mercoledì 9 marzo 2011

DEI SIMENON SENZA FIRMA?

Sappiamo bene che all'inizio della sua avventura come scrittore Simenon firmava i suoi romanzetti popolari con degli pseudonimi, una ventina circa. Ma non solo, a seconda che si trattasse di avventure, di racconti galanti o licenziosi, di storie poliziesche, l'autore sceglieva degli pseudonimi ad hoc. Per quelli galanti usava Miquette, oppure Sandor, talvolta George Sim o anche Misti, talvolta Gémis o le varianti Luc Dorsan, Luc d'Orsan e Luc Donan. Per quelli d'avventura Christian Brulls (l'insieme del nome del fratello e del cognome della madre da signorina), Gomme Gut, Jean du Perry, J.-K. Charles e ancora Georges Sim. Ma scorrendo le copertine di questo periodo se ne trovano alcune che, per quanto ormai provato che si riferissero a romanzi brevi o racconti scritti da Simenon in quegli anni, non mostravano sulla facciata nessun nome dell'autore. Noi abbiamo basato questa ipotesi potendo soltanto guardare le copertine e non sapendo se magari all'interno apparisse invece uno dei tanti pseudonimi. Ecco qualche titolo a dimostrazione di quanto abbiamo detto. Iniziamo con Liquettes au vent de la Collection Gauloise (67, rue Servan, Paris XI), che sopra il titolo riporta solo la scritta Le roman complet e il prezzo, 1 fr. (probabilmente in altra parte firmato con Gom Gut). Lo stesso dicasi per Les Romans Drole paraissent les Samedis o per Les Romans Folatres paraissent les Jeudis, ancora più economici, 75 centesimi, ma in copertina completamente anonimi. Ma anche la collana di Ferenczi, Le petit Livre, aveva delle copertine senza il nome dell'autore. Possiamo citare titoli come Le roman d'une dactylo, Defense d'Aimer (anche se sembra che in qualche modo fossero attribuibili il primo a Jean du Perry e il secondo addirittura allo pseudonimo Georges Sim). Anche il poliziesco Nox L'insaisissable, sempre Ferenczi editore, ancora più economico, 50 centesimi, non riporta in copertina nessun autore (ma forse da qualche parte potrebbe esserci il nome di Jean du Perry). Ora, al di là se il libro fosse attribuito a questo o a quello pseudonimo del giovane Simenon, è significativo che l'editore non ritenesse utile, o lo considerasse addirittura superfluo, indicare in copertina chi l'aveva scritto. Infatti quello che importava al lettore di quelle collane, era il genere, le regole ferree che lo perpetuavano, le copertine ammiccanti, che da sole parlavano raccontando non solo che tipo di storia era, ma addirittura con che tono veniva trattata la vicenda. Siamo nel pieno della letteratura popolare, quella che permetteva a Simenon di produrne a pacchi, seguendo degli stereotipi con personaggi preconfezionati e delle trame ben vincolate. Ma comunque era una letteratura che, per quanto elementare, faceva leggere milioni di persone e formava lettori di letteratura più alta, ma anche fior di scrittori, forse non tutti come Simenon, ma certo con una solida base di esperienza narrativa.

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