sabato 21 dicembre 2013

SIMENON SIMENON. MAIGRET: ESSERE O NON ESSERE NEL TITOLO / 1

La domanda posta da Maurizio a pochi giorni fa sui titoli con e senza Maigret, mi ha ispirato a approfondire La questione. Ho già discusso nel mio sito (http://www.enquetes-de-maigret.com/traduclang.htm), come siano stati tradotti i titoli dei romanzi del corpo maigrettiano. Questa volta vorrei affrontare la questione dei titoli della serie Fayard, della loro traduzione, ponendo l'accento sulla presenza o l'assenza del nome del protagonista in suddetti titoli. La prima cosa che possiamo dire è che, quando Simenon offre le sue prime prove maigrettiane a Fayard, non è sicuro nemeno lui del successo della serie. Se pensa di aver fatto un ulteriore passo verso la "grande letteratura", non può ancora essere certo che sarà un buon risultato... Ecco il motivo per cui, in quel momento, continua a scrivere in parallelo altri romanzi, non solo "letteratura alimentare", ma anche altri romanzi polizieschi, come quando pubblica le gesta di Sancette o di G7 . Quindi nel momento in cui presenta il primo Maigret serie Fayard (Pietr le Letton, Le Charretier de la Providence, M. Gallet décédé, Le pendu de Saint-Pholien), probabilmente non aveva il progetto di una "serie", anche se troviamo l'eroe di ogni romanzo, come anche in altri suoi romanzi polizieschi che mostrano la stessa impostazione (come Jarry, per esempio), il nome del protagonista non appare nel titolo. D'altra parte, inserire il "Maigret" nel titolo davvero sarebbe stato più funzionale al lancio dei primi due romanzi della serie? Non è così chiaro, soprattutto perché in quel momento il nome di questo commissario non diceva nulla ai lettori del tempo ... Quindi, al contrario, titoli misteriosi come Le pendu de Saint-Pholien o M. Gallet décédé, potevano suscitare la curiosità dei potenziali acquirenti. Inoltre Simenon ha scelto di richiamare l'attenzione sul nome di Maigret in un altro modo, con quel can-can
mediatico provocato dal Bal Anthropometrique nel febbraio 1931. E va riconosciuto che effettivamente fu un notevole successo... A quel punto, tuttavia che, una volta rassicurato dal successo delle vendite del primo Maigret, Simenon avrebbe potuto includere il nome del suo commissario nei titoli dei romanzi successivi. Lui invece non fa nulla, continua a creare titoli misteriosi e accattivanti (Le chien jaune, La tête d'un homme, La danseuse du Gai-Moulin e Le port des brumes), e se vogliamo definirlo, potremmo dire che questo tipo di
approccio è un po' il suo marchio del momento. Inoltre  questa scelta, lo aiuta a mantenere una certa unità nello stile editoriale, come per altro dimostra la prima serie di quelle inedite copertine fotografiche: il titolo del romanzo risalta a grandi lettere sullo sfondo in bianco e nero, più sotto troviamo il nome dell'autore e nella fascia inferiore quello dell'editore e il prezzo del libro (quei famosi 6 franchi su cui Simenon aveva combattutto e vinto la sua battaglia).E in più si potrebbe aggiungere che in quel momento, il romanziere era probabilmente più desideroso di fare il suo vero nome (per esteso e non più Georges Sim) più che quello del suo personaggio...  Murielle Wenger
(segue domani, domenica 22 dicembre)

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Credo che invece in seguito i lettori si indentificassero nei titoli con la parola maigret e quindi,con una brillante manovra editoriale,il commissario non abbandonò piu con il suo nome la copertina,alcuni titoli saranno meno accattivanti ma c è il rassicurante "maigret".quindi avremo titoli molto semplici come maigret en meublé,maigret a vichy,maigret et l indicateur..