venerdì 20 giugno 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET, PEPE CARVALHO, MONTALBANO....

Siamo alle solite. C'è sempre la voglia di collegare i personaggi di due scrittori, o di far discendere uno dall'altro, oppure di trovare le radici di un protagonista nelle caratteristiche di un'altro, ma, soprattutto quando c'è di mezzo un personaggio letterario di grande spessore e di grande successo, si cerca sempre il suo epigono, quello che in qualche modo possa raccogliere la sua eredità e magari anche i suoi lettori.
Maigret è stato ripetutamente al centro di queste operazioni. Quante volte abbiamo letto, all'apparire di un ennesimo commissario, "... questo nuovo personaggio per alcuni suoi tratti può essere considerato il Maigret della....". A nostro avviso tutto ciò è dovuto sia alla scarsa informazione da parte di chi scrive quelle presentazioni o recensioni che siano. Ma c'è spesso anche lo zampino dell'editore che volendo attribuire un quarto di nobiltà al personaggio che va ad editare, cerca in qualche modo di assimilarlo al celebre poliziotto di Simenon.
E se tutto ciò presenta un risvolto di interesse commerciale o costituisce un modo per suscitare l'attenzione di un certo numero di lettori, non sempre è così. A volte è la disinteressata opinione di critici letterati più o meno accreditati, che ricerca i legami tra un personaggio e un altro, oppure è lo stesso autore che dichiara esplicitamente quale è il suo riferimento (quale poi sia il risultato è tutto un altro discorso).
In questo post vogliamo sinteticamente esaminare quello che si è detto di due famossissimi investigatori letterari in merito ai loro rapporti con Maigret. Si tratta dello spagnolo Pepe Carvalho, dovuto alla penna di Manuel Vázquez Montalbán e dell'italiano (o meglio dovremmo dire siciliano, visto l'importanza  che rivestono sia i luoghi che la lingua) commissario Salvo Montalbano, creatura di un altro siciliano, Andrea Camilleri.
Iniziamo con un estratto di un articolo del periodico de L'Express, Lire, dove nel 2004 Christine Ferniot scriveva a proposito del personaggio di Camilleri: "... come un omaggio ai suoi (di Camilleri) maestri letterari: il belga Georges Simenon e lo spagnolo Manuel Vázquez Montalbán. Da uno prende in prestito la silhouette, la placida calma e la voglia di comprendere più che di giudicare, dall'altro prende i gusti culinari, l'epicureismo, l'umore e il nome Montalbano...".
Si possono condividere o meno queste scarne considerazione, ma è un fatto che la Ferniot metta sul piatto i tre: Simenon, Montalbán e Camilleri.
Per quanto riguarda lo scrittore siciliano, non ha mai fatto mistero delle sue ammirazoni (e talvolta invidie) letterarie di un autore che ha sempre amato e letto, ma di cui, come delegato alla produzione della Rai, contribuì anche alla  riduzione in sceneggiati televisvi dei suoi Maigret. E il suo personaggio è costruito forse in modo da non esplicitare troppo questa ammirazione/dipendenza da Simenon. Anche se qua e la saltano fuori dei tratti comuni. Il fatto di essere funzionari della pubblica amministrazione con tutto ciò che questo comporta. L'ambiente provinciale di Montalbano che, pur lontano da quelli che frequenta Maigret quando indaga fuori Parigi, in qualche modo presenta delle analogie. L'abitudine a non portare la pistola. La voglia di non avere nessuno tra i piedi quando indaga, soprattutto i superiori. Il grande amore per il cibo che per Maigret è però spesso un atto conviviale, invece per Montalbano è qualcosa da godersi rigorosamente da solo in santa pace (in sienzio possibilmente), sia in trattoria o in casa sua. Questo amore per il cibo porterebbe in ballo il Pepe Carvalho di Montalbán, che ha addirittura un assistente, Biscuter, che non si sa se classificare più come un aiuto-investigatore o come cuoco personale. Ma torniamo a Maigret-Montalbano. Anche il poliziotto siciliano, come Maigret, cerca più di capire che di arrestare un colpevole pucchessìa. Gli mancano invece una moglie premurosa, il coté famiglia (anche se pure Maigret non ha figli), non ci sono segni fortemente distintivi come per il collega francese: la pipa, lo chapeau-melon, il pesante cappotto con il collo di velluto.  E poi il bere: dalla birra al cognac, dal calvados la bicchiere di bianco che cadenzano le inchieste di Maigret come fossero lancette di un orologio.
Mentre le vicende di Maigret sembrano apparentemente asessuate, nelle storie di Montalbano sono frequenti le avventure anche di una sera. E anche Pepe Cavalho è uno spirito libero e il suo particolare rapporto con l'ex-prostituta Charo, non gli impedisce di vivere altre avventure.
Sul versante politico Maigret è il meno impegnato. Ha una vaga repulsione per la politica e i politici come pure per il mondo dei ricchi e dei potenti, ma non si va più in là di tanto. L'altro commissario, il siciliano, pur non espondendosi attvamente, non nasconde le sue tendenze progressiste. Ma nelle sue storie, che si svolgono tutte in Sicilia, ci si aspetterbbe una presenza più forte della mafia nei crimini in cui indaga. Invece l'organizzazione malavitosa ha un ruolo un po' confinato nelle storie raccontate da Camilleri. Il più esplicitamente politico é Pepe Carvalho ex militante comunista e combattente anti-franchista, ma poi scombina tutto con una parentesi addirittura come agente nella CIA.
Quello che unisce le tre coppie Simenon/Maigret, Manuel Vázquez Montalbán/Pepe Carvalho, Andrea Camilleri/Montalbano è un'interesse al contorno, ai personaggi alle vicende umane/sociali, più che all'intreccio. Simenon è stato il primo, anche per un fatto anagrafico, ed si è rivelato il più rivoluzionario lanciando negli anni '30 un poliziesco del tutto fuori delle regole. Già la strana figura di Pepe Carvalho negli anni settanta presentava connotati assai originali, ma la diversificazione della letteratura gialla ci aveva già abituato a molte tipologie di detective e a schemi polizieschi anche molto atipici. La comparsa del commissario Montalbano a metà degli anni '90 deve fare i conti con un periodo in cui il giallo ebbe un'esplosione nella produzione e pubblicazione di noir, thriller, polizieschi, gialli storici, spy-story, medical-thriller, procedural-story... Trovare una strada originale e valida non era facile. Camilleri si cucì addosso questo commissario di polizia siciliano, fortemente connotato dal dialetto e dall'ambito provinciale della sua regione che poi è anche quella dell'autore. E nel personaggio ritroviamo molte convinzioni dell'autore.
In tutti e tre la capacità letteraria ha fatto la differenza, anche se nessuno può vantare una produzione di romanzi come quella simenoniana. Anche se va ricordato che Camilleri non si riduce ai soli "Montalbano", come pure M. V. Montalbán che si inoltrò nell'ambito della poesia, della saggistica e del romanzo non giallo.
Abbiamo detto dell'ammirazione di Camilleri per Simenon, ma dobbiamo ricordare anche l'amicizia e la stima che legava Montalban e Camilleri (quest'utimo battezzò "Montalbano" il suo commissario proprio in onore del suo amico spagnolo).
In fondo per questi romanzieri può valere quello che Simenon disse in un'intervista a Le Monde nell'81 "...non ho mai fatto distinzioni tra i Maigret che scrivevo per mio piacere e i miei romans-durs"...".


1 commento:

  1. Murielle Wenger20 giugno 2014 18:08

    "L'ambiente provinciale di Montalbano che, pur lontano da quelli che frequenta Maigret quando indaga fuori Parigi, in qualche modo presenta delle analogie". Je suis tout à fait d'accord avec Maurizio, et d'ailleurs, on pourrait dire que Maigret est, en quelque sorte, resté un provincial. Paris vu à travers les yeux de Maigret, reste un Paris presque provincial, dans le même sens que le Paris vu par Simenon, qui reste bien imprégné de ses souvenirs liégeois. En somme, qu'est-ce qui attire les faveurs de Maigret, dans Paris ? Les rues des petites boutiques, des artisans, les cafés qui sentent le calvados ou le petit vin blanc, et qui évoquent le terroir... Le Paris de Maigret n''est pas celui des touristes, mais celui des "petites gens" ancrés dans leur quartier, et qui recréent, si l'on peut dire, un mode de vie provincial. C'est le Paris des années 30, celui où les concierges prennent encore le frais devant la porte de l'immeuble (un truc impensable de nos jours...), où les petites bonnes débarquent des villages dont elles ont gardé la fraîcheur, où l'on mange dans les bistrots les produits de la campagne pas encore si éloignée, ou les produits que les patrons font venir tout droit de leur province natale...

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