sabato 11 aprile 2015

SIMENON SIMENON. E FINALMENTE ENTRAMMO NE "LA CHAMBRE BLEU"


Un romanzo è un romanzo. Un film è un film. Oggi parleremo de "La chambre bleue" il film, a cui abbiamo assistito ieri all'anteprima italiana. Certo la pelliccola trae origine dall'omonimo romanzo di Simenon (vedi il post di ieri), ma quando si entra in una sala cinematografica per assistere alla proiezione di un film basato su un'opera letteraria, e non un sceneggiatura originale, siamo convinti che vada messo da parte tutto quello che sappiamo, ricordiamo e abbiamo introiettato dopo la lettura di quel libro.
Non è facile. Ma lo sforzo va fatto.
I paragoni tra le due tipologie di opere sono impossibili. Come a scuola elementare la maestra ci ripeteva che non si possono sommare le mele con le pere: le pere vanno con le pere e le mele con le mele. I romanzi vanno con i romanzi e i film con i film.
Non paia noiosa e già troppe volte sentita questa chiosa. La tentazione, e diremmo di più, l'involontaria attitudine al confronto con il libro letto e il film che stiamo per vedere è più forte di qualsiasi buon proposito... staremmo per dire che è quasi inconscia. Anche perchè sono due tipi di opere che richiedono una certo coinvolgimento dello spettatore, quando non una sorta di immedesimazione... quandi attenti, attenti, attenti.
Ciò detto passiamo al film. 
Il compito di Mathieu Amalric, ed é fin troppo scontato, era quello di fare un bel film. Che poi il soggeto, la trama e i personaggi siano più o meno liberamente tratti da una romanzo di Simenon, non obbliga il signor Amalric a realizzare un'opera aderente al romanzo. Deve solo fare un bel film.
E Amalric un bel film l'ha fatto.
Come ha detto lui stesso "... mi è piaciuto immaginare che la narrazione, le parole scorressero su una banda, raccontando alcune cose, e le immagini si muovessero su un altra banda raccontando altro...".
E questa è la soluzione tecnica che gli ha consentito di mischiare passato e presente, ricordi e attualità, sensazioni e azione. Molto silenzio, ma a tratti un commento sonoro che drammatizza le immagini. Il Mathieu regista traspone la storia originale dalla metà degli anni sessanta ad oggi, ma con un caratteristica "... ho girato in luoghi che in tutto questo tempo non sono cambiati, la natura, i paesaggi, i piccoli paesi sono praticamente rimasti gli stessi...". Personaggi, location e situazioni normali che la regia di Amalric cerca di cogliere nell'intimo, come se oltre ad una macchina da presa di fronte ce ne fosse una "dentro" che ci restituisce lo stato d'animo dei protagonisti. 
Altre volta è il paesaggio della campagna o un particolare di una vecchia casa a suscitare un'emozione. Il contrasto tra il sesso di Esther, l'amante (nel libro è Andrée) e la famiglia di Julien, il protagonista (nel libro Tony), tra il quadretto familare sull'abbacinante spiaggia di Sables d'Olonnes e la penombra tagliata dalla luce di una chambre bleu animata da passionali sospiri... Immagini tranquille come quelle dell'offcina che si sovrappongono a quelle drammatiche del processo... E poi sempre le ore e le parole scivolate rapide nella chambre bleue che scorrono come un leit-motiv dal primo fotogramma, alla scena conclusiva del processo..
Amalric attore, fà dei suoi occhi smarriti e increduli gli strumenti di una recitazione essenziale e asciutta, in cui si specchia un processo giudiziario assurdo fatto di voci, maldicenze, invidie, cattiverie. 
Amalric regista fa scorrere in modo serrato la storia, è sintetico e conciso, non lascia spazio a sbrodolamenti e lungaggini. Dialoghi spezzati, frasi soffiate un montaggio con un certo ritmo, pur lasciando però spazio a silenzi, a scene in ralenti che danno respiro alla narrazione. 
L'amante Esther tanto passionale e così coinvolta nella chambre bleue, quanto freddda e colacolatrice aldifuori, destreggiandosi tra un Julien che non la vuole più e la prepaprazione di due omicidi, fredda anche nella fase istruttoria e al processo. La moglie e la figlia sono un'ancora che Julien vorrebbe afferrare per salvarsi, ma gli scivola pian piano tra le mani, e lui precipità sempre più giù in una spirale che dalla rispettabilità conquistata nella comunità, lo risucchia nell'oscuro angolo dove vengono relegati i reietti. L'ergastolo.
Sarà ergastolo anche per Esther ma, nell'ultima battuta del film, lei ha il fiato e la freddezza di rivolgergli un ultimo messaggio di un allucinato amore.
Per la curiosità l'attrice e sceneggiatrice Stéphanie Cléau, che impersona l'amante di Julien-Amalric in realtà nella vita è la compagna dell'attore-regista.    

1 commento:

  1. Murielle Wenger11 aprile 2015 14:24

    Belle analyse du film, Maurizio ! J'ai personnellement beaucoup aimé ce film, que j'ai pu voir l'année passée dans le cinéma du village où j'habite...

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