domenica 26 ottobre 2014

SIMENON SIMENON. MAIGRET, UN COMMISSARIO SPECIALE CHE NON AGGIUSTA SOLO I DESTINI...


Ancora uno studio-analisi che la nostra Murielle ci propone stavolta sulle motivazioni che spingono Maigret a scoprire il colpevole, e soprattutto sulle sue remore nel momento di consegnarlo alla giustizia. Quello che è stato chiamato "l'accomodatore dei destini" è qui analizzato nella fase in cui, finita l'indagine, il commissario deve consegnare il colpevole alla giustizia. E qui si palesano tutte le perplessità che lo stesso Simenon nutriva nei confronti del sistema giudiziario e che si riflette nella mentalità e nel comportamento del suo personaggio. E il saggio di Murielle analizza a fondo questa tematica, affondando le sue affermazioni, tra le righe dei romanzi di Maigret, fornendo un ricco panorama di esempi che ci fà capire molte cose... (m.t.)    


Il ruolo di Maigret, in quanto poliziotto, è prima di tutto quello di un investigatore, alla ricerca della verità. Ma il suo lavoro deve concludersi, spesso contro la sua volontà, con l'arresto di un colpevole e soprattutto con la condanna di quest'ultimo da parte della giustizia degli uomini. Si sa, è proprio questo che costituisce per lui il lato più sgradevole del suo compito ed è per questo che non è raro trovare nella sua serie dei casi in cui tenta di cambiare la situazione affinchè questo ultimo atto, quello della condanna, non abbia luogo. E, quando non ci riesce, lo vediamo molto a disagio nel dover consegnare il colpevole alla giustizia.
Per convincerci quanto Maigret non ami il ruolo di colui che consegna i colpevoli, basta scorrere i suoi romanzi e rilevare nelle ultime pagine di ciascuno, quello che avviene ai presunti colpevoli. Ed è quello che ho fatto. Ecco quali sono i risultati della mia analisi. 
Dal principio notiamo che, contrariamente a quello che si ci potrebbe aspettare da una serie poliziesca (ma i Maigret sono solamente un serie poliziesca? Non è improprio porsi questa domanda e probabilmente non lo è nemmeno rispondersi negativamente...), non tutti i romanzi della serie sono costruiti sullo stesso schema (crimine, inchiesta, scoperta del colpevole e confessione di questo): non soltanto sono dei romanzi dove il crimine non si verifica all'inizio della narrazione (per esempio "Les scrupules de Maigret" o "Maigret hésite"), ma ce ne sono alcuni dove non c'è affatto un omicidio (come "Maigret chez le ministre"),o altri in cui l'omicidio si rivela essere un suicidio (come
"Monsieur Gallet décédé", "Maigret chez les vieillards") cioè il contrario delle famose regole dettate a suo tempo da Van Dine.
Consideriamo ora i romanzi dove viene commesso un crimine, in cui Maigret ha condotto la propria indagine e in cui ha scoperto il colpevole. Cosa succede adesso? Nella maggior parte dei casi Maigret dovrebbe consegnare il colpevole alla giustizia, ma questo non accade così normalmente con il nostro commissario. Facciamo qualche passo indietro.
Prima di tutto sottolineiamo che in parecchi romanzi Maigret - e l'autore insieme a lui... -  trovano un modo per evitare la condanna al colpevole;  ci sono quelli in cui il responsabile di un omicidio scappa alla gustizia perchè viene ucciso a sua volta: così succede per esempio a Oscar Bonvoisin in Maigret au Picratt's, o al Grand Marcel ne La folle de Maigret. Poi ci sono quelli in cui il colpevole si fa giustizia da solo... suicidandosi: vedi Any in Un crime en Hollande, Jean-Charles Gaillard ne La colère de Maigret o Ernest Grandmaison ne Le port des brumes. E non dimentichiamo Pietr alias Hans Johannson (Pietr le Letton), il cui suicidio è quasi offerto da Maigret stesso... Ci sono dei colpevoli che approdano ad una sorta di redenzione nella morte, come Darchambaux ne Le charretier de la Providence, la cui saprizione evita a Maigret di dover proseguire un'inchiesta su un personaggio per il quale nutre una notevole compassione. A volte Maigret non si contenta di lasciar morire o sparire il colpevole, ma evita di condurre l'inchiesta fino alla conclusione e, dopo aver ottenuto la confessione e quindi scoperta la verità alla scoperta della quale si era impegnato, lascia i colpevoli continuare la loro vita senza consegnarli alla giustzia: si possono citare i casi de Les "compagnons de l'Apocalypse", de Le pendu de Saint-Pholien, Anna Peeters (Chez les Flamands), Jaja (Liberty Bar), o Etienne Naud (L'inspecteur Cadavre). Inutile dire che in questi utimi casi i coplevoli avevano beneficiato della benevolenza del commissario fin dall'inizio dell'inchiesta...
A parte qualche caso in cui il colpevole evita la giustizia a causa della follia (ad esempio M.me Martin dans L'ombre chinoise, Hubert Vernoux dans Maigret a peur), nella maggior parte dei romanzi Maigret conduce le proprie indagini fino in fondo e consegna al giudice il colpevole o i colpevoli.
Ma se Maigret non può sottrarsi a questa parte del suo lavoro, la fà più spesso suo malgrado e non senza resistenze, nonostante egli debba compiere il suo dovere di poliziotto, portare a termine il compito cui è preposto in ossequio alla legge spesso gli costa non poco.
Ed è là, dove il personaggio prende una dimensione talmente  umana, al punto di porsi ben aldilà delle figure consuete degli investigatori che si trovano nella letteratura poliziesca. Come per esempio Hercule Poirot, che con nessuna crisi di coscienza: soddisfatto d'aver dimostrato il suo talento di detective, è senza patemi d'animo che consegna il colpevole  il quale, riconosciamolo, passa alla confessione con un fair-play tutto britannico al termine di un... muder-party...  nel frattempo che Maigret invece soffre per tutta l'inchiesta le stesse pene del sospettato e si identifica nel suo calvario, e se lo spinge alla confessione, è in qualche modo per liberarlo da sè stesso e non tanto per consegnarlo alla giustizia, alla quale il commissario stesso fà fatica a credere... 
Va notato inoltre che più si va avanti con le inchieste e più Maigret è reticente nei confronti della giustizia, dei tribunali, delle corti d'assise, più evoca i suoi dubbi nei confronti del sistema giudiziario, facedosi portavoce del suo autore...  
Dall'inizio del corpus maigrettiano, si avverte la reticenza riguardo la giustizia degli uomini: come ne La tête d'un homme, ha arrestato Radek (più con lo scopo di provare l'innocenza di Heurtin piuttosto che la colpevolezza del tchèque) ed è con un gran turbamento che assiste alla sua esecuzione.
Si trovano anche dei casi in cui Maigret apparentemente non prova nessun sentimento in realzione alla condanna: è quando ha a che fare con dei veri malviventi o dei killer spesso delle comparse, "colpevoli dell'ultimo minuto" nella narrazione, che si rivelano essere gli assassini di un omicidio su commissione come Pepito Moretto in Pietr le Letton, Guido Ferrari ne La nuit du carrefour ou Justin le Toulonnais in Signé Picpus, sacrificando la tradizione, evoca seccamente la condanna in qualche riga alla fine del romanzo.
Altre volte Maigret consegna un colpevole alla giustizia, avendo il senso di aver compiuto il proprio dovere: sono i casi in cui il colpevole ha commesso un crimine sordido, spesso per interesse e in cui, questa volta, è la vittima o un presunto colpevole che si rivela innnocente e che hanno goduto la simpatia del commissario, si può citare per esempio il Dr Michoux ne Le chien jaune, Ramuel ne Les caves du Majestic, Dandurand in Cécile est morte, Valentine Besson in Maigret et la vieille dame, Mme Serre in Maigret et la Grande Perche, Roger Prou e Renée Planchon in Maigret et le client du samedi
Ma nella gran parte dei casi in cui Maigret è andato fino in fondo con le sue indagini, l'ha fatto per lo meno con non poca esitazione, con una certa dose di scrupoli e con la speranza, talvolta, che il colpevole non sia condannato. Si potrà citare James ne La guinguette à deux sous in cui il commissario, dopo aver ascoltato la patetica confessione del colpevole, prende letteralmente un fugone per raggiungere la consolatoria M.me Maigret in Alsazia.
Oppure il Dr. Bellamy dans Les vacances de Maigret, in cui il poliziotto si sostituisce, in qualche modo, facendo il guardiano della donna amata e adorata dal copevole; e ancora più eclatanti sono i casi di Julien Foucrier in Maigret en meublé che Maigret arresta "perchè era per il suo bene" secondo le sue stesse parole; di John T. Arnold in Maigret voyage, sulla spalle del quale, dopo la confessione, il commissario posa una mano colma d'empatia; di François Mélan in Maigret se défend per il quale il commissario si costituirà testimone a suo favore; di Louis Pélardeau in Maigret à Vichy, per il quale Maigret spera nell'assoluzione; o di Robert Bureau dans Maigret et le tueur,
per il quale si pone la questione, così spesso evocata dall'autore, della responsabilità.
Vittima del suo dovere di poliziotto, costretto per forza di cose a condurre le proprie inchieste fino ad un punto che, pur contrario ai propri principi morali, è reso  indispensabile dal suo ruolo giudiziario, Maigret è a volte obbligato a mostrarsi come giutiziere, ma capita spesso suo  malgrado e la sua coscienza professionale non gli impedisce di provare numerosi scrupoli, cosa che lo rende ai nostri occhi dotato d'umanità, cosa rara in di tanti altri eroi di carta...


Murielle Wenger


1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Questa atipicità dei maigret mi ha colpito sin dall inizio,quando cioè cominiciai a leggerli.come afferma giustamente Murielle traspare il giudizio dell autore nei confronti della cosiddetta giustizia umana