lunedì 10 novembre 2014

SIMENON SIMENON: GEORGES FIGLIO, MARITO E PADRE... LE SUE DONNE SULL'ORLO DI UNA CRISI....


Si è tanto parlato del disinvolto rapporto di Simenon con le donne. Ma, se ci pensiamo bene, le sue relazioni più strette con il sesso femminile sono state pressochè fallimentari, se non addirittura tragiche. Questo non significa che la colpa va addossata tutta a Simenon, ma certo il fatto che lui abbia avuto problemi per tutta la vita con la madre Henriette, che abbia sfilacciato il suo rapporto con Tigy ben prima di conoscere la seconda moglie, che l'unione con Denyse sia finita con la dipartita di lei per una serie di cliniche psichiatriche e che la sua unica e amatissima figlia avesse problemi psicologici tali da finire suicida a venticinque anni... beh non possono essere tutte coincidenze.
E noi non crediamo alle coincidenze, come ripete spesso il detective che indaga in un racconto poliziesco.
Già invece Simenon credeva al destino, al caso, e quindi anche alle coincidenze.
Ma andiamo per ordine.
Sul rapporto con la madre, pesa molto il carattere di lei, donna dura e sempre attenta al giudizio degli altri. Non poteva piacere al piccolo Georges che infatti  amava il padre malato alla follia (i bambini hanno sempre bisogno di amare qualcuno). E inoltre la madre aveva una smaccata preferenza per il figlio minore, Christian, e non mancava occasione per dimostrarlo. Quando oramai vecchia e malata, giaceva in un letto di un ospedale di Liegi, Georges corse al suo capezzale e lei con voce fioca gli chiese "Georges, che sei venuto a fare?".
Andiamo in ordine cronologico e prendiamo in esame il matrimonio con Regine Rènchon, detta Tigy. Lei aveva messo sin dall'inizio dei paletti ben chiari, nessun figlio e poco sesso, o perlomeno non quanto ne avrebbe desiderato l'esuberante futuro romanziere. Le cose andarano più o meno lisce finchè Tigy non scoprì che il marito andava quotidianamente a letto con la loro storica femme de chambre, Boule. Simenon non si giustificò, ma bensì rivelò alla moglie che lui aveva un bisogno fisico di due, tre rapporti sessuali al giorno e che, al caso, li aveva con delle prostitute. Fu la fine, almeno  per come la racconta lei. In realtà, e anche secondo Boule, lei aveva scoperto già tutto, ma alla vigilia della partenza per l'America, questa scenata fu un modo per togliersi dai piedi quella femme de chambre. Già, perchè, dopo questa drammatica scoperta, Tigy accettò di rimanere insieme a Georges solo per il bene del figlio Marc, ma ognuno avrebbe liberamente fatto vita a sè, da un punto di vista sentimentale che, ovviamente, sessuale. Questa convivenza andò avanti anche in America, anche quando Denyse andò a vivere con loro, inizialmente come segretaria/interprete, poi come amante, quindi  come compagna ufficiale. Prima la nascita di John e poi il susseguente divorzio da Tigy fece di Denyse M.me Simenon nel 1950.
Anche con Denyse le cose non andarono bene. La propensione all'alcol, un permanente complesso d'inferiorità, la necessità di sentirsi sempre un gradino sopra gli altri, generarono alla lunga un precario equilibrio psicologico che fu un elemento di grosso scompenso nella relazione tra i due. Simenon sulle prime assunse un atteggiamento di protezione... nel senso che cercò di proteggere Danyse dai suoi fantasmi, così almeno afferma lui in più occasioni. Ma quando la situazione diventa tesa, contrastata, insostenibile e dannosa anche per i figli, i medici consigliano l'allontamnto della donna dalla famiglia. Sarà la fine della storia tra i due coniugi, anche se in questo caso Simeno non volle mai un divorzio (si dice per motivi squisitamente economici) .
Ultima situazione problematica cui accenniamo è il rapporto con la figlia Marie-Jo che aveva un'ammirazione tutta particolare per il padre, che andava ben aldilà del normale affetto di una ragazza per il genitore. Da piccolissima ebbe una sorta di crisi quando un giorno Georges, uscendo di fretta, aveva dimenticato di salutarla. Chiamato un medico, non si riusciva a calmarla. Solo il ritorno del padre la tranquillizzò. E ancora. Gia bambina, quando il padre volendole regalarle un anellino la portò da un orefice affinchè scegliesse quello che le piaceva. Lei puntò decisa su una fede nunziale e volle che fosse il padre a mettergliela al dito.
Da grande si trasferì a vivere da sola Parigi (il padre era a Losanna) e lì ebbe diversi rapporti con uomini più grandi di lei, magari non proprio dell'età del padre, ma certo persone mature. Si ipotizzava che ricercasse in quei legami sentimentali di ricostruire il rapporto con il padre. Anche lei soffriva di un equilibrio psicologico instabile ma, non avendo la forza della madre, finì suicida a venticinque anni, dopo un paio di tentativi in cui erano riusciti a sventare il tragico gesto.
Vivere con Simenon non deve essere stato semplice per nessuno, anche se non era il mostro che ad esempio Denyse descrisse nel suo libro-vendetta Un oiseau pour le chat. Noi siamo dell'opinione che, pur affermando più volte che voleva essere "uno come gli altri", Simenon fosse, anche suo malgrado, una presenza ingombrante per chi gli stava intorno e i quali finivano per "soffrire" la sua presenza anche se non era nell'animo e nei comportamenti di Simenon, la prevaricazione e il culto di sè, anche inconsapevole. Le difficoltà di convivere con lui si sommavano evidentemente con i problemi e le patologie di chi gli viveva accanto. Un miscela se non esplosiva, sicuramente infiammabile, che deve aver acceso diversi contrasti e bruciato molti rapporti.       

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