venerdì 7 novembre 2014

SIMENON SIMENON. WOLFE E MAIGRET, BUONGUSTAI SEPARATI DALL'OCEANO

Oggi il nostro collaboratore Paolo Secodini ci propone un confronto tra il  commissario simenoniano e un'altro personaggio letterario che ha fatto anche lui la storia della narrativa poliziesca, Nero Wolfe. Americano, ha iniziato le sue avventure quasi negli stessi anni in cui debuttava Maigret ('34 per l'investigatore e '31 per il commissario) e presenta, come ci descrive Paolo, alcune analogie, ma anche molte differenze con il personaggio simenoniano. Tra e analogie vogliamo sottolineare anche la prolificità: il numero dei titoli wolfiani pubblicati dal suo autore, Rex Stout, 33 romanzi e una quarantina di romanzi brevi, è abbastanza vicino ai 72 romanzi più una trentina di racconti maigrettiani. Buona lettura.

Il Nero Wolfe e il commissario Maigret star negli anni '60 della Rai: Tino Buazzelli e Gino Cervi

Buongustaio e amante della birra, come il commissario Jules Maigret, è l’investigatore statunitense, di origine montenegrina, Nero Wolfe, creato dalla penna di Rex Stout. 
Tutti e due sono massicci, enormi: più corpulento Wolfe di Maigret, che dà maggiormente l’idea di robustezza e di vigore. Sembra quasi un “carro armato”, il commissario parigino, il quale in verità è molto tranquillo, bonario, ma all’occorrenza sa avvalersi della sua forza, non disdegnando lo scontro fisico con i malviventi. Per Wolfe, invece, ad agire, quando occorre lottare o tirar pugni, è il suo fidato segretario e tuttofare Archie Goodwin. 
Wolfe è perennemente seduto nella robusta e capiente poltrona del suo studio, quando non è nella serra a coltivare o curare le sue orchidee: è piuttosto indolente e abitudinario. Per contro, il commissario Maigret è attivo e dinamico, sempre presente sulla scena del delitto, continuamente alla ricerca doi indizi, di informazioni, di contatti umani, e non soltanto quelli che avvengono nel suo ufficio al Quai des Orfèvres. 
I soli contatti che Wolfe ha con il prossimo – clienti o presumibilmente tali – non possono che avvenire nel suo studio, perché raramente esce di casa, quasi mai si avventura nelle strade della città, a suo dire, piene di insidie e di pericoli. 
Il luogo nel quale egli riesce a rilassarsi del tutto, dove non ama parlare di lavoro, ma gustare le prelibate pietanze che il cuoco Fritz Brenner gli cucina, è la sala da pranzo della sua casa di arenaria nella 35^ Strada Ovest di New York. 
Maigret, invece, anche seduto a tavola – con di fronte o a lato sua moglie –, nel piccolo appartamento di Boulevard Richard Renoir, spesso si confida con la signora Maigret, esternandole dubbi, perplessità, incertezze, riguardo al caso di cui al momento si sta occupando. Per Maigret, in sostanza, anche la sala da pranzo diviene – mentre sorseggia un buon bicchiere di beaujolais o mangia il pollo al vino – un importante, efficiente pensatoio, come per Wolfe è unicamente il suo studio.

Paolo Secondini

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

complimenti per questo raffronto Paolo,intanto volevo segnalare che nell inserto tuttolibri de "la stampa" il libro la pipa di maigret e altri racconti si conferma anche questa settimana al primo posto nella classifica dei tascabili