martedì 24 giugno 2014

SIMENON SIMENON. GLI STRANI CLIENTI D'AVRENOS

Domani uscirà nelle librerie, ma qualcuna potrebbe già averlo oggi, I clienti di Avrenos il quinto roman-dur scritto da Simenon per i tipi della Gallimard e pubblicato nel 1935. Su quando sia stato scritto ci sono varie ipotesi. Le nostre consultazione ci hanno infatti fornito indicazioni contrastanti.
Ad esempio nella bibliografia de L'Association Jacques Riviere-Alain Fournier  vengono presentate tre ipotesi:
Scritto nella Villa « Les Robert », all'isola di Porqurolles (Var), nel maggio del 1934 [?] (il punto interrogativo è loro).
• Secondo la lista del "segretariato Simenon" sarebbe stato scritto a Marsilly (Charente-Maritime, France), nell'estate del 1932.
• Ma, secondo quanto riportato dal libro della contabilità di Simenon, viene dato come scritto all'isola di Porqurolles (Var), nell'estate del 1933.
Secondo la bibliografia di Francis Lacassin fu invece terminato nell'estate del 1932 alla Richardiére (La Rochelle)
La prestigiosa raccolta Tout Simenon, nella fiche dedicata al romanzo, scrive che è stato redatto a  Villa "Les Robert" a Porquerolles e a Marsilly, periodo: estate 1932 - maggio 1934 (anche questa un'indicazione alquanto criptica);
La data in cui è stato scritto il romanzo ha una certa importanza. Infatti la vicenda raccontata da Simenon si svolge in Turchia, tra Ankara e Istambul.
Adesso sappiamo che l'autore non scriveva mai romanzi con un'ambientazione inventata. I posti dove succedono i fatti delle sue storie, anche se lontano dalla Francia, sono quelli in cui era stato e dei quali conosceva abbastanza bene la topografia, gli usi, i costumi, le persone.
Sappiamo che Simenon si è recato in Turchia un'unica volta, nell'estate del 1933, quando il 7 luglio incontrò Lev Trotskji per realizzare un'intervista per il quotidiano Paris Soir. Tutto quello che lo scrittore avrà assorbito come una spugna in quell'occasione, come di consueto, sarà stato riversato ne I clienti d'Avrenos. Ma questo può essere successo solo all'indomani del 7 luglio '33. Questo taglierebbe fuori le informazioni della bibliografia di Francis Lacassin, ma anche quella del "segretariato Simenon" che indicano come periodo di scrittura l'estate dell'anno prima. E poi un romanzo di Simenon scritto nel '32 che rimane nelle redazioni di Gallimard per tre anni prima di essere pubblicato, non è certo una consuetudine...
Il romanzo, tradotto per la prima volta in Italia nel 1961 da Mondadori e ora riproposto da Adelphi, racconta la storia di Nouchi, una ballerina minorenne che fà a sua apparizione all'inizio del romanzo, in un cabaret, Le Chat Noir di Ankara, dove le ragazze, oltre a ballare più o meno vestite e a far bere i clienti, sono ben disposte ad un extra, certo adeguatamente retribuito. Qui la giovanissima Nouchi conosce il fascinoso Bernard de Jonsac, un francese quarantenne, squattrinato, che in qualche modo però ha a che fare con l'ambasciata francese in Turchia. Convinta che lui conosca quindi il bel mondo, la furba e maliziosa Nouchi riesce a convincerlo a portarla con lui a Istambul. Qui i due iniziano a fare coppia fissa e a vivere tra la gente che ruota intorno al locale gestito dall'Avrenos del titolo. E' una fauna dove non mancano nobili decaduti, artisti, ex-banchieri, giornalisti, tutti dediti all'acol e a fumare hascic. L'arrivo di una ragazza come Nouchi crea una situazione strana: chi in un modo chi un'altro si sentono attratti dalla giovane che però sa come trattare gli uomini, come sedurli, ma poi tenerli a distanza. Ingenua, provocante, maliziosa, Nouchi sa interpetare bene tutti i ruoli pur di avere quello che vuole. E soprattutto vuole soldi, soldi soldi. E' stata troppo povera da ragazzina prima in Ungheria, poi a Vienna, e ora non vuole per nulla al mondo tornare povera. E, per i soldi, è pronta a tutto. Riuscirà a farsi sposare da Jonsac che fino ad allora non ha mai potuto godere dei suoi favori sessuali. Ma così sarà anche dopo il matrimonio, da lei voluto solo per non dover lasciare il paese, governato da poco dal presidente Mustafa Kemal, poi diventato Atatürk (padre dei turchi), che vuole moralizzare la Turchia e impedire a ballerine, estetiste e simili di potervisi stabilire.
La storia tra Jonsac e Nouchi prenderà una strada imprevista e una sorta di gioco di scambio delle coppie si tramuterà in un tragico evento.
Il settimanale L'Espresso nel presentare questo libro, spinge molto su un fatto che Simenon racconta nelle prime pagine del romanzo. E' quando le "ballerine" de Le Chat Noir ad Ankara vengono chiamate ad un pranzo nientemeno alla "Ferme" di Mustafa Kemal, dove si trovavano ministri, amici personali, dignitari, per rallegrare il dopo cena dei potenti. E Nouchi sembra aver fatto talmente breccia nelle preferenze del presidente, tanto da passare tutta la notta a la "Ferme".
Enrico Arosio, sul suo articolo  (trovate il link  a destra, nella colonna della rassegna stampa) Il Rubygate? L'aveva già raccontato Simenon, fa un parallelo tra questo episodio e lo scandalo che ha travolto l'ex-presidente del consiglio Berlusconi con l'ormai famosa Ruby, Karima El Marough, e le cosidette "olgettine", nelle famigerate nottate bunga-bunga.
In realtà nel libro è un episodio marginale del romanzo e serve solo a mettere in risalto la capacità di Nouchi di manovrare gli uomini, anche quelli così importanti, e a capire la sicurezza e, fors'anche il cinismo, con cui si comportava. 
"...fu per lei una notte strana, una notte che si sarebbe potuta definire alla rovescia, perchè questa volta la ragazza aveva visto fuori dai cabaret gli uomini che un tempo era abituata a incontrare solo ai tavoli..."        

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

c è un altro simenon ambientato in turchia:è il racconto le policier d'istambul uscito su police-roman nel 1939 e poi raccolto in nouvellea exotiques