giovedì 24 aprile 2014

SIMENON SIMENON, ECCO COME L'ABBIAMO CONOSCIUTO/2



Claudio Binotto - Tre anni fa, alla veneranda età di 56 anni, e dopo una vita di sterminate letture, ho incontrato Simenon, non so perché così tardi, ma è successo questo. Da allora, dopo avere letto ed acquistato i 75 Maigret di Adelphi, più i 4 volumi di racconti, ho letto altri 90 roman-durs, di cui sono riuscito ad acquistarne ben 80, finora, essendo gli altri di più ardua reperibilità. Da allora, praticamente, non leggo altro!! Se Adelphi si sbrigasse a pubblicare tutti i romanzi che ancora oggi mancano di una traduzione italiana - il che a tutt'oggi è a dir poco vergognoso - saremmo tutti più felici. Nell'attesa faccio ricorso a ebay per leggere ciò che ancora mi manca dell'antico lavoro di traduzione fatta decenni addietro da Mondadori. Questo incontro letterario è stato uno dei più ricchi della mia vita. Un saluto a tutti i simenoniani! 

*Jean-Claude-Pirotte - Ho letto Simenon quando avevo dieci anni, l'ho riletto a venti, Lo rileggo ancora. Alcuni dei suoi eroi - che non lo sono affatto - mi accompagnano ancora. E sempre di fronte a migliaia di pagine  mi chiedo: "è così che bisognerebbe scrivere. Ma chiuso il libro me lo dimentico. Potrei riaprirlo, ma sarebbe come aprirlo per la prima volta... 
*Scrittore e poeta belga

Claudio - Georges Simenon ha bussato alla mia porta non molto tempo fa grazie a mio padre, fidatissimo consigliere personale in fatto di libri e non solo, che porgendomi La Camera Azzurra con uno sguardo inebriato probabilmente dal ricordo delle atmosfere plumbee, di quell'umidità che lenta s'annida nell'animo dei personaggi depredandoli solo in apparenza del calore vitale delle passioni, mi disse:"Leggilo, scorre che manco te ne accorgi". Non esitai - con il senno di poi dico fortunatamente - a seguire il suo consiglio, e in men che non si dica una nube grigiastra e opaca m'avvolse irrimediabilmente catapultandomi in un mondo dove regnava una tranquillità apparente, dove le rispettive vite di due amanti erano scandite dal ritmo lento di una quotidianità fredda e vuota, riempita solamente in quella squallida camera azzurra da una calda carnalità destinata ad esplodere in un condensato di ossessioni e criminalità. Finito il libro pensai tra me e me:"Felice di averti conosciuto Georges e grazie papà".Da allora in poi non ho più smesso di frequentare i suoi personaggi, sembra un ricordo vivido e concreto quella reazione esplosiva di Kees Popinga, una persona così tranquilla e perbene che devitalizzata da una cocente scoperta, sbatte violentemente sulle contraddizioni di una realtà che non ha nulla da offrirgli,se non la coscienza di un'esistenza di per se stessa finita ancor prima di essere iniziata. Detto questo, vorrei raccogliere a mio modo l'invito al dibattito e alla discussione che il signor Maurizio ha fatto nell'intestazione al post di Anonimo (personaggio interessante quanto il suo bel commento). Premetto che sono uno studente di Filosofia, per dire che in questo periodo oltre a Lettera Al mio giudice di Simenon sto leggendo un libro di Nietzsche, Così parlò Zarathustra. Entrambe le scelte non sono state casuali, ho deciso di accoppiare due mondi così diversi per un motivo molto semplice:da sempre si obietta alla filosofia di costruire ragionamenti astrusi e puramente concettuali a discapito del contatto con la realtà,quella fisica,quella umana di tutti i giorni che vede noi uomini gettarci a capofitto in cose delle quali non comprendiamo neanche il senso profondo, né sentiamo il bisogno di indagarlo. In modo diverso, con mezzi e forme diverse, sia Nietzsche che Simenon hanno posto al centro della loro scrittura l'uomo e la sua condizione. Non voglio assolutamente forzare paragoni o instaurare parallelismi che non si reggano, ma le profondità umane ricercate e trovate da Georges mi stanno aiutando a nuotare meglio nell'oceano tempestoso di Zarathustra, dove c'è sentimento,dolore nel racconto di un agire dell' uomo che ha tradito le sue stesse attese degenerando in qualcosa che deve essere necessariamente superato. Da un lato Simenon mi dà l'idea d'essere uno speleologo che non esaurisce mai la sua voglia di andare sempre più giù, sempre più in profondità nelle ambiguità e nelle complessità di un animo umano che non sembra aver mai un fondo;dall'altro lato c'è Nietzsche, il suo manifesto malessere nei confronti dello schifo che l'uomo è stato capace di generare e nel quale naviga fiero e presuntuoso, senza dubitare mai della rotta intrapresa.

Cristina De Rossi - Un regalo di quando compii sedici anni. Un mio zio professore, appassionato di letteratura francese, mi regalò Maigret e il ladro  pigro. Me lo ricordo a distanza di anni perchè mi sembrava un titolo buffo, buono per un romanzo umoristico. E mio zio mi disse "Auguri Cri... e vedrai che questo libro sarà la porta che ti farà entrare nel mondo della letteratura francese".
Zio Roberto aveva ragione, però entrai prima nella stanza di Maigret (di cui lessi decine e decine di libri) poi, nella grandissima casa di Simenon e poi effettivamente nel mondo della letteratura francese. Ma da allora, tra gli altri, sul mio comodino troverete sempre o un Maigret o un romanzo di Simenon.

1 commento:

daubmir ha detto...

Ho "riscoperto" Simenon nella mia tarda eta', dopo aver girato il mondo in lungo e largo ed essermi finalmente fermato in Scozia, dove ora sto e in procinto di andare in pensione...
Cose che ricordo della mia gioventu' includono la serie di Maigret con Gino Cervi (anni 1960-70) e mio padre che leggeva i romanzi del Commissario in francese. Si dice che i figli sono destinati a ricalcare i passi dei padri: beh, io ora lo sto facendo, ma mi leggo Maigret in italiano ed in inglese.... e godo!
Mi faccio venire, tramite Amazon, i volumetti di Adelphi e, quando non trovo cio' che voglio, acquisto quelli tradotti in inglese -- mentre vedo alcuni episodi di Maigret alla TV, con l'attore britannico Michael Gambon.
Quindi... immersione completa in MAIGRET!