e solo dopo 1/2 anni riusci a metterle in pratica