mercoledì 31 ottobre 2012

SIMENON, QUANDO SCESE DAL TRENO E QUANDO DALLA NAVE

Viaggi ne ha fatti tanti. E altrettanti sono gli arrivi che si potrebbero raccontare nella vita di Simenon. Qui però vogliamo mettere a confronto due arrivi particolari che ebbero un certo significato sia per la sua vita che per la sua letteratura.
Il primo arrivo che vi proponiamo è quello avvenuto nel dicembre del '22 alla Gare du Nord di Parigi, sceso dal treno che arrivava da Liegi.
Il secondo avviene 23 anni dopo e si tratta dello sbarco al porto di New York, da un cargo svedese della Cunard Lines, in arrivo da Londra.
Quando scese dal treno a 19 anni, Simenon era solo, senza un soldo, in una città sconosciuta e con un futuro che si presentava da una parte come il coronamento di un suo sogno, dall'altra come una montagna da scalare con grandi difficoltà e nessuna certezza di arrivare in vetta.
Sulla banchina del porto newyorkese troviamo invece un Simenon ultraquarantenne, ricco, con una moglie, Tigy, e un figlio di sei anni, Marc, in una città che già aveva già avuto modo di conoscere. E' ormai un autore affermato e tradotto nel mondo sia come creatore del commissario Maigret, che come romanziere. E' scappato dalla Francia per sfuggire all'accusa di collaborazionismo, ma ha scelto di rifugiarsi negli States anche perchè é convinto che siano proprio gli americani i migliori e più moderni romanzieri di quel secolo e misurarsi sul loro campo lo stimola particolarmente.
Quando ci arrivò, Parigi era allora l'indiscussa capitale mondiale dell'arte e della cultura, che attirava da tutto il mondo aspiranti intellettuali di ogni tipo, come mosche. Se pensavi di aver qualche talento e avevi l'ambizione di arrivare ad un certo traguardo, quello era il posto giusto per provarci.
Quando sbarcò in America invece era da poco terminata la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano i vincitori e ormai incontestabilmente la maggiore potenza mondiale e non solo da un punto di vista militare. L'America è all'epoca un simbolo di libertà, dove si coltiva ancora il sogno del self-made man, ma un paese che si appresta a diventare presto un fermento di nuove forme di espressioni, anche sperimentali, nell'arte e nella cultura.
Lo stato d'animo entusiasta del poco più che adolescente Simenon viene spento dall'accoglienza fredda e inospitale della Gare du Nord. Quella città a lungo sognata rivela il suo volto più insensibile e indifferente, che fà subito intuire al giovanissimo Georges che la strada sarà difficile e niente affatto breve. Ma la sua caparbietà e la sua determinazione gli permettono di non spaventarsi e di tirar fuori la grinta e la forza che gli serviranno per superare i primi difficili momenti.
Arrivato a New York, Simenon si sente finalmente liberato da quell'incubo che lo ha perseguitato nell'ultimo anno e si trasferisce subito nel Canada francese, il Québec, per via della lingua. Qui termina il suo primo romanzo in terra americana Trois chambres à Manhattan (la storia romanzata del suo incontro a New York con Denyse Ouimet, che diverrà la sua seconda moglie) dopo appena tre mesi dall'arrivo, e il suo primo Maigret made in Usa, Maigret à New York, dopo solo cinque mesi. Questo bel ritmo di scrittura è davvero un buon segno del suo stato d'animo, ormai tranquillo e felice per il suo nuovo amore.
 

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Credo che in quella notte di dicembre del 1922 prendendo il treno liegi parigi simenon dimostrò un grande coraggio;passò il natale da solo in una squallida camera ammobliata(molte sue opere vi saranno ispirate) e si meritò poi la fama e la ricchezza che ebbe poi nei decenni a seguire