giovedì 18 ottobre 2012

SIMENON OSSERVA LA VITA DAL BASSO... E POI SCRIVE


Tutti e due giovanissimi. Lei pittrice agli esordi, lui aspirante scrittore. Giovani, squattrinati che vivono in un'unica stanza. Quartiere di Batignolle, rue des Dames, hotel Beauséjour. A dispetto del suo nome, non è un hotel e soprattutto non è un bel soggiornare. L'arcigna proprietaria vieta loro di cucinare in camera. La soluzione: scaldare le vivande in un piccolo fornello poggiato sul davanzale esterno della finestra.
Sono sposi novelli. Vengono da una città non piccola, Liegi, ma che in confronto a Parigi sembra un piccolo centro di provincia.
Sono, si è capito benissimo, Georges Simenon e Regine Rènchon, detta Tigy, siamo nel 1924, lui ha iniziato a pubblicare piccole storie, racconti, qualche romanzo breve. Lei tenta di vendere qualche quadro.
Dipinta così, la situazione potrebbe essere tranquillamente tratta da un romanzo dello scrittore. O meglio il contrario. E' la sua personale esperienza che si rifletterà nelle storie che poi scriverà. Ritroveremo molti dei personaggi e delle loro vite che si ispirano proprio ai non facili inizi in quella Parigi che, protagonista anche lei, è allo stesso tempo luogo dalle incredibili possibilità, ma anche inospitale e spietata metropoli che tronca i sogni di tanti giovani che a quei tempi arrivavano speranzosi da tutto il mondo.
E Simenon non faceva eccezione "...ero avido di tutto, affascinato da tutto, e mi sembrava che tutto a Parigi fosse diverso dal resto del mondo, in particolare da Liegi... C'è una leggerezza nell'aria simile a quella che si sentiva nelle parole delle persone, nel loro sguardo...".
Ma non sempre era così.
" Fin dal principio mi ero sentito impacciato, maldestro, in mezzo a parigini con la parlantina sciolta che si muovevano felici nella loro città, con la battuta sempre a fior di labbra... Non c'è nulla di più agghiacciante del trovarsi soli a Parigi, in una notte simile (la viglia di Natale del '22), con pochissimo denaro in tasca a sfiorare la gente che si diverte e osservarla attraverso i vetri dei ristoranti...".
Queste esperienze, rimarranno talemente impresse nella mente e nell'animo di Simenon che non a caso poi ci descriverà così bene il vagabondaggio di poveri sbandati, quella sensazione di estraneità e di isolamento che vivono gli emarginati, quei tuguri sottotetto, chiamati pomposamente "camere d'albergo" dove sono costretti a dormire.... Insomma la vita vista dal basso.

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

paradigmatico degli esordi difficili di simenon a parigi è il libro "les noces des potiers"dove addirittura un personaggio(pilar)ripeoduce una donna realmente incontrata dal belga.
in italia venne pubblicato con l azzaccatissimo titolo,una delle pochissime volte in cui il titolo non venne cambiato in peggio,"provinciali a parigi"