venerdì 25 gennaio 2013

SIMENON. ANCORA SUL BORGOMASTRO

La più recente uscita dei romanzi di Simenon, Il Borgomastro di Furnes, era un'opera che lo scrittore sentiva molto. Già prma della sua uscita per Galimard, confidava al suo maestro André Gide che lo considerava "... il mio capolavoro almeno fino ad oggi...".
E a Roger Stephane Roger spiegava l'attenzione che aveva dedicato al linguaggio, specificando perché  le frasi  del Borgomstro de Furnes, fossero le più lunghe e le più pesanti. "... non potevo scrivere in fiammingo. D'altronde io non conosco il fiammingo... Ma conosco bene la mentalità dei fiamminghi... Io non mi servo mai, come faceva Balzac, dei dialetti, delle parlate locali...Cerco di rendere tutto ciò con la costruzione della frase...".
E poi continua illustrando la tecnica che aveva utilizzato "... ci sono delle persone  che  pensano delle frasi circonvolute, altre che vanno dritte alla parola giusta, e ancora chi cerca due o tre parole prima di arrivare alla quarta che sarà poi quella giusta... Ecco questo é quello che io chiamo stile...".
Simenon spiega poi che quella sua scrittura "pesante" e addirittura il modo di ignorare la sintassi era un apetto che i critici gli rimproveravano, ma si trattava di una scelta voluta per rendere plausibile il modo di parlare di quei personaggi.
Come dicevamo prima, Simenon conosceva molto bene quell'ambiente, anche se nell'introduzione asserisce di non aver mai visto Furnes. La spiegazione é la più semplice e ce la fornisce proprio Simenon diversi anni dopo. Infattti  nel 1974 scriveva in un Dictée. " ... quello che affermavo nell'introduzione era falso. Ma come il borgomastro della città avrei rischiato un porcesso se non più d'uno. Mi è capitato con "Pedigree" con "Colpo di Luna". Conosco molto bene Furnes e l'avevo ben presente quando scrissi quel romanzo...".
 

3 commenti:

Armidoro Sulpizio ha detto...

penso proprio che con la pubblicazione del Bourgmestre de Furnes, lo scrittore Simenon entri a far parte dei grandi. ne e' consapevole in quanto in una sua lettera a Gide, scritta a Nieul-sur-Mer, nel gennaio del 1939, scrive a proposito del nuovo libro:"credo di aver segnato una nuova tappa con Le Bourgmestre de Furnes, che ho appena spedito a Gallimard. Per usare il termine di Therive, si tratterebbe della mia , almeno tra quelle scritte fino a oggi".
insomma l'opera di bravura era un capolavoro.

Armidoro Sulpizio ha detto...

la frase non e' completa, la ripeto:.....per usare il termine di Therive, si tratterebbe della mia , almeno travquelle scritte fino a oggi.

Armidoro Sulpizio ha detto...

di nuovo:......si tratterebbe della mia opera di bravura, almeno travquelle scritte fino a oggi.