sabato 1 novembre 2014

SIMENON SIMENON. VELOCITA' DI SCRITTURA E DURATA NEL TEMPO


Sally O'Reilly, lettore per di Creative Writing presso la britannica The Open University, oggi in un suo intervento su The Conversation, un sito che ha come sottotitolo "rigore accademico, stile giornalistico", tratta delle velocità e della lentezza degli scrittori nel redigere le loro opere o addirittura i loro capolavori. Ovviamente quando si inizia a parlare della velocità di scrittura si cita subito Simenon, cui viene imputato un tempo per realizzare un romanzo di quattro settimane. Sappiamo che si tratta di una stima molto approssimata per eccesso, perchè il nostro romanziere, una volta partito, scriveva un capitolo al giorno. Nella prima parte della sua vita riusciva a reggere questo ritmo per 10 o 11 giorni e la prova ne è che le sue opere di quel periodo erano composte appunto di 10/11 capitoli. Alla fine, in età avanzata, la resistenza gli permetteva al massimo di arrivare a otto giorni di scrittura, e quindi romanzi con 8 capitoli. A questi vanno aggiunti circa tre giorni per la revisione.Totale, tra gli undici e i quattordici giorni. La metà di quello che sostiene la Reilly, anche se precisa che "... ogni scrittore è diverso, e questo vale sia per velocità di produzione sia per lo per lo stile..." Cioè come mettere le mani avanti... la velocità (o la lentezza) con la quale si scrive una storia non influisce sulla sua qualità e che soprattutto questo cambia da autore ad autore. Fin qui sembra un'affermazione di banale buon senso, anche cita comunque una frase di Emingway che avrebbe detto "... comunque la prima bozza è una merda...". L'articolo parte dalla frenesia della comunicazione del mondo d'oggi, asserendo che questa si è trasferita anche al mondo editoriale in cui "...gli editori - desiderosi di iscrivere il nome di un nuovo scrittore nella loro scuderia con la di commissionare un libro all'anno da ogni autore... Sei mesi ad esempio è visto da alcunidi loro come un periodo ragionevole per la gestazione per un libro.." Seguono gli esempi citati dalla O' Reilly: John Grisham, che ha scritto il suo bestseller Il rapporto Pelican in 100 giorni, oppure Jack Kerouac che ha finito Sulla strada in tre settimane, si dice aiutato da benzedrina, spingendo Truman Capote a esclamare: "... questo non è scrittura, è digitare..".
Ma torniamo a Simenon. Sappiamo che questa storia della velocità nello scrivere lo ha a lungo perseguitato come un connotato negativo, sottointendendo che scrivere così in fretta non poteva che andare a detrimento della qualità di quello che scriveva.

Il romanziere francese ha dimostrato che invece può non esserci nessun rapporto tra le due cose. E ci pare inutile nel terzo millennio ancora si tenti di misurare l'effetto che ha la metodologia di scrittura sull'opera conclusa. 
Noi siamo ancora dell'idea che i guidici più importanti di un romanzo siano due: il pubblico e il tempo. Crediamo che vendere tante copie non significhi nulla in rapporto alla qualità del libro. Ma se incrociamo questo dato con il periodo durante il quale viene venduto, allora le cose cambiano. Non c'entrano più le valutazioni personali, i gusti, le preferenze, le mode...
Un esempio? Scommettiamo che il prossimo "La pipa di Maigret uscitò da qualche settimana, avrà un buon risultato nella classifica dei libri più venduti?  Se così fosse (e noi ne siamo abbastanza convinti), va ricordato che si tratta di racconti scritti quasi 70 anni fa'. Si può reggere a vendere i propri scritti pr settant'anni a diverse generazioni e a lettori di culture differenti, se non c'è dietro un valore universale che prescindere dall'anno di lettura, e da chi lo legge.
Ne riparlemo.

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