giovedì 24 marzo 2011

SIMENON, E QUANDO NON SI SENTE BENE NELLA SUA PELLE?

Passava questi momenti. Era un certo malessere, talvolta più fisico e qualche volta più psicologico. In quei momenti Simenon andava dal suo medico per parlargli di questi suoi sintomi. E il dottore gli chiedeva: "Quando inizierà a scrivere il suo prossimo romanzo?". Al che Simenon rispondeva: "Tra un po' " oppure "Tra una settimana" o anche "Tra una dozzina di giorni". Il medico se lo guardava e gli rispondeva: "Allora, va tutto bene, non si preoccupi, ma... inizi a scrivere prima possibile".
Lo scrittore definiva questo stato être mal dans sa peau. Era un preavvertimento di un'altro stato d'essere, l'état de roman. Cioé lo stato creativo in cui si sentiva Simenon quando iniziava a scrivere un romanzo e in quel momento non si sentiva più nella sua pelle. Perché? Perché in quella fase stava entrando nella pelle di qualcun altro. Che altri non era che il personaggio del suo nuovo romanzo.
"...Quando entro in état de roman - spiegava Simenon - vivo ventiquattr'ore al giorno con lui, entro nella sua pelle, ragiono con la sua testa e, quando inizio a scrivere, non posso smettere nemmeno un giorno. Non si tratta solo di un rituale, ma di un'esigenza, perché se mi fermo anche solamente un giorno perdo il filo.
Mi è capitato una volta per una malattia. Dopo qualche giorno di pausa ho ripreso a scrivere ma ho cominciato a chiedermi perché ho costruito così questo personaggio? E una tale ambientazione come mi è venuta in mente? E ancora cosa significa questa situazione?... Insomma non era più il mio romanzo e ho dovuto rinunciare a scriverlo..."
E poi Simenon non sapeva mai quanto sarebbe durato questo stato di grazia, sei, sette, dieci giorni. E infatti sottolineava più volte che, una volta fuori dall'état de roman, non sarebbe stato più capace di terminare il romanzo. Quindi doveva sbrigarsi e il suo ritmo forsennato di scrittura era dovuto, soprattutto per i romans durs, proprio a questo timore.

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