giovedì 17 aprile 2014

SIMENON SIMENON. INCONTRARE SIMENON

Pubblichiamo oggi un post tratto da un commento di ieri. Lo abbiamo ritenuto molto interessante e ben scritto tale da evidenziarlo in questo spazio. Si tratta di un punto di vista e di una visione personale di Simenon, delle sue opere e del suo mondo e di una voce che rende "Simenon-Simenon" più ricco, più vario e sempre più in sintonia con i propri lettori.
Questo come altri che, speriamo, andremo a pubblicare, riporteranno magari opinione molto diverse e, ci auguriamo provocheranno altri commenti e susciteranno dibattiti.  E' per questo che ringraziamo L'Anonimo (ma non sarebbe meglio un bel "nom de plume"?... se non altro per non confondersi poi con altri che scrivono firmandosi: "anonimi"), lo ringraziamo quindi e vi invitiamo a leggere il suo intervento. 
 

Forse sono un paio d'anni che ho scoperto o mi sono imbattuto, come accade a Cappuccetto Rosso nel bosco, in George Simenon. Ricordo Maigret in bianco e nero. Ma non badavo troppo chi fosse lo scrittore che aveva creato il commissario. Questa disattenzione era di certo data dall'età e della poca importanza che quelle indagini avevano a che fare con il presente che si vive. E poi la mia città piena di contraddizioni, canzoni in dialetto, l'idea romantica dell'amore e quella del sesso delle prostitute dei Quartieri Spagnoli e giù alla Ferrovia e lungo la Marina verso la zona industriale dei quartieri operai la disoccupazione e la delinquenza grande e piccola o la camorra che si spartiva e si spartisce i quartieri del centro come della periferia e intorno al porto e a l'aeroporto. Le brave famiglie che attraverso la crescita dei propri figli venivano al contatto con la droga di ogni genere e la devastazione individuale e la morte collettiva di molte generazioni. E i ragazzi che lottavano e cercavano di lottare per una società e un mondo migliore o comunque vicino alle esigenze e bisogni e sofferenze materiali di intere popolazioni. E comunque ognuno, maschi e femmine, a fare i conti con la propria esistenza individuale specie quando non ci si aggrega e il disfacimento del tessuto sociale va in frantumi e cade a pezzi. E qualche pratica di scrittura e lettura per cercare di capire e riflettere, attraverso, i romanzi, la propria vita e quelle altrui. E in quali letture tuffarsi, ognuno con i propri tempi, per afferrare attraverso le storie la realtà tangibile di personaggi inesistenti ma in cui potersi riflettere e guardare gli altri da sè? Chiaramente i classici proposti da tutte le scuole, gli insegnanti e gli amanti della letteratura. Certo. In tutto questo si adagia e si insinuano i primi romanzi di uno scrittore fotografato sempre in compagnia della sua pipa. Un immagine più classica dei contenuti stessi dei romanzi dello stesso scrittore di origine belga e francese di adozione. Come è stato e chi a farmi avvicinare a Georges Simenon. Più che delle persone in carne ed ossa, credo delle recensioni o sui giornali, inserti e settimanali e riviste. Dopo quattro cinque romanzi, (le inchieste di Maigret non ne ho letto nemmeno una) mi sono sentito lentamente avviluppato ... in fondo in quale ragnatela? E' notorio che leggere seduti in poltrona accanto a un lume o stesi a letto nel silenzio delle notte le disgrazie degli inferni altrui ci fa sentire esclusi e nello stesso tempo(inclusi)nella tragedia nella soppressione di uno o più esseri umani. Insomma viaggiamo nella mente e nei gesti di un assassino o un'assassina ma ne siamo distanti e questo ci rassicura. Mi sono chiesto perché i romanzi di Georges Simenon mi prendono e mi affascinano così tanto e piano piano e poi in maniera totale come il veleno di un serpente. E sapere o scoprire da me che Georges Simenon era un conservatore, un reazionario o addirittura un fascista e nazista alla Celine, a detta di molti il grande Celine, m'inquieta ancor più. Eppure non m'interessa ora disputare se Simenon fosse un fascista o un comunista, ma mi disturba di certo la capacità di scendere nell'animo umano e poterne vedere il percorso nello specchio della scrittura, anzi di una storia. E non m'interessa nemmeno capire la psicologia dei personaggi di Simenon. Penso a Simenon come a uno che sa raccontarci una storia. 
redo che sia fondamentale saper raccontare una storia. Al momento non so dire se tutti i romanzi di Simenon abbiano una sorta di canovaccio scaletta, il successo della forma, che lui userà in tutte le altre storie. Forse siamo accanto a un camino, una stufa o in un appartamento riscaldato e Simenon ci fa vedere ed entrare in una una stanza(corpi e anime e per anime intendo le sensibilità o le sensibilità che con una improvvisa o meditata capriola diventano efferatezza, in nome delle corde allo stato brado dell'amore, della passione o del sesso. Forse Simenon attraverso le storie dei personaggi dei suoi romanzi, personaggi che sembrano nascere e crescere in carne e ossa mentre si prosegue nella lettura, vuol dire o suggerirci che gli uomini per quanto aspirino e lottino per la piena e consapevole libertà, praticamente sono incatenati e prigionieri delle propri passioni umane che inevitabilmente quando vivono o sono punte dalla lava della vita, portano al disastro e alla distruzione di sè e degli altri. Gli esseri umani perduti, sempre e comunque. Eppure i personaggi dei romanzi di Simenon sono mossi dall'amore. L'assassino pare sia proprio l'amore. Forse è questo che ci affascina in Simenon, cioè tenere nascosti i nostri "tradimenti". Il tradimento come legge sottostante e suprema dell'attuale (e futura...) società. Simenon così lontano così vicino dalla realtà in cui siamo immersi. (Anonimo)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono l'Anonimo con la lettera iniziale maiuscola, tanto per intenderci. Grazie assai per l'ospitalità e il commento, credo, di Maurizio Testa o della Redazione di Simenon Simenon. Il mio commento di ieri l'ho fatto leggere anche a mio figlio che a sua volta è al terzo romanzo di Simenon. Lui è iscritto al secondo anno di Lettere e Filosofia della città in cui viviamo. E spesso quando si reca all'università e poi deve ritornare a casa potrebbe scrivere qualcosa tra un giallo e un noir. Anche lui sta iniziando a quotare non poco Simenon. E quando si reca nei vicoli della città e persino alle fermate del metrò deve guardarsi le spalle. Insomma, senza esagerare in nulla, deve pararsi la palla, come diciamo qui e che probabilmente Simenon non adotterebbe, ma non è poi detta l'ultima parola, certi modi di dire delle nostre parti. Proprio ieri mio figlio mi diceva: . Pà, se qualche volta posso trovarmi in difficoltà chiamo i tuoi nipoti Angelo e Salvatore che abitano tra piazza Dante, Via Toledo e la parte di sopra - Al che ho taciuto, ma ho pensato tra me che in fondo Maigret(cosa c'entra il commissario?) e lo stesso, se ricordo bene, tenente Colombo e quell'anizano poliziotto tedesco che la Tv non trasmette più, non portano armi, la pistola d'ordinanza per intenderci. Eh, ma da queste parti a volte ti monta una rabbia dentro nel vedere certe cose che ti fa infuriare e potresti passare all'azione, che quasi sempre non è consigliabile e che lo stesso Simenon rifiuterebbe, altrimenti non potrebbe portare a termine i suoi romanzi a cui il tempo fa da complice con la sua andatura. Però stamattina mentre eravamo in macchina io e mio figlio a proposito dell'ultimo romanzo che abbiamo letto, cioè La ragazza del canale, lei viene uccisa in maniera brutale dal fratello di suo marito con le classiche coltellate che si usavano una volta dalle mie parti, cioè la Terra dei Fuochi, per sopprimere una giovane fidanzata o moglie per gelosia, cioè la classica gelosia di una volta. Insomma qui come in Belgio, in Francia, nelle terre fiamminghe e probabilmente nel sud estremo dell'Italia e giù ancora più giù nelle terre sconfinate da un lato tra il Messico e gli Stati Uniti e lungo le sponde e l'entroterra dell'Africa.

Prima di questo commento ne stavo scrivendo un altro che è scomparso d'improvviso, forse a causa della lunghezza, e non vorrei che accadesse la stessa cosa per questo in corso. Mi fermo qui, al momento. Ancora grazie assai. Ah, sull'anonimato dirò in seguito.

Anonimo ha detto...

Georges Simenon ha bussato alla mia porta non molto tempo fa grazie a mio padre,fidatissimo consigliere personale in fatto di libri e non solo, che porgendomi "La Camera Azzurra" con uno sguardo inebriato probabilmente dal ricordo delle atmosfere plumbee,di quell'umidità che lenta s'annida nell'animo dei personaggi depredandoli solo in apparenza del calore vitale delle passioni, mi disse:"Leggilo,scorre che manco te ne accorgi". Non esitai-col senno di poi dico fortunatamente-a seguire il suo consiglio, e in men che non si dica una nube grigiastra e opaca m'avvolse irrimediabilmente catapultandomi in un mondo dove regnava una tranquillità apparente,dove le rispettive vite di due amanti erano scandite dal ritmo lento di una quotidianità fredda e vuota,riempita solamente in quella squallida camera azzurra da una calda carnalità destinata ad esplodere in un condensato di ossessioni e criminalità. Finito il libro pensai tra me e me:"Felice di averti conosciuto Georges,e grazie papà".Da allora in poi non ho più smesso di frequentare i suoi personaggi,sembra un ricordo vivido e concreto quella reazione esplosiva di Kees Popinga,una persona così tranquilla e perbene che devitalizzata da una cocente scoperta, sbatte violentemente sulle contraddizioni di una realtà che non ha nulla da offrirgli,se non la coscienza di un'esistenza di per se stessa finita ancor prima di essere iniziata.Detto questo, vorrei raccogliere a mio modo l'invito al dibattito e alla discussione che il signor Maurizio ha fatto nell'intestazione al post di Anonimo(personaggio interessante quanto il suo bel commento).Premetto che sono uno studente di Filosofia,per dire che in questo periodo oltre a Lettera Al Mio Giudice di Simenon sto leggendo un libro di Nietzsche,Così parlò Zarathustra. Entrambe le scelte non sono state casuali, ho deciso di accoppiare due mondi così diversi per un motivo molto semplice:da sempre si obietta alla filosofia di costruire ragionamenti astrusi e puramente concettuali a discapito del contatto con la realtà,quella fisica,quella umana di tutti i giorni che vede noi uomini gettarci a capofitto in cose delle quali non comprendiamo neanche il senso profondo, né sentiamo il bisogno di indagarlo. In modo diverso,con mezzi e forme diverse, sia Nietzsche che Simenon hanno posto al centro della loro scrittura l'uomo e la sua condizione.Non voglio assolutamente forzare paragoni o instaurare parallelismi che non si reggano,ma le profondità umane ricercate e trovate da Georges mi stanno aiutando a nuotare meglio nell'oceano tempestoso di Zarathustra,dove c'è sentimento,dolore nel racconto di un agire dell' uomo che ha tradito le sue stesse attese degenerando in qualcosa che deve essere necessariamente superato.Da un lato Simenon mi dà l'idea d'essere uno speleologo che non esaurisce mai la sua voglia di andare sempre più giù,sempre più in profondità nelle ambiguità e nelle complessità di un animo umano che non sembra aver mai un fondo;dall'altro lato c'è Nietzsche,il suo manifesto malessere nei confronti dello schifo che l'uomo è stato capace di generare e nel quale naviga fiero e presuntuoso senza dubitare mai della rotta intrapresa.

Ps:Il mio nome è Claudio e sono il figlio del signor Anonimo.E'stato lui a spingermi ad esprimermi sull'argomento. Spero di essermi spiegato al meglio.