sabato 14 febbraio 2015

SIMENON SIMENON. EPALINGES: ADIEU... BUNKER!


Ma come si possono incrociare le vite dello scrittore Georges Simenon e quella del Cavalier Luigi D’Amato, armatore napoletano, trasferitosi a Losanna con società e affari ai quattro angoli del mondo?
Infatti non si incrociano. Non fisicamente perlomeno. Ma in qualche modo sono legati. Infatti il Cav. D'Amato, che di solito ha a che fare con le navi, grandi imbarcazioni da lavoro o da diporto, trovandosi a Losanna ha pensato bene di partecipare ad una (piccola/grossa?) speculazione. Ha infatti acquistato un terreno nei dintorni di Losanna per una lottizzazione che prevederà la costruzione di dodici palazzine con sei appartamenti l'uno.
E dove sorgeranno questi immmobili? Sui 25.000 metri quadri di terreno fino ad ora occupati dalla grande villa Simenon ad Epalinges. E il "mostro" come qualcuno l'ha soprannominato (o anche il "bunker") che fine farà?
Demolito.
Non rimarra nemmeno una pietra dell'unica casa che nel 1963 Simenon fece costruire appositamente per sé e per la propria famiglia... quando ancora una famiglia Simenon esisteva.
Di quella costruzione bianca, massiccia, tozza, tutta bianca se ne é detto, "architettonicamente" parlando, tutto il male possibile. In effetti per chi, come noi, l'ha vista non è certo stato un bel vedere. Certo era estremamente funzionale, o meglio Simenon l'aveva pensata appositamente per soddisfare le sue esigenze e quelle della famiglia a cominciare dalla moglie Denyse fino a Pierre, il figlio più piccolo.
in quella villa lo andarono a visitare molti suo amici famosi, Charlie Chaplin, Henry Miller, Jan Flaming, vi rilasciò numerose interviste e diverse troupe televisive si succedettero per girare documentari e reportage su quello che ormamai era uno scrittore famosissimo.
E chiunque usciva da quella grande costruzione rimaneva un po' attonito, abbagliato, meravigliato e, a seconda dell'amicizia che lo legava a Simenon, si esprimeva nel merito con maggior o minor tatto.
Insomma, tanto vituperata dai più, fu abbandonata da tutti, da Simenon e dalla sua compagna Teresa, ma anche dai suoi figli e rimase lì a testimonianza delle scarsissime qualità di progettazione del grande scrittore.
Adesso che però si parla di demolirlo (le previsioni dicono per fine marzo), viene un po' di tristezza. Un pezzo della vita dello scrittore, svanirà per sempre, Anche se era una bruttura, testimoniava un periodo, magari non dei più felici (vi visse fino al '72 il momento tragico della sua rinuncia a scrivere), ma pur sempre un periodo cruciale della vita di Simenon.     
Il Cav. Amato, ci guadagnerà un po' di soldi... meglio, un po' più di soldi di quelli che già possiede, e  settantadue famiglie  popoleranno questo comprensorio. Tra tutte quelle persone quante sapranno che lì prima c'era la grande villa di un famossisimo romanziere? 

3 commenti:

  1. A vederla così, com'è nella foto, la ex casa-fortezza di Georges Simenon incute una sensazione non certo piacevole: una sensazione di abbandono, di solitudine, di squallida decadenza. Ha in sé qualcosa di sinistro, forse per quelle macchie vistose d'umidità che ne imbrattano orribilmente le pareti; qualcosa, insomma, di molto sgradevole... Ma come è vero che "l'abito non fa il monaco", se si pensi che in quella casa, tra quelle mura, il grande Georges ha cullato nel suo animo, ed espresso concretamente,sentimenti d'affetto e di amore per i suoi, ha "partorito" opere geniali di narrativa che ancora appassionano tantissimi lettori per la loro indubbia bellezza.

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  2. Murielle Wenger14 febbraio 2015 17:27

    Simenon, qui voulait construire une maison "à son idée", s'est beaucoup investi au début dans les plans (voir ce qu'il en dit dans ses Mémoires intimes), mais le projet final semble avoir surtout été une sorte de demeure fonctionnelle, qui devait abriter "l'usine Simenon". A-t-il jamais été heureux dans cette maison ? Comme il le disait, citant un proverbe chinois: "Quand la maison est terminée,le malheur y entre"... A peine la famille installée, c'est là que tout commencer à se déliter vraiment entre sa femme et lui, et si il y écrit encore de nombreux romans, c'est sans regret qu'il quittera cette demeure... c'est d'ailleurs symptomatique qu'il quitte Epalinges à peine un mois après avoir décidé de cesser d'écrire des romans, comme si Epalinges n'avait vraiment servi qu'à abriter un "lieu de rédaction", sans investissement sentimental... D'ailleurs, je me demande si Simenon aurait jamais pu se sentir bien dans cette maison sans passé, surgie du néant, lui qui a toujours aimé, comme son commissaire, l'odeur des vieilles maisons remplies de souvenirs...

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  3. A vederla cosi' bisogna dare ragione al Cavliere! Non esiste qualche foto d'epoca, quando la casa era vissuta?
    Saluti
    Guido

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