giovedì 9 aprile 2015

SIMENON SIMENON. L'ATMOSFERA? E' COSI' IMPORTANTE O E' SOLTANTO... INDISPENSABILE


Quante volte abbiamo parlato dell'atmosfera dei romanzi e dei Maigret di Simenon? E quante volte abbiamo sottolineato l'importanza che questo elemento riveste nella narrativa simenoniana e come il romanziere si distingua per un non comume capacità di ricrearela con pochi tratti? Vi ricordiamo, tra gli altri, un post di tre anni fa' Simenon: "E basta con quest'atmosfera!" .
Insomma, per chi non volesse rileggersi il post, ricordiamo che in un intervista radiofonica Simenon andava giù duro con i critici che parlavano delle "atmosfere simenoniane", come se, a sua detta, fossero chissachè... Era il 1955 e intervistava André Perinaud. "... Non cè nulla che mi irrita di più della parola 'atmosfera'. Il romanziere d'atmosfera! Ma, Cristo, se non ci fosse atmosfera il romanzo sarebbe un fallimento - protestava in quella sede lo scrittore - E' un po' come se parlandomi di un uomo, mi diceste: 'sapete, respira'. Certo che respira, altrimenti sarebbe morto, no? Un romanzo senza atmosfera è nato morto".
Quindi considerava l'atmosfera come un elemento essenziale, indispensabile nella narrativa, probabilmente come lo sono i personaggi o la trama.
L'anno successivo, in una sorta di prefazione ad un libro fotografico su Parigi (di Andrée Loupoff) tornava sull'argomento con un testo intitolato "Atmosphère de Paris" (jours et nuits de Paris). E lo faceva ovviamente con un tono analogo "...fin dalla pubblicazione dei miei primi romanzi, ormai venticinque anni fa', una parola ritornava con sempre maggiore insistenza negli articoli dei critici letterari che volevano consacrarmi, mi ritrovo nella situazione in cui pian piano 'l'atmosfera' diventa 'la famosa atmosfera'. Non mi ci sono ancora abituato e, per quel che mi riguarda, parlare d'atmosfera in un romanzo equivale, ad esempio per un medico, a comunicare ad una giovane mamma, di cui ha appena visitato il bambino: 'E' perfetto. Respira!... Perché non si trova nient'altro da dire sulla mia opera e vengo seppellito sotto il peso di questa atmosfera?...".
Certo Simenon magari avrebbe voluto che si valorizzasse lo spessore psicologico dei personaggi che lui costruiva, oppure le loro relazioni, che anch'esse investivano la sfera psicologica. Ma c'era da sottolineare anche l'intreccio narrativo e la stessa scrittura, essenziale, asciutta ma mai arida e sempre scorrevole. E certo le atmosfere che sapeva costruire, ma anche qui, oltre il risultato, pure la capacità di crearle con pochi tratti, senza lunghe descrizioni, senza "quadretti". Qualche particolare, un colore, una sensazione, un odore... le atmosfere di Simenon non sono esplicitate. Derivano da qualcosa... dai comportamenti di un certo gruppo di persone, dalle osservazioni o dalle riflessione del protagonista, oppure da una ben precisa condizione atmosferica (pioggia, sole, notte, ghiaccio, umidità, vegetazione...). Insomma si desumono sempre da qualcosa di concreto.
Simenon non aveva bisogno di scrivere "l'atmosfera era così o così"...
Certo per noi lettori, a distanza di oltre quarant'anni, da quando il romanziere smise di scrivere, e ad oltre ottanta da quando inizò, scorrendo l'insieme della sua opera, è difficile non rilevare che le atmosfere sono uno dei punti qualificanti della sua letteratura. C'è dell'altro, sicuramente... molto altro, ma quello delle atmosfere (che è fondamentale per ogni romanzo, come diceva Simenon e come anche noi, nel nostro piccolo, riteniamo) e' uno degli elementi centrali del corpus simenoniano che ancora oggi ci colpisce e ci affascina.
Forse qualcosa di speciale ci sarà in queste benedette atmosfere... no?

1 commento:

  1. Murielle Wenger9 aprile 2015 14:46

    Peut-être faut-il aussi chercher la "magie" de cette atmosphère dans la technique d'écriture de Simenon. C'est peut-être un thème qui n'a pas encore beaucoup été creusé, mais on a tellement dit que l'écriture simenonienne était "plate"... Or, ce n'est pas mon avis, et il faudrait analyser la façon qu'il a d'écrire: l'agencement de mots simples, l'utilisation d'adjectifs "parlants", l'emploi des temps verbaux. Qu'est-ce qui fait qu'on reconnaît, à la lecture, un certain "style" Simenon, si particulier que le meilleur pasticheur n'arrive jamais à vraiment le reproduire ? C'est très difficile à définir, mais je pense que cela tient à la façon qu'a l'auteur de mettre ensemble une série d'éléments: les mots, mais surtout les sensations qu'ils évoquent, un don évident de "créer des images" en agençant des phrases, une façon de composer un tableau comme un peintre le ferait. Les fameux "mots-matière" ne sont pas seulement une belle trouvaille parce qu'ils sont "univoques", dans le sens où ils sont immédiatement traduisibles dans une autre langue (d'où le succès "planétaire" de Simenon), mais aussi parce que pour chaque lecteur, ils peuvent évoquer une image que ce lecteur traduit à son tour dans son propre imaginaire. Quand Simenon écrit que les gouttes de pluie roulent sur une vitre, qu'un remorqueur siffle en passant sous le pont Saint-Michel, ou que la peau de Maigret a chaud sous le soleil de juin, il arrive, par je ne sais quel miracle, à faire sentir tout cela au lecteur. Et celui-ci, en brossant son propre tableau, nourri de ses propres sensations et de ses propres souvenirs, imagine immédiatement la scène. Et ceci parce qu'écrire "la pluie", "le soleil", "chaud" parle tout de suite au lecteur, sans l'intermédiaire d'une formule trop "littéraire": le mot "pluie" est parlant pour n'importe qui, alors que "ondée" ou "averse" sont déjà connotés.
    Mais il n'y a pas que les "mots-matière": Simenon utilise d'autres effets, par exemple en décrivant comment un personnage ressent quelque chose, et le lecteur se retrouve, en quelque sorte, dans la peau de celui-ci...Un exemple: au début de M. Gallet, décédé, Maigret se rend chez Mme Gallet, à Saint-Fargeau. On est en juin, il fait très chaud, et le commissaire chemine vers la villa. Simenon aurait pu écrire: "Il faisait chaud et Maigret transpirait abondamment". Or, rien de tel: l'auteur écrit "Maigret retira son veston, glissa un mouchoir sous son chapeau melon afin de protéger sa nuque..." et, par le miracle et le mirage de l'écriture, voilà que le lecteur "sent" cette chaleur sur sa propre nuque, qu'avec Maigret il sue sur le chemin poudreux... On pourrait trouver sans doute de nombreux autres exemples (qui sait, peut-être le sujet d'une prochaine étude...), mais retenons surtout que c'est le miracle des mots et de leur combinaison, par la magie de l'écriture simenonienne, qui nous évoque cette fameuse "atmosphère"... ô bonheur de la littérature, qui recrée le monde...

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