sabato 11 ottobre 2014

SIMENON SIMENON. MODIANO: IL NOBEL CUI PIACE IL ROMANZIERE SIMENON

Ne parlano tutti. Si tratta dell'ambitissimo Nobel per la letteratura assegnato pochi giorni fa' a Patrick Modiano, romanziere francese di origini italiane. Gli vogliamo qui renedere omaggio, non solo per il suo valore letterario, ma anche per il suo impegno nel descrivere e nell'analizzare il terribile periodo dell'occupazione dei nazisti, con implicazioni familiari davvero non facili (il padre ebbe all'epoca traffici loschi e relazioni con i tedeschi). Ma qui vogliamo parlare del romanziere che è un efficace testimone della sua epoca ma anche uno scrittore che scava nella psicologia e nella memoria collettiva e individuale. Non per niente uno dei suoi romanzi s'intitola Un Pedigree, proprio in omaggio all'autobiografico Pedigree di Simenon. Già, perché come capita non di rado tra letterati e intellettuali, Modiano è un ammiratore di Simenon "... ho letto molto Simenon. Questa precisione (quella della sua scrittura n.d.r) mi aiuta ad esprimere delle cose delle atmosfere in cui tutto si diluisce..." ha affermato in un intervista a Pierre Maury.
E in occasione della morte del padre di Maigret scriveva su Le Figaro "... da qualche anno il passaporto di Georges Simenon riportava la seguente dicitura - senza professione -. Simenon in precedenza aveva tenuto particolarmente a che ci fosse scritto - romanziere -. Non - uomo di lettere -  né - scrittore -. Ma - romanziere -. E' stato senza dubbio l'ultimo ad incarnare quel tipo d'uomo che si chiama romanziere, così diverso dai poeti, dai saggisti e dagli uomini di lettere...".
Ma c'è di più. Uno che conosce molto bene Simenon, Pierre Assouline, nel 2007 scrisse che "...se Georges Simenon ha un erede di lingua francese, questo è sicuramente Modiano - salvo credere che Simenon sia stato un autore di romanzi polizieschi, ma chi lo crede ancora? -  L'uno e l'altro esaminano degli elenchi ed ebbri di nomi, assaporano il gusto di allinearne un certo numero come fossero una cornice del loro prossimo romanzo, felici di sottomettersi alla magia dei patronimi e confidando nella loro capacità di rovesciare l'ordine delle cose; l'uno e l'altro possiedono la genialità di evocare tutto un mondo, con una economia di mezzi che spingerebbe al suicidio tanti dei nostri romanzieri invischiati delle chiacchiere dei loro eroi...".
Modiano è stato insignito del Nobel. Simenon no. Ci è andato vicino un paio di volte. E lui che non amava medaglie, nomination e riconoscimenti, il Nobel era l'unico premio che avrebbe voluto.
Congratulazioni a Patrick Modiano.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Quanto segue è dedicato, per il lavoro di scavo dei suoi libri nella memoria, a P. Modiano, a cui piaceva e si ispirava alla figura di romanziere di Georges Simenon.



Mi ricordo. M’arricordo.
C’era una cassapanca invisibile che stava sempre tra la radice degli occhi e i piedi e le labbra in ascolto.

Mi ricordo.
Ricordare non è mai dimenticare anche quando li separa l’ombra invisibile dell’oblio. Dimenticare è tradire, anche quando non si vorrebbe che nemmeno ti passa per la testa tradire. Eppure c’è stata almeno una volta mi sono esercitato a dimenticare. Ci ho provato, ma è stato peggio. Tradivo me, quelli intorno a me e persino l’intera umanità.

Ricordo. M’arricordo.
Io, sapete, non sono uno soltanto. Ho la mia faccia di tante altre. Io, anzi noi, siamo vite a non finire. I nazisti e i fascisti d’ogni nazione si sono messi insieme e come obbiettivo, da allora a oggi, hanno come obbiettivo volerci finire nel forno del campo di concentramento. In polvere.

Ricordo. M’arricordo.
Dovete aver pazienza quando scrivo m’arricordo: è un termine del mio dialetto; parte del mio corpo. Sono cresciuto con il latte della lingua madre. E perciò ho la parlata internazionale del dolore.

Ricordo. M’arricordo.
Ci presero e ci portarono via in un treno dai freddi vagoni. Il gelo nel sangue. Eravamo venti. E tutti piccoli. Tra il primo e l’ultimo ci differenziano quattro anni. Siamo una piccola gamma.

Ricordo. M’arricordo.
Mi chiamo Sergio. Io sono Anna. Mi chiamo David. Io sono Ester. Mi chiamo Giuseppe. Io sono Sara. Mi chiamo Igor. Io sono Cecilia. Mi chiamo Giacobbe. Io sono Ciro.
Mi chiamo Simone. Io sono Maddalena. Mi chiamo Spartaco. Io sono Anastasia. Mi chiamo Giovanni. Io sono Isabella. Mi chiamo Sebastiano. Io sono Ipazia. Mi chiamo Alessandro. Io sono Maria. Ci seviziano. Ci fanno del male usando strumenti chirurgici per studiare come reagiamo. Ci offendono. Ci violentano a turno o insieme. Ci ammutoliscono nella polvere.

Ricordo. M’arricordo.
Ma i ricordi emergono non appena splende il sole o quando la notte scura cala nell’anima e nel corpo. Nonostante la lotta con l’oblio, nulla è assente. La goccia che cade dalla grondai. Il fruscio di una foglia. I passi sull'acciottolato. Il mare I nostri ricordi sono il dolore che come gobbe spuntano dentro e fuori di noi, ma che nessuno vuole vedere e toccare. Non ricordateci solo per ciò che siamo stati, ma per le vite che non abbiamo vissute e amate.

Ricordo. M’arricordo.
Il tempo del dolore che in voi sopravvissuti non passa mai. Quel tempo di allora e di oggi che ci tiene in pensieri di catene. E che non libera nemmeno noi. Qui, però, ognuno è noi tutti, disse quella giovane madre intervistata dalla televisione.

Mi ricordo. M’arricordo.
Vedo che i tempi si accorciano come il personaggio di un fumetto che si chiamava Tiremmolla. I bambini non ne parlano e ormai non l’ho incontrato nelle strisce dei fumetti scomparsi e mai più stampati e pubblicati, ma forse, falsamente, in strada. All'incontrario.




PS: Di pezzi simili ne ho scritti altri. Quando ieri, se non sbaglio, nel giornale la Repubblica ho letto un l'articolo su P. Modiano mi hanno colpito subito due cose: il lavoro di Modiano sulla memoria e i ricordi e il fatto che come scrittore, pardon romanziere, gli piacesse Simenon. Ho subito pensato al blog Simenon Simenon di Maurizio Testa. Per cui varie forze mi hanno spinto a postare quanto sopra.

Armando T